Miracolo a Mondovì: 2 mesi in sedia a rotelle, poi la svolta

Miracolo a Mondovì: dopo 2 mesi in sedia a rotelle, improvviso recupero motorio che sfida diagnosi e protocolli riabilitativi

Un uomo immobilizzato in sedia a rotelle per due mesi dopo la rottura del tendine d’Achille che torna a camminare e promette: «Il prossimo Natale sarò un Babbo più brioso e meno zoppicante». È la storia di Ugo Brignone, monregalese, che ha scelto di trasformare la propria odissea sanitaria in un inno di gratitudine verso il servizio sanitario pubblico e, in particolare, verso l’Ospedale Regina Montis Regalis di Mondovì e l’Asl Cn1. (unionemonregalese.it)

Brignone, nella seconda metà di agosto, si rompe il tendine di Achille, un infortunio che colpisce spesso uomini tra i 40 e i 60 anni e che comporta, nella maggior parte dei casi, un lungo percorso di recupero tra immobilizzazione, intervento chirurgico e fisioterapia. (unionemonregalese.it) La lesione lo costringe prima alla sedia a rotelle per due mesi, poi a un ulteriore periodo con le stampelle. Un colpo durissimo per la mobilità, l’autonomia e anche per l’umore, come lui stesso ammette nella sua lettera aperta.

Dietro questa disavventura fisica c’è però un percorso clinico che, passo dopo passo, si trasforma in un caso emblematico di sanità che funziona in provincia. La presa in carico inizia dal territorio, con il ruolo decisivo della medicina di base: Brignone cita in apertura la sua dottoressa, la medico curante Ilaria Marenco, che indirizza correttamente l’iter diagnostico e ospedaliero. (unionemonregalese.it) È il primo tassello di una filiera assistenziale che, nel suo racconto, appare coordinata e puntuale.

Dal Pronto soccorso di Mondovì agli esami strumentali, la gestione dell’urgenza si integra con la competenza specialistica. Brignone ringrazia medici e infermieri dell’emergenza e la «premurosa» dottoressa Vinay, ecografista, che contribuisce a inquadrare con precisione il danno al tendine, passaggio cruciale per decidere tempi e modalità di intervento. (unionemonregalese.it)

Il cuore della sua storia si sposta poi nel reparto di Ortopedia e Traumatologia del Regina Montis Regalis, una struttura complessa che negli ultimi anni ha incrementato in modo significativo l’attività chirurgica, ambulatoriale e di pronto soccorso, diventando un punto di riferimento per la traumatologia dell’area monregalese. (aslcn1.it) Il reparto, diretto dal dottor Giuseppe Bianco, è organizzato per gestire sia la chirurgia programmata sia gli interventi in urgenza, con sale operatorie dedicate e un blocco operatorio dotato di una sala ad altissima sterilità (ISO 5) per la chirurgia protesica. (aslcn1.it)

Nel racconto di Brignone, l’équipe ortopedica guidata dal «tempestivo» dottor Bianco è centrale: medici e infermieri del reparto e dell’ambulatorio di ortopedia vengono citati come squadra coesa, capace di accompagnare il paziente dall’intervento alle successive fasi di controllo e medicazione. (unionemonregalese.it) Un lavoro che si inserisce in un contesto strutturato: la Struttura complessa di Ortopedia di Mondovì dispone di 22 posti letto, distinti per intensità di cura, e di un’attività ambulatoriale quotidiana, con percorsi dedicati alle diverse patologie dell’apparato muscolo‑scheletrico. (aslcn1.it)

Fondamentale è anche il passaggio nel Day Surgery, dove Brignone sottolinea l’attenzione delle infermiere – in particolare la signora Rosalba – che lo assistono nelle ore precedenti e successive alla procedura. (unionemonregalese.it) La chirurgia del tendine di Achille, di per sé delicata, richiede un ambiente altamente organizzato: all’Ospedale di Mondovì la chirurgia programmata occupa sette sedute settimanali, a cui si aggiungono ulteriori sessioni per interventi ambulatoriali, mentre per i pazienti traumatizzati la struttura garantisce un servizio di reperibilità 24 ore su 24 per ridurre al minimo le complicanze e accelerare il recupero funzionale. (aslcn1.it)

