Chi non può prendere aspirina?

Controindicazioni, rischi, interazioni e alternative all’uso dell’aspirina

L’aspirina (acido acetilsalicilico) è uno dei farmaci più usati al mondo per dolore, febbre e, a basse dosi, per la prevenzione di eventi cardiovascolari. Proprio perché è così diffusa e spesso percepita come “banale”, si tende a sottovalutarne rischi, controindicazioni e interazioni, che possono essere anche gravi in alcune categorie di persone.

Capire chi non può prendere aspirina, o chi deve usarla solo sotto stretto controllo medico, è fondamentale per ridurre il rischio di sanguinamenti, reazioni allergiche, complicanze gastrointestinali e altri effetti indesiderati. In questo articolo vengono riassunte le principali controindicazioni, le avvertenze più importanti, le interazioni con altri farmaci, le possibili alternative e alcuni consigli pratici per un uso più sicuro.

Controindicazioni e avvertenze

Quando si parla di “controindicazioni” dell’aspirina si intendono le condizioni in cui il farmaco non deve essere assunto perché il rischio supera nettamente qualsiasi possibile beneficio. Tra le controindicazioni assolute rientrano l’allergia nota all’acido acetilsalicilico o ad altri salicilati, e l’ipersensibilità ai FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) con episodi di broncospasmo, orticaria o shock anafilattico. Anche la presenza di ulcera gastroduodenale attiva, di sanguinamenti gastrointestinali in atto o recenti, e di gravi disturbi della coagulazione (come emofilia o piastrinopenia severa) rappresentano situazioni in cui l’aspirina è generalmente controindicata, perché aumenta ulteriormente il rischio di emorragia.

Un altro gruppo importante di controindicazioni riguarda le gravi insufficienze d’organo: insufficienza epatica, renale o cardiaca avanzata possono alterare il metabolismo e l’eliminazione del farmaco, oltre a modificare l’equilibrio della coagulazione e dei liquidi corporei. In questi casi l’uso di aspirina può favorire ritenzione di liquidi, peggioramento della funzione renale e sanguinamenti. È inoltre considerato un fattore di rischio il deficit di G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), una condizione genetica che può predisporre a emolisi (distruzione dei globuli rossi) in presenza di alcuni farmaci, tra cui i salicilati ad alte dosi.

Particolare attenzione va posta anche nei soggetti con storia di asma, poliposi nasale o rinite cronica, perché esiste una forma di “asma da FANS” in cui l’assunzione di aspirina scatena broncospasmo, crisi respiratorie e sintomi nasali importanti. In chi ha già avuto episodi di questo tipo, l’aspirina è controindicata. Inoltre, persone con malattie gastrointestinali croniche (come colite ulcerosa, morbo di Crohn, gastrite erosiva) o con pregressi sanguinamenti digestivi devono essere valutate con molta cautela: anche se non sempre è un divieto assoluto, il rischio di recidiva di sanguinamento è aumentato e spesso si preferiscono alternative o si adottano strategie protettive.

Un capitolo a parte riguarda gravidanza e allattamento, nonché l’età pediatrica. L’aspirina è generalmente sconsigliata nei bambini e adolescenti al di sotto di una certa età per il rischio di sindrome di Reye, una rara ma grave complicanza che colpisce fegato e cervello in associazione a infezioni virali. In gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, l’uso di acido acetilsalicilico può interferire con la chiusura del dotto arterioso fetale, aumentare il rischio di sanguinamento materno e fetale e prolungare il travaglio. Per questo, in queste fasi della vita, l’uso deve essere sempre deciso dal medico, valutando attentamente rischi e benefici.

Effetti collaterali comuni

Gli effetti collaterali dell’aspirina dipendono dalla dose, dalla durata del trattamento e dalla suscettibilità individuale. Tra i più frequenti ci sono i disturbi gastrointestinali: nausea, bruciore di stomaco, dolore epigastrico, digestione difficile. Questi sintomi sono legati all’azione irritante diretta sulla mucosa gastrica e alla riduzione delle prostaglandine protettive dello stomaco, che normalmente contribuiscono a mantenere integra la barriera mucosa. In alcune persone, soprattutto se assumono il farmaco a stomaco vuoto o per periodi prolungati, questi disturbi possono diventare molto fastidiosi e portare alla sospensione del trattamento.

