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L’angina da sforzo è a condizione cardiaca frequente, che si manifesta con dolore o fastidio al torace quando il cuore è sottoposto a uno sforzo, come camminare in salita, fare le scale o affrontare un’emozione intensa. Capire come si cura l’angina da sforzo significa prima di tutto comprendere che si tratta di un campanello d’allarme di una malattia coronarica sottostante e non di un semplice disturbo passeggero. Una gestione corretta richiede quindi un approccio globale, che includa farmaci, modifiche dello stile di vita e controlli regolari con il cardiologo.
Questa guida offre una panoramica strutturata e basata sulle evidenze disponibili su cosa sia l’angina da sforzo, come si riconosce, quali sono i principali trattamenti farmacologici e quali cambiamenti quotidiani possono ridurre il rischio di complicanze come infarto o scompenso cardiaco. Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista, che resta il riferimento per la valutazione del singolo caso e per le decisioni terapeutiche personalizzate.
Cos’è l’angina da sforzo?
L’angina da sforzo è una forma di angina pectoris “stabile”, cioè un dolore toracico che compare in modo prevedibile quando il cuore è sottoposto a un aumento di lavoro, per esempio durante l’attività fisica o in situazioni di stress emotivo. Dal punto di vista medico, è l’espressione di un’ischemia miocardica transitoria: il muscolo cardiaco riceve meno sangue e ossigeno di quanto servirebbe in quel momento, a causa di un restringimento (stenosi) delle arterie coronarie dovuto per lo più all’aterosclerosi. Questo squilibrio tra richiesta e apporto di ossigeno genera il dolore, che di solito regredisce con il riposo o con l’assunzione di nitroglicerina sublinguale, segnalando che il flusso di sangue è tornato sufficiente.
È importante distinguere l’angina da sforzo da altre forme di dolore toracico, come quello di origine muscolo-scheletrica, gastroesofagea o ansiosa, perché le implicazioni prognostiche e terapeutiche sono molto diverse. Nell’angina da sforzo tipica, il dolore è spesso descritto come una morsa, un peso o una costrizione al centro del torace, talvolta irradiato al braccio sinistro, al collo o alla mandibola, e compare sempre in condizioni simili di sforzo, con una soglia relativamente costante. Questa “ripetibilità” è un elemento chiave che aiuta il medico a sospettare una coronaropatia stabile e a impostare gli accertamenti più appropriati per confermare la diagnosi e valutare il rischio cardiovascolare globale.
Dal punto di vista fisiopatologico, l’angina da sforzo è legata quasi sempre alla presenza di placche aterosclerotiche che restringono il lume delle coronarie senza occluderle completamente. A riposo, il flusso di sangue può essere sufficiente, ma quando il cuore accelera e aumenta la sua contrattilità, la richiesta di ossigeno cresce e la coronaria stenotica non riesce a dilatarsi abbastanza per soddisfarla. Questo meccanismo spiega perché il sintomo sia strettamente correlato allo sforzo e perché la riduzione dei fattori di rischio aterosclerotico (fumo, ipercolesterolemia, ipertensione, diabete) sia centrale non solo nella prevenzione, ma anche nel controllo dell’angina stessa. Comprendere questi meccanismi aiuta il paziente a dare un senso alle indicazioni terapeutiche ricevute.
Un altro aspetto fondamentale è che l’angina da sforzo non è solo un problema di “dolore”, ma un indicatore di rischio di eventi acuti come l’infarto miocardico. Anche se definita “stabile”, la malattia coronarica può evolvere nel tempo: le placche possono crescere, rompersi o favorire la formazione di trombi che occludono improvvisamente il vaso. Per questo motivo, la cura dell’angina da sforzo non si limita ad alleviare i sintomi, ma mira a rallentare la progressione dell’aterosclerosi, stabilizzare le placche e ridurre la probabilità di complicanze gravi. Il percorso terapeutico, quindi, è sempre di medio-lungo periodo e richiede una collaborazione attiva tra paziente, medico di medicina generale e cardiologo.
Sintomi e diagnosi
I sintomi dell’angina da sforzo possono variare da persona a persona, ma esistono alcune caratteristiche classiche che aiutano a riconoscerla. Il disturbo principale è un dolore o fastidio toracico localizzato in genere dietro lo sterno, descritto come oppressione, peso, bruciore o costrizione, che insorge gradualmente con l’aumentare dello sforzo fisico e si attenua in pochi minuti con il riposo. Spesso il dolore può irradiarsi al braccio sinistro, alle spalle, al dorso, al collo o alla mandibola, e può essere accompagnato da mancanza di fiato, sudorazione fredda, senso di debolezza o nausea. In alcuni pazienti, soprattutto anziani o diabetici, i sintomi possono essere atipici o poco evidenti, rendendo più difficile il riconoscimento precoce del problema.
