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L’ossido nitrico (NO) è una piccola molecola gassosa prodotta naturalmente dal nostro organismo, fondamentale per la comunicazione tra le cellule. Pur essendo chimicamente un radicale libero, quindi potenzialmente reattivo, in condizioni fisiologiche svolge funzioni essenziali nella regolazione del tono dei vasi sanguigni, nella trasmissione dei segnali nervosi e nella risposta immunitaria contro microrganismi e cellule anomale. Capire “cosa fa” l’ossido nitrico significa quindi entrare nel cuore di molti processi chiave per la salute cardiovascolare e non solo.
Negli ultimi decenni l’ossido nitrico è passato da curiosità biochimica a protagonista della fisiologia umana, tanto che la sua scoperta come fattore di rilassamento derivato dall’endotelio è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 1998. Oggi sappiamo che alterazioni nella sua produzione o disponibilità sono coinvolte in numerose patologie, in particolare cardiovascolari, e che farmaci e strategie terapeutiche possono agire modulando i livelli di NO. Allo stesso tempo, un eccesso o un uso improprio di donatori di ossido nitrico può comportare rischi e richiede prudenza.
Funzioni dell’ossido nitrico
L’ossido nitrico è una molecola di segnalazione: viene prodotto da specifici enzimi, le ossido nitrico sintasi (NOS), a partire dall’aminoacido L-arginina, e diffonde rapidamente attraverso le membrane cellulari per modulare l’attività di cellule vicine. Esistono tre principali isoforme di NOS: eNOS (endoteliale), nNOS (neurale) e iNOS (inducibile). Le prime due sono espresse in modo costitutivo e producono piccole quantità di NO per funzioni fisiologiche di regolazione fine; la terza viene attivata soprattutto durante processi infiammatori e infezioni, generando quantità maggiori di ossido nitrico con scopi difensivi. Questa versatilità spiega perché il NO sia coinvolto in ambiti così diversi come la circolazione, il sistema nervoso e il sistema immunitario.
A livello molecolare, uno dei principali bersagli dell’ossido nitrico è l’enzima guanilato ciclasi solubile (sGC) presente nelle cellule muscolari lisce e in altri tipi cellulari. Quando il NO si lega alla sGC, ne stimola l’attività e aumenta la produzione di GMP ciclico (cGMP), un secondo messaggero che a sua volta attiva una cascata di segnali intracellulari. Nel sistema vascolare, questo porta al rilassamento della muscolatura liscia e quindi alla vasodilatazione; nel sistema nervoso, modula la trasmissione sinaptica; in altri tessuti, regola processi come la contrazione muscolare, la secrezione ormonale e la funzione piastrinica. Il NO può inoltre modificare direttamente proteine attraverso reazioni redox, influenzandone la funzione.
Oltre alla via classica L-arginina/NOS, l’organismo può generare ossido nitrico anche a partire dai nitrati e nitriti introdotti con la dieta, in particolare da verdure a foglia verde e barbabietole. In condizioni di bassa disponibilità di ossigeno (ipossia), come nei tessuti poco perfusi, i nitriti possono essere ridotti a NO, fornendo una sorta di “riserva” alternativa. Questo sistema di produzione complementare è oggetto di intensa ricerca, perché potrebbe contribuire a proteggere i tessuti in situazioni di ischemia o stress. Tuttavia, il bilancio tra effetti benefici e potenziali rischi legati ai composti azotati reattivi è complesso e dipende dal contesto fisiologico o patologico.
Un aspetto cruciale è che l’ossido nitrico ha una vita media molto breve e viene rapidamente inattivato, soprattutto reagendo con specie reattive dell’ossigeno come il radicale superossido. Da questa interazione può formarsi perossinitrito, una molecola altamente reattiva in grado di danneggiare lipidi, proteine e DNA. Per questo motivo, il ruolo del NO non può essere valutato isolatamente, ma va sempre considerato nel contesto dello stato ossidativo dell’organismo. In equilibrio, prevalgono gli effetti protettivi e regolatori; quando lo stress ossidativo aumenta o la produzione di NO è eccessiva o dislocata, possono emergere effetti dannosi e contribuire alla patogenesi di diverse malattie.
