Come ridurre gli effetti collaterali degli antibiotici?

Antibiotici: come prevenire e gestire effetti collaterali gastrointestinali, allergici e sistemici in sicurezza

Gli antibiotici sono farmaci fondamentali per curare molte infezioni batteriche e, in alcuni casi, possono letteralmente salvare la vita. Allo stesso tempo, però, il loro utilizzo non è privo di rischi: come tutti i medicinali, possono causare effetti collaterali, più o meno fastidiosi, che talvolta portano le persone a sospendere la terapia o a temere di assumerli in futuro. Capire quali sono questi disturbi, perché compaiono e come ridurne l’impatto è essenziale per affrontare la cura con maggiore consapevolezza e serenità, sempre in collaborazione con il proprio medico curante.

Questa guida offre una panoramica ragionata sugli effetti collaterali più comuni degli antibiotici, sulle strategie generali per prevenirli e su come gestirli se compaiono, con particolare attenzione agli aspetti pratici della vita quotidiana: alimentazione, idratazione, interazioni con altri farmaci e segnali di allarme da non sottovalutare. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del farmacista, che restano i riferimenti principali per valutare la necessità di un antibiotico, la scelta della molecola più adatta e le eventuali modifiche della terapia in caso di problemi.

Effetti collaterali comuni degli antibiotici

Gli effetti collaterali degli antibiotici dipendono da molti fattori: tipo di molecola, dose, durata della terapia, via di somministrazione (per bocca, iniezione, infusione endovenosa), condizioni di salute della persona e presenza di altre terapie in corso. Tra i disturbi più frequenti ci sono quelli gastrointestinali, come nausea, senso di peso allo stomaco, dolori addominali, meteorismo e diarrea. Questi sintomi sono spesso legati all’alterazione del microbiota intestinale, cioè dell’insieme di batteri “buoni” che vivono nell’intestino e che vengono colpiti dall’antibiotico insieme ai batteri responsabili dell’infezione. In genere si tratta di disturbi lievi o moderati, che tendono a risolversi spontaneamente al termine del ciclo di cura, ma in alcuni casi possono essere più intensi e richiedere una valutazione medica.

Un altro gruppo di effetti collaterali riguarda le reazioni di ipersensibilità, che possono andare da manifestazioni cutanee lievi, come arrossamenti, prurito o piccole macchie, fino a quadri più seri come l’orticaria diffusa o, molto più raramente, reazioni allergiche gravi. Alcune classi di antibiotici, come penicilline e cefalosporine, sono più spesso associate a fenomeni allergici, soprattutto in persone che hanno già avuto reazioni in passato. È importante distinguere tra semplici intolleranze, che causano disturbi fastidiosi ma non pericolosi, e vere allergie, che possono comportare rischi significativi e richiedono l’evitamento futuro di quella molecola o di farmaci correlati. In caso di dubbi, il medico può valutare l’invio a uno specialista allergologo per approfondimenti.

Esistono poi effetti collaterali che interessano organi specifici, come il fegato e i reni, che sono coinvolti nel metabolismo e nell’eliminazione dei farmaci. Alcuni antibiotici possono determinare un aumento transitorio degli enzimi epatici o alterazioni della funzionalità renale, soprattutto in persone già fragili, anziane o con malattie croniche preesistenti. Per questo, in determinate situazioni, il medico può richiedere esami del sangue prima e durante la terapia, per monitorare la sicurezza del trattamento. Anche il sistema nervoso può essere coinvolto: alcuni antibiotici, in particolare certe molecole della classe dei fluorochinoloni, sono stati associati a disturbi come insonnia, agitazione, vertigini o, raramente, convulsioni, motivo per cui il loro impiego è oggi più prudente e mirato.

