Riforma sanità Liguria 2026: centralizzazione shock

Riforma sanità Liguria 2026: centralizzazione shock di governance e bilanci, rischio distanza dai territori e tensioni sociali

La sanità ligure riparte da zero. Dal 1° gennaio 2026 è entrata ufficialmente in vigore la riforma che ridisegna in profondità l’organizzazione del sistema regionale, puntando su centralizzazione della governance, accorpamento delle Asl e nuovo modello ospedaliero metropolitano. (primocanale.it, genova24.it, quisalute.online) Una svolta che la Regione presenta come necessaria per “avvicinare i servizi ai cittadini” e razionalizzare le risorse, mentre opposizioni e sindacati parlano di “controriforma” che rischia di allontanare ancora di più le decisioni dai territori. (primocanale.it, genova24.it)

Una sola grande Ats per tutta la Liguria

Cuore del provvedimento è la nascita dell’Agenzia per la tutela della salute Liguria (Ats), una maxi-struttura unica che incorpora le cinque Asl oggi esistenti. (primocanale.it, genova24.it, savonanews.it, quisalute.online) L’obiettivo dichiarato è superare duplicazioni amministrative, uniformare procedure e creare un’unica cabina di regia per programmazione, acquisti, personale e controllo della spesa. (primocanale.it, genova24.it)

Le ex Asl non spariscono, ma vengono trasformate in aree distrettuali con un responsabile territoriale, chiamato a coordinare servizi e presidi locali sotto il cappello dell’Ats. (primocanale.it, savonanews.it) Per i primi mesi di applicazione è prevista una fase di transizione: la Giunta ha fissato in circa un anno il tempo necessario per arrivare a regime, mentre per alcune strutture – come Asl2 nel savonese – sono già stati nominati responsabili ad hoc per accompagnare il passaggio senza blocchi operativi. (genova24.it, savonanews.it)

L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, ha chiarito che non ci sarà “alcuno stop” nei servizi, ma un “percorso graduale” di adeguamento organizzativo e amministrativo, con l’impegno a confrontarsi con le parti sindacali soprattutto sul fronte dei contratti e della gestione del personale. (genova24.it)

Nasce l’Azienda metropolitana ospedaliera: la “rete” di Genova

L’altra gamba della riforma è la nuova Azienda metropolitana ospedaliera (Aom), destinata a gestire in modo integrato i principali poli ospedalieri dell’area genovese. (primocanale.it, quisalute.online) Ne faranno parte:

  • il Policlinico San Martino
  • l’ospedale Villa Scassi
  • l’ospedale Galliera, che manterrà comunque una quota di autonomia
  • il futuro ospedale degli Erzelli, una volta realizzato (primocanale.it, quisalute.online)

Ogni presidio avrà un proprio direttore di plesso, ma inserito in una regia unica, con l’obiettivo di coordinare offerta, specializzazioni, percorsi clinici e investimenti. (primocanale.it, quisalute.online) La governance metropolitana punta a creare una vera e propria “città della salute” diffusa, riducendo sovrapposizioni e competizioni interne tra ospedali della stessa area urbana. (primocanale.it)

Il presidente della Regione, Marco Bucci, rivendica il senso politico dell’operazione: la riforma “non è fatta per risparmiare”, ma per spostare le risorse “dove servono, sul territorio, vicino al cittadino”. (viviitaliatv.it) La Regione prevede un aumento della spesa sanitaria nel triennio 2026-2028, con investimenti aggiuntivi su assistenza territoriale, strutture e personale. (viviitaliatv.it)

Un sistema sotto pressione: carenza di personale e pronto soccorso in crisi

La riforma nasce però in un contesto estremamente critico. La Liguria è una delle regioni più anziane d’Europa, con circa il 34% di over 65, e questo genera una domanda di cure continuativa e complessa. (primocanale.it, quisalute.online) A fronte di questo, il sistema soffre di:

  • grave carenza di personale infermieristico: mancano circa 800 infermieri sul territorio regionale (primocanale.it, quisalute.online)
  • pronto soccorso cronicamente sotto organico, con turni difficili e difficoltà di reclutamento (primocanale.it)
  • età avanzata dei medici: molti professionisti over 60 sono prossimi all’uscita dal servizio, mentre alcune specializzazioni – come medicina d’urgenza – risultano “deserte” fino al 60% nei concorsi e nei percorsi formativi (primocanale.it, quisalute.online)

Su questo nodo si concentra una parte delle critiche di opposizioni e sindacati, secondo cui la riorganizzazione strutturale non risponde al tema più urgente: come riportare medici e infermieri nel sistema pubblico ligure e rendere attrattivo lavorare in pronto soccorso e nei reparti più esposti. (primocanale.it, genova24.it)

