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Gli ormoni bioidentici vengono spesso presentati come una soluzione “più naturale” e quindi ritenuta, talvolta in modo semplicistico, automaticamente più sicura rispetto alle terapie ormonali tradizionali. In realtà, dal punto di vista medico e farmacologico, la questione è più complessa: questi ormoni hanno la stessa struttura chimica degli ormoni prodotti dall’organismo e, proprio per questo, condividono anche gran parte dei loro potenziali effetti collaterali. Comprendere bene rischi e benefici è fondamentale prima di iniziare o proseguire una terapia.
Questa guida analizza in modo sistematico cosa sono gli ormoni bioidentici, quali effetti collaterali possono dare nel breve e nel lungo periodo e quali accortezze possono aiutare a ridurre i rischi. Le informazioni sono rivolte sia a persone che stanno valutando una terapia ormonale, sia a professionisti sanitari che desiderano un quadro aggiornato e basato sulle evidenze. Non sostituiscono però il parere del medico, che resta l’unico riferimento per decisioni personalizzate.
Cosa sono gli ormoni bioidentici
Con il termine ormoni bioidentici si indicano molecole che hanno la stessa struttura chimica degli ormoni prodotti naturalmente dall’organismo umano, come l’estradiolo (un tipo di estrogeno), il progesterone o il testosterone. “Bioidentico” non significa necessariamente “di origine naturale”: la maggior parte di queste sostanze viene sintetizzata in laboratorio a partire da precursori vegetali (per esempio derivati della soia o dell’igname selvatico), che vengono poi trasformati chimicamente fino a ottenere una molecola identica a quella umana. Dal punto di vista dei recettori ormonali, quindi, l’ormone bioidentico si comporta come quello endogeno, attivando le stesse vie biologiche e gli stessi effetti sistemici.
Gli ormoni bioidentici possono essere contenuti in farmaci approvati dalle autorità regolatorie (come estradiolo e progesterone in compresse, cerotti, gel, capsule vaginali) oppure in preparazioni galeniche “composte” (compounded bioidentical hormone therapy, cBHT), allestite su misura dal farmacista su prescrizione medica. Le formulazioni composte possono combinare più ormoni (per esempio estrogeni, progesterone, testosterone, DHEA) in dosaggi personalizzati e in forme farmaceutiche diverse (creme, capsule, lozioni, troches sublinguali). È importante distinguere tra prodotti approvati, che hanno superato studi clinici controllati, e preparazioni galeniche, per le quali il controllo di qualità e la standardizzazione del dosaggio possono essere più variabili.
Le principali indicazioni cliniche degli ormoni bioidentici riguardano la gestione dei sintomi della menopausa (vampate di calore, sudorazioni notturne, secchezza vaginale, disturbi del sonno, sbalzi d’umore), la terapia di alcune forme di ipogonadismo femminile e maschile e, in casi selezionati, il supporto ormonale in percorsi di fertilità o in condizioni endocrine specifiche. Nel caso della menopausa, studi clinici su combinazioni orali bioidentiche di estradiolo e progesterone hanno mostrato una riduzione significativa dei sintomi vasomotori rispetto al placebo, con un profilo di sicurezza a 12 mesi che non evidenziava iperplasia endometriale, pur richiedendo comunque monitoraggio clinico. Questo conferma che l’efficacia è reale, ma non elimina la necessità di valutare con attenzione i possibili effetti indesiderati.
Un punto cruciale è che, secondo le principali società scientifiche di endocrinologia, non esistono prove solide che gli ormoni bioidentici siano intrinsecamente più sicuri o più efficaci delle terapie ormonali non bioidentiche, quando usati a dosi equivalenti. Poiché la struttura è la stessa degli ormoni endogeni, ci si attendono gli stessi potenziali rischi sistemici, come eventi cardiovascolari, trombosi o tumori ormono-dipendenti, se la terapia non è correttamente indicata, monitorata e bilanciata. Inoltre, per le preparazioni composte mancano spesso studi di ampie dimensioni e di lunga durata, e la variabilità di dosaggio può aumentare il rischio di effetti collaterali non prevedibili.
Effetti collaterali comuni
Gli effetti collaterali più frequenti degli ormoni bioidentici sono in gran parte sovrapponibili a quelli osservati con le terapie ormonali tradizionali. Nel caso degli estrogeni (incluso l’estradiolo bioidentico), molte persone riferiscono tensione o dolore mammario, gonfiore addominale, ritenzione di liquidi, cefalea e, talvolta, nausea. Questi sintomi sono spesso dose-dipendenti e possono attenuarsi con l’aggiustamento del dosaggio o con il passaggio a una via di somministrazione diversa (per esempio da orale a transdermica). Anche le modifiche del ciclo mestruale nelle donne in perimenopausa, con sanguinamenti irregolari o più abbondanti, rientrano tra gli effetti attesi quando si interviene sull’assetto estrogenico.
