Che cos’è il cortisone, quando si usa e come assumerlo in sicurezza?

Uso, indicazioni, rischi ed effetti collaterali del cortisone e dei corticosteroidi

Il termine “cortisone” viene spesso usato in modo generico per indicare tutti i farmaci cortisonici o corticosteroidi, potenti antinfiammatori e immunosoppressori. Sono medicinali fondamentali in molte malattie, ma richiedono attenzione: dosi, durata e modalità di assunzione devono essere stabilite dal medico, perché un uso scorretto può causare effetti indesiderati anche importanti.

Questa guida spiega in modo chiaro che cos’è il cortisone, in quali situazioni viene prescritto, come assumerlo in sicurezza (orari, stomaco pieno o vuoto, durata delle terapie), quanto tempo impiega a fare effetto, quali sono i principali effetti collaterali e perché spesso è necessaria una sospensione graduale, con un focus particolare anche sull’uso nei bambini.

Indicazioni terapeutiche del cortisone e differenze tra i vari farmaci

Con “cortisone” si indica propriamente il cortisone acetato, un corticosteroide di sintesi che imita l’azione del cortisolo, l’ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. Nella pratica clinica, però, il termine viene usato in senso ampio per indicare tutti i corticosteroidi sistemici (per bocca o iniezione) e topici (creme, pomate, spray, colliri). Questi farmaci hanno un potente effetto antinfiammatorio e immunosoppressore: riducono il gonfiore, il rossore, il dolore e la risposta eccessiva del sistema immunitario, ma non agiscono sulla causa primaria della malattia (per esempio un’infezione batterica o virale), che va trattata con terapie specifiche quando necessario.

Le indicazioni terapeutiche dei cortisonici sono numerose. Tra le più frequenti: malattie reumatologiche e autoimmuni (come artrite reumatoide, lupus, vasculiti), riacutizzazioni di asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), reazioni allergiche gravi (per esempio edema della glottide, shock anafilattico in associazione ad altri farmaci), alcune malattie dermatologiche infiammatorie, malattie infiammatorie intestinali, patologie ematologiche e oncologiche, prevenzione e trattamento del rigetto nei trapianti, insufficienza surrenalica. In ambito ospedaliero, i corticosteroidi sistemici sono utilizzati anche nelle forme gravi di COVID-19 che richiedono ossigeno o ventilazione, sempre secondo protocolli specialistici. Per una panoramica più ampia sui diversi cortisonici disponibili è possibile consultare la sezione dedicata ai farmaci a base di cortisone e corticosteroidi.

È importante distinguere tra i vari principi attivi cortisonici. Oltre al cortisone acetato, molto usati sono prednisone e prednisolone (per bocca), metilprednisolone (orale e iniettabile), desametasone e betametasone (più potenti, spesso iniettabili o in compresse a dosi basse), idrocortisone (più vicino al cortisolo naturale, usato anche nell’insufficienza surrenalica). Ogni molecola ha una diversa potenza, durata d’azione e indicazioni preferenziali. Per esempio, il desametasone ha un’azione molto prolungata, mentre l’idrocortisone è più “corto” e viene spesso usato in situazioni in cui serve imitare il ritmo naturale del cortisolo. La scelta del farmaco non è intercambiabile “a occhio” e spetta sempre al medico.

Un’altra distinzione fondamentale riguarda la via di somministrazione. I cortisonici sistemici (compresse, gocce, sciroppi, iniezioni) agiscono su tutto l’organismo e sono quelli con maggior rischio di effetti collaterali sistemici, soprattutto se usati ad alte dosi o per periodi prolungati. I cortisonici topici (creme, unguenti, lozioni, spray nasali, inalatori per asma, colliri) agiscono prevalentemente nella sede di applicazione, con un assorbimento sistemico molto minore, ma non nullo, soprattutto se usati su aree estese, su pelle danneggiata o per tempi lunghi. Anche tra i topici esistono diverse potenze: per esempio, i corticosteroidi per dermatite atopica lieve non sono gli stessi usati per psoriasi estesa. In Italia, l’AIFA ha definito criteri specifici per la rimborsabilità dei corticosteroidi dermatologici topici nelle forme gravi e croniche.

