La trombosi alla gamba, in particolare la trombosi venosa profonda (TVP), è una condizione in cui si forma un coagulo di sangue all’interno di una vena profonda, di solito a livello del polpaccio o della coscia. Riconoscerla precocemente è fondamentale perché il trombo può estendersi o frammentarsi, con il rischio di embolia polmonare, una complicanza potenzialmente letale. Molti sintomi possono essere sfumati o confusi con disturbi muscolari o articolari, per questo è importante conoscere i segnali d’allarme e sapere quando rivolgersi rapidamente al medico o al Pronto Soccorso.
Questa guida offre una panoramica completa su come riconoscere la trombosi alla gamba, quali esami vengono utilizzati per confermare la diagnosi, quali sono i principali trattamenti e le possibili complicazioni. Verranno inoltre illustrati i fattori di rischio e le strategie di prevenzione, utili sia per chi ha già avuto un episodio di trombosi, sia per chi presenta condizioni predisponenti (interventi chirurgici, immobilizzazione prolungata, gravidanza, terapie ormonali, malattie oncologiche). Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico, che resta il riferimento per valutare il singolo caso.
Sintomi della Trombosi alla Gamba
I sintomi della trombosi alla gamba possono variare da molto evidenti a quasi impercettibili, e in alcuni casi la trombosi venosa profonda può essere addirittura asintomatica. Il segno più tipico è il gonfiore di una sola gamba, spesso localizzato al polpaccio o esteso fino alla coscia, che compare in modo relativamente rapido nell’arco di ore o pochi giorni. Questo gonfiore è dovuto all’ostacolo al ritorno venoso causato dal trombo, che determina ristagno di sangue e liquidi nei tessuti. Spesso il paziente riferisce una sensazione di tensione, pesantezza o “gamba piena”, che peggiora stando in piedi o camminando e migliora leggermente con il riposo e l’elevazione dell’arto.
Un altro sintomo frequente è il dolore alla gamba, che può essere sordo, continuo, oppure più acuto durante la deambulazione o la flessione del piede verso l’alto (segno di Homans, oggi considerato poco specifico ma talvolta presente). Il dolore può essere confuso con uno stiramento muscolare o con una crampo, ma nella trombosi tende a persistere e a non migliorare con i comuni rimedi per i dolori muscolari. In alcuni casi la cute sopra la zona interessata appare arrossata o lievemente cianotica (tendente al blu-violaceo), calda al tatto rispetto alla gamba controlaterale, e possono essere visibili vene superficiali più dilatate del solito, segno di un sovraccarico del circolo venoso superficiale. Per una panoramica più ampia sui sintomi e sui fattori di rischio della trombosi venosa profonda è possibile consultare questo approfondimento dedicato alla trombosi venosa profonda, sintomi e prevenzione.
È importante sottolineare che non tutti i dolori o i gonfiori di gamba sono dovuti a trombosi: tra le diagnosi alternative rientrano strappi o contratture muscolari, cisti di Baker rotte, infezioni cutanee (come l’erisipela o la cellulite batterica), insufficienza venosa cronica, linfedema e problemi articolari. Tuttavia, la presenza di alcuni elementi deve far aumentare il sospetto di trombosi venosa profonda: comparsa improvvisa di gonfiore monolaterale, dolore non spiegato da traumi, peggioramento rapido, storia recente di intervento chirurgico, immobilizzazione prolungata (ad esempio dopo fratture o lunghi viaggi), gravidanza o puerperio, uso di contraccettivi orali o terapia ormonale sostitutiva, presenza di tumori o familiarità per trombosi. In questi casi è prudente non sottovalutare i sintomi e rivolgersi tempestivamente al medico.
