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Le compresse sono una delle forme farmaceutiche più utilizzate al mondo: piccole, pratiche da trasportare, facili da conservare e, nella maggior parte dei casi, semplici da assumere. Dietro un gesto apparentemente banale, come ingerire una compressa con un sorso d’acqua, si nasconde però un lavoro complesso di progettazione farmaceutica, che ha l’obiettivo di rilasciare il principio attivo nel punto giusto dell’organismo, al momento giusto e nella quantità corretta.
Capire a cosa servono le compresse, quali tipi esistono, come funzionano nell’organismo e come assumerle in modo corretto è fondamentale per usare i farmaci in sicurezza e ottenere il massimo beneficio dalla terapia. Questa guida offre una panoramica completa e divulgativa, utile sia a chi non ha formazione sanitaria sia a chi, come studente o professionista, desidera un ripasso strutturato sui principali aspetti farmacologici legati alle compresse.
Tipi di compresse
Con il termine “compressa” si indica una forma farmaceutica solida per uso orale, ottenuta comprimendo una miscela di sostanze in uno stampo. Non tutte le compresse, però, sono uguali: esistono numerose varianti progettate per rispondere a esigenze terapeutiche diverse. Le compresse a rilascio immediato sono le più comuni: una volta ingerite, si disgregano rapidamente nello stomaco o nell’intestino, liberando il principio attivo che viene poi assorbito. Accanto a queste troviamo compresse rivestite, gastroresistenti, a rilascio modificato o prolungato, masticabili, orodispersibili e sublinguali, ciascuna con caratteristiche specifiche.
Le compresse rivestite sono ricoperte da uno strato esterno (film o zuccherino) che può avere diverse funzioni: proteggere il principio attivo dalla luce o dall’umidità, mascherare un sapore sgradevole, facilitare la deglutizione o ridurre l’irritazione gastrica. Le compresse gastroresistenti, invece, sono progettate per resistere all’ambiente acido dello stomaco e sciogliersi solo nell’intestino: questo è utile quando il principio attivo verrebbe inattivato dall’acidità gastrica o quando si vuole ridurre il contatto con la mucosa dello stomaco. Esistono poi compresse a rilascio modificato o prolungato, che rilasciano il farmaco lentamente nel tempo, permettendo spesso somministrazioni meno frequenti e concentrazioni più stabili nel sangue. Un esempio pratico sono molte compresse a rilascio prolungato usate nelle terapie croniche cardiovascolari, come alcune formulazioni di beta-bloccanti. Per capire meglio l’uso di una specifica compressa in questo ambito, può essere utile consultare una scheda dedicata alle compresse di Seloken e le loro indicazioni terapeutiche.
Le compresse masticabili sono pensate per essere masticate prima di essere deglutite: spesso hanno aromi gradevoli e sono utilizzate, ad esempio, per integratori o farmaci destinati a chi ha difficoltà a deglutire compresse intere. Le compresse orodispersibili si sciolgono rapidamente in bocca, a contatto con la saliva, senza necessità di acqua: sono utili in situazioni in cui non è possibile bere facilmente o in pazienti che non riescono a deglutire. Le compresse sublinguali, infine, vengono poste sotto la lingua e si sciolgono rilasciando il principio attivo che viene assorbito direttamente attraverso la mucosa orale, con un effetto spesso più rapido e bypassando in parte il passaggio attraverso il fegato (metabolismo di primo passaggio).
Ogni tipo di compressa è quindi il risultato di una scelta tecnologica precisa, che tiene conto delle caratteristiche del principio attivo (stabilità, solubilità, sensibilità all’acidità), della patologia da trattare (acuta o cronica, necessità di effetto rapido o prolungato) e delle esigenze del paziente (aderenza alla terapia, difficoltà di deglutizione, preferenze). È importante sottolineare che non si possono considerare intercambiabili, dal punto di vista dell’uso, compresse con profili di rilascio diversi: una compressa a rilascio immediato non va assunta come se fosse a rilascio prolungato e viceversa. Per questo è essenziale leggere sempre il foglio illustrativo e seguire le indicazioni del medico o del farmacista.
