Se hai un abbonamento attivo ACCEDI QUI
Capire se si ha la prostatite non è sempre immediato: i sintomi possono essere sfumati, cambiare nel tempo e somigliare ad altri disturbi delle vie urinarie o della prostata. In più, esistono diversi tipi di prostatite, con manifestazioni molto diverse tra loro, dalle forme acute con febbre e dolore intenso alle forme croniche caratterizzate soprattutto da fastidi pelvici e disturbi urinari ricorrenti. Conoscere i segnali più tipici, i campanelli d’allarme e il percorso diagnostico aiuta a rivolgersi al medico nei tempi giusti e a non sottovalutare un’infiammazione che, se trascurata, può diventare persistente.
Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata su come si manifesta la prostatite, quali sono le possibili cause e i fattori di rischio, come viene posta la diagnosi e quali sono, in linea generale, le opzioni di trattamento e le misure di prevenzione. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun modo la visita urologica o il parere del medico curante, che restano indispensabili per una valutazione personalizzata, soprattutto in presenza di febbre, dolore intenso, difficoltà a urinare o sangue nelle urine.
Sintomi della prostatite
Quando si cerca di capire se si ha la prostatite, il primo elemento da osservare sono i sintomi urinari. L’infiammazione della prostata può infatti interferire con il normale passaggio dell’urina attraverso l’uretra, che attraversa la ghiandola. Tra i disturbi più frequenti rientrano il bruciore o dolore durante la minzione (disuria), la sensazione di dover urinare spesso, anche di notte (nicturia), e l’urgenza minzionale, cioè la necessità improvvisa e difficilmente controllabile di andare in bagno. Alcuni uomini riferiscono anche un flusso urinario più debole, intermittente o la sensazione di non svuotare completamente la vescica, sintomi che possono creare ansia e interferire con la vita quotidiana.
Un altro gruppo di sintomi molto caratteristico della prostatite riguarda il dolore o il fastidio nella zona pelvica. Il dolore può essere localizzato dietro lo scroto (perineo), alla base del pene, nei testicoli, nella regione sovrapubica (sopra il pube) o irradiarsi alla parte bassa della schiena. In alcune forme croniche, questo dolore è più un senso di peso, bruciore o tensione che può peggiorare stando seduti a lungo o dopo alcune attività, come andare in bicicletta. Il dolore all’eiaculazione o subito dopo il rapporto sessuale è un altro segno che può far sospettare un coinvolgimento prostatico, soprattutto se associato a disturbi urinari ricorrenti.
Nella prostatite batterica acuta, i sintomi possono essere più eclatanti e accompagnarsi a manifestazioni generali di infezione. Possono comparire febbre alta, brividi, malessere diffuso, dolori muscolari e stanchezza marcata, insieme a bruciore urinario intenso e difficoltà a urinare. In alcuni casi, l’infiammazione e il gonfiore della prostata possono ostacolare in modo importante il passaggio dell’urina, fino a determinare una ritenzione urinaria acuta, cioè l’impossibilità di urinare nonostante lo stimolo. Questa è una situazione che richiede un intervento medico urgente, così come la comparsa di sangue nelle urine o nel liquido seminale associata a dolore e febbre.
Nelle forme croniche di prostatite o nella cosiddetta sindrome del dolore pelvico cronico, i sintomi tendono a essere più persistenti ma meno drammatici. Il dolore o fastidio pelvico può durare da almeno tre mesi in su, con periodi di miglioramento e peggioramento, e spesso si associa a disturbi urinari lievi o moderati. Alcuni uomini riferiscono anche un impatto sulla sfera sessuale, con calo del desiderio, difficoltà erettive legate al dolore o alla preoccupazione, e talvolta ansia o umore depresso. È importante sottolineare che questi sintomi non indicano automaticamente la presenza di un tumore della prostata, ma richiedono comunque una valutazione urologica per escludere altre patologie e impostare un percorso di cura adeguato.
Cause della prostatite
Le cause della prostatite variano a seconda del tipo di infiammazione. Nelle forme batteriche acute, spesso l’origine è un’infezione delle vie urinarie che risale verso la prostata: i batteri, in genere provenienti dall’uretra o dalla vescica, raggiungono la ghiandola e vi si insediano, provocando un processo infiammatorio. Alcuni fattori possono favorire questo passaggio, come la presenza di un catetere vescicale, recenti procedure urologiche, un restringimento dell’uretra o altre condizioni che ostacolano il normale deflusso dell’urina. Anche rapporti sessuali non protetti con partner a rischio possono, in alcuni casi, essere associati a infezioni batteriche che coinvolgono la prostata.