Un aspetto particolarmente insidioso è che, in alcune persone, la trombosi alla gamba può manifestarsi con sintomi molto lievi o atipici, come un semplice fastidio al polpaccio o una sensazione di calore locale, che il paziente tende a ignorare. Altre volte, il primo segno clinico non è a carico della gamba, ma è rappresentato dai sintomi di un’embolia polmonare: mancanza di fiato improvvisa, dolore toracico, tosse, talvolta con sangue, tachicardia o svenimento. In presenza di questi sintomi, soprattutto se associati a un recente gonfiore di gamba, è necessario chiamare immediatamente il 118 o recarsi al Pronto Soccorso, perché si tratta di un’emergenza medica. Riconoscere precocemente i sintomi alla gamba, quindi, non serve solo a trattare la trombosi locale, ma anche a prevenire complicanze potenzialmente fatali.
Diagnosi e Test
Quando si sospetta una trombosi alla gamba, il medico inizia con un’accurata anamnesi (raccolta della storia clinica) e un esame obiettivo mirato. Durante la visita valuta la presenza di gonfiore, dolore alla palpazione lungo il decorso delle vene profonde, differenze di circonferenza tra le due gambe, alterazioni del colore e della temperatura cutanea. Tuttavia, l’esame clinico da solo non è sufficiente per confermare o escludere con certezza una trombosi venosa profonda, perché molti segni sono poco specifici e possono comparire anche in altre condizioni. Per questo motivo, nella pratica clinica si utilizzano degli score di probabilità clinica, come il punteggio di Wells, che combinano diversi elementi (sintomi, fattori di rischio, diagnosi alternative) per classificare il paziente in categorie di rischio (basso, intermedio, alto) e guidare la scelta degli esami successivi.
Il test di laboratorio più utilizzato nel percorso diagnostico è il dosaggio del D-dimero, un frammento di degradazione della fibrina che aumenta nel sangue quando si forma e si dissolve un coagulo. Un valore di D-dimero normale, in un paziente con bassa probabilità clinica di trombosi, rende molto improbabile la presenza di una trombosi venosa profonda e può evitare esami strumentali invasivi o costosi. Al contrario, un D-dimero elevato non è specifico per la trombosi, perché può aumentare anche in molte altre condizioni (infezioni, infiammazioni, gravidanza, post-operatorio, tumori), ma in presenza di sintomi suggestivi spinge a procedere con indagini di imaging. È importante che l’interpretazione del D-dimero tenga conto dell’età e del contesto clinico, e venga sempre affidata al medico curante o allo specialista in angiologia o medicina interna.
L’esame strumentale di riferimento per la diagnosi di trombosi alla gamba è l’ecocolordoppler venoso degli arti inferiori, una metodica non invasiva, indolore e priva di radiazioni, che utilizza gli ultrasuoni per visualizzare le vene profonde e valutare il flusso sanguigno al loro interno. Durante l’esame, il medico ecografista verifica se le vene sono comprimibili (una vena trombizzata non si lascia comprimere dalla sonda), se sono presenti immagini iperecogene compatibili con trombi, e analizza la direzione e la velocità del flusso venoso. L’ecocolordoppler permette anche di distinguere tra trombi recenti (più morbidi e poco aderenti alla parete) e trombi più vecchi e organizzati, informazione utile per orientare la gestione clinica. In casi selezionati, quando l’ecografia non è conclusiva o quando si sospetta un’estensione del trombo a livello pelvico o addominale, possono essere necessari esami di secondo livello come la flebografia, l’angio-TC o la risonanza magnetica venosa.
La scelta e la sequenza dei test diagnostici dipendono dalla presentazione clinica, dai fattori di rischio e dalla disponibilità delle risorse. Nei Pronto Soccorso e nei reparti ospedalieri esistono percorsi strutturati che combinano valutazione clinica, D-dimero ed ecocolordoppler per ridurre al minimo sia i falsi negativi (trombosi non riconosciute) sia i falsi positivi (diagnosi errate che portano a trattamenti inutili). È fondamentale non iniziare o sospendere autonomamente terapie anticoagulanti sulla base di sintomi sospetti o di esami eseguiti privatamente senza un’adeguata interpretazione specialistica. In presenza di segni compatibili con trombosi alla gamba, la cosa più sicura è rivolgersi rapidamente al medico di famiglia, alla Guardia Medica o al Pronto Soccorso, che potranno impostare il corretto iter diagnostico.