Un’altra distinzione riguarda le compresse contenenti un solo principio attivo e quelle a dose fissa combinata, che associano due o più principi attivi nella stessa unità. Queste ultime sono frequenti, ad esempio, in ambito cardiovascolare o psichiatrico, per semplificare la terapia e migliorare l’aderenza, riducendo il numero di compresse giornaliere. Anche in questo caso, però, la presenza di più principi attivi richiede particolare attenzione a interazioni, controindicazioni e possibili effetti collaterali, che vanno sempre discussi con il professionista sanitario.
Come funzionano le compresse
Il funzionamento di una compressa nell’organismo può essere descritto in tre fasi principali: disgregazione, dissoluzione e assorbimento. Dopo l’ingestione, la compressa raggiunge lo stomaco, dove, a seconda del tipo, può iniziare a disgregarsi in particelle più piccole. Questo processo è favorito dalla presenza di eccipienti disgreganti e dai movimenti peristaltici del tratto gastrointestinale. Una volta disgregata, il principio attivo inizia a dissolversi nei fluidi gastrointestinali: solo in forma disciolta, infatti, può attraversare le membrane biologiche ed essere assorbito nel circolo sanguigno.
L’assorbimento avviene principalmente a livello dell’intestino tenue, dove la superficie di contatto è molto ampia. Da qui, il principio attivo entra nel circolo portale e raggiunge il fegato, dove può subire un primo metabolismo (cosiddetto metabolismo di primo passaggio) prima di arrivare alla circolazione sistemica. La velocità e l’entità di questi processi dipendono da molte variabili: caratteristiche chimico-fisiche del principio attivo (lipofilia, grado di ionizzazione), formulazione della compressa (rilascio immediato o modificato), presenza di cibo nello stomaco, motilità intestinale, eventuali patologie gastrointestinali. Alcune compresse sono progettate proprio per modulare questi passaggi, ad esempio rallentando la dissoluzione per ottenere un rilascio prolungato nel tempo.
Le compresse gastroresistenti, come accennato, sono rivestite con polimeri che non si sciolgono in ambiente acido ma solo a pH più elevato, tipico dell’intestino tenue. In questo modo, il principio attivo viene protetto dall’acidità gastrica e rilasciato più distalmente. Le compresse sublinguali, invece, sfruttano un meccanismo diverso: il principio attivo viene assorbito direttamente attraverso la mucosa orale, entrando nel circolo sistemico senza passare inizialmente dal fegato. Questo consente un effetto più rapido e, in alcuni casi, una maggiore biodisponibilità. Un esempio di farmaco in compresse che richiede particolare attenzione al meccanismo di azione e alle modalità di assunzione è rappresentato da alcuni medicinali combinati per disturbi gastrointestinali e ansia, come illustrato nelle informazioni sulle compresse di Valpinax e il loro impiego clinico.
Un aspetto spesso sottovalutato è il ruolo degli eccipienti nel funzionamento delle compresse. Oltre al principio attivo, infatti, una compressa contiene sostanze che ne determinano la compattezza, la velocità di disgregazione, la stabilità nel tempo, il sapore, il colore e la protezione dall’umidità. Eccipienti come amidi modificati, cellulosa microcristallina, polimeri idrofili o idrofobi, lubrificanti e tensioattivi contribuiscono a modulare il rilascio del farmaco. In alcune formulazioni a rilascio prolungato, ad esempio, la compressa forma una sorta di “matrice” che si gonfia a contatto con i fluidi gastrointestinali, rilasciando gradualmente il principio attivo.
