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Chi soffre di pressione alta (ipertensione arteriosa) si chiede spesso se sia sicuro prendere l’aereo, soprattutto per voli lunghi o intercontinentali. In generale, per la maggior parte delle persone con ipertensione ben controllata il viaggio aereo è possibile e non rappresenta un rischio significativo, a patto di prepararsi adeguatamente e di rispettare alcune precauzioni prima, durante e dopo il volo.
La situazione cambia se la pressione è molto alta e non ben controllata, oppure se sono presenti altre malattie cardiovascolari (come cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, aritmie importanti) o complicanze dell’ipertensione (ad esempio danni a cuore, reni, cervello, occhi). In questi casi è fondamentale confrontarsi con il proprio medico o cardiologo prima di prenotare il viaggio, per valutare l’idoneità al volo, l’eventuale necessità di esami o terapie aggiuntive e le misure di sicurezza più adatte al singolo quadro clinico.
Prepararsi al volo
La preparazione al volo per chi soffre di pressione alta inizia molto prima di arrivare in aeroporto. Un primo passo importante è verificare che l’ipertensione sia ben controllata: significa che, nelle ultime settimane, i valori pressori misurati a casa o in ambulatorio si sono mantenuti stabilmente entro i limiti indicati dal medico, senza grandi oscillazioni o picchi improvvisi. È utile tenere un diario pressorio, annotando le misurazioni dei giorni precedenti al viaggio, così da avere un quadro chiaro da mostrare al curante in caso di dubbi. Se si notano valori insolitamente elevati o sintomi come mal di testa intenso, vertigini, disturbi visivi o senso di oppressione toracica, è prudente contattare il medico prima di confermare la partenza.
Un altro aspetto centrale della preparazione riguarda i farmaci antipertensivi. È consigliabile assicurarsi di avere una scorta sufficiente per tutta la durata del viaggio e qualche giorno in più, per eventuali imprevisti o ritardi. I farmaci vanno sempre portati nel bagaglio a mano, in confezione originale, insieme a una lista aggiornata delle terapie in corso e, se possibile, a una breve relazione del medico curante (in italiano e, per i viaggi internazionali, preferibilmente anche in inglese) che descriva la diagnosi, i farmaci assunti e i contatti del medico. Questo può facilitare l’assistenza in caso di necessità durante il viaggio o all’estero.
Per chi affronta voli con fuso orario significativo, è utile discutere in anticipo con il medico come gestire gli orari di assunzione dei farmaci. In molti casi è possibile mantenere gli orari abituali riferiti al proprio orologio biologico, adattandoli gradualmente nei giorni successivi all’arrivo; in altri, soprattutto se si assumono più farmaci o se sono presenti altre patologie, può essere necessario un piano personalizzato. È importante non modificare da soli dosaggi o orari, né sospendere i farmaci per “comodità” del viaggio: interruzioni improvvise possono causare rialzi pressori pericolosi, soprattutto in chi ha già avuto eventi cardiovascolari.
La preparazione comprende anche la pianificazione logistica: scegliere, se possibile, orari di volo che riducano lo stress (evitando coincidenze troppo ravvicinate o notti in bianco), arrivare in aeroporto con anticipo per non dover correre, e organizzare il trasporto dei bagagli in modo da non dover sollevare pesi eccessivi. Lo stress emotivo e fisico, infatti, può contribuire a innalzare temporaneamente la pressione arteriosa. Infine, è utile informarsi sulle condizioni a bordo (durata del volo, eventuali scali, possibilità di alzarsi e camminare) e, se si hanno altre patologie associate, valutare con il medico se sia opportuno stipulare un’assicurazione sanitaria di viaggio che copra eventuali emergenze cardiovascolari.
Precauzioni durante il volo
Una volta a bordo, l’ambiente dell’aereo presenta alcune caratteristiche che possono influenzare la pressione arteriosa e il sistema cardiovascolare. La cabina è pressurizzata, ma la pressione atmosferica corrisponde in genere a quella che si trova a un’altitudine di circa 1.800–2.400 metri: questo comporta una lieve riduzione della quantità di ossigeno disponibile nel sangue, che in persone sane è ben tollerata, ma in chi ha malattie cardiache o respiratorie può rappresentare uno stress aggiuntivo. Inoltre, l’aria in cabina è molto secca e la permanenza seduti a lungo può favorire disidratazione e ristagno venoso negli arti inferiori, fattori che possono influire indirettamente anche sui valori pressori.