La diagnosi di angina da sforzo si basa su una combinazione di anamnesi accurata, visita clinica e indagini strumentali. Il medico raccoglie informazioni dettagliate sulla natura del dolore, sulle circostanze in cui compare, sulla sua durata e sulla risposta al riposo o ai farmaci, oltre che sui fattori di rischio cardiovascolare presenti. L’elettrocardiogramma (ECG) a riposo può essere normale, ma è comunque utile per escludere altre condizioni e per avere un tracciato di riferimento. Spesso viene eseguito un test da sforzo su cyclette o tapis roulant, durante il quale si monitora l’ECG mentre il paziente cammina o pedala: la comparsa di sintomi tipici associati a modifiche caratteristiche del tracciato suggerisce la presenza di ischemia miocardica da sforzo.
Quando il test da sforzo tradizionale non è conclusivo o non è eseguibile, il cardiologo può ricorrere a esami di secondo livello, come l’ecocardiogramma da stress, la scintigrafia miocardica, la risonanza magnetica cardiaca da stress o la tomografia computerizzata coronarica (angio-TC). Questi esami permettono di valutare in modo più dettagliato la perfusione del muscolo cardiaco e l’anatomia delle coronarie, identificando eventuali stenosi significative. In casi selezionati, soprattutto quando si sospetta una malattia coronarica importante o quando i sintomi sono gravi e limitanti, può essere indicata la coronarografia invasiva, che consiste nell’iniettare un mezzo di contrasto direttamente nelle coronarie per visualizzarle con precisione e, se necessario, procedere subito a un’angioplastica con posizionamento di stent.
È essenziale sottolineare che la diagnosi di angina da sforzo non si esaurisce nell’identificazione del restringimento coronarico, ma comprende anche la valutazione globale del rischio cardiovascolare del paziente. Questo significa considerare pressione arteriosa, profilo lipidico, glicemia, funzione renale, abitudini di vita, eventuali altre malattie concomitanti e familiarità per eventi cardiaci precoci. Una corretta stratificazione del rischio consente di decidere se sia sufficiente una terapia medica ottimizzata o se sia opportuno un intervento di rivascolarizzazione (angioplastica o bypass aorto-coronarico), oltre a definire la frequenza dei controlli e l’intensità delle misure preventive. Il coinvolgimento attivo del paziente, informato in modo chiaro e comprensibile, è un elemento chiave per il successo del percorso diagnostico-terapeutico.
Trattamenti farmacologici
La terapia farmacologica dell’angina da sforzo ha tre obiettivi principali: ridurre o eliminare i sintomi, prevenire gli eventi cardiovascolari maggiori (come infarto e morte cardiaca improvvisa) e migliorare la qualità di vita del paziente. I farmaci antianginosi “classici” includono i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti e i nitrati, che agiscono riducendo il consumo di ossigeno del cuore o migliorando il flusso coronarico. I beta-bloccanti rallentano la frequenza cardiaca e diminuiscono la forza di contrazione del cuore, riducendo così il lavoro cardiaco; i calcio-antagonisti favoriscono la vasodilatazione e abbassano la pressione arteriosa; i nitrati, soprattutto nella forma sublinguale a rapida azione, sono utilizzati per alleviare rapidamente gli episodi di dolore anginoso, mentre le formulazioni a rilascio prolungato possono essere impiegate nella prevenzione degli attacchi.
Accanto a questi farmaci sintomatici, esistono terapie che agiscono sul “terreno” aterosclerotico e sul rischio trombotico, fondamentali per la prognosi a lungo termine. Tra queste, l’aspirina a basse dosi o altri antiaggreganti piastrinici riducono la tendenza del sangue a formare coaguli sulle placche aterosclerotiche, mentre le statine abbassano il colesterolo LDL e hanno un effetto stabilizzante sulle placche, diminuendo la probabilità che si rompano e provochino un infarto. In presenza di ipertensione, diabete o scompenso cardiaco, possono essere indicati anche ACE-inibitori o sartani, che contribuiscono a proteggere il cuore e i vasi nel lungo periodo. La combinazione dei vari farmaci viene personalizzata dal cardiologo in base alle caratteristiche cliniche del singolo paziente e alle eventuali controindicazioni.
Negli ultimi anni si sono affermati anche farmaci antianginosi di più recente introduzione, che agiscono con meccanismi diversi rispetto alle molecole tradizionali. Tra questi, la ranolazina (principio attivo del medicinale Ranexa) è un esempio di terapia che modula il metabolismo del miocardio e le correnti ioniche intracellulari, migliorando l’efficienza energetica del cuore senza influenzare in modo significativo la frequenza cardiaca o la pressione arteriosa. Questo la rende particolarmente utile in pazienti nei quali i beta-bloccanti o i calcio-antagonisti non sono sufficienti a controllare i sintomi o non sono ben tollerati. Come tutti i farmaci, anche la ranolazina può avere effetti indesiderati e interazioni con altre terapie, per cui la sua prescrizione e il suo monitoraggio devono essere gestiti dallo specialista, seguendo le indicazioni delle schede tecniche e delle linee guida.