Infine, è importante ricordare che il funzionamento ottimale di una compressa presuppone che venga assunta nel modo previsto dal produttore: ingerita intera se così indicato, con un’adeguata quantità di acqua, rispettando gli orari rispetto ai pasti quando specificato. Modificare la compressa (tagliarla, frantumarla, masticarla quando non previsto) può alterare profondamente i tempi di disgregazione e dissoluzione, con conseguenze sulla quantità di farmaco assorbita e sulla sicurezza della terapia. Per questo, in caso di dubbi, è sempre opportuno chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di cambiare il modo di assumere una compressa.
Benefici delle compresse
Le compresse rappresentano una delle forme farmaceutiche più diffuse perché offrono numerosi vantaggi sia per il paziente sia per il sistema sanitario. Dal punto di vista pratico, sono facili da trasportare, conservare e dosare: ogni compressa contiene una quantità definita di principio attivo, riducendo il rischio di errori di dosaggio rispetto, ad esempio, a soluzioni liquide da misurare. La stabilità chimico-fisica dei principi attivi è spesso migliore nelle forme solide, il che consente una maggiore durata di conservazione e una minore sensibilità a variazioni di temperatura e luce, se correttamente confezionate.
Un altro beneficio importante è la possibilità di progettare compresse con profili di rilascio specifici, come quelle a rilascio prolungato o modificato. Queste formulazioni permettono di mantenere concentrazioni plasmatiche più stabili del farmaco, riducendo i picchi e le cadute di concentrazione che possono essere associati a effetti collaterali o perdita di efficacia. Inoltre, consentono spesso di ridurre il numero di somministrazioni giornaliere (ad esempio da tre volte al giorno a una sola), migliorando l’aderenza alla terapia, soprattutto nei pazienti con patologie croniche che assumono molti farmaci contemporaneamente.
Le compresse offrono anche vantaggi in termini di accettabilità da parte del paziente. Molte persone preferiscono assumere una compressa piuttosto che una soluzione dal sapore sgradevole o un’iniezione. Le compresse rivestite o orodispersibili possono mascherare sapori amari e rendere l’assunzione più gradevole. Inoltre, la possibilità di sviluppare compresse masticabili o orodispersibili facilita la somministrazione in bambini più grandi, anziani o persone con difficoltà lievi di deglutizione, pur con le dovute cautele e sempre seguendo le indicazioni del foglio illustrativo.
Dal punto di vista regolatorio e della qualità, le compresse sono una forma farmaceutica ben standardizzata. Questo è particolarmente rilevante quando si parla di farmaci equivalenti: per essere considerato equivalente, un medicinale deve avere la stessa forma farmaceutica, via di somministrazione, dosaggio e modalità di rilascio del medicinale di riferimento. Ciò significa che una compressa equivalente, a rilascio immediato, deve comportarsi in modo sovrapponibile alla compressa di marca corrispondente in termini di assorbimento e disponibilità del principio attivo. Questo contribuisce a garantire continuità terapeutica e possibilità di scelta, nel rispetto degli standard di qualità, sicurezza ed efficacia.
Infine, le compresse consentono una certa flessibilità nella gestione della terapia, ad esempio attraverso l’uso di compresse divisibili quando previsto dal produttore. Alcune compresse sono dotate di una linea di frattura che indica la possibilità di dividerle per ottenere dosi più basse o per facilitare la deglutizione. Tuttavia, questa possibilità esiste solo quando esplicitamente indicata nel foglio illustrativo: non tutte le compresse possono essere divise senza alterare il profilo di rilascio o la stabilità del farmaco. Anche questo aspetto rientra tra i benefici delle compresse, purché l’uso sia consapevole e guidato da indicazioni professionali.
Effetti collaterali delle compresse
Gli effetti collaterali associati alle compresse dipendono principalmente dal principio attivo contenuto, ma possono riguardare anche gli eccipienti o il modo in cui la compressa viene assunta. Gli effetti sistemici, cioè quelli che interessano l’intero organismo, sono legati all’azione farmacologica del principio attivo: ad esempio, un antinfiammatorio non steroideo in compressa può causare disturbi gastrointestinali, un antipertensivo può determinare cali di pressione, un ansiolitico può provocare sonnolenza. Questi effetti sono in genere descritti nel foglio illustrativo e devono essere valutati dal medico in rapporto ai benefici attesi dalla terapia.