Il progesterone bioidentico può causare sonnolenza, vertigini, sensazione di “testa leggera”, alterazioni dell’umore (irritabilità, tristezza, labilità emotiva) e, in alcune persone, peggioramento di sintomi ansiosi o depressivi preesistenti. Alcune formulazioni orali, soprattutto se assunte la sera, vengono sfruttate proprio per il loro effetto sedativo, ma in altri casi questa caratteristica può risultare fastidiosa, interferendo con la concentrazione diurna o con la guida. Possono comparire anche spotting (piccole perdite di sangue) o sanguinamenti irregolari, soprattutto nei primi mesi di terapia, quando l’endometrio si sta adattando al nuovo equilibrio ormonale.
Quando si utilizzano androgeni bioidentici (come testosterone o DHEA) in donne o uomini, gli effetti collaterali più comuni includono acne, pelle più grassa, aumento della peluria (irsutismo), caduta dei capelli di tipo androgenetico e, a dosi elevate o in soggetti sensibili, modificazioni della voce e alterazioni del profilo lipidico. Anche se spesso vengono proposti per migliorare desiderio sessuale, energia e tono dell’umore, l’uso di androgeni richiede particolare cautela, perché il margine tra dose “fisiologica” e dose eccessiva può essere stretto, soprattutto nelle donne, e gli effetti indesiderati estetici o metabolici possono essere difficili da reversibilizzare completamente.
Un ulteriore aspetto riguarda le preparazioni topiche o transdermiche (creme, gel, lozioni), molto diffuse nel mondo degli ormoni bioidentici composti. Oltre agli effetti sistemici, queste formulazioni possono dare reazioni locali come arrossamento, prurito, irritazione cutanea o dermatiti da contatto. Inoltre, il grado di assorbimento attraverso la pelle può variare in base alla sede di applicazione, allo spessore cutaneo, alla temperatura e alla presenza di altre creme o prodotti cosmetici, rendendo meno prevedibile la dose effettivamente assorbita. Questo può tradursi in oscillazioni dei livelli ormonali e in comparsa di sintomi di sovradosaggio o sottodosaggio, con conseguente maggiore rischio di effetti collaterali.
Rischi a lungo termine
Quando si parla di rischi a lungo termine degli ormoni bioidentici, il nodo centrale è che, avendo la stessa struttura degli ormoni endogeni, essi attivano gli stessi recettori e le stesse vie biologiche coinvolte nello sviluppo di alcune patologie croniche. Le evidenze disponibili indicano che, a parità di dose e durata, il profilo di rischio sistemico degli ormoni bioidentici approvati è simile a quello delle terapie ormonali non bioidentiche. Ciò significa che, in determinate condizioni, può aumentare il rischio di eventi tromboembolici (come trombosi venosa profonda o embolia polmonare), di ictus e di alcune forme di malattia cardiovascolare, soprattutto in presenza di fattori di rischio concomitanti come fumo, ipertensione, obesità o familiarità.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda il rischio di tumori ormono-dipendenti, in particolare tumore della mammella e tumore dell’endometrio. Gli estrogeni, bioidentici o meno, possono stimolare la proliferazione delle cellule mammarie e dell’endometrio; per questo, nelle donne con utero integro, è fondamentale associare un progestinico (in molti casi progesterone bioidentico) per ridurre il rischio di iperplasia e carcinoma endometriale. Tuttavia, i dati disponibili sulle preparazioni bioidentiche composte sono ancora limitati e non consentono di quantificare con precisione il rischio di tumore mammario o endometriale nel lungo periodo. Le principali società scientifiche sottolineano che non vi sono prove che le formulazioni bioidentiche composte siano più sicure, da questo punto di vista, rispetto alle terapie ormonali standard.
Un altro aspetto riguarda il metabolismo e il profilo cardiovascolare. Studi clinici e meta-analisi su terapie ormonali bioidentiche composte hanno mostrato, nel breve periodo, l’assenza di cambiamenti sfavorevoli significativi su parametri come profilo lipidico, metabolismo del glucosio o spessore endometriale, almeno nei campioni e nelle durate di follow-up considerati. Tuttavia, questi studi coinvolgono numeri relativamente limitati di partecipanti e periodi di osservazione che raramente superano uno-due anni. Per patologie come aterosclerosi, malattia coronarica o tumori, i tempi di sviluppo sono molto più lunghi, e quindi i dati attuali non sono sufficienti per escludere rischi a lungo termine, soprattutto se la terapia viene proseguita per molti anni.
Nel caso delle preparazioni galeniche composte, si aggiunge un ulteriore livello di incertezza: la mancanza di standardizzazione rigorosa e di studi di fase 3 su larga scala rende difficile prevedere con precisione l’esposizione cumulativa agli ormoni nel tempo. Dosaggi non accuratamente calibrati, variazioni tra lotti o differenze di assorbimento individuale possono portare a livelli ormonali più alti del previsto, con un potenziale aumento del rischio di complicanze cardiovascolari e neoplastiche. Per questo, molte linee guida suggeriscono di preferire, quando possibile, preparazioni approvate e standardizzate, riservando le formulazioni composte a situazioni particolari e sempre con un monitoraggio clinico e laboratoristico attento.