È importante ricordare che la terapia farmacologica dell’angina da sforzo non è statica, ma può richiedere aggiustamenti nel tempo in base all’evoluzione dei sintomi, ai risultati degli esami di controllo e all’eventuale comparsa di nuovi problemi di salute. Il paziente dovrebbe essere istruito a riferire tempestivamente al medico qualsiasi cambiamento nella frequenza, intensità o modalità di insorgenza del dolore toracico, così come eventuali effetti collaterali dei farmaci (per esempio capogiri, eccessiva stanchezza, gonfiore alle gambe, palpitazioni). La sospensione o la modifica autonoma delle terapie è sconsigliata, perché può aumentare il rischio di eventi acuti; ogni variazione deve essere concordata con il curante, che valuterà il rapporto rischio-beneficio e, se necessario, programmerà ulteriori accertamenti.
Modifiche dello stile di vita
Le modifiche dello stile di vita rappresentano una componente imprescindibile della cura dell’angina da sforzo, al pari dei farmaci. Intervenire sui fattori di rischio modificabili consente non solo di ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi anginosi, ma anche di rallentare la progressione dell’aterosclerosi e di diminuire il rischio di infarto e altre complicanze cardiovascolari. Il primo obiettivo, spesso il più impegnativo ma anche il più efficace, è la cessazione completa del fumo di sigaretta, inclusi sigari, pipe e dispositivi a tabacco riscaldato. Il fumo danneggia direttamente le pareti delle arterie, favorisce la formazione di placche e aumenta la tendenza del sangue a coagulare; smettere di fumare comporta benefici misurabili già dopo poche settimane e continua a ridurre il rischio nel corso degli anni, soprattutto se associato ad altre misure preventive.
L’alimentazione ha un ruolo altrettanto centrale nella gestione dell’angina da sforzo. Un modello dietetico di tipo mediterraneo, ricco di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, e povero di grassi saturi, zuccheri semplici e sale, contribuisce a migliorare il profilo lipidico, a controllare la pressione arteriosa e a mantenere un peso corporeo adeguato. Ridurre il consumo di carni rosse, insaccati, formaggi molto grassi, prodotti da forno industriali e bevande zuccherate è una strategia semplice ma efficace per diminuire l’apporto di colesterolo e grassi trans. Nei pazienti con sovrappeso o obesità, anche una perdita di peso moderata, dell’ordine del 5–10% del peso iniziale, può tradursi in un miglioramento significativo dei sintomi e dei parametri di rischio, purché ottenuta in modo graduale e sostenibile, preferibilmente con il supporto di un professionista della nutrizione.
L’attività fisica regolare, svolta in sicurezza e secondo le indicazioni del cardiologo, è un altro pilastro della terapia non farmacologica. Dopo una valutazione clinica e, se necessario, un test da sforzo per definire la capacità funzionale e la soglia di comparsa dei sintomi, il medico può consigliare un programma di esercizio aerobico moderato (come camminata veloce, bicicletta, nuoto dolce) da svolgere più volte alla settimana. L’obiettivo è migliorare l’efficienza del sistema cardiovascolare, favorire il controllo del peso, ridurre la pressione arteriosa e migliorare il benessere psicologico. È fondamentale che il paziente impari a riconoscere i segnali del proprio corpo, interrompendo l’attività e consultando il medico se compaiono dolore toracico, mancanza di fiato marcata, vertigini o palpitazioni insolite. In alcuni casi può essere indicato un percorso di riabilitazione cardiologica strutturata.
La gestione dello stress e la cura del sonno sono spesso sottovalutate, ma possono influire in modo significativo sui sintomi dell’angina da sforzo e sul rischio cardiovascolare complessivo. Situazioni di stress cronico, ansia o depressione possono aumentare la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la produzione di ormoni che favoriscono l’infiammazione e l’aterosclerosi. Tecniche di rilassamento, mindfulness, supporto psicologico o psicoterapico, così como una buona igiene del sonno (orari regolari, ambiente riposante, limitazione di alcol e schermi prima di coricarsi) possono contribuire a migliorare il controllo dei sintomi e la qualità di vita. Anche il consumo di alcol va moderato: in molti casi è consigliabile limitarlo fortemente o evitarlo, soprattutto se sono presenti altre patologie o se si assumono farmaci che possono interagire con l’alcol.