Infine, è utile ricordare che esistono formulazioni e indicazioni specifiche per alcune patologie. Per l’asma e la BPCO si usano soprattutto corticosteroidi inalatori, spesso associati a broncodilatatori; per le malattie reumatologiche si preferiscono compresse o iniezioni sistemiche; per le dermatiti si utilizzano creme o unguenti; per le allergie nasali spray nasali; per alcune patologie oculari colliri cortisonici. In Italia, il cortisone acetato è inserito tra i medicinali di classe A rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale per determinate indicazioni, ma la prescrizione e l’eventuale esenzione dal ticket dipendono dalla diagnosi e dalle norme regionali. È quindi essenziale seguire le indicazioni del medico e non utilizzare cortisonici “avanzati” da precedenti terapie senza un nuovo controllo.

Come e quando assumere il cortisone: stomaco pieno o vuoto, orari e durata

La modalità di assunzione del cortisone per bocca (compresse, gocce, sciroppi) è cruciale per ridurre gli effetti indesiderati e massimizzare l’efficacia. In generale, i corticosteroidi sistemici vanno assunti al mattino, preferibilmente tra le 7 e le 9, perché questo orario si avvicina al picco naturale di produzione del cortisolo da parte dell’organismo. In questo modo si “rispetta” il ritmo circadiano e si riduce il rischio di soppressione eccessiva delle ghiandole surrenali e di disturbi del sonno. In alcune situazioni cliniche, tuttavia, il medico può prescrivere dosi suddivise in più somministrazioni durante la giornata o in orari diversi (per esempio nelle malattie reumatologiche con dolore notturno), e queste indicazioni vanno seguite con precisione.

Per quanto riguarda lo stomaco pieno o vuoto, nella pratica clinica si consiglia quasi sempre di assumere il cortisone durante o subito dopo la colazione, quindi a stomaco pieno o semi-pieno. Questo accorgimento aiuta a ridurre il rischio di irritazione gastrica, bruciore di stomaco e, nei soggetti predisposti, ulcera peptica. In pazienti con storia di ulcera, gastrite severa o che assumono contemporaneamente farmaci gastrolesivi (come FANS), il medico può associare un gastroprotettore, per esempio un inibitore di pompa protonica, da assumere con modalità specifiche. Per maggiori dettagli sui farmaci protettori gastrici è possibile consultare la scheda dedicata a un inibitore di pompa protonica come omeprazolo (Omeprazen).

La durata della terapia con cortisone varia enormemente a seconda della patologia: può andare da pochi giorni (per esempio per una riacutizzazione asmatica o una reazione allergica acuta) a settimane o mesi (per malattie autoimmuni, infiammatorie croniche, alcune patologie ematologiche). In generale, si cerca di utilizzare la dose minima efficace per il tempo più breve possibile, ma in alcune malattie croniche il cortisone può essere necessario a lungo termine, talvolta in associazione ad altri farmaci “di fondo” (immunosoppressori, biologici) che permettono di ridurne la dose. È fondamentale non modificare autonomamente la durata o la posologia: ridurre troppo presto o sospendere bruscamente può causare ricadute della malattia o sintomi da sospensione.

Un aspetto pratico spesso sottovalutato è la regolarità dell’assunzione. Il cortisone va preso ogni giorno alla stessa ora, secondo lo schema indicato. Se si dimentica una dose, la gestione dipende dal tipo di terapia: in molti casi, se ci si accorge del dimenticanza entro poche ore, si può assumere la compressa appena possibile; se invece è quasi ora della dose successiva, spesso si salta quella dimenticata senza raddoppiare. Tuttavia, queste sono indicazioni generali: in terapie ad alte dosi o in pazienti con insufficienza surrenalica, la gestione delle dosi dimenticate deve essere concordata con il medico. È utile tenere un promemoria scritto o un piano terapeutico, soprattutto quando si assumono più farmaci contemporaneamente.

