Come si manifesta un attacco di angina pectoris?

Sintomi, diagnosi, trattamenti e prevenzione dell’angina pectoris

L’angina pectoris è una delle manifestazioni più tipiche della cardiopatia ischemica, ma spesso viene confusa con altri dolori toracici o sottovalutata perché gli episodi possono essere brevi e regredire spontaneamente. Capire come si manifesta un attacco di angina, quali sintomi sono più suggestivi e quando è necessario rivolgersi con urgenza ai soccorsi è fondamentale sia per chi ha già una diagnosi cardiologica, sia per chi non sa ancora di avere un problema alle coronarie.

Questa guida offre una panoramica completa e basata sulle evidenze su che cos’è l’angina pectoris, come riconoscere un attacco, quali esami servono per la diagnosi, quali sono i principali trattamenti farmacologici e interventistici e quali strategie di prevenzione e gestione a lungo termine possono ridurre il rischio di infarto e migliorare la qualità di vita. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del cardiologo o del medico curante.

Cos’è l’angina pectoris

L’angina pectoris è un dolore o fastidio al torace dovuto a una temporanea riduzione dell’apporto di sangue e ossigeno al muscolo cardiaco (miocardio). Questo squilibrio tra richiesta e apporto di ossigeno si verifica in genere perché le arterie coronarie, che nutrono il cuore, sono ristrette da placche aterosclerotiche (depositi di grasso, colesterolo e tessuto fibroso). L’angina non è di per sé un infarto, ma rappresenta un segnale di sofferenza ischemica del cuore: un campanello d’allarme che indica la presenza di malattia coronarica e un aumentato rischio di eventi cardiovascolari più gravi, come l’infarto miocardico acuto.

Oggi, nelle linee guida cardiologiche, l’angina pectoris viene spesso inquadrata all’interno del concetto di “sindrome coronarica cronica”, che comprende tutte le condizioni in cui la malattia delle coronarie è stabile ma può dare sintomi sotto sforzo o in determinate situazioni. Si distinguono due forme principali: l’angina stabile, in cui il dolore compare in modo prevedibile (per esempio durante uno sforzo o un’emozione intensa) e si risolve con il riposo o con farmaci specifici, e l’angina instabile, in cui i sintomi sono più imprevedibili, intensi o prolungati e possono rappresentare una situazione di urgenza medica.

Dal punto di vista clinico, l’angina pectoris è considerata una manifestazione di cardiopatia ischemica, cioè di una malattia dovuta alla riduzione del flusso di sangue al cuore. La causa più frequente è l’aterosclerosi coronarica, ma esistono anche forme meno comuni, come l’angina da vasospasmo (angina di Prinzmetal), in cui un’arteria coronaria si contrae improvvisamente, o l’angina microvascolare, legata a un’alterazione dei piccoli vasi del cuore. Queste varianti possono dare sintomi simili ma richiedono un inquadramento diagnostico accurato per impostare la terapia più adeguata.

È importante sottolineare che l’angina pectoris non riguarda solo le persone anziane o con fattori di rischio evidenti. Può manifestarsi anche in età relativamente giovane, soprattutto in presenza di familiarità per malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, fumo di sigaretta o stile di vita sedentario. Inoltre, la presentazione clinica può essere diversa tra uomini e donne: nelle donne, per esempio, sono più frequenti sintomi atipici o meno eclatanti, che possono portare a ritardi nella diagnosi. Per questo motivo, riconoscere i segnali di un attacco di angina e non sottovalutarli è un passo cruciale per la prevenzione dell’infarto.

Sintomi di un attacco

Un attacco di angina pectoris si manifesta tipicamente con un dolore o un senso di oppressione al centro del torace, spesso descritto come un “peso”, una “morsa”, una “stretta” o un “bruciore” retrosternale. Il dolore non è in genere puntorio né localizzato in un punto preciso, ma diffuso, e può irradiarsi al braccio sinistro, al collo, alla mandibola, alle spalle o alla schiena. La durata di un episodio tipico di angina stabile è di pochi minuti (di solito meno di 10–15), e tende a insorgere in relazione a uno sforzo fisico (salire le scale, camminare in salita, trasportare pesi), a un’emozione intensa, al freddo o a un pasto abbondante.