Benefici per il sistema cardiovascolare
Nel sistema cardiovascolare l’ossido nitrico è uno dei principali regolatori del tono vascolare. L’eNOS, espressa nelle cellule endoteliali che rivestono internamente i vasi sanguigni, produce NO in risposta a stimoli meccanici (come lo shear stress, cioè lo scorrimento del sangue sulla parete) e chimici (ad esempio acetilcolina, bradichinina). Il NO diffonde verso le cellule muscolari lisce della parete vasale, attiva la guanilato ciclasi e aumenta il cGMP, determinando rilassamento e vasodilatazione. Questo meccanismo contribuisce a mantenere la pressione arteriosa entro limiti fisiologici e a modulare il flusso sanguigno verso organi e tessuti in base alle loro esigenze metaboliche.
L’ossido nitrico endoteliale svolge anche una funzione antitrombotica. Inibisce l’aggregazione delle piastrine e ne riduce l’adesione alla parete vasale, limitando la formazione di trombi in condizioni normali. Inoltre, il NO contrasta l’adesione dei leucociti all’endotelio e la loro migrazione nella parete del vaso, un passaggio chiave nella genesi dell’aterosclerosi. Insieme ad altre molecole vasoprotettive, come le prostacicline, l’ossido nitrico contribuisce a mantenere l’endotelio in uno stato “quiescente”, non infiammatorio, e a preservare l’elasticità e la funzionalità dei vasi nel tempo.
Numerose evidenze indicano che una ridotta biodisponibilità di ossido nitrico è un tratto comune di molte malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione arteriosa, aterosclerosi, diabete mellito, scompenso cardiaco e malattia coronarica. In questi contesti, fattori come lo stress ossidativo, l’infiammazione cronica, l’iperglicemia e la dislipidemia portano a una “disfunzione endoteliale”: l’endotelio perde la capacità di produrre adeguate quantità di NO e di rispondere correttamente agli stimoli vasodilatatori. Il risultato è un aumento del tono vasale, una maggiore tendenza alla trombosi e un ambiente pro-infiammatorio che favorisce la progressione delle placche aterosclerotiche e le complicanze ischemiche.
Dal punto di vista clinico, molti interventi che migliorano la salute cardiovascolare agiscono, direttamente o indirettamente, anche sul sistema dell’ossido nitrico. L’attività fisica regolare, ad esempio, aumenta lo shear stress fisiologico sulle pareti vasali e stimola la produzione di NO endoteliale, migliorando la funzione vascolare. Alcuni farmaci, come gli ACE-inibitori o le statine, oltre ai loro effetti principali, possono contribuire a preservare o aumentare la biodisponibilità di NO riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione. Esistono poi farmaci che sfruttano in modo più diretto la via del NO/cGMP, come i donatori di ossido nitrico o gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, utilizzati in specifiche indicazioni cardiovascolari e urologiche, sempre sotto controllo medico.
Ruolo nel sistema immunitario
Nel sistema immunitario l’ossido nitrico assume un volto diverso rispetto a quello vascolare, diventando una vera e propria arma di difesa. I macrofagi e altre cellule immunitarie, quando vengono attivati da segnali infiammatori o dalla presenza di patogeni, esprimono l’isoforma inducibile della NOS (iNOS). A differenza di eNOS e nNOS, che producono piccole quantità di NO in modo pulsatile, iNOS genera grandi quantità di ossido nitrico per periodi prolungati. Questo NO ad alta concentrazione, spesso in combinazione con specie reattive dell’ossigeno, contribuisce a uccidere batteri, virus, parassiti e cellule tumorali, danneggiandone membrane, proteine e materiale genetico.