Un effetto avverso più serio, ma purtroppo non raro, è il sanguinamento gastrointestinale, che può manifestarsi con vomito di sangue, feci nere e maleodoranti (melena) o anemia da perdita cronica di sangue. Il rischio aumenta con l’età avanzata, con la presenza di ulcera pregressa, con l’uso concomitante di altri FANS, cortisonici, anticoagulanti o antiaggreganti, e con il consumo abituale di alcol. Anche a basse dosi, l’aspirina riduce l’aggregazione piastrinica e quindi la capacità del sangue di coagulare, rendendo più probabili emorragie non solo a livello digestivo ma anche in altri distretti, come il cervello (emorragia intracranica) in persone predisposte.

Le reazioni allergiche rappresentano un altro capitolo importante. Possono variare da manifestazioni cutanee lievi, come orticaria e prurito, fino a quadri più gravi con edema del volto e delle vie aeree, difficoltà respiratoria, broncospasmo e, nei casi estremi, shock anafilattico. Chi ha già avuto una reazione di questo tipo all’aspirina o ad altri FANS non dovrebbe più assumere il farmaco. Nei soggetti asmatici, anche in assenza di una vera allergia, l’aspirina può scatenare crisi respiratorie per un meccanismo legato alla modulazione delle prostaglandine e dei leucotrieni, mediatori dell’infiammazione bronchiale.

Altri effetti indesiderati, meno frequenti ma da conoscere, includono cefalea, vertigini, ronzio alle orecchie (tinnito), soprattutto a dosi elevate, che possono essere segni di “salicilismo”, una forma di tossicità da accumulo di salicilati. In rari casi si possono osservare alterazioni della funzionalità epatica o renale, reazioni cutanee gravi e, nei bambini, la già citata sindrome di Reye se l’aspirina viene usata in corso di infezioni virali come influenza o varicella. Per questo è essenziale non considerare l’aspirina un semplice “farmaco da banco innocuo”, ma un medicinale con un profilo di rischio-beneficio che va sempre valutato.

Interazioni farmacologiche

L’aspirina può interagire con numerosi altri farmaci, modificandone l’efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. Una delle interazioni più rilevanti è quella con gli anticoagulanti orali (come warfarin e altri farmaci che “fluidificano” il sangue) e con le eparine: l’effetto combinato sull’emostasi (il sistema che controlla la coagulazione) può aumentare in modo significativo il rischio di sanguinamenti, sia gastrointestinali sia in altri organi. Anche l’associazione con altri antiaggreganti piastrinici, spesso usata in cardiologia, richiede un attento monitoraggio medico, perché pur essendo talvolta necessaria, espone a un rischio emorragico maggiore.

Un’altra interazione importante riguarda l’uso concomitante di altri FANS (come ibuprofene, naprossene e simili). L’assunzione combinata può aumentare il rischio di danno gastrico e renale, oltre a interferire con l’effetto antiaggregante dell’aspirina a basse dosi se i farmaci vengono assunti in determinati orari ravvicinati. Anche i cortisonici sistemici (come il prednisone) possono potenziare il rischio di ulcera e sanguinamento quando usati insieme all’aspirina, motivo per cui spesso si valuta la necessità di una protezione gastrica nei pazienti che devono assumere queste combinazioni per periodi prolungati.

Esistono poi interazioni con alcuni farmaci usati in ambito reumatologico e oncologico, come il metotrexato: l’aspirina può ridurne l’eliminazione renale, aumentando i livelli nel sangue e quindi la tossicità, soprattutto a dosi medio-alte di metotrexato. Anche alcuni antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), possono aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale quando associati all’aspirina, per un effetto combinato sulla funzione piastrinica e sulla mucosa gastrica. Per questo è importante che il medico conosca tutte le terapie in corso prima di prescrivere o confermare l’uso di acido acetilsalicilico.