Trattamenti Disponibili
Il trattamento della trombosi alla gamba ha tre obiettivi principali: impedire l’estensione del trombo, prevenire l’embolia polmonare e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine come la sindrome post-trombotica. La terapia cardine è rappresentata dagli anticoagulanti, farmaci che riducono la capacità del sangue di coagulare. Non “sciolgono” direttamente il trombo, ma ne impediscono la crescita e favoriscono, nel tempo, i naturali meccanismi di dissoluzione dell’organismo. Tra gli anticoagulanti più utilizzati vi sono le eparine a basso peso molecolare (somministrate per via sottocutanea), gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) e, in alcuni casi, gli antagonisti della vitamina K. La scelta del farmaco, della dose e della durata del trattamento dipende da numerosi fattori: sede e estensione della trombosi, presenza di embolia polmonare, fattori di rischio transitori o permanenti, età, funzione renale, altre terapie in corso e rischio di sanguinamento.
In situazioni selezionate, come nelle trombosi molto estese, recenti e con sintomi gravi, soprattutto in pazienti giovani senza controindicazioni, può essere presa in considerazione una terapia più aggressiva, come la trombolisi (somministrazione di farmaci che sciolgono il trombo) per via sistemica o locale tramite catetere. Si tratta di procedure che comportano un rischio emorragico significativo e che vengono riservate a casi particolari, valutati in centri con esperienza multidisciplinare (angiologi, ematologi, radiologi interventisti, anestesisti). In pazienti con controindicazione assoluta agli anticoagulanti e alto rischio di embolia polmonare, può essere indicato il posizionamento di un filtro cavale nella vena cava inferiore, dispositivo che intercetta i frammenti di trombo diretti ai polmoni; anche questa opzione viene valutata caso per caso, considerando attentamente rischi e benefici.
Accanto alla terapia farmacologica, rivestono un ruolo importante le misure fisiche e comportamentali. L’uso di calze elastiche a compressione graduata, prescritte e scelte nella taglia e nel grado di compressione adeguati, può aiutare a ridurre il gonfiore, alleviare i sintomi e diminuire il rischio di sindrome post-trombotica, soprattutto se indossate regolarmente per mesi dopo l’episodio acuto. La mobilizzazione precoce, quando non controindicata, è oggi preferita al riposo assoluto a letto: camminare favorisce il ritorno venoso e riduce il rischio di nuove trombosi, purché il paziente sia adeguatamente anticoagulato e segua le indicazioni del medico. È inoltre importante mantenere un’adeguata idratazione, evitare abiti troppo stretti che comprimono l’inguine o il cavo popliteo, e controllare il peso corporeo.
La durata complessiva della terapia anticoagulante varia in genere da alcuni mesi a periodi più lunghi, talvolta a tempo indeterminato, nei pazienti con fattori di rischio persistenti o trombofilie ereditarie. La decisione viene presa dallo specialista sulla base di linee guida internazionali e di una valutazione personalizzata del rapporto tra rischio di recidiva trombotica e rischio di sanguinamento. Durante il trattamento è fondamentale rispettare scrupolosamente le modalità di assunzione dei farmaci, non sospenderli né modificarne la dose senza indicazione medica, e segnalare tempestivamente eventuali segni di sanguinamento (gengive che sanguinano, urine o feci scure, ematomi estesi, vertigini, debolezza marcata). Un corretto follow-up, con visite periodiche e, se necessario, esami del sangue, consente di monitorare l’efficacia e la sicurezza della terapia nel tempo.