Esistono poi effetti collaterali locali, legati al contatto diretto della compressa o del principio attivo con le mucose del tratto gastrointestinale. Alcune compresse, se assunte con poca acqua o in posizione sdraiata, possono rimanere bloccate nell’esofago e causare irritazione, dolore retrosternale o, nei casi più gravi, lesioni esofagee. Altri farmaci possono irritare la mucosa gastrica, soprattutto se assunti a stomaco vuoto o in pazienti predisposti. Per ridurre questi rischi, è generalmente raccomandato assumere le compresse in posizione eretta o seduta, con un bicchiere abbondante d’acqua, e rispettare le indicazioni su assunzione a stomaco pieno o vuoto.
Un ulteriore capitolo riguarda le reazioni di ipersensibilità o allergiche, che possono essere dovute sia al principio attivo sia agli eccipienti (ad esempio coloranti, conservanti, lattosio, amidi di origine specifica). Queste reazioni possono manifestarsi con sintomi cutanei (rash, prurito, orticaria), respiratori o, nei casi più gravi, con reazioni anafilattiche. Chi ha una storia di allergie note a determinati eccipienti dovrebbe sempre leggere con attenzione la composizione della compressa e informare il medico o il farmacista, in modo da scegliere un prodotto alternativo privo di quella sostanza.
La manipolazione impropria delle compresse può a sua volta generare effetti indesiderati. Frantumare o dividere compresse a rilascio modificato, gastroresistenti o con rivestimenti particolari può determinare un rilascio troppo rapido del principio attivo, con possibili picchi di concentrazione nel sangue e aumento del rischio di effetti collaterali, oppure una perdita di protezione per lo stomaco. Inoltre, la polvere liberata dalla frantumazione può essere irritante per la pelle, gli occhi o le vie respiratorie, soprattutto per chi manipola frequentemente i farmaci (caregiver, operatori sanitari). Per questo motivo, la manipolazione delle compresse dovrebbe avvenire solo quando strettamente necessario e secondo indicazioni precise.
Infine, va ricordato che gli effetti collaterali possono essere più frequenti o più gravi in alcune categorie di pazienti, come anziani, persone con insufficienza renale o epatica, pazienti politerapici (che assumono molti farmaci contemporaneamente) o con patologie croniche complesse. In questi casi, la valutazione del rapporto rischio/beneficio e il monitoraggio degli effetti indesiderati richiedono particolare attenzione. Qualsiasi sintomo nuovo o inatteso che compaia dopo l’inizio di una terapia in compresse dovrebbe essere riferito al medico, che potrà decidere se modificare la dose, cambiare farmaco o adottare misure di supporto.
Come assumere correttamente le compresse
Assumere correttamente le compresse è fondamentale per garantire efficacia e sicurezza della terapia. Il primo principio è rispettare scrupolosamente le indicazioni del medico e del foglio illustrativo in termini di dose, frequenza e durata del trattamento. Non bisogna mai modificare di propria iniziativa la quantità di compresse assunte, né interrompere bruscamente una terapia cronica senza averne discusso con il professionista sanitario, perché ciò può comportare ricadute della malattia o effetti di sospensione. È altrettanto importante non assumere compresse prescritte ad altre persone, anche se i sintomi sembrano simili, perché ogni terapia è calibrata su condizioni cliniche specifiche.