Quando rivolgersi al cardiologo
Rivolgersi al cardiologo è fondamentale ogni volta che si sospetta un’angina da sforzo o quando una diagnosi già nota richiede una rivalutazione. Chi avverte un dolore toracico ricorrente legato allo sforzo, che si attenua con il riposo e presenta le caratteristiche tipiche descritte in precedenza, dovrebbe consultare il proprio medico di medicina generale il prima possibile, per essere eventualmente indirizzato a una valutazione specialistica. Non è opportuno minimizzare o attribuire automaticamente il dolore a cause “banali” come lo stress o i problemi digestivi, soprattutto se sono presenti fattori di rischio cardiovascolare come fumo, ipertensione, colesterolo alto, diabete o familiarità per infarto precoce. Una diagnosi tempestiva consente di impostare una terapia adeguata e di ridurre il rischio di eventi acuti.
Esistono però situazioni in cui non bisogna attendere un appuntamento programmato, ma è necessario ricorrere con urgenza al pronto soccorso o all’emergenza territoriale (numero 112/118). Questo vale in particolare se il dolore toracico è più intenso del solito, dura più di 10–15 minuti nonostante il riposo e l’eventuale assunzione di nitroglicerina, è associato a forte sudorazione, nausea, vomito, marcata difficoltà respiratoria, sensazione di svenimento o perdita di coscienza. In questi casi il quadro potrebbe essere quello di una sindrome coronarica acuta (infarto o angina instabile), che richiede un intervento rapido per ridurre al minimo il danno al muscolo cardiaco. È preferibile un allarme in più piuttosto che un ritardo che potrebbe avere conseguenze gravi.
Anche nei pazienti con angina da sforzo già diagnosticata e in trattamento, il contatto periodico con il cardiologo è essenziale per monitorare l’andamento della malattia, verificare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci, aggiornare la stratificazione del rischio e rinforzare le indicazioni sullo stile di vita. Il medico può programmare controlli clinici, esami del sangue, ECG, test da sforzo o altri accertamenti in base alla situazione individuale. È importante che il paziente porti con sé un elenco aggiornato dei farmaci assunti, segnali eventuali difficoltà nell’aderire alla terapia e riferisca qualsiasi cambiamento nei sintomi, anche se apparentemente lieve. Una buona comunicazione medico-paziente è uno degli strumenti più efficaci per prevenire complicanze e mantenere una buona qualità di vita.
Infine, è opportuno rivolgersi al cardiologo quando si devono affrontare situazioni che possono modificare in modo significativo il carico di lavoro del cuore o l’assetto terapeutico, come un intervento chirurgico maggiore, l’inizio di una nuova terapia potenzialmente interagente, una gravidanza o un cambiamento importante nello stile di vita (per esempio l’avvio di un’attività sportiva più intensa). In questi contesti, una valutazione preventiva consente di pianificare eventuali adeguamenti della terapia, di definire i limiti di sicurezza per l’attività fisica e di ridurre il rischio di eventi imprevisti. L’obiettivo non è limitare la vita del paziente, ma permettergli di svolgere le proprie attività nel modo più sicuro possibile, con la consapevolezza dei segnali da non trascurare e delle risorse disponibili in caso di necessità.
In sintesi, la cura dell’angina da sforzo richiede un approccio integrato che combini una diagnosi accurata, una terapia farmacologica mirata, interventi sullo stile di vita e un follow-up regolare con il cardiologo. Riconoscere precocemente i sintomi, non sottovalutare il dolore toracico da sforzo e aderire alle indicazioni terapeutiche sono passi fondamentali per ridurre il rischio di infarto e altre complicanze, migliorando al tempo stesso la qualità di vita. Sebbene l’angina da sforzo sia espressione di una malattia coronarica cronica, una gestione attiva e consapevole può permettere a molte persone di condurre una vita soddisfacente e relativamente autonoma, mantenendo sotto controllo i sintomi e proteggendo il cuore nel lungo periodo.
Per approfondire
Ministero della Salute – Schede informative e materiali educativi aggiornati sulle malattie cardiovascolari, con particolare attenzione alla prevenzione e alla gestione dei fattori di rischio correlati all’angina da sforzo.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Documenti tecnici e rapporti sul rischio cardiovascolare nella popolazione italiana, utili per comprendere il contesto epidemiologico dell’angina pectoris.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Schede tecniche e fogli illustrativi ufficiali dei farmaci utilizzati nel trattamento dell’angina, inclusa la ranolazina, con informazioni su indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati.
European Society of Cardiology (ESC) – Linee guida europee più recenti sulla gestione della malattia coronarica cronica e dell’angina stabile, rivolte a professionisti ma utili anche per pazienti informati.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Risorse internazionali sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e sulle strategie globali per ridurre il carico di patologie coronariche nella popolazione.