Complicazioni Potenziali
La complicanza acuta più temuta della trombosi alla gamba è l’embolia polmonare, che si verifica quando una parte del trombo si stacca, viaggia attraverso il circolo venoso e si blocca nelle arterie dei polmoni. L’embolia polmonare può manifestarsi con mancanza di respiro improvvisa, dolore toracico che peggiora con il respiro profondo, tosse (talvolta con sangue), tachicardia, sudorazione fredda, senso di ansia intensa o svenimento. Nei casi più gravi può portare a collasso cardiovascolare e morte improvvisa. Non tutte le trombosi evolvono verso l’embolia polmonare, ma il rischio è sufficientemente elevato da rendere indispensabile un trattamento anticoagulante adeguato e tempestivo. Riconoscere e trattare la trombosi alla gamba significa quindi, in molti casi, prevenire una complicanza potenzialmente fatale.
Un’altra complicanza importante, che si manifesta a distanza di mesi o anni dall’episodio acuto, è la sindrome post-trombotica. Si tratta di una condizione cronica caratterizzata da dolore, pesantezza, gonfiore persistente della gamba, comparsa di varici, alterazioni della pelle (iperpigmentazione, indurimento) e, nei casi più gravi, ulcere venose difficili da guarire. La sindrome post-trombotica è dovuta al danno permanente delle valvole venose e della parete della vena causato dal trombo, che compromette il normale ritorno del sangue verso il cuore. Non tutti i pazienti con trombosi sviluppano questa sindrome, ma il rischio aumenta in caso di trombosi estese, recidivanti, ritardo nell’inizio del trattamento, mancato uso di calze elastiche e obesità. La prevenzione passa quindi attraverso una gestione ottimale della fase acuta e un attento follow-up.
In alcuni casi, soprattutto quando la trombosi interessa le vene iliache o la vena cava inferiore, può svilupparsi un’ipertensione venosa cronica severa, con marcato edema, dolore e limitazione funzionale dell’arto, che impatta in modo significativo sulla qualità di vita e sulla capacità lavorativa. In queste situazioni, oltre alle misure conservative, possono essere valutate procedure interventistiche come l’angioplastica con stent delle vene o il trattamento endovascolare dei residui trombotici, eseguite in centri specializzati. Anche se si tratta di opzioni riservate a casi selezionati, è importante che il paziente sappia che esistono percorsi dedicati per le forme più complesse e invalidanti di malattia venosa post-trombotica.
Infine, va ricordato che la trombosi venosa profonda può essere il primo segnale di una condizione sottostante non ancora diagnosticata, come una trombofilia ereditaria (alterazioni genetiche della coagulazione che aumentano la tendenza a formare trombi) o una neoplasia occulta. Per questo, soprattutto nei pazienti giovani senza fattori di rischio evidenti o in presenza di trombosi ricorrenti, il medico può proporre approfondimenti ematologici e oncologici mirati. Identificare una causa predisponente consente di impostare strategie di prevenzione secondaria più efficaci e di proteggere il paziente da nuovi episodi trombotici nel corso della vita.
Prevenzione della Trombosi
La prevenzione della trombosi alla gamba si articola in misure generali, valide per la popolazione a rischio, e interventi specifici per situazioni ad alto rischio, come interventi chirurgici maggiori, ricoveri prolungati o alcune terapie oncologiche. Tra le misure generali rientrano il mantenimento di uno stile di vita attivo, con attività fisica regolare adeguata all’età e alle condizioni di salute, il controllo del peso corporeo, la sospensione del fumo e la gestione ottimale di patologie croniche come ipertensione, diabete e dislipidemia. Anche semplici accorgimenti quotidiani, come evitare di restare seduti o in piedi immobili per molte ore, alzarsi e camminare periodicamente durante la giornata lavorativa, e non indossare abiti eccessivamente stretti a livello inguinale o del polpaccio, contribuiscono a favorire il ritorno venoso e ridurre il rischio di stasi.