Un capitolo a parte riguarda le interazioni tra antibiotici e altri farmaci, che possono aumentare il rischio di effetti indesiderati o ridurre l’efficacia delle terapie. Ad esempio, alcuni antibiotici possono interferire con anticoagulanti orali, farmaci per il cuore, antiepilettici o contraccettivi orali, modificandone i livelli nel sangue. Anche l’associazione con alcol o con integratori a base di minerali (come ferro, calcio o magnesio) può alterare l’assorbimento o il metabolismo di specifiche molecole. Per ridurre questi rischi è fondamentale informare sempre il medico e il farmacista di tutti i medicinali, compresi prodotti da banco e fitoterapici, che si stanno assumendo, in modo da valutare eventuali aggiustamenti o controlli più ravvicinati.

Come prevenire gli effetti collaterali

La prima forma di prevenzione degli effetti collaterali degli antibiotici è il loro uso appropriato: assumerli solo quando realmente necessari, su prescrizione medica, e non per infezioni virali come raffreddore o influenza, contro le quali sono inefficaci. Un antibiotico scelto correttamente, in base al tipo di infezione e alle caratteristiche della persona, ha maggiori probabilità di essere efficace e meglio tollerato. È importante seguire con precisione le indicazioni su dose, orario e durata della terapia, evitando di interromperla prima del tempo solo perché i sintomi migliorano. Una sospensione precoce, oltre a favorire recidive e resistenze batteriche, può esporre a cicli ripetuti di antibiotici, aumentando nel tempo il rischio di effetti indesiderati.

Anche alcune abitudini quotidiane possono contribuire a ridurre i disturbi più comuni, in particolare quelli gastrointestinali. Assumere l’antibiotico con un bicchiere d’acqua, preferibilmente a stomaco pieno quando consentito dal foglietto illustrativo, può attenuare nausea e bruciore di stomaco. Curare l’idratazione, bevendo regolarmente durante la giornata, aiuta a compensare eventuali perdite di liquidi dovute a diarrea o vomito e supporta il lavoro di reni e fegato nell’eliminazione del farmaco. In alcuni casi, il medico può suggerire l’uso di probiotici per sostenere il microbiota intestinale: si tratta di batteri “buoni” che, se assunti correttamente, possono contribuire a limitare l’alterazione della flora intestinale indotta dall’antibiotico.

L’alimentazione gioca un ruolo importante nella prevenzione dei disturbi digestivi e nel mantenimento di un buon equilibrio intestinale durante la terapia antibiotica. In generale, è utile preferire pasti leggeri, frazionati, ricchi di fibre solubili, frutta e verdura ben lavata, evitando cibi troppo grassi, fritti o molto conditi, che possono appesantire la digestione. Alcuni antibiotici hanno interazioni specifiche con determinati alimenti o bevande, come latte e derivati o alcolici, che possono ridurne l’assorbimento o aumentare il rischio di effetti collaterali: per questo è importante leggere con attenzione il foglietto illustrativo e, in caso di dubbi, chiedere chiarimenti al medico o al farmacista, soprattutto quando si assumono farmaci come amoxicillina/acido clavulanico o altri antibiotici di uso comune.

Un’ulteriore misura preventiva riguarda l’attenzione alle proprie allergie e intolleranze note. Chi ha già avuto reazioni a un antibiotico dovrebbe informare sempre il medico, riportando, se possibile, il nome del farmaco e il tipo di sintomi comparsi (ad esempio eruzione cutanea, gonfiore, difficoltà respiratoria). Questo permette di evitare molecole della stessa famiglia o con struttura simile e di orientare la scelta verso alternative più sicure. In alcuni casi, soprattutto se sono previste terapie ripetute o prolungate, il medico può valutare la necessità di esami allergologici specifici. Infine, è importante non assumere antibiotici avanzati da precedenti terapie o consigliati da conoscenti: oltre a essere spesso inutili o inadeguati per l’infezione in corso, aumentano il rischio di effetti collaterali non prevedibili.