Non vanno dimenticate le possibili interazioni con l’alcol, che di per sé irrita la mucosa gastrica e può alterare la coagulazione. L’assunzione regolare o eccessiva di bevande alcoliche insieme all’aspirina aumenta il rischio di gastrite erosiva, ulcera e sanguinamenti digestivi. Anche alcuni integratori e prodotti di erboristeria con effetto anticoagulante o antiaggregante (come ginkgo biloba, aglio ad alte dosi, ginseng) possono teoricamente potenziare il rischio emorragico se assunti insieme all’aspirina. Per questo, prima di iniziare o proseguire una terapia con acido acetilsalicilico, è prudente informare il medico o il farmacista di tutti i farmaci, integratori e rimedi naturali utilizzati, evitando il “fai da te”.

Alternative all’aspirina

Per molte delle indicazioni più comuni dell’aspirina, come il trattamento di dolore lieve-moderato e febbre, esistono alternative farmacologiche che possono essere più sicure in determinate categorie di persone. Il paracetamolo, ad esempio, è spesso preferito come antipiretico e analgesico nei soggetti con rischio aumentato di sanguinamento gastrointestinale o che non tollerano i FANS, purché venga rispettato il dosaggio massimo giornaliero per evitare danni al fegato. Altri FANS diversi dall’aspirina possono essere utilizzati per il dolore di tipo infiammatorio, ma anch’essi hanno un profilo di rischio gastrointestinale e renale che va valutato caso per caso, soprattutto negli anziani e in chi assume altri farmaci.

Per quanto riguarda la prevenzione cardiovascolare, l’aspirina a basse dosi è un cardine nella prevenzione “secondaria”, cioè in persone che hanno già avuto un infarto, un ictus ischemico o hanno una malattia coronarica documentata. In questi casi, eventuali alternative o modifiche della terapia devono essere decise esclusivamente dal cardiologo o dal medico curante, che può valutare l’uso di altri antiaggreganti piastrinici o combinazioni di farmaci in base al profilo di rischio individuale. Nella prevenzione “primaria”, cioè in chi non ha ancora avuto eventi cardiovascolari, l’uso di aspirina è oggi molto più selettivo e spesso si preferisce intervenire su altri fattori di rischio (pressione, colesterolo, fumo, peso) piuttosto che iniziare una terapia antiaggregante cronica.

Esistono inoltre strategie non farmacologiche che possono ridurre la necessità di assumere aspirina per sintomi ricorrenti. Nel caso di cefalee episodiche lievi, ad esempio, possono essere utili misure come una corretta idratazione, il sonno regolare, la riduzione di caffeina e alcol, tecniche di rilassamento e gestione dello stress. Per dolori muscoloscheletrici lievi, fisioterapia, esercizio fisico mirato, impacchi caldi o freddi e correzione di posture scorrette possono contribuire a ridurre il ricorso ai farmaci. Naturalmente, queste strategie non sostituiscono il parere medico, ma possono affiancarlo in un approccio più globale.

In alcune condizioni specifiche, come la prevenzione di trombosi in pazienti con fibrillazione atriale o con protesi valvolari, l’aspirina non è il farmaco di prima scelta e vengono utilizzati anticoagulanti orali specifici. Anche in questo ambito, la scelta del farmaco più adatto, della dose e della durata della terapia è complessa e deve essere affidata allo specialista, che terrà conto di età, funzione renale, rischio di sanguinamento e altre comorbidità. È importante non sospendere né sostituire autonomamente l’aspirina con altri farmaci “simili” senza una valutazione medica, perché si rischia di perdere la protezione cardiovascolare o, al contrario, di aumentare inutilmente il rischio di emorragia.

Consigli per l’uso sicuro

Per ridurre i rischi legati all’uso di aspirina è fondamentale seguire alcune regole di base. Prima di tutto, non assumere il farmaco per periodi prolungati o a dosi superiori a quelle indicate nel foglietto illustrativo senza aver consultato il medico. L’uso occasionale per un mal di testa o una febbre isolata in un adulto sano è diverso dall’assunzione quotidiana a lungo termine, che richiede una valutazione del rapporto rischio-beneficio e un monitoraggio periodico. È sempre consigliabile leggere con attenzione il foglietto illustrativo, prestando particolare attenzione alle sezioni su controindicazioni, avvertenze speciali e interazioni con altri medicinali.