Nella prostatite cronica batterica, i batteri possono persistere nella ghiandola per periodi prolungati, talvolta annidandosi in piccole aree difficilmente raggiungibili dalle difese immunitarie e dai farmaci. Questo può determinare episodi ricorrenti di infezione urinaria con sintomi simili, che migliorano con gli antibiotici ma tendono a ripresentarsi. In questi casi, una precedente prostatite acuta, un’infezione urinaria mal curata o fattori anatomici predisponenti possono avere un ruolo. È importante che la diagnosi sia accurata, perché il trattamento delle forme croniche batteriche richiede spesso strategie diverse rispetto alle infezioni urinarie semplici.
Una quota significativa di uomini con sintomi compatibili con prostatite non presenta però infezioni batteriche documentabili. In questi casi si parla di prostatite cronica abatterica o, più correttamente, di sindrome del dolore pelvico cronico. Le cause non sono completamente chiarite e sembrano coinvolgere più fattori: alterazioni del pavimento pelvico (muscoli troppo contratti o disfunzionali), meccanismi di dolore cronico a livello del sistema nervoso, stress psicologico, microtraumi ripetuti della zona perineale (per esempio in chi pratica ciclismo intenso o sta molte ore seduto). Anche alcuni disturbi funzionali della vescica o dell’intestino possono contribuire a mantenere l’infiammazione e il dolore.
Esiste infine una forma definita prostatite infiammatoria asintomatica, in cui si riscontrano segni di infiammazione della prostata (per esempio all’esame del liquido seminale o del secreto prostatico) senza che il paziente riferisca sintomi. Questa condizione viene spesso scoperta per caso, durante accertamenti per altre ragioni, come un controllo di fertilità o un esame di routine. In generale, i fattori di rischio per sviluppare una prostatite includono precedenti infezioni urinarie, uso di cateteri, alcune malattie sessualmente trasmesse, traumi o interventi sulla prostata, sedentarietà prolungata, stress cronico e, in alcuni casi, alterazioni ormonali o immunitarie. Tuttavia, non sempre è possibile individuare una causa precisa, e questo può rendere la gestione delle forme croniche più complessa.
Diagnosi della prostatite
Capire se i propri sintomi dipendono davvero da una prostatite richiede una valutazione medica strutturata, in genere da parte del medico di base e, quando necessario, dello specialista urologo. Il primo passo è l’anamnesi, cioè la raccolta dettagliata della storia clinica: il medico chiede da quanto tempo sono presenti i sintomi, come si manifestano, se ci sono stati episodi simili in passato, infezioni urinarie, interventi urologici, malattie sessualmente trasmesse o altre patologie. È importante riferire anche eventuali farmaci assunti, abitudini di vita (per esempio attività sportiva intensa in bicicletta, ore trascorse seduti) e l’eventuale impatto dei disturbi sulla vita sessuale e sulla qualità di vita.
Segue l’esame obiettivo, che comprende in molti casi l’esplorazione digito-rettale: il medico, introducendo delicatamente un dito guantato e lubrificato nel retto, può palpare la prostata attraverso la parete rettale, valutandone dimensioni, consistenza e sensibilità. Nella prostatite acuta, la ghiandola può risultare molto dolente al tatto, mentre nelle forme croniche il quadro può essere più sfumato. Questo esame, sebbene possa creare imbarazzo, è rapido e fornisce informazioni preziose non solo per la prostatite ma anche per altre patologie prostatiche. In presenza di dolore intenso o sospetto di infezione acuta grave, il medico può decidere di limitare la manovra per evitare fastidi eccessivi.
Gli esami di laboratorio sono un tassello fondamentale della diagnosi. L’analisi delle urine (esame urine e urinocoltura) permette di individuare la presenza di globuli bianchi, sangue o batteri, e di identificare il germe responsabile in caso di infezione batterica, guidando così la scelta dell’antibiotico più appropriato. In alcuni casi, soprattutto nelle forme croniche, possono essere richiesti esami del liquido seminale o del secreto prostatico, ottenuto dopo massaggio prostatico, per valutare la presenza di cellule infiammatorie e microrganismi. Esami del sangue come l’emocromo e gli indici di infiammazione (per esempio la proteina C reattiva) possono essere utili nelle forme acute per valutare la gravità del quadro.
