Qual è la differenza tra artrosi e spondiloartrosi?

Differenze tra artrosi e spondiloartrosi, sintomi, diagnosi, trattamenti e prevenzione

Artrosi e spondiloartrosi sono termini spesso usati come sinonimi nel linguaggio comune, ma in medicina indicano condizioni con caratteristiche specifiche, pur appartenendo entrambe al grande capitolo delle malattie degenerative dell’apparato muscoloscheletrico. Comprendere bene che cosa le accomuna e che cosa le distingue è fondamentale per interpretare correttamente i sintomi, orientarsi tra gli esami diagnostici e capire perché il medico può proporre percorsi terapeutici diversi.

In questo articolo analizziamo in modo sistematico che cos’è l’artrosi in generale e che cosa si intende per spondiloartrosi, cioè l’artrosi che interessa la colonna vertebrale. Vedremo come cambiano sedi colpite, meccanismi, sintomi, diagnosi e strategie di trattamento, con un’attenzione particolare alla prevenzione e alla gestione quotidiana, senza sostituirci al parere del medico o dello specialista reumatologo o ortopedico.

Definizione di artrosi

L’artrosi, detta anche osteoartrosi o osteoartrite degenerativa, è una malattia cronica dell’articolazione caratterizzata da un progressivo deterioramento della cartilagine e da un coinvolgimento di tutte le strutture articolari: osso subcondrale (quello immediatamente sotto la cartilagine), membrana sinoviale, legamenti, capsula articolare e muscoli periarticolari. Non si tratta semplicemente di “usura da vecchiaia”: è un processo biologico complesso in cui fattori meccanici (sovraccarico, microtraumi) e fattori metabolici e genetici contribuiscono alla perdita di equilibrio tra costruzione e degradazione dei tessuti articolari.

Le articolazioni più frequentemente colpite dall’artrosi sono ginocchio (gonartrosi), anca (coxartrosi), mani (soprattutto interfalangee e base del pollice), piede e, in parte, la colonna vertebrale. Il sintomo cardine è il dolore di tipo “meccanico”: compare o peggiora con il movimento e il carico, migliora con il riposo, almeno nelle fasi iniziali. Con il tempo possono comparire rigidità, limitazione funzionale, deformità articolari e, nei casi avanzati, importante disabilità. L’artrosi è distinta dalle forme infiammatorie sistemiche (come l’artrite reumatoide), che hanno un meccanismo immunologico diverso e spesso colpiscono soggetti più giovani. Approfondimento su dolore cronico e invalidità nella fibromialgia

Dal punto di vista istologico e radiologico, l’artrosi si caratterizza per assottigliamento e fissurazioni della cartilagine, formazione di osteofiti (piccole “escrescenze” ossee ai margini articolari), sclerosi dell’osso subcondrale e, talvolta, cisti ossee. Questi cambiamenti non sempre si correlano in modo lineare con i sintomi: alcune persone hanno radiografie molto compromesse ma dolore modesto, altre presentano sintomi importanti con alterazioni radiologiche ancora limitate. Questo spiega perché la valutazione clinica non possa basarsi solo sulle immagini, ma debba integrare storia del paziente, esame obiettivo e impatto sulla qualità di vita.

I fattori di rischio per lo sviluppo di artrosi includono l’età avanzata, il sovrappeso o l’obesità (che aumentano il carico sulle articolazioni portanti), pregressi traumi o interventi chirurgici articolari, lavori o sport che comportano movimenti ripetitivi o carichi elevati, malallineamenti articolari (come ginocchio varo o valgo), oltre a una componente di familiarità. Anche alcune condizioni metaboliche e ormonali possono contribuire. È importante sottolineare che l’artrosi non è inevitabile con l’invecchiamento: molti di questi fattori sono modificabili e rappresentano un obiettivo chiave di prevenzione.