Oltre al dolore toracico, durante un attacco di angina possono comparire altri sintomi: respiro corto (dispnea), sensazione di fiato “corto” o di non riuscire a fare un respiro profondo, sudorazione fredda, nausea, stanchezza improvvisa, senso di ansia o di “imminente catastrofe”. In alcune persone, soprattutto anziani e pazienti con diabete, il dolore può essere poco evidente o assente, e l’episodio si manifesta prevalentemente con affanno, debolezza o malessere generale: si parla in questi casi di sintomi atipici o di ischemia “silente”. Riconoscere queste forme meno classiche è particolarmente importante per evitare sottovalutazioni.

Un elemento chiave per distinguere l’angina stabile da situazioni più gravi è il rapporto con lo sforzo e il riposo. Nell’angina stabile, il dolore compare in modo prevedibile quando il cuore è più “sotto carico” (per esempio camminando a passo svelto o salendo le scale) e tende a scomparire in pochi minuti interrompendo l’attività o assumendo un farmaco antianginoso prescritto dal medico (come la nitroglicerina sublinguale). Se il dolore compare a riposo, è più intenso o dura più a lungo del solito, o se non si risolve con il riposo o con i farmaci abituali, la situazione può indicare un’angina instabile o un infarto in atto e richiede un intervento urgente.

È fondamentale anche distinguere il dolore anginoso da altri tipi di dolore toracico non cardiaco, come quello muscolo-scheletrico (localizzato, evocabile con la palpazione o con i movimenti), il dolore da reflusso gastroesofageo (bruciore retrosternale legato ai pasti, che migliora con antiacidi), o il dolore pleurico (che peggiora con il respiro profondo o la tosse). Tuttavia, nella pratica, non sempre è facile fare questa distinzione senza una valutazione medica e senza esami: per questo, in presenza di un dolore toracico nuovo, intenso, prolungato o associato a sintomi come dispnea, sudorazione, nausea o svenimento, è prudente rivolgersi rapidamente al medico o al pronto soccorso, soprattutto se si hanno fattori di rischio cardiovascolare.

Diagnosi e test cardiologici

La diagnosi di angina pectoris inizia sempre da un’accurata anamnesi (raccolta della storia clinica) e da una visita medica. Il medico chiede al paziente di descrivere il dolore (sede, tipo, intensità, durata, fattori che lo scatenano e che lo alleviano), di riferire eventuali episodi precedenti, la presenza di altri sintomi (dispnea, palpitazioni, sincope), i fattori di rischio cardiovascolare (fumo, ipertensione, diabete, colesterolo alto, familiarità, obesità, sedentarietà) e i farmaci assunti. Già da questa prima valutazione è possibile stimare una “probabilità pre-test” che il dolore sia di origine coronarica, elemento che guida la scelta degli esami successivi secondo le moderne linee guida.

L’elettrocardiogramma (ECG) a riposo è uno degli esami di base più importanti: registra l’attività elettrica del cuore e può mostrare segni di ischemia o di pregressi infarti, anche se un ECG normale non esclude la presenza di angina, soprattutto se l’episodio doloroso è terminato. Per valutare la risposta del cuore allo sforzo, si può eseguire un test da sforzo (prova da sforzo su cyclette o tapis roulant), durante il quale si monitorano ECG, pressione arteriosa e sintomi mentre il paziente cammina o pedala con carichi progressivi. La comparsa di dolore tipico, alterazioni dell’ECG o calo della capacità di esercizio può suggerire la presenza di ischemia da sforzo.

In molti casi, soprattutto quando il test da sforzo tradizionale non è conclusivo o non è eseguibile, si ricorre a esami di imaging non invasivi. Tra questi rientrano l’ecocardiogramma da stress (che valuta la funzione del cuore sotto sforzo fisico o farmacologico), la scintigrafia miocardica da sforzo o da stress farmacologico, la risonanza magnetica cardiaca da stress e la tomografia computerizzata coronarica (coronaro-TC), che permette di visualizzare direttamente le arterie coronarie e le eventuali placche aterosclerotiche. La scelta del test più appropriato dipende dall’età, dai fattori di rischio, dalla probabilità pre-test, dalla disponibilità delle tecnologie e dalle condizioni cliniche del paziente.