Una volta superata la fase acuta e l’intervento, il percorso di Brignone entra nel campo della riabilitazione, passaggio chiave per tornare a camminare senza zoppicare. Qui l’attenzione si concentra sulla figura della fisioterapista Katia, definita «esperta e gentile»: non solo competente sul piano tecnico, ma capace di sostenerlo anche umanamente nei momenti più difficili del recupero. (unionemonregalese.it) Per chi ha subito una rottura del tendine di Achille, la fisioterapia è il cardine della ripresa: si lavora sul recupero della forza del polpaccio, della flessibilità e dell’equilibrio, con protocolli progressivi che richiedono costanza e supervisione specialistica.

Ma nella lettera c’è un altro pilastro, fuori dall’ospedale: la famiglia. Brignone dedica un ringraziamento speciale alla moglie, che «ha sopportato e supportato un marito con l’umore non sempre alle stelle» in una casa improvvisamente stravolta dalla presenza di una sedia a rotelle, poi dalle stampelle, dalle limitazioni nei movimenti quotidiani e da un lungo adattamento logistico. (unionemonregalese.it) È il riconoscimento di quanto il caregiving domestico – spesso invisibile – sia decisivo nel successo di un percorso di cura.

Sul fondo, c’è anche la dimensione sociale e affettiva di un uomo legato alla propria comunità: Brignone è il Babbo Natale che ogni anno porta doni e sorrisi ai bambini delle Scuole dell’Infanzia di Carassone e di via Torino e all’Asilo Nido Gnomo Scalzo. (unionemonregalese.it) Quest’anno, racconta, i piccoli hanno avuto un Babbo Natale un po’ zoppicante; l’anno prossimo, grazie alle cure ricevute, sarà più «brioso» e sicuro nei movimenti. L’immagine sintetizza il senso della sua testimonianza: non solo il recupero di una funzione fisica, ma il ritorno pieno al proprio ruolo nella vita quotidiana e nel tessuto sociale.

La storia di Brignone arriva in un momento in cui il dibattito pubblico sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale, sulle liste d’attesa e sulla sanità di provincia è particolarmente acceso. Il suo racconto, per quanto individuale, mette in luce alcuni elementi strutturali: la collaborazione tra medicina territoriale e ospedale, l’organizzazione di reparti specialistici come l’ortopedia di Mondovì, la centralità del personale infermieristico e dei fisioterapisti, la capacità delle strutture locali di gestire sia l’urgenza sia la riabilitazione. (unionemonregalese.it, aslcn1.it)

Nel suo ringraziamento finale – un «Grazie a tutti» che abbraccia l’Asl Cn1, il Regina Montis Regalis e chi lavora dietro le quinte – c’è l’idea che, anche lontano dai grandi poli metropolitani, esistono isole di eccellenza capaci di garantire cure complesse e percorsi di recupero completi. Un messaggio che, in tempi di sfiducia diffusa, dà voce a quella parte di sanità pubblica che continua a reggere l’urto delle emergenze e della cronicità grazie alla professionalità e alla dedizione quotidiana di medici, infermieri, tecnici e operatori della riabilitazione. (unionemonregalese.it, aslcn1.it)

Alla fine di due mesi in carrozzina e di un ulteriore periodo sulle stampelle, Brignone può dire che «tutto si è risolto» e guardare al prossimo dicembre con un obiettivo semplice ma potente: tornare a vestire i panni di Babbo Natale senza zoppicare, portando ai bambini – insieme ai regali – anche la testimonianza concreta di una storia di cura andata a buon fine. (unionemonregalese.it)

Fonti principali:
(unionemonregalese.it) L’Unione Monregalese – “Due mesi in sedia a rotelle: «Grazie all’Ospedale di Mondovì tutto si è risolto»”
(aslcn1.it) ASL CN1 – Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia, Ospedale Regina Montis Regalis di Mondovì