Definizione di spondiloartrosi

La spondiloartrosi è, in termini semplici, l’artrosi della colonna vertebrale. Il termine indica un processo degenerativo che interessa le articolazioni del rachide: dischi intervertebrali, corpi vertebrali, articolazioni interapofisarie posteriori (le “piccole articolazioni” tra le vertebre), legamenti e strutture periarticolari. Anche in questo caso si tratta di una patologia cronica e progressiva, in cui il carico meccanico e i microtraumi ripetuti giocano un ruolo centrale, ma con peculiarità legate alla funzione della colonna come struttura portante e di protezione del midollo spinale e delle radici nervose.

È fondamentale non confondere la spondiloartrosi con le spondiloartriti, che sono invece malattie infiammatorie di tipo immunologico (come la spondilite anchilosante). La spondiloartrosi è una forma degenerativa, più vicina concettualmente all’artrosi del ginocchio o dell’anca che non alle artriti infiammatorie. Nella spondiloartrosi, il processo degenerativo può portare a riduzione dello spazio tra le vertebre, formazione di osteofiti lungo i margini vertebrali, ispessimento dei legamenti e, in alcuni casi, restringimento del canale vertebrale (stenosi) con possibile compressione delle strutture nervose.

Le sedi più frequentemente interessate dalla spondiloartrosi sono il tratto lombare (lombartrosi) e il tratto cervicale (cervicoartrosi), perché maggiormente sollecitati dai carichi e dai movimenti quotidiani. Il tratto dorsale è meno spesso sintomatico, ma può comunque essere coinvolto. I fattori di rischio includono l’età, il sovrappeso, la sedentarietà, le posture scorrette mantenute a lungo (ad esempio alla scrivania), i lavori pesanti con sollevamento di carichi, ma anche l’eccesso opposto, cioè attività sportive ad alto impatto o con movimenti ripetitivi della colonna.

Dal punto di vista clinico, la spondiloartrosi si manifesta tipicamente con dolore meccanico alla colonna (lombalgia o cervicalgia), rigidità, riduzione della mobilità e, in alcuni casi, sintomi che suggeriscono un interessamento delle radici nervose: dolore irradiato a un arto (sciatalgia, cruralgia, brachialgia), formicolii, sensazione di debolezza. Quando il restringimento degli spazi vertebrali o del canale è marcato, possono comparire quadri di stenosi lombare o cervicale con disturbi neurologici più complessi, che richiedono una valutazione specialistica approfondita.

Sintomi e diagnosi

I sintomi dell’artrosi e della spondiloartrosi condividono alcuni elementi, ma presentano anche differenze legate alla sede colpita. Nell’artrosi delle articolazioni periferiche (ginocchio, anca, mani, piede) il dolore è in genere localizzato all’articolazione interessata, peggiora con il carico o con movimenti specifici e migliora con il riposo. La rigidità è più marcata dopo periodi di inattività (ad esempio al mattino o dopo essere stati seduti a lungo), ma tende a ridursi con il “riscaldamento” articolare. Con il tempo possono comparire gonfiore, scricchiolii (crepitii), deformità visibili e difficoltà a svolgere attività quotidiane come salire le scale, camminare a lungo o afferrare oggetti.

Nella spondiloartrosi, il sintomo principale è il dolore alla colonna, spesso descritto come un peso o una fitta nella regione lombare o cervicale, che aumenta con la stazione eretta prolungata, con i movimenti di flessione o estensione e con il sollevamento di pesi. La rigidità mattutina è in genere di breve durata (pochi minuti), a differenza delle forme infiammatorie in cui può durare oltre mezz’ora. Quando sono coinvolte le radici nervose, il dolore può irradiarsi lungo il decorso del nervo (ad esempio dalla schiena alla gamba nella sciatalgia), accompagnandosi a formicolii, intorpidimento o riduzione della forza muscolare. In presenza di questi segni “neurologici” è particolarmente importante una valutazione specialistica.

La diagnosi di artrosi e spondiloartrosi si basa innanzitutto sull’anamnesi (raccolta accurata dei sintomi, della loro evoluzione, dei fattori di rischio e delle attività lavorative o sportive) e sull’esame obiettivo. Il medico valuta dolore alla palpazione, ampiezza dei movimenti, presenza di deformità, stabilità articolare e, nel caso della colonna, eventuali segni di sofferenza neurologica (riflessi, forza, sensibilità). Gli esami di laboratorio non sono specifici per l’artrosi, ma possono essere utili per escludere forme infiammatorie o altre patologie che mimano un quadro artrosico.