Dal punto di vista pratico, la maggior parte delle compresse va ingerita intera, con un bicchiere abbondante d’acqua (circa 150–200 ml), in posizione seduta o eretta, per facilitare il passaggio attraverso l’esofago e ridurre il rischio che si blocchi lungo il tragitto. Alcune compresse possono essere assunte a stomaco pieno per ridurre l’irritazione gastrica o migliorare l’assorbimento, mentre altre richiedono lo stomaco vuoto per evitare interazioni con il cibo: queste informazioni sono sempre riportate nel foglio illustrativo e vanno seguite con attenzione. In caso di dubbi sull’orario migliore per l’assunzione (mattino, sera, prima o dopo i pasti), è consigliabile chiedere chiarimenti al medico o al farmacista.
Un altro aspetto cruciale riguarda la tentazione di tagliare, schiacciare o masticare le compresse per facilitarne l’assunzione. Questo è consentito solo quando espressamente indicato: ad esempio, compresse masticabili, orodispersibili o divisibili con linea di frattura e specifica autorizzazione nel foglio illustrativo. In tutti gli altri casi, modificare la forma della compressa può alterare il profilo di rilascio del farmaco, riducendone l’efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. In pazienti con difficoltà di deglutizione, è spesso possibile valutare alternative come forme liquide, gocce, sospensioni o altre vie di somministrazione, da concordare con il medico.
Per migliorare l’aderenza alla terapia, soprattutto quando si assumono molte compresse al giorno, possono essere utili strumenti organizzativi come i portapillole settimanali, le sveglie sul telefono o le app promemoria. È importante, tuttavia, conservare sempre i farmaci nelle confezioni originali o, se si utilizzano portapillole, mantenere un riferimento chiaro al nome del medicinale e al dosaggio, per evitare scambi o errori. Le compresse vanno conservate secondo le indicazioni riportate sulla confezione (ad esempio, al riparo da luce e umidità, a temperatura ambiente), evitando di trasferirle in contenitori non idonei o di lasciarle esposte al calore eccessivo, come in auto d’estate.
Infine, è buona norma tenere un elenco aggiornato di tutte le compresse e degli altri farmaci assunti, inclusi integratori e prodotti da banco, da mostrare al medico o al farmacista in occasione di visite o prescrizioni. Questo aiuta a individuare possibili interazioni, duplicazioni terapeutiche o sovrapposizioni di principi attivi. In caso di dimenticanza di una dose, non bisogna mai raddoppiare la dose successiva per “recuperare”, a meno che non sia specificamente indicato dal medico: nella maggior parte dei casi, si assume la dose successiva all’orario previsto e si segnala l’episodio al professionista, soprattutto se le dimenticanze sono frequenti.
In sintesi, le compresse sono una forma farmaceutica centrale nella pratica clinica quotidiana, progettata per offrire un equilibrio tra efficacia, sicurezza, praticità e accettabilità per il paziente. Conoscere i diversi tipi di compresse, il loro funzionamento nell’organismo, i benefici e i potenziali effetti collaterali permette di usarle in modo più consapevole e responsabile. Un’assunzione corretta, nel rispetto delle indicazioni del medico e del foglio illustrativo, è essenziale per ottenere il massimo beneficio dalla terapia e ridurre i rischi legati a errori di uso o manipolazione impropria.
Per approfondire
Ministero della Salute – Raccomandazione sulla manipolazione delle forme orali solide – Documento ufficiale che illustra rischi e indicazioni pratiche sulla frantumazione, divisione e manipolazione di compresse e altre forme solide per uso orale.
AIFA – Farmaci equivalenti – Scheda informativa che spiega i requisiti dei farmaci equivalenti, inclusa la necessità di avere la stessa forma farmaceutica (ad esempio compresse) e modalità di rilascio del medicinale di riferimento.
Ministero della Salute – Approfondimento sulla sicurezza nella manipolazione dei farmaci – Ulteriori chiarimenti sui contesti clinici in cui si ricorre alla manipolazione delle compresse e sulle cautele da adottare per proteggere pazienti e operatori.
Agenzia Italiana del Farmaco – Informazioni per cittadini e professionisti sui medicinali equivalenti – Risorse utili per comprendere l’intercambiabilità tra compresse di marca ed equivalenti e il significato di bioequivalenza.