Infine, va ricordato che la via di somministrazione condiziona le modalità pratiche: i cortisonici inalatori per asma e BPCO richiedono una tecnica di inalazione corretta (uso di distanziatori, risciacquo della bocca dopo l’uso per ridurre il rischio di candidosi orale), gli spray nasali vanno direzionati lateralmente e non verso il setto nasale, le creme e pomate vanno applicate in strato sottile e solo sulle aree indicate, evitando l’uso prolungato su viso e pieghe senza controllo medico. Anche per i cortisonici topici, la durata della terapia e la potenza del preparato devono essere stabilite dal medico o dallo specialista (dermatologo, allergologo, pneumologo), perché un uso eccessivo può causare assottigliamento cutaneo, smagliature e altri effetti locali.

Dopo quanto fa effetto il cortisone e quanto dura l’azione

Il tempo di insorgenza dell’effetto del cortisone dipende da diversi fattori: tipo di farmaco (cortisone, prednisone, desametasone, ecc.), via di somministrazione (orale, endovenosa, inalatoria, topica), dose e patologia trattata. In generale, i corticosteroidi sistemici per bocca iniziano a esercitare un effetto antinfiammatorio significativo entro poche ore: molti pazienti riferiscono un miglioramento di sintomi come dolore, gonfiore o respiro affannoso già entro 12–24 ore dall’inizio della terapia. Tuttavia, per alcune malattie croniche o severe (per esempio certe vasculiti o malattie autoimmuni) possono essere necessari alcuni giorni prima di osservare un beneficio clinico pieno, soprattutto se la dose iniziale è prudente e viene aumentata gradualmente.

I corticosteroidi iniettabili (per via endovenosa o intramuscolare) hanno in genere un esordio d’azione più rapido, motivo per cui vengono utilizzati nelle urgenze (reazioni allergiche gravi, riacutizzazioni asmatiche severe, alcune complicanze neurologiche o reumatologiche). In questi casi, il miglioramento può essere evidente anche nell’arco di poche ore. I cortisonici inalatori, usati per l’asma e la BPCO, non sono broncodilatatori “di salvataggio”: il loro effetto è prevalentemente di controllo dell’infiammazione bronchiale e si manifesta in giorni o settimane, riducendo la frequenza e la gravità delle crisi, ma non sostituiscono i farmaci a rapida azione (come i beta2-agonisti a breve durata) nelle situazioni acute.

La durata dell’azione varia molto tra le diverse molecole. Alcuni cortisonici sono definiti “a breve durata” (come l’idrocortisone), altri “a durata intermedia” (prednisone, prednisolone, metilprednisolone) e altri ancora “a lunga durata” (desametasone, betametasone). Questo significa che l’effetto farmacologico può protrarsi da circa 8–12 ore fino a oltre 24–36 ore, influenzando il numero di somministrazioni giornaliere e il rischio di soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Per esempio, il prednisone viene spesso somministrato in unica dose mattutina, mentre l’idrocortisone in insufficienza surrenalica può richiedere più dosi al giorno per imitare meglio il ritmo fisiologico del cortisolo.

È importante distinguere tra durata dell’effetto sintomatico (quanto a lungo il paziente percepisce sollievo) e durata dell’effetto biologico (quanto a lungo il farmaco continua a influenzare il sistema immunitario e l’asse ormonale). Anche quando i sintomi migliorano rapidamente, l’organismo può restare “sotto l’effetto” del cortisone per più tempo, motivo per cui la sospensione non può basarsi solo sul benessere soggettivo. Inoltre, alcuni effetti collaterali (come l’aumento della glicemia o della pressione arteriosa) possono manifestarsi anche dopo poche dosi, mentre altri (osteoporosi, cataratta, aumento di peso) compaiono tipicamente con terapie prolungate. Per approfondire le caratteristiche di un cortisonico orale molto usato, è possibile consultare la sezione dedicata al prednisone (Deltacortene e altri equivalenti).