Un altro consiglio importante è informare sempre il medico e il farmacista di tutte le terapie in corso, inclusi farmaci da banco, integratori e prodotti erboristici. Questo permette di identificare possibili interazioni pericolose e di evitare duplicazioni di farmaci con meccanismo simile. In caso di storia di ulcera, sanguinamenti gastrointestinali, malattie epatiche o renali, asma, disturbi della coagulazione o allergie a FANS, è essenziale segnalare queste condizioni prima di iniziare l’aspirina. In alcune situazioni, il medico può decidere di associare una protezione gastrica o di optare per un farmaco alternativo con un profilo di sicurezza più favorevole.

Dal punto di vista pratico, può essere utile assumere l’aspirina durante o dopo i pasti per ridurre l’irritazione gastrica, salvo diversa indicazione medica. È bene evitare il consumo eccessivo di alcol durante il trattamento, perché aumenta il rischio di danni allo stomaco e al fegato. Se compaiono sintomi come dolore addominale intenso, vomito di sangue, feci nere, difficoltà respiratoria, gonfiore del volto o della lingua, eruzioni cutanee diffuse o altri segni di possibile reazione grave, è necessario sospendere il farmaco e rivolgersi immediatamente a un medico o al pronto soccorso.

Infine, è importante non iniziare né interrompere una terapia cronica con aspirina (ad esempio per il cuore) senza averne discusso con il medico. Sospendere bruscamente il farmaco in persone ad alto rischio cardiovascolare può aumentare la probabilità di eventi come infarto o ictus, mentre iniziarlo di propria iniziativa, soprattutto in età avanzata e in assenza di una chiara indicazione, può esporre a un rischio di sanguinamento non giustificato. Un confronto periodico con il medico curante o con lo specialista permette di rivalutare nel tempo l’opportunità di proseguire, modificare o sospendere la terapia in base all’evoluzione dello stato di salute e alle più recenti evidenze scientifiche.

In sintesi, l’aspirina è un farmaco prezioso ma non privo di rischi: non può essere considerata adatta a tutti e in ogni situazione. Conoscere le principali controindicazioni, gli effetti collaterali più frequenti, le interazioni con altri medicinali e le possibili alternative consente di usarla in modo più consapevole e sicuro. In caso di dubbi, condizioni croniche, gravidanza, età avanzata o terapie complesse, è sempre opportuno confrontarsi con il medico o il farmacista prima di assumere o modificare qualsiasi trattamento a base di acido acetilsalicilico.

Per approfondire

Salicylic Acid (Aspirin) – StatPearls (NIH) offre una panoramica clinica dettagliata su farmacologia, indicazioni, controindicazioni ed effetti avversi dell’aspirina, utile per comprendere meglio i meccanismi alla base dei rischi descritti.

Aspirin Use to Prevent Cardiovascular Disease – USPSTF Recommendation riassume le raccomandazioni aggiornate sull’uso dell’aspirina nella prevenzione cardiovascolare primaria, con particolare attenzione al bilancio rischi-benefici negli adulti di diverse fasce d’età.

Aspirin use may be widespread despite new guidelines – NIH discute come l’uso quotidiano di aspirina rimanga diffuso nonostante linee guida più restrittive, evidenziando l’importanza di decisioni terapeutiche condivise con il medico.

Aspirina – Scheda tecnica (Torrinomedica) riprende in modo sistematico le informazioni della scheda tecnica AIFA, con un elenco completo di controindicazioni, avvertenze speciali e possibili interazioni farmacologiche.

Acido acetilsalicilico – Humanitas Gavazzeni propone una scheda divulgativa in italiano che sintetizza indicazioni, controindicazioni e precauzioni d’uso dell’aspirina, particolarmente utile per pazienti e familiari.