Gestione degli effetti collaterali

Quando compaiono effetti collaterali durante una terapia antibiotica, il primo passo è valutarne la gravità e l’andamento nel tempo. Disturbi lievi e transitori, come un modesto senso di nausea o un lieve mal di pancia, possono spesso essere gestiti con semplici accorgimenti: assumere il farmaco dopo i pasti, ridurre temporaneamente cibi irritanti, riposare di più e mantenere una buona idratazione. È comunque utile annotare i sintomi, l’orario di comparsa e la loro eventuale relazione con l’assunzione del medicinale, in modo da poter fornire al medico informazioni precise se la situazione non migliora. Non è consigliabile sospendere autonomamente l’antibiotico senza aver prima consultato il curante, salvo in presenza di segni di reazione grave, come difficoltà respiratoria o gonfiore del volto.

Per la gestione della diarrea lieve associata agli antibiotici, spesso legata all’alterazione del microbiota intestinale, possono essere utili alcune misure generali: bere a piccoli sorsi per evitare la disidratazione, preferire alimenti facilmente digeribili come riso, patate, carote e banane, limitare temporaneamente latticini freschi e cibi molto ricchi di fibre insolubili. In alcuni casi, il medico può suggerire l’uso di probiotici o di farmaci sintomatici, ma è importante evitare l’automedicazione con antidiarroici senza un parere professionale, soprattutto se la diarrea è intensa, con sangue o accompagnata da febbre. Una diarrea severa o persistente può essere il segnale di una complicanza più seria, come un’infezione da Clostridioides difficile, che richiede una valutazione urgente.

Le reazioni cutanee leggere, come piccoli sfoghi o prurito localizzato, possono talvolta essere gestite con prodotti topici lenitivi o, se indicato dal medico, con antistaminici per bocca. Tuttavia, se l’eruzione si estende rapidamente, se compaiono pomfi diffusi (orticaria), gonfiore delle labbra o delle palpebre, senso di costrizione alla gola o difficoltà a respirare, è necessario interrompere immediatamente l’assunzione del farmaco e rivolgersi al pronto soccorso: si tratta di possibili segni di reazione allergica grave. Dopo un episodio di questo tipo, è fondamentale che l’evento venga registrato nella documentazione clinica e che la persona porti con sé un promemoria delle molecole da evitare, per prevenire future esposizioni accidentali.

In presenza di sintomi che fanno sospettare un coinvolgimento di fegato o reni, come ittero (colorazione gialla della pelle o degli occhi), urine molto scure, gonfiore alle gambe, riduzione importante della quantità di urine, stanchezza marcata o confusione, è indispensabile contattare subito il medico o recarsi in pronto soccorso. Questi segni possono indicare una sofferenza d’organo che richiede esami del sangue e delle urine e, spesso, la sospensione o la sostituzione dell’antibiotico. Anche disturbi neurologici inusuali, come allucinazioni, convulsioni, formicolii persistenti o forti capogiri, meritano una valutazione tempestiva, soprattutto se associati all’uso di molecole note per possibili effetti sul sistema nervoso. Una gestione corretta e precoce degli effetti collaterali riduce il rischio di complicanze e permette, quando possibile, di proseguire la cura in sicurezza.

Quando consultare un medico

Durante una terapia antibiotica è normale chiedersi quali sintomi siano “accettabili” e quali invece richiedano un contatto rapido con il medico. In generale, è opportuno rivolgersi al curante ogni volta che compaiono disturbi nuovi, intensi o in rapido peggioramento, soprattutto se interferiscono con le attività quotidiane o con l’alimentazione. Febbre che persiste oltre pochi giorni di terapia, dolore localizzato che non migliora, comparsa di nuovi sintomi respiratori, urinari o cutanei sono segnali che meritano una rivalutazione: potrebbero indicare che l’infezione non sta rispondendo come previsto o che si è sviluppata una complicanza. Il medico potrà decidere se proseguire con lo stesso antibiotico, modificarne la dose, sostituirlo o richiedere esami di approfondimento.