Gli esami strumentali più utilizzati sono le radiografie, che nell’artrosi mostrano tipicamente riduzione della rima articolare (lo spazio tra le superfici ossee), osteofiti, sclerosi dell’osso subcondrale e, talvolta, cisti. Nella spondiloartrosi, le radiografie della colonna possono evidenziare riduzione degli spazi intersomatici, osteofiti marginali, alterazioni delle articolazioni interapofisarie. In casi selezionati, soprattutto quando si sospetta un coinvolgimento delle strutture nervose o quando la radiografia non è sufficiente a spiegare i sintomi, possono essere richieste risonanza magnetica (RMN) o tomografia computerizzata (TC), che permettono una valutazione più dettagliata di dischi, midollo, radici nervose e canale vertebrale.

Trattamenti disponibili

Non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, una cura definitiva che “guarisca” l’artrosi o la spondiloartrosi ripristinando completamente la cartilagine danneggiata. L’obiettivo del trattamento è quindi controllare il dolore, migliorare la funzione, rallentare la progressione del danno e preservare la qualità di vita. L’approccio è multimodale e personalizzato, combinando interventi farmacologici, non farmacologici e, nei casi selezionati, chirurgici. È importante che il paziente sia informato in modo realistico, per avere aspettative adeguate e partecipare attivamente alle decisioni terapeutiche.

Tra i trattamenti farmacologici sintomatici rientrano analgesici e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), utilizzati per periodi limitati e sotto controllo medico, soprattutto in presenza di comorbilità (come problemi gastrici, renali o cardiovascolari). In alcune situazioni possono essere presi in considerazione farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale per il dolore cronico, o infiltrazioni intra-articolari (ad esempio con corticosteroidi o altre sostanze) nelle articolazioni periferiche. Nella spondiloartrosi con componente radicolare, il medico può valutare terapie mirate al dolore neuropatico. La scelta dei farmaci, delle dosi e della durata deve sempre essere individualizzata e monitorata.

Gli interventi non farmacologici sono un pilastro del trattamento sia nell’artrosi sia nella spondiloartrosi. La fisioterapia e l’esercizio terapeutico mirato aiutano a mantenere o recuperare la mobilità articolare, rinforzare la muscolatura di sostegno, migliorare l’equilibrio e ridurre il rischio di cadute. Programmi di attività fisica adattata (come cammino, cyclette, nuoto, ginnastica in acqua, esercizi di stabilizzazione del core per la colonna) sono spesso raccomandati, con intensità e frequenza calibrate sulle condizioni del singolo. Possono essere utili anche ausili (bastoni, tutori, plantari) e interventi di terapia occupazionale per adattare le attività quotidiane e ridurre il carico sulle articolazioni.

La chirurgia rappresenta un’opzione nei casi in cui il dolore e la limitazione funzionale restano importanti nonostante un trattamento conservativo ben condotto. Nell’artrosi periferica, gli interventi più noti sono le protesi articolari (ad esempio protesi di anca o ginocchio), che sostituiscono le superfici articolari danneggiate con componenti artificiali. Nella spondiloartrosi, la chirurgia può essere indicata in presenza di stenosi del canale vertebrale con deficit neurologici, instabilità marcata o dolore radicolare refrattario, e può prevedere decompressione delle strutture nervose e, talvolta, stabilizzazione con viti e barre. Si tratta di decisioni complesse, che richiedono una valutazione multidisciplinare tra reumatologo, ortopedico e neurochirurgo.

Prevenzione e gestione

Prevenire l’insorgenza o rallentare la progressione di artrosi e spondiloartrosi significa agire sui fattori di rischio modificabili e adottare uno stile di vita “amico” delle articolazioni. Il controllo del peso corporeo è uno degli interventi più efficaci: ridurre anche solo moderatamente il peso in eccesso diminuisce il carico su ginocchia, anche e colonna, con beneficio sul dolore e sulla funzionalità. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, fibre e povera di zuccheri semplici e grassi saturi, contribuisce non solo al peso forma ma anche a un migliore profilo metabolico, che può influenzare la salute articolare.