Per ridurre questi effetti, è consigliabile mantenere una buona idratazione bevendo regolarmente acqua durante il volo, evitando però di esagerare con bevande contenenti caffeina (caffè, tè, energy drink) e con l’alcol. Caffeina e alcol possono infatti aumentare temporaneamente la pressione, accelerare il battito cardiaco e favorire la disidratazione. Anche le bevande molto zuccherate andrebbero limitate, soprattutto se si soffre anche di diabete o sovrappeso. È utile, quando possibile, scegliere pasti leggeri e poco salati: il sale in eccesso favorisce la ritenzione di liquidi e può contribuire a rialzi pressori, soprattutto in chi è già predisposto.
Un’altra precauzione importante riguarda il movimento. Restare seduti per molte ore, con le gambe piegate e poco spazio, può aumentare il rischio di trombosi venosa profonda, in particolare nei voli di lunga durata e in persone con fattori di rischio aggiuntivi (età avanzata, obesità, storia di trombosi, uso di alcuni farmaci, altre malattie cardiovascolari). Anche se si soffre “solo” di ipertensione, è buona norma alzarsi e camminare nel corridoio ogni 1–2 ore, quando le condizioni di volo lo permettono, e praticare semplici esercizi in poltrona (flessione ed estensione delle caviglie, rotazioni dei piedi, contrazioni dei muscoli delle gambe) per favorire la circolazione.
È inoltre opportuno indossare abiti comodi e non troppo stretti, soprattutto a livello di vita e gambe, per non ostacolare il ritorno venoso. In alcuni casi selezionati, il medico può consigliare l’uso di calze elastiche a compressione graduata, ma è importante che siano prescritte e scelte nella misura corretta, perché calze inadeguate possono essere inefficaci o addirittura controproducenti. Infine, è bene evitare l’assunzione autonoma di farmaci da banco come alcuni decongestionanti nasali o compresse per il raffreddore che contengono sostanze vasocostrittrici o stimolanti: questi prodotti possono aumentare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, risultando potenzialmente rischiosi per chi è iperteso.
Cosa fare in caso di emergenza
Nonostante tutte le precauzioni, può accadere che durante il volo compaiano sintomi che destano preoccupazione. È importante saper riconoscere i segnali di allarme che richiedono un intervento immediato. Tra questi rientrano: dolore o oppressione al petto che dura più di pochi minuti o che si irradia a braccio, mandibola, schiena; difficoltà respiratoria improvvisa o marcata; comparsa improvvisa di forte mal di testa diverso dal solito, soprattutto se associato a disturbi della vista, difficoltà a parlare, debolezza o paralisi di un lato del corpo; sensazione di svenimento imminente, palpitazioni molto intense o prolungate. Questi sintomi possono essere espressione di eventi cardiovascolari o neurologici gravi, come infarto, aritmie importanti o ictus, e non vanno mai sottovalutati.
Se si avvertono sintomi di questo tipo, la prima cosa da fare è avvisare immediatamente il personale di bordo, utilizzando il campanello di chiamata o chiedendo aiuto ai passeggeri vicini. Gli assistenti di volo sono addestrati a gestire le emergenze mediche e possono attivare i protocolli previsti dalla compagnia aerea, che includono la ricerca di un medico tra i passeggeri, l’uso del kit medico di bordo e, se necessario, del defibrillatore semiautomatico. In alcuni casi, il comandante può decidere di effettuare un atterraggio di emergenza nell’aeroporto più vicino per consentire un rapido accesso alle cure ospedaliere. È fondamentale non cercare di “resistere” ai sintomi per timore di disturbare o di creare problemi al volo: in ambito cardiovascolare, il tempo è spesso un fattore decisivo.
Per chi sa di avere una malattia cardiovascolare oltre all’ipertensione (come una coronaropatia nota, uno scompenso cardiaco o una storia di ictus), può essere utile, prima del viaggio, discutere con il medico se portare con sé farmaci da utilizzare in caso di sintomi (ad esempio, nitroglicerina sublinguale per chi ha angina stabile, se prescritta). Tuttavia, l’uso di questi farmaci deve sempre seguire le indicazioni ricevute in precedenza e non sostituisce in alcun modo la richiesta di aiuto al personale di bordo. Anche chi non ha una diagnosi cardiologica ma è iperteso dovrebbe evitare di assumere, di propria iniziativa, farmaci non abituali durante il volo, soprattutto se non conosce bene i loro effetti sulla pressione.
Un altro elemento che può facilitare la gestione di un’eventuale emergenza è avere con sé, in un luogo facilmente accessibile (ad esempio nel portafoglio o nello smartphone), un riepilogo delle proprie condizioni di salute, dei farmaci assunti e dei contatti di emergenza. Questo può essere utile sia per il personale di bordo sia per eventuali sanitari che dovessero intervenire all’atterraggio. Infine, dopo un episodio di malessere significativo in volo, è consigliabile, una volta a terra, rivolgersi a un medico anche se i sintomi sono regrediti, per valutare la necessità di ulteriori accertamenti e per rivedere, se opportuno, la terapia antipertensiva o les modalità di viaggio future.