Infine, va ricordato che la risposta individuale al cortisone è variabile: alcune persone rispondono molto rapidamente, altre in modo più lento o parziale. Fattori come età, peso, funzionalità epatica e renale, presenza di altre malattie (per esempio diabete, insufficienza cardiaca), farmaci concomitanti e gravità della patologia influenzano sia l’efficacia sia la tollerabilità. Per questo motivo, il medico può decidere di modificare la dose, cambiare molecola o associare altri farmaci se la risposta non è soddisfacente o se compaiono effetti indesiderati significativi. È importante riferire sempre al curante eventuali peggioramenti o mancati miglioramenti, senza aumentare autonomamente le dosi.

Effetti collaterali a breve e lungo termine, interazioni e precauzioni

I cortisonici sono farmaci estremamente utili, ma il loro uso, soprattutto se prolungato o ad alte dosi, è associato a numerosi possibili effetti collaterali. A breve termine, i più frequenti includono aumento dell’appetito, ritenzione di liquidi con gonfiore (edemi), aumento della pressione arteriosa, aumento della glicemia (soprattutto nei diabetici o predisposti), insonnia, agitazione o sbalzi dell’umore, bruciore di stomaco o dolore gastrico. Alcune persone possono notare arrossamento del viso, sudorazione aumentata, mal di testa. Questi effetti sono spesso dose-dipendenti e tendono a ridursi con la diminuzione della dose o la sospensione, ma vanno sempre riferiti al medico, soprattutto se intensi o improvvisi.

Gli effetti collaterali a lungo termine sono quelli che più preoccupano medici e pazienti e che richiedono un attento bilanciamento tra rischi e benefici. Tra i principali: osteoporosi e aumento del rischio di fratture, ridistribuzione del grasso corporeo (viso “a luna piena”, accumulo su tronco e dorso), aumento di peso, fragilità cutanea con comparsa di lividi e smagliature, cataratta e glaucoma, debolezza muscolare (miopatia), aumento del rischio di infezioni (per effetto immunosoppressivo), rallentamento della crescita nei bambini, alterazioni del ciclo mestruale. A livello endocrino, l’uso prolungato può sopprimere la produzione endogena di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, rendendo l’organismo dipendente dal farmaco e vulnerabile in caso di sospensione brusca o stress acuto (infezioni, interventi chirurgici).

Un capitolo importante riguarda le interazioni farmacologiche. I cortisonici possono interagire con numerosi medicinali: per esempio, l’associazione con FANS (come ibuprofene, diclofenac, ketoprofene) aumenta il rischio di ulcera e sanguinamento gastrointestinale; con alcuni diuretici può aumentare la perdita di potassio; con anticoagulanti orali può modificare l’effetto anticoagulante; con alcuni antidiabetici può rendere più difficile il controllo della glicemia. Inoltre, farmaci che influenzano gli enzimi epatici (come alcuni antiepilettici o antibiotici) possono aumentare o ridurre i livelli di cortisone nel sangue. È quindi essenziale che il medico conosca tutti i farmaci, integratori e prodotti da banco assunti dal paziente, compresi quelli a base di erbe.