L’attività fisica regolare, adattata alle proprie condizioni, è un altro pilastro della prevenzione e della gestione. Contrariamente alla paura diffusa che “muoversi consumi le articolazioni”, l’esercizio ben dosato aiuta a nutrire la cartilagine, rinforzare i muscoli che sostengono le articolazioni e migliorare la postura. Sono generalmente preferibili attività a basso impatto (cammino, bicicletta, nuoto, ginnastica in acqua, yoga o pilates adattati) rispetto a sport che prevedono salti, torsioni brusche o carichi elevati. Per la colonna, esercizi di stabilizzazione del tronco e di allungamento muscolare, insegnati da fisioterapisti esperti, possono ridurre il rischio di episodi dolorosi e migliorare la tolleranza agli sforzi.

La cura delle posture e dell’ergonomia, soprattutto in chi svolge lavori sedentari o ripetitivi, è essenziale per prevenire o contenere la spondiloartrosi. Regolare l’altezza della sedia e del monitor, utilizzare supporti lombari, fare pause frequenti per alzarsi e muoversi, evitare di sollevare pesi con la schiena flessa ma piegando le ginocchia sono accorgimenti semplici ma efficaci. Anche nella vita domestica è utile imparare a distribuire i carichi, usare carrelli o ausili per il trasporto di oggetti pesanti e organizzare gli spazi in modo da ridurre i movimenti che sovraccaricano le articolazioni più fragili.

La gestione a lungo termine di artrosi e spondiloartrosi richiede infine un approccio globale alla persona, che includa anche gli aspetti psicologici e sociali del dolore cronico. Imparare strategie di autogestione (come il pacing, cioè la distribuzione equilibrata delle attività durante la giornata), tecniche di rilassamento, una buona igiene del sonno e, quando necessario, un supporto psicologico, può fare la differenza nel mantenere una buona qualità di vita. È importante mantenere un dialogo aperto con il medico curante e con gli specialisti coinvolti, segnalando l’andamento dei sintomi e le eventuali difficoltà, per adattare nel tempo il piano terapeutico alle esigenze reali della persona.

In sintesi, artrosi e spondiloartrosi sono entrambe malattie degenerative delle articolazioni, ma la prima riguarda in generale le articolazioni periferiche e la seconda è specifica per la colonna vertebrale. Condividono meccanismi di base legati al sovraccarico e all’invecchiamento dei tessuti articolari, ma differiscono per sedi colpite, manifestazioni cliniche e possibili complicanze, in particolare neurologiche nel caso della spondiloartrosi. Una diagnosi accurata, un trattamento multimodale e un impegno costante sulla prevenzione e sullo stile di vita permettono, nella maggior parte dei casi, di controllare i sintomi e mantenere una buona funzionalità nel tempo.

Per approfondire

National Institutes of Health – informazioni su osteoarthritis e spondyloarthritis offre materiali divulgativi e collegamenti a risorse scientifiche utili per comprendere meglio le differenze tra artrosi degenerativa e malattie infiammatorie della colonna.

CDC – Arthritis presenta dati di sanità pubblica, fattori di rischio e raccomandazioni generali per la gestione e la prevenzione delle principali forme di artrite e artrosi.

WHO – Musculoskeletal conditions inquadra le malattie muscoloscheletriche, tra cui artrosi e patologie del rachide, come problema globale, con indicazioni generali su prevenzione e impatto sulla qualità di vita.

Artrosi – Humanitas fornisce una scheda dettagliata su cause, sintomi, diagnosi e trattamenti dell’artrosi, utile per approfondire gli aspetti clinici di base.

Artrosi: sintomi e cure per mani, piede, anca e ginocchio – Auxologico propone un approfondimento sulle sedi periferiche più colpite dall’artrosi e sulle principali opzioni terapeutiche disponibili.