Consigli per un viaggio sicuro
Per chi soffre di pressione alta, un viaggio in aereo può essere affrontato in sicurezza seguendo alcune regole di buon senso che integrano le indicazioni del medico curante. Prima di tutto, è importante mantenere uno stile di vita il più possibile regolare nei giorni che precedono la partenza: dormire a sufficienza, evitare eccessi di alcol, sale e cibi molto elaborati, non introdurre improvvisamente grandi quantità di caffeina o bevande energetiche. Un organismo già “stressato” da abitudini poco sane è più vulnerabile agli stimoli aggiuntivi del viaggio, come la stanchezza, il cambio di routine e l’ambiente dell’aereo.
Durante il viaggio verso l’aeroporto e nelle ore di attesa, è utile concedersi tempi adeguati per le procedure di check-in e sicurezza, in modo da non dover correre o sollevare pesi in fretta. Se si è particolarmente ansiosi per il volo, può essere d’aiuto praticare tecniche di rilassamento, respirazione lenta e profonda, o ascoltare musica che aiuti a calmarsi. In alcuni casi, il medico può valutare l’uso di farmaci per l’ansia, ma è importante evitare sedativi pesanti che possano deprimere la respirazione o ridurre eccessivamente la vigilanza, soprattutto se combinati con alcol. L’obiettivo è ridurre lo stress, non “addormentarsi” forzatamente per tutto il volo.
Una volta a bordo, oltre alle misure già descritte (idratazione, movimento, abbigliamento comodo, alimentazione moderata), può essere utile scegliere, quando possibile, un posto lato corridoio, che facilita gli spostamenti e riduce la sensazione di costrizione. Se si viaggia spesso o si hanno altri fattori di rischio cardiovascolare, può valere la pena discutere con il medico l’opportunità di misurare la pressione anche in viaggio, ad esempio portando con sé un misuratore automatico da braccio di dimensioni compatte; tuttavia, non è necessario né consigliabile misurare la pressione in modo ossessivo durante il volo, perché ciò può aumentare l’ansia e portare a interpretazioni errate di variazioni fisiologiche.
Al momento dell’arrivo, soprattutto dopo voli lunghi o con fuso orario, è normale sentirsi stanchi e un po’ disorientati. È importante continuare a prendere i farmaci secondo lo schema concordato con il medico, mantenere una buona idratazione e riprendere gradualmente le attività, evitando sforzi intensi nelle prime ore. Se compaiono sintomi insoliti o preoccupanti, è prudente rivolgersi a un medico locale o al servizio di emergenza, soprattutto se si è in un Paese con sistemi sanitari diversi dal proprio. In prospettiva, chi soffre di ipertensione dovrebbe considerare ogni viaggio come un’occasione per consolidare abitudini salutari: camminare di più, scegliere cibi meno salati, limitare alcol e fumo, e mantenere un buon equilibrio tra riposo e attività.
In sintesi, chi soffre di pressione alta può in molti casi prendere l’aereo in sicurezza, soprattutto se l’ipertensione è ben controllata e non sono presenti gravi complicanze cardiovascolari. La chiave è una buona preparazione: verificare il controllo pressorio prima della partenza, organizzare con cura i farmaci e i documenti sanitari, pianificare il viaggio in modo da ridurre stress e affaticamento. Durante il volo, idratazione, movimento, alimentazione moderata e attenzione ai segnali del proprio corpo aiutano a prevenire problemi. In presenza di sintomi importanti, è essenziale avvisare subito il personale di bordo. Un dialogo aperto con il medico curante, prima e dopo il viaggio, permette di adattare le raccomandazioni al proprio quadro clinico e di affrontare il volo con maggiore serenità.
Per approfondire
Air Travel – CDC offre una panoramica aggiornata sui rischi e sulle precauzioni del viaggio aereo per persone con malattie croniche, incluse le patologie cardiovascolari e l’ipertensione.
Systemic arterial hypertension and flight – PubMed è una revisione clinica che analizza in dettaglio la sicurezza del volo per i pazienti ipertesi e propone raccomandazioni pratiche per medici e viaggiatori.
Navigating air travel and cardiovascular concerns – PubMed discute i cambiamenti fisiologici durante il volo e conclude che, per la maggior parte dei pazienti cardiovascolari stabili, l’aereo è generalmente sicuro se ben preparati.
Travel and Heart Disease – American Heart Association fornisce consigli pratici per organizzare viaggi sicuri in presenza di malattie cardiache e pressione alta.
Travel tips for people with heart related risks – Harvard Health approfondisce l’impatto del volo su cuore e circolazione, con suggerimenti concreti su idratazione, movimento e gestione dei fattori di rischio.