Dal punto di vista delle precauzioni, prima di iniziare una terapia cortisonica prolungata il medico valuta la presenza di condizioni che richiedono particolare attenzione: diabete, ipertensione, osteoporosi, ulcera peptica, infezioni in atto o recenti (in particolare tubercolosi, infezioni fungine sistemiche), insufficienza cardiaca, malattie psichiatriche, glaucoma, cataratta. In alcuni casi, possono essere necessari esami di laboratorio e strumentali di base (emocromo, glicemia, assetto lipidico, funzionalità epatica e renale, densitometria ossea) e misure preventive (integrazione di calcio e vitamina D, terapia anti-osteoporotica, gastroprotezione, vaccinazioni aggiornate). È importante anche monitorare nel tempo peso, pressione arteriosa, glicemia e comparsa di eventuali sintomi sospetti (dolore addominale intenso, febbre, segni di infezione).

Un’ulteriore precauzione riguarda il rischio di infezioni e la risposta alle vaccinazioni. Poiché i cortisonici sopprimono il sistema immunitario, aumentano la suscettibilità a infezioni batteriche, virali e fungine e possono mascherarne i sintomi (per esempio febbre attenuata). In caso di febbre alta, tosse persistente, dolore addominale severo, sangue nelle feci, difficoltà respiratoria o altri sintomi importanti, è necessario contattare rapidamente il medico. Alcuni studi e segnalazioni hanno evidenziato un possibile aumento del rischio di pancreatite acuta con l’uso di cortisonici, motivo per cui un dolore addominale intenso e persistente va sempre valutato con urgenza. Per quanto riguarda i vaccini, quelli vivi attenuati sono generalmente controindicati durante terapie cortisoniche ad alte dosi, mentre i vaccini inattivati possono essere somministrati ma talvolta con risposta immunitaria ridotta: la pianificazione vaccinale va quindi discussa con il curante o con lo specialista.

Sospensione graduale, uso nei bambini e domande frequenti

Uno dei principi cardine nell’uso sicuro del cortisone è la sospensione graduale dopo terapie prolungate o ad alte dosi. L’organismo, esposto per settimane o mesi a corticosteroidi esogeni, riduce la propria produzione di cortisolo: se il farmaco viene interrotto bruscamente, le ghiandole surrenali possono non essere in grado di riprendere immediatamente una produzione adeguata, con rischio di insufficienza surrenalica acuta, una condizione potenzialmente grave caratterizzata da debolezza intensa, nausea, vomito, ipotensione, confusione. Per evitare questo, il medico programma un tapering, cioè una riduzione progressiva della dose (per esempio scalando di pochi milligrammi ogni alcuni giorni o settimane), adattata alla durata della terapia, alla dose iniziale e alla risposta clinica. È fondamentale non modificare autonomamente lo schema di riduzione.

Durante la fase di scalaggio, è possibile che alcuni sintomi della malattia di base tendano a riaffacciarsi (per esempio dolore articolare, affanno, prurito cutaneo). In questi casi, il medico può decidere di rallentare la riduzione, mantenere una dose “di mantenimento” più alta del previsto o introdurre/ottimizzare altri farmaci di fondo per controllare l’infiammazione. È importante distinguere tra sintomi di riacutizzazione della malattia e sintomi da sospensione (stanchezza, dolori muscolari diffusi, malessere generale), che possono comparire anche quando la malattia è sotto controllo. Per questo, il dialogo continuo con il curante è essenziale: ogni variazione significativa dello stato di salute durante lo scalaggio va segnalata.

L’uso del cortisone nei bambini richiede particolare prudenza, ma non va demonizzato: in molte condizioni (asma, laringospasmo, allergie gravi, alcune malattie reumatologiche o nefrologiche) i cortisonici sono farmaci salvavita o comunque fondamentali per prevenire complicanze. Nei bambini, però, l’esposizione prolungata a corticosteroidi sistemici può rallentare la crescita in altezza, aumentare il rischio di osteoporosi, favorire aumento di peso e alterazioni metaboliche. Per questo, si tende a utilizzare la dose minima efficace per il tempo più breve possibile, privilegiando quando possibile le vie di somministrazione locali (per esempio inalatori per l’asma) e monitorando nel tempo crescita staturo-ponderale, pressione arteriosa e parametri di laboratorio. I cortisonici inalatori, se usati alle dosi raccomandate, hanno un profilo di sicurezza migliore rispetto alle terapie sistemiche, ma non sono del tutto privi di effetti sistemici.