L’ossido nitrico prodotto dalle cellule immunitarie non ha solo un effetto citotossico diretto, ma modula anche la risposta infiammatoria. Può influenzare l’espressione di citochine (molecole segnale dell’infiammazione), la funzione delle cellule T e B e la permeabilità vascolare nelle aree infiammate. In alcune situazioni, il NO aiuta a limitare un’eccessiva attivazione immunitaria, agendo come “freno” per prevenire danni collaterali ai tessuti sani. In altre, soprattutto quando la produzione è massiva e prolungata, può invece contribuire al danno tissutale e alla cronicizzazione dell’infiammazione, come si osserva in alcune malattie autoimmuni o infiammatorie croniche.
Un esempio emblematico del duplice ruolo dell’ossido nitrico nel sistema immunitario è la sepsi, una risposta infiammatoria sistemica grave a infezioni. In questo contesto, l’attivazione diffusa di iNOS porta a una produzione massiva di NO, che contribuisce alla vasodilatazione generalizzata, alla caduta della pressione arteriosa e allo shock settico. Allo stesso tempo, il NO partecipa alla difesa contro i patogeni. Il tentativo di modulare farmacologicamente la via del NO nella sepsi si è rivelato complesso: inibire troppo l’ossido nitrico può peggiorare la perfusione tissutale e la prognosi, mentre lasciarlo incontrollato favorisce l’instabilità emodinamica. Questo esempio mostra quanto sia delicato l’equilibrio tra effetti benefici e dannosi del NO in immunologia.
Anche in ambito oncologico l’ossido nitrico ha un ruolo ambivalente. A basse concentrazioni può favorire la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule tumorali, promuovendo angiogenesi (formazione di nuovi vasi) e adattamento all’ipossia. A concentrazioni elevate, come quelle generate da iNOS in macrofagi attivati, può invece avere effetti antitumorali citotossici. La distribuzione spaziale e temporale della produzione di NO nel microambiente tumorale è quindi determinante per l’esito finale. Per questo motivo, strategie terapeutiche che mirano a modulare selettivamente l’ossido nitrico nel tumore sono oggetto di ricerca, ma non sono ancora consolidate nella pratica clinica di routine.
Effetti collaterali e controindicazioni
Quando si parla di effetti collaterali e controindicazioni legati all’ossido nitrico è importante distinguere tra il ruolo fisiologico del NO prodotto dall’organismo e l’uso di farmaci o sostanze che ne aumentano o ne imitano l’azione. In condizioni normali, l’ossido nitrico endogeno è strettamente regolato e raramente è di per sé causa diretta di problemi; è piuttosto la sua ridotta o eccessiva disponibilità, in contesti patologici, a contribuire alla malattia. Diverso è il discorso per l’ossido nitrico inalatorio utilizzato in ambito ospedaliero o per i donatori di NO e i farmaci che agiscono sulla via NO/cGMP: in questi casi esistono effetti avversi e controindicazioni ben documentati, che richiedono monitoraggio e prescrizione medica.
L’ossido nitrico inalatorio viene impiegato, ad esempio, nel trattamento di alcune forme di ipertensione polmonare e in specifiche condizioni respiratorie acute, soprattutto in terapia intensiva. Tra i possibili effetti avversi si annoverano la formazione di metemoglobina (una forma di emoglobina che non trasporta ossigeno), l’accumulo di prodotti tossici come il biossido di azoto (NO2) e il rischio di “rebound” di ipertensione polmonare alla sospensione brusca del trattamento. Per questo motivo, la somministrazione di NO inalatorio richiede apparecchiature dedicate, monitoraggio continuo dei gas e dei parametri ematici e una riduzione graduale delle dosi quando si decide di interromperlo, seguendo protocolli ben definiti.