Ci sono poi situazioni in cui è necessario cercare assistenza immediata, senza attendere la visita programmata. Difficoltà a respirare, senso di costrizione alla gola, gonfiore improvviso del volto, delle labbra o della lingua, comparsa di eruzione cutanea diffusa con prurito intenso, vertigini gravi o perdita di coscienza sono possibili segni di reazione allergica severa e richiedono l’intervento urgente del 118 o del pronto soccorso. Anche un dolore addominale molto forte, associato a vomito ripetuto, diarrea con sangue, febbre alta o segni di disidratazione (bocca molto secca, riduzione marcata della diuresi, sonnolenza) deve essere valutato rapidamente. In questi casi, la priorità è la sicurezza della persona, anche se ciò comporta la sospensione immediata del farmaco.

Alcune categorie di persone dovrebbero essere particolarmente prudenti e avere una soglia più bassa per contattare il medico in caso di effetti collaterali: bambini piccoli, donne in gravidanza o allattamento, anziani, persone con malattie croniche importanti (come insufficienza renale, epatica, cardiaca, diabete, immunodeficienze) o in terapia con molti farmaci. In questi gruppi, anche disturbi apparentemente lievi possono evolvere più rapidamente o avere conseguenze più serie. Per questo, spesso il medico programma controlli più ravvicinati o richiede esami di laboratorio durante la terapia, soprattutto se l’antibiotico deve essere assunto per periodi prolungati o se si utilizzano molecole note per un profilo di sicurezza più delicato.

Infine, è importante consultare il medico anche dopo la conclusione della terapia, se compaiono o persistono sintomi che si sospetta possano essere collegati all’antibiotico, come stanchezza anomala, disturbi intestinali che non si risolvono, infezioni micotiche (ad esempio candidosi orale o vaginale) o alterazioni di esami del sangue eseguiti di controllo. In questi casi, il curante potrà valutare la necessità di ulteriori accertamenti, di trattamenti specifici o di segnalare l’evento alle autorità competenti per la farmacovigilanza. Riferire con precisione il nome dell’antibiotico, la dose, la durata della terapia e la tempistica dei sintomi aiuta a ricostruire il quadro e a prendere decisioni più informate per le terapie future.

Gli antibiotici restano strumenti terapeutici preziosi, ma il loro impiego richiede attenzione, consapevolezza e collaborazione tra pazienti, medici e farmacisti. Conoscere gli effetti collaterali più comuni, adottare semplici misure preventive e sapere quando chiedere aiuto permette di affrontare la terapia in modo più sereno, riducendo i rischi e massimizzando i benefici. Un uso responsabile degli antibiotici, limitato alle situazioni in cui sono davvero necessari e condotto sotto stretto controllo medico, protegge non solo la salute individuale, ma anche quella collettiva, contribuendo a contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e a preservare l’efficacia di questi farmaci per il futuro.

Per approfondire

Ministero della Salute – FAQ antibiotico-resistenza Scheda aggiornata che spiega cosa sono gli antibiotici, i rischi di uso improprio e le principali strategie per limitarne gli effetti indesiderati e la resistenza.

Ministero della Salute – Uso responsabile degli antibiotici Pagina istituzionale con raccomandazioni pratiche per cittadini e operatori sanitari sull’uso corretto degli antibiotici e sulla prevenzione delle complicanze.

Ministero della Salute – Campagna 2024 uso consapevole degli antibiotici Materiale informativo aggiornato che riassume i messaggi chiave per un impiego sicuro e appropriato degli antibiotici nella popolazione generale.

AIFA – Antibiotici fluorochinolonici: restrizioni e precauzioni d’uso Documento rivolto a operatori e cittadini che illustra le più recenti indicazioni di sicurezza su una classe di antibiotici a rischio di effetti avversi importanti.

Regione Emilia-Romagna – Antibiotici: è un peccato usarli male Campagna regionale con consigli semplici e chiari su quando usare gli antibiotici, come assumerli correttamente e cosa fare in caso di effetti indesiderati.