Un capitolo particolare riguarda la prevenzione della trombosi durante i viaggi lunghi, soprattutto in aereo, ma anche in auto, treno o autobus. Restare seduti per molte ore con le gambe piegate e poco spazio di movimento favorisce il ristagno di sangue nelle vene profonde. Per ridurre il rischio è consigliabile alzarsi e camminare nel corridoio quando possibile, eseguire regolarmente esercizi di flessione ed estensione delle caviglie e delle ginocchia, bere acqua a sufficienza evitando eccessi di alcol, e indossare abiti comodi. Nei soggetti con fattori di rischio aggiuntivi (pregressa trombosi, obesità, gravidanza, terapia ormonale, tumori, trombofilie) il medico può valutare l’opportunità di misure preventive aggiuntive, come l’uso di calze elastiche a compressione graduata o, in casi selezionati, una profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare prima del viaggio.
In ambito ospedaliero, la prevenzione della trombosi venosa profonda è una priorità di sicurezza del paziente. Nei reparti chirurgici e medici vengono applicati protocolli di valutazione del rischio tromboembolico per ogni ricoverato, sulla base dei quali si decide se prescrivere una profilassi farmacologica con anticoagulanti a basse dosi, l’uso di dispositivi di compressione pneumatica intermittente, calze elastiche o la semplice mobilizzazione precoce. Il paziente può contribuire attivamente chiedendo informazioni sulle misure di prevenzione previste nel proprio caso, collaborando alla mobilizzazione e segnalando prontamente eventuali sintomi sospetti. Anche dopo la dimissione, in alcune condizioni (ad esempio dopo interventi ortopedici maggiori o in pazienti oncologici) la profilassi può proseguire a domicilio per un periodo definito, secondo le indicazioni dello specialista.
Un altro aspetto cruciale della prevenzione è la consapevolezza dei fattori di rischio individuali e la discussione con il medico delle situazioni che possono richiedere misure aggiuntive. Donne che assumono contraccettivi orali combinati o terapia ormonale sostitutiva, persone con familiarità per trombosi, pazienti oncologici o con malattie infiammatorie croniche dovrebbero essere informati sul proprio rischio e sulle strategie per ridurlo. In alcuni casi può essere indicato uno screening per trombofilie ereditarie, soprattutto in presenza di trombosi in età giovane, episodi ricorrenti o localizzazioni insolite. La prevenzione non elimina completamente il rischio di trombosi, ma può ridurlo in modo significativo e, soprattutto, permette di riconoscere più rapidamente i sintomi, favorendo un intervento tempestivo.
In sintesi, riconoscere la trombosi alla gamba significa prestare attenzione a segnali come gonfiore improvviso, dolore persistente, cambiamenti di colore e temperatura della cute, soprattutto in presenza di fattori di rischio noti. La diagnosi si basa su una combinazione di valutazione clinica, esami di laboratorio e imaging, con l’ecocolordoppler venoso come indagine di riferimento. Un trattamento anticoagulante adeguato e tempestivo riduce il rischio di embolia polmonare e di complicanze croniche come la sindrome post-trombotica, mentre misure preventive mirate possono diminuire la probabilità di un primo episodio o di recidive. In caso di dubbio, è sempre consigliabile rivolgersi al medico o al Pronto Soccorso, evitando il fai-da-te e le diagnosi basate solo su informazioni reperite online.
Per approfondire
Ministero della Salute – Pagina istituzionale con aggiornamenti e materiali informativi sulle malattie cardiovascolari e tromboemboliche, utile per approfondire prevenzione, fattori di rischio e campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione generale.
Istituto Superiore di Sanità – Sezione dedicata alle malattie cardiovascolari, con schede divulgative, dati epidemiologici e riferimenti a documenti tecnici e linee di indirizzo su trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.
AIFA – Farmaci antitrombotici – Informazioni ufficiali sui principali farmaci anticoagulanti e antiaggreganti, indicazioni d’uso, avvertenze di sicurezza e note informative aggiornate per medici e pazienti.
European Society of Cardiology – Sezione linee guida con documenti internazionali aggiornati sulla gestione del tromboembolismo venoso, utili a professionisti sanitari per approfondire gli standard di diagnosi e trattamento.
Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) – Schede informative sulle malattie cardiovascolari e sui fattori di rischio trombotico, con raccomandazioni globali su prevenzione, stili di vita e strategie di salute pubblica.