Tra le domande frequenti dei pazienti, alcune ricorrono spesso. “Il cortisone fa sempre ingrassare?”: l’aumento di peso è più probabile con terapie prolungate e ad alte dosi, soprattutto se non si presta attenzione all’alimentazione (ridurre zuccheri semplici e sale, preferire cibi freschi, controllare le porzioni) e all’attività fisica compatibile con la propria condizione. “Posso bere alcol mentre prendo cortisone?”: un consumo moderato e occasionale può essere tollerato in molti casi, ma l’alcol aumenta il rischio di irritazione gastrica e interferisce con numerose patologie e farmaci; è prudente discuterne con il medico, soprattutto in caso di terapie prolungate. “Posso prendere cortisone in gravidanza o allattamento?”: in alcune situazioni è possibile e talvolta necessario, ma la valutazione è strettamente individuale e deve essere fatta da ginecologo e specialista, scegliendo molecola, dose e durata più sicure.

Altre domande riguardano la vita quotidiana con il cortisone: “Posso fare sport?”: in assenza di controindicazioni specifiche (per esempio osteoporosi severa, rischio di fratture, cardiopatie), l’attività fisica moderata è spesso raccomandata per contrastare aumento di peso, perdita di massa muscolare e osteoporosi, ma va adattata alla malattia di base e concordata con il medico. “Devo seguire una dieta particolare?”: in generale si consiglia di limitare sale (per ridurre ritenzione idrica e pressione), zuccheri semplici (per controllare glicemia e peso), grassi saturi, e di garantire un adeguato apporto di calcio e vitamina D, eventualmente con integrazione se indicata. “Posso vaccinarmi?”: come accennato, la risposta dipende dal tipo di vaccino e dalla dose/durata della terapia cortisonica; è opportuno pianificare le vaccinazioni con il curante, soprattutto per influenza, pneumococco e altre infezioni prevenibili che possono essere più gravi nei pazienti immunodepressi.

In sintesi, il cortisone e gli altri corticosteroidi sono farmaci indispensabili in molte patologie infiammatorie, allergiche e autoimmuni, ma richiedono un uso consapevole e monitorato. Conoscere le principali indicazioni, le differenze tra i vari farmaci, le corrette modalità di assunzione (orario, stomaco pieno, durata), i tempi di azione, gli effetti collaterali e l’importanza della sospensione graduale aiuta pazienti e familiari a collaborare meglio con il medico, riducendo i rischi e massimizzando i benefici. In caso di dubbi, sintomi nuovi o peggioramenti, è sempre preferibile confrontarsi tempestivamente con il curante, evitando decisioni autonome su dosi e durata della terapia.

Per approfondire

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Approfondimento istituzionale sul possibile aumento del rischio di pancreatite acuta associato all’uso di cortisonici e sulle raccomandazioni di vigilanza clinica.

Nota 88 AIFA sui corticosteroidi dermatologici Documento ufficiale che definisce le condizioni di rimborsabilità dei corticosteroidi topici per patologie cutanee gravi e croniche, utile per comprendere criteri e limiti di prescrizione.

Rapporto nazionale AIFA sull’uso dei farmaci Report periodico che include dati sull’impiego dei corticosteroidi in Italia, utile per contestualizzare la diffusione e le tendenze prescrittive nel SSN.

Elenco AIFA dei medicinali di classe A Documento che elenca i farmaci rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, tra cui il cortisone acetato, con informazioni sulla classificazione e sul regime di fornitura.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Domande e risposte ufficiali sull’uso dei corticosteroidi sistemici, in particolare desametasone, nei pazienti con COVID-19 grave o critico che necessitano di ossigenoterapia.