I farmaci donatori di ossido nitrico, come i nitrati organici utilizzati in cardiologia, possono causare effetti collaterali quali cefalea, ipotensione, vertigini, vampate di calore e, in alcuni casi, sincope, soprattutto se assunti in dosi elevate o in associazione con altri vasodilatatori. Esistono inoltre interazioni farmacologiche potenzialmente gravi, ad esempio tra nitrati e inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, che possono determinare un calo eccessivo della pressione arteriosa. Per questo tali farmaci sono soggetti a precise indicazioni, controindicazioni e avvertenze, e non devono essere utilizzati senza valutazione medica, in particolare in persone con malattie cardiovascolari note o sospette.
Un capitolo a parte riguarda gli integratori e i cosiddetti “booster di NO”, spesso proposti in ambito sportivo o di benessere per migliorare la performance, la vasodilatazione muscolare o la funzione erettile. Questi prodotti contengono in genere precursori dell’ossido nitrico, come L-arginina, L-citrullina o nitrati di origine vegetale. Sebbene in alcune condizioni possano avere effetti fisiologici misurabili sulla via del NO, le evidenze sulla loro efficacia clinica e sulla sicurezza a lungo termine sono eterogenee e dipendono molto dal contesto individuale, dalla dose e dalla qualità del prodotto. In soggetti con patologie cardiovascolari, renali o in terapia farmacologica, l’uso di tali integratori dovrebbe essere discusso con il medico, per evitare interazioni o effetti indesiderati legati a variazioni della pressione o del carico emodinamico.
In sintesi, l’ossido nitrico è una molecola indispensabile, ma la sua modulazione farmacologica non è priva di rischi. L’uso clinico dell’NO inalatorio e dei donatori di NO richiede competenze specialistiche, monitoraggio e rispetto rigoroso delle indicazioni. Anche gli interventi apparentemente “naturali”, come integratori che promettono di aumentare il NO, non sono neutri e possono avere ripercussioni in persone vulnerabili. Per questo è fondamentale evitare il fai-da-te, non modificare terapie prescritte e rivolgersi sempre a professionisti sanitari qualificati per valutare benefici e rischi nel proprio quadro clinico generale.
L’ossido nitrico è quindi una molecola chiave della fisiologia umana, con funzioni centrali nel sistema cardiovascolare, nel sistema immunitario e in molti altri distretti. In equilibrio, contribuisce a mantenere la pressione arteriosa, a proteggere i vasi, a difendere l’organismo da infezioni e a regolare numerosi processi cellulari. Quando la sua produzione o disponibilità si altera, può però partecipare alla genesi di malattie cardiovascolari, infiammatorie e degenerative. Comprendere cosa fa l’ossido nitrico significa riconoscere l’importanza di stili di vita e terapie che preservino la funzione endoteliale e il bilancio redox, e allo stesso tempo usare con prudenza farmaci e integratori che ne modulano l’azione, sempre sotto supervisione medica.
Per approfondire
Nitric Oxide – StatPearls (NIH) Scheda clinica aggiornata che descrive in dettaglio l’uso dell’ossido nitrico inalatorio, le indicazioni, le controindicazioni e i principali effetti avversi.
Nitric oxide in the cardio-cerebrovascular system: Source, regulation and application Revisione recente che analizza le fonti di NO, i meccanismi di regolazione e gli effetti nel sistema cardio-cerebrovascolare.
The opposing roles of NO and oxidative stress in cardiovascular disease Articolo che approfondisce il rapporto tra ossido nitrico, stress ossidativo e malattie cardiovascolari come ipertensione e scompenso cardiaco.
Nitric oxide-dependent endothelial function and cardiovascular disease Revisione che mette in relazione la funzione endoteliale dipendente dal NO con patologie quali aterosclerosi, diabete e insufficienza cardiaca.
The role of nitric oxide in cardiovascular diseases Sintesi dei principali ruoli cardioprotettivi dell’ossido nitrico, inclusa la regolazione della pressione e la prevenzione della trombosi e della proliferazione vascolare.