Consigli per la gestione
La gestione sicura degli ormoni bioidentici richiede un approccio strutturato, che inizi sempre da una valutazione medica approfondita. Prima di prescrivere o assumere una terapia ormonale, è essenziale raccogliere un’anamnesi completa (personale e familiare) per identificare fattori di rischio come precedenti di trombosi, ictus, infarto, tumori ormono-dipendenti, emicrania con aura, malattie epatiche o disturbi della coagulazione. Vanno considerati anche stile di vita, abitudine al fumo, peso corporeo, pressione arteriosa e profilo lipidico. In molti casi è opportuno eseguire esami di laboratorio e, nelle donne, valutazioni ginecologiche e senologiche di base, per avere un quadro di riferimento prima di iniziare la terapia.
Una volta avviata la terapia, è importante monitorare regolarmente sia i sintomi che gli eventuali effetti collaterali. Visite di controllo periodiche permettono di valutare se il dosaggio è adeguato, se i benefici sui sintomi (per esempio vampate, disturbi del sonno, secchezza vaginale) superano i possibili disagi e se compaiono segnali di allarme, come sanguinamenti anomali, dolore toracico, mancanza di respiro improvvisa, cefalea intensa o disturbi visivi. In presenza di questi sintomi, è necessario contattare tempestivamente il medico e, se indicato, sospendere la terapia in attesa di accertamenti. Il monitoraggio può includere anche controlli periodici di pressione arteriosa, profilo lipidico, glicemia e, nelle donne, esami senologici e ginecologici secondo le raccomandazioni.
Un altro elemento chiave è la scelta della formulazione e della via di somministrazione. Per alcune persone, le formulazioni transdermiche (cerotti, gel) possono ridurre il rischio di alcuni effetti collaterali rispetto alle formulazioni orali, in particolare per quanto riguarda il metabolismo epatico di primo passaggio e l’impatto su alcuni parametri della coagulazione. Tuttavia, la scelta deve essere individualizzata, tenendo conto di preferenze, comorbidità, facilità d’uso e costanza nell’applicazione. È importante diffidare di promesse di “ormoni completamente sicuri” o “senza effetti collaterali”: anche se bioidentici, restano farmaci attivi che richiedono rispetto e prudenza.
Infine, è utile adottare una prospettiva di gestione globale della salute, in cui la terapia ormonale, se indicata, si inserisce in un piano più ampio che comprende alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato, gestione dello stress e controllo degli altri fattori di rischio cardiovascolare. In molti casi, interventi sullo stile di vita possono ridurre l’intensità di alcuni sintomi (come insonnia, sbalzi d’umore, aumento di peso) e migliorare la qualità di vita, permettendo di utilizzare dosi ormonali più basse o per periodi più brevi. È fondamentale mantenere un dialogo aperto con il medico, riportando in modo accurato sia i benefici sia gli eventuali effetti indesiderati, per poter adattare nel tempo la terapia alle esigenze e alla sicurezza della singola persona.
In sintesi, gli ormoni bioidentici rappresentano uno strumento terapeutico efficace per la gestione di diversi disturbi endocrini, in particolare i sintomi della menopausa, ma non sono privi di rischi. Condividono gran parte degli effetti collaterali e dei potenziali rischi a lungo termine delle terapie ormonali tradizionali, soprattutto in termini di eventi cardiovascolari e tumori ormono-dipendenti, e richiedono quindi la stessa prudenza nell’uso. La scelta di iniziare o proseguire una terapia con ormoni bioidentici dovrebbe sempre basarsi su una valutazione personalizzata del rapporto rischio-beneficio, su un monitoraggio regolare e su una corretta informazione, evitando semplificazioni come l’idea che “naturale” equivalga automaticamente a “più sicuro”.
Per approfondire
PubMed/NIH – Meta-analisi sulla cBHT offre una panoramica aggiornata su sicurezza ed efficacia delle terapie ormonali bioidentiche composte, analizzando 29 trial randomizzati e fornendo dati utili sul profilo di rischio nel breve periodo.
Endocrine Society – Position Statement sulla cBHT riassume la posizione ufficiale di una delle principali società di endocrinologia riguardo alle terapie ormonali bioidentiche composte, con particolare attenzione a efficacia, sicurezza e standard di qualità.
PubMed/NIH – Studio di fase 3 su estradiolo/progesterone bioidentici descrive i risultati di un trial clinico su una combinazione orale bioidentica per i sintomi vasomotori della menopausa, includendo dati di efficacia e sicurezza a 52 settimane.
PubMed/NIH – Revisione evidence-based per la medicina generale fornisce una sintesi critica delle prove disponibili sugli ormoni bioidentici, con particolare attenzione alle differenze tra prodotti approvati e preparazioni composte e ai rischi dei test salivari.
PubMed/NIH – Revisione completa sulla terapia con ormoni bioidentici analizza in modo esteso l’uso degli ormoni bioidentici in menopausa, discutendo benefici sui sintomi e potenziali effetti collaterali sistemici, inclusi rischi cardiovascolari e oncologici.