Quando gli esami non invasivi indicano una probabilità elevata di malattia coronarica significativa, o quando i sintomi sono importanti e limitano la qualità di vita nonostante la terapia medica, può essere indicata la coronarografia. Si tratta di un esame invasivo che, tramite un catetere introdotto in un’arteria (radiale o femorale), permette di iniettare un mezzo di contrasto nelle coronarie e di visualizzarne il lume con raggi X. La coronarografia consente di individuare con precisione le stenosi (restringimenti) e, se necessario, di procedere nella stessa seduta a un’angioplastica coronarica con posizionamento di stent. Tutto il percorso diagnostico deve essere personalizzato e discusso con il cardiologo, valutando rischi e benefici di ciascun esame.

Trattamenti e farmaci

Il trattamento dell’angina pectoris ha due obiettivi principali: ridurre i sintomi (dolore, affanno) migliorando la qualità di vita e diminuire il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto e morte improvvisa. Per raggiungere questi obiettivi si combinano in genere interventi sullo stile di vita, terapia farmacologica e, quando indicato, procedure di rivascolarizzazione (angioplastica coronarica o bypass aorto-coronarico). La scelta delle strategie terapeutiche dipende dalla gravità dei sintomi, dall’estensione e dalla localizzazione delle stenosi coronariche, dalla presenza di altre malattie (per esempio diabete, insufficienza renale, scompenso cardiaco) e dall’età del paziente.

I farmaci antianginosi sono utilizzati per controllare il dolore e prevenire gli attacchi. Tra i più noti vi sono i nitrati (come la nitroglicerina), che dilatano le vene e le arterie riducendo il lavoro del cuore e migliorando l’apporto di sangue al miocardio; i beta-bloccanti, che rallentano la frequenza cardiaca e abbassano la pressione, riducendo il consumo di ossigeno del cuore; i calcio-antagonisti, che dilatano le arterie coronarie e sistemiche e possono essere utili anche nelle forme da vasospasmo; e altri farmaci specifici per l’angina cronica, come alcune molecole anti-ischemicamente selettive. Questi medicinali non vanno mai iniziati, sospesi o modificati senza indicazione del medico, perché possono interagire con altre terapie e richiedono un monitoraggio.

Accanto ai farmaci sintomatici, un ruolo centrale è svolto dai farmaci che riducono il rischio di eventi cardiovascolari. Tra questi rientrano gli antiaggreganti piastrinici (come l’aspirina a basse dosi, quando indicata), che riducono la tendenza delle piastrine a formare trombi sulle placche aterosclerotiche; le statine e altri ipolipemizzanti, che abbassano il colesterolo LDL e stabilizzano le placche; gli ACE-inibitori o sartani, utili in molti pazienti con ipertensione, diabete o disfunzione ventricolare sinistra; e altri farmaci per il controllo della pressione arteriosa e della glicemia. L’aderenza a queste terapie di prevenzione è fondamentale anche quando i sintomi sono ben controllati, perché il rischio di infarto dipende non solo dalla presenza di dolore ma dalla malattia coronarica sottostante.

Quando la malattia coronarica è significativa e i sintomi persistono nonostante la terapia medica ottimale, o quando gli esami mostrano un’ischemia estesa o coinvolgente rami coronarici critici, il cardiologo può proporre una rivascolarizzazione. L’angioplastica coronarica prevede la dilatazione della stenosi con un palloncino e il posizionamento di uno stent (una piccola “rete” metallica o medicata) per mantenere aperta l’arteria. Il bypass aorto-coronarico è un intervento cardiochirurgico che crea dei “ponti” con innesti vascolari per superare le ostruzioni. La scelta tra angioplastica e bypass dipende dal numero e dalla localizzazione delle stenosi, dalla funzione del ventricolo sinistro, dall’età e dalle comorbidità, e viene discussa in un “Heart Team” multidisciplinare.