A completamento, lo specialista può richiedere esami strumentali come l’ecografia vescico-prostatica, eseguita per via sovrapubica o transrettale, che consente di valutare dimensioni e struttura della prostata, eventuali residui di urina in vescica dopo la minzione e altre anomalie. In casi selezionati, soprattutto quando i sintomi sono atipici o si sospettano altre patologie (come calcoli, tumori o malattie neurologiche che interessano la vescica), possono essere indicati ulteriori accertamenti, ad esempio esami urodinamici o risonanza magnetica. È importante ricordare che sintomi come bruciore urinario, urgenza, dolore pelvico o difficoltà a urinare non sono specifici della prostatite e possono comparire anche in altre condizioni, per cui l’autodiagnosi è inaffidabile e potenzialmente fuorviante.
Trattamenti per la prostatite
Il trattamento della prostatite dipende strettamente dal tipo di infiammazione, dalla presenza o meno di infezione batterica documentata e dalla gravità dei sintomi. Nella prostatite batterica acuta, l’obiettivo principale è controllare rapidamente l’infezione e prevenire complicanze: il medico prescrive in genere una terapia antibiotica mirata, scelta sulla base dell’urinocoltura e dell’eventuale antibiogramma, associata a farmaci sintomatici come analgesici e antinfiammatori per ridurre dolore e febbre. In presenza di ritenzione urinaria o condizioni generali compromesse, può essere necessario il ricovero ospedaliero per monitoraggio, terapia endovenosa e posizionamento di un catetere vescicale o sovrapubico, secondo valutazione specialistica.
Nella prostatite cronica batterica, la terapia antibiotica rimane un pilastro, ma spesso deve essere protratta per periodi più lunghi rispetto alle infezioni urinarie semplici, proprio per la difficoltà di eradicare i batteri annidati nella ghiandola. Anche in questo caso, la scelta del farmaco e la durata del trattamento spettano al medico, che valuta la risposta clinica e gli eventuali effetti collaterali. Possono essere associati farmaci che rilassano la muscolatura del collo vescicale e dell’uretra (alfa-bloccanti) per migliorare il flusso urinario e ridurre i sintomi irritativi, oltre ad antinfiammatori e analgesici per il controllo del dolore. È fondamentale non interrompere autonomamente la terapia quando i sintomi migliorano, per ridurre il rischio di recidive.
La gestione della prostatite cronica abatterica e della sindrome del dolore pelvico cronico è spesso più complessa e richiede un approccio multimodale. Poiché non c’è un’infezione batterica documentata, gli antibiotici non sono sempre utili e il trattamento si concentra sul controllo del dolore, sul rilassamento del pavimento pelvico e sulla riduzione dei fattori che mantengono l’infiammazione. Possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori, miorilassanti, alfa-bloccanti, talvolta farmaci che modulano la percezione del dolore cronico. In molti casi, la fisioterapia del pavimento pelvico, con tecniche di rilassamento muscolare e rieducazione, può dare un contributo importante, così come interventi psicologici o di gestione dello stress quando ansia e tensione emotiva giocano un ruolo.
Accanto alle terapie farmacologiche e fisiche, spesso vengono consigliate misure di supporto e modifiche dello stile di vita: evitare di stare seduti per periodi troppo lunghi, fare pause frequenti se si lavora alla scrivania, limitare attività che comportano traumi ripetuti del perineo (come il ciclismo intenso) o utilizzare selle ergonomiche, mantenere un’adeguata idratazione e un’alimentazione equilibrata, riducendo cibi e bevande potenzialmente irritanti per le vie urinarie (alcol, spezie molto piccanti, caffeina in eccesso). In alcuni casi, bagni caldi o impacchi tiepidi nella zona perineale possono alleviare temporaneamente il dolore. La collaborazione tra paziente, medico di base, urologo, fisioterapista e, se necessario, psicologo è spesso la chiave per ottenere un miglioramento duraturo dei sintomi.
Prevenzione della prostatite
Non esiste una strategia che azzeri completamente il rischio di sviluppare prostatite, ma alcune misure possono contribuire a ridurre la probabilità di episodi acuti e, soprattutto, a limitare le recidive e l’evoluzione verso forme croniche. Una prima area di intervento riguarda la prevenzione delle infezioni urinarie: bere a sufficienza durante la giornata favorisce un buon flusso urinario e aiuta a “lavare” le vie urinarie, mentre trattenere l’urina a lungo può favorire la proliferazione batterica. Curare l’igiene intima, soprattutto in presenza di fimosi o altre condizioni che rendono più difficile la pulizia, è un altro elemento importante, così come l’uso del preservativo nei rapporti sessuali a rischio per ridurre la trasmissione di infezioni sessualmente trasmesse che possono coinvolgere anche la prostata.