Liste d’attesa: miglioramenti parziali, ma la fuga in altre regioni continua

Altro fronte caldo è quello delle liste d’attesa. La Regione rivendica di aver ottenuto nel 2025 una riduzione del 90% dei ritardi per le prestazioni “brevi”, cioè quelle da garantire entro 10 giorni. (primocanale.it, quisalute.online) Secondo i dati citati dal presidente Bucci, solo il 10% di queste prestazioni non verrebbe erogato nei tempi, con un percorso di tutela specifico attivato per i pazienti coinvolti. (primocanale.it, quisalute.online)

Restano però problematiche le prestazioni non urgenti, per le quali le prenotazioni continuano spesso a slittare di mesi. (primocanale.it, quisalute.online) In questo scenario prosegue la cosiddetta “mobilità in fuga”: ogni anno migliaia di liguri scelgono di farsi curare fuori regione, generando un saldo economico negativo per decine di milioni di euro nei conti della sanità ligure. (primocanale.it, quisalute.online)

Per i critici, la riforma non offre ancora risposte concrete sul collo di bottiglia delle liste d’attesa: manca, sostengono, una quantificazione chiara dell’impatto atteso su visite, esami diagnostici e accessi ai pronto soccorso. (primocanale.it, genova24.it)

Case di comunità e nuovi ospedali: la partita dei cantieri

Il 2026 è anche l’anno degli investimenti infrastrutturali. La Regione dovrà aprire 32 nuove Case di comunità entro marzo, finanziate con fondi del Pnrr, che dovranno costituire la spina dorsale dell’assistenza territoriale, soprattutto per la presa in carico cronica e la gestione dell’anziano fragile. (primocanale.it, quisalute.online)

Parallelamente è in corso una profonda riqualificazione della rete ospedaliera:

  • alla Spezia prosegue il cantiere del nuovo ospedale del Felettino, con i primi due piani che dovrebbero essere visibili entro la Pasqua 2026 (primocanale.it)
  • a Genova avanzano i lavori del padiglione Zero del nuovo Gaslini, con fine lavori prevista nel 2026 e completamento della “Città della salute” pediatrica entro il 2029 (primocanale.it)
  • a Pietra Ligure, nel savonese, è imminente l’avvio del cantiere per la riqualificazione del Santa Corona, con un monoblocco da 400 posti letto finanziato con oltre 240 milioni di euro statali (primocanale.it)

Altri dossier sono in fase di definizione:

  • nel Ponente ligure è previsto il nuovo ospedale unico di Taggia, che sostituirà i presidi obsoleti di Imperia, Sanremo e Bordighera, con oltre 600 posti letto e un investimento superiore ai 370 milioni di euro, in parte a carico di Inail (primocanale.it)
  • a Genova è inserito nel Piano socio-sanitario 2023-2025 il progetto dell’ospedale degli Erzelli, 400 posti letto destinati a integrarsi con l’Azienda metropolitana ospedaliera (primocanale.it)
  • sempre nel capoluogo, il nuovo Galliera (404 posti letto) è al traguardo del progetto definitivo, con gara d’appalto attesa nonostante un contenzioso ancora aperto (primocanale.it)

Questi cantieri rappresentano, nelle intenzioni della Regione, il completamento “fisico” della riforma: una rete di strutture più moderne e integrate, collegata a una governance centralizzata e a una rete territoriale potenziata. (primocanale.it, quisalute.online)

Il confronto politico e le incognite del 2026

Sul piano politico, la maggioranza di centrodestra difende la riforma come passaggio obbligato per rendere sostenibile il sistema ligure, stretto tra invecchiamento, aumento dei costi e vincoli di bilancio. (primocanale.it, viviitaliatv.it, quisalute.online) La centralizzazione, sostengono, consentirà di liberare risorse oggi disperse in apparati duplicati e di concentrare gli investimenti su pronto soccorso, personale, case di comunità e nuove strutture ospedaliere. (primocanale.it, viviitaliatv.it)

Le opposizioni – in particolare M5S e centrosinistra – hanno chiesto invece la sospensione degli atti attuativi, l’apertura di tavoli di confronto strutturati con aziende sanitarie, ordini professionali, medici di famiglia, Comuni e terzo settore, e la presentazione di una proposta di revisione con obiettivi misurabili su liste d’attesa, emergenza-urgenza e assistenza territoriale. (genova24.it) Il timore è che un’Ats unica rischi di accentrare eccessivamente le decisioni a Genova, lasciando le periferie e le aree interne ancora più marginali. (primocanale.it, genova24.it)

Il 2026 si configura così come un “anno zero” di verifica: da un lato la Regione promette più risorse e servizi “più vicini ai cittadini”, dall’altro resta da misurare se la nuova architettura – tra Ats unica, azienda metropolitana ospedaliera, case di comunità e nuovi ospedali – riuscirà davvero a ridurre i tempi di attesa, rafforzare i pronto soccorso e frenare la fuga di pazienti e professionisti. (primocanale.it, genova24.it, viviitaliatv.it, quisalute.online)


Fonti principali: Primocanale (primocanale.it), Genova24 (genova24.it), Italpress/ViviItaliaTv (viviitaliatv.it), SavonaNews (savonanews.it), QuiSalute (quisalute.online).