Prevenzione e gestione

La prevenzione dell’angina pectoris e, più in generale, delle malattie cardiovascolari si basa sul controllo rigoroso dei fattori di rischio modificabili. Tra questi, il fumo di sigaretta è uno dei più importanti: smettere di fumare riduce in modo significativo il rischio di infarto e di morte cardiovascolare, anche in chi ha già una diagnosi di angina. Altri pilastri sono il controllo della pressione arteriosa, del colesterolo e della glicemia, attraverso una combinazione di stile di vita sano e, quando necessario, farmaci prescritti dal medico. Mantenere un peso corporeo adeguato, con un indice di massa corporea nella norma e una circonferenza vita contenuta, contribuisce a ridurre il carico sul cuore e a migliorare il profilo metabolico.

L’attività fisica regolare, adattata alle condizioni cliniche e alle indicazioni del cardiologo, è un elemento chiave della prevenzione e della gestione dell’angina. In molti casi, dopo una valutazione funzionale (per esempio con test da sforzo), viene consigliato un programma di esercizio aerobico moderato (cammino, bicicletta, nuoto dolce) per almeno 150 minuti a settimana, distribuiti su più giorni. Nei pazienti che hanno avuto un infarto o che hanno una malattia coronarica significativa, la riabilitazione cardiologica strutturata offre un percorso protetto e supervisionato per riprendere l’attività fisica in sicurezza, imparare a riconoscere i segnali di allarme e migliorare l’aderenza alle terapie.

L’alimentazione svolge un ruolo altrettanto importante. Un modello dietetico di tipo mediterraneo, ricco di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva e povero di grassi saturi, zuccheri semplici e sale, è associato a una riduzione del rischio cardiovascolare. Limitare il consumo di carni rosse e insaccati, di prodotti industriali ricchi di grassi trans e di bevande zuccherate contribuisce a mantenere sotto controllo colesterolo, pressione e peso corporeo. Nei pazienti con angina, è spesso consigliato evitare pasti molto abbondanti e ricchi di grassi, che possono scatenare episodi di dolore toracico, soprattutto se seguiti da sforzi immediati.

La gestione a lungo termine dell’angina pectoris richiede un follow-up regolare con il cardiologo o il medico curante, per monitorare l’andamento dei sintomi, l’efficacia e la tollerabilità delle terapie, e per aggiornare il piano di cura in base all’evoluzione clinica. È importante che il paziente sia informato e coinvolto nelle decisioni, conosca i propri farmaci (a cosa servono, come e quando assumerli), sappia riconoscere i sintomi di un attacco di angina e i segnali che richiedono un intervento urgente (dolore toracico nuovo, più intenso o prolungato, dispnea grave, sincope). La gestione dello stress, il supporto psicologico quando necessario e il coinvolgimento della famiglia possono migliorare l’aderenza alle raccomandazioni e la qualità di vita complessiva.

In sintesi, l’angina pectoris è un segnale di sofferenza del cuore che non va mai sottovalutato. Riconoscere come si manifesta un attacco – il dolore o l’oppressione al torace, i sintomi associati, il rapporto con lo sforzo e il riposo – permette di chiedere aiuto tempestivamente e di avviare un percorso diagnostico adeguato. Grazie alla combinazione di stili di vita sani, terapie farmacologiche mirate e, quando necessario, procedure di rivascolarizzazione, è possibile controllare i sintomi, ridurre il rischio di infarto e vivere a lungo con una buona qualità di vita, a patto di mantenere un dialogo costante con il proprio team sanitario e di non trascurare i controlli periodici.

Per approfondire

Progetto Cuore ISS – Glossario: Angina pectoris offre una definizione istituzionale chiara di angina pectoris, con distinzione tra forme stabile e instabile e spiegazione del legame tra sforzo, riposo e comparsa dei sintomi.

Ministero della Salute – Malattie cardiovascolari inquadra l’angina pectoris tra le principali malattie ischemiche del cuore e fornisce informazioni aggiornate su frequenza, gravità e prevenzione dei disturbi cardiovascolari.

Ministero della Salute – FAQ Malattie cardio-cerebrovascolari propone risposte divulgative a domande frequenti su cardiopatia ischemica e angina, utili per comprendere meglio rischi, sintomi e percorsi di cura.

ISS – Per avere un cuore sano: dati, stime e 5 consigli per la prevenzione riassume dati epidemiologici recenti e suggerisce comportamenti concreti per ridurre il rischio di angina, infarto e ictus attraverso la prevenzione cardiovascolare.