Lo stile di vita ha un ruolo rilevante nella salute prostatica generale. La sedentarietà prolungata, in particolare stare seduti molte ore al giorno senza pause, può aumentare la pressione sulla zona perineale e favorire congestione e infiammazione. È utile alzarsi regolarmente, fare brevi camminate e praticare un’attività fisica moderata e regolare, che aiuta anche a mantenere un peso corporeo adeguato e a migliorare la circolazione. Per chi pratica ciclismo, soprattutto a livello intenso o per molte ore, può essere opportuno utilizzare selle studiate per ridurre la pressione sul perineo e alternare questo sport con altre attività meno traumatiche per la zona pelvica.
L’alimentazione può influire sui sintomi in chi ha una tendenza alla prostatite o al dolore pelvico cronico. Sebbene non esista una “dieta per la prostatite” valida per tutti, molti uomini riferiscono un peggioramento dei disturbi con il consumo eccessivo di alcol, caffè, bevande energetiche, cibi molto piccanti o ricchi di grassi. Un regime alimentare equilibrato, ricco di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e grassi insaturi, contribuisce alla salute cardiovascolare e metabolica e, indirettamente, anche a quella della prostata. Mantenere un buon equilibrio intestinale, prevenendo stipsi cronica e sforzi eccessivi alla defecazione, può ridurre la pressione sulla zona pelvica e il rischio di irritazione locale.
Un altro aspetto spesso citato nella prevenzione è la regolarità dell’attività sessuale. Una vita sessuale equilibrata, senza eccessi ma neppure lunghi periodi di astinenza forzata, può favorire il drenaggio delle secrezioni prostatiche e ridurre la congestione. Naturalmente, questo va sempre considerato nel rispetto del benessere complessivo della persona e della coppia. Infine, controlli urologici periodici, soprattutto dopo i 40–50 anni o in presenza di sintomi urinari ricorrenti, permettono di individuare precocemente eventuali problemi prostatici, distinguere la prostatite da altre patologie come l’ipertrofia prostatica benigna o il tumore della prostata e impostare interventi mirati. Rivolgersi al medico ai primi segnali di disturbo, senza attendere mesi, è una delle forme più efficaci di prevenzione delle complicanze e della cronicizzazione.
In sintesi, capire se si ha la prostatite significa prestare attenzione a un insieme di segnali: disturbi urinari (bruciore, urgenza, aumento della frequenza), dolore o fastidio nella zona pelvica o genitale, eventuale febbre e malessere generale nelle forme acute, e sintomi persistenti che impattano sulla qualità di vita nelle forme croniche. Poiché questi sintomi possono sovrapporsi ad altre condizioni urologiche, la diagnosi non può basarsi sull’autovalutazione ma richiede una visita medica, esami di laboratorio e, se necessario, accertamenti strumentali. Un trattamento tempestivo e personalizzato, associato a uno stile di vita favorevole alla salute della prostata, può ridurre il rischio di complicanze e migliorare significativamente il benessere quotidiano.
Per approfondire
Prostatitis: Inflammation of the Prostate – NIDDK (NIH) offre una panoramica istituzionale e aggiornata sui diversi tipi di prostatite, con spiegazioni chiare su sintomi, cause, diagnosi e principi generali di trattamento.
Prostatite – Humanitas è una scheda clinica in italiano che descrive in modo sintetico ma completo le forme di prostatite, i sintomi caratteristici, gli esami diagnostici e le principali opzioni terapeutiche.
Prostatite – Fondazione Humanitas per la Ricerca approfondisce le differenze tra prostatite batterica e abatterica, il ruolo degli esami di laboratorio e dell’ecografia e le strategie di gestione delle forme croniche.
Dieci consigli per la salute della prostata – Humanitas Salute propone indicazioni pratiche su alimentazione, attività fisica e abitudini quotidiane utili a mantenere in salute la prostata e a ridurre il rischio di disturbi infiammatori.
Prostata e prevenzione: fondamentali visita urologica e uno stile di vita sano – Humanitas sottolinea l’importanza dei controlli urologici periodici e di uno stile di vita attivo per la prevenzione delle principali patologie prostatiche, inclusa la prostatite.
