Digiuno intermittente e microbiota: perché può influenzare le terapie oncologiche

Digiuno intermittente, microbiota intestinale e immunoterapia oncologica: effetti sul sistema immunitario, rischi nutrizionali e indicazioni pratiche

Il digiuno intermittente è diventato negli ultimi anni un tema di grande interesse anche in oncologia, non solo per il suo potenziale impatto sul peso corporeo e sul metabolismo, ma soprattutto per gli effetti sul microbiota intestinale e sul sistema immunitario. In parallelo, l’uso sempre più diffuso degli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) ha reso evidente quanto la risposta alle immunoterapie dipenda anche da fattori “non tumorali”, tra cui dieta, composizione del microbiota e stato nutrizionale globale del paziente.

Comprendere come il digiuno intermittente e, più in generale, i pattern alimentari possano modulare il microbiota e, di riflesso, influenzare l’efficacia e la tollerabilità delle terapie oncologiche è un tema di ricerca in rapida evoluzione. Le evidenze disponibili, tuttavia, sono ancora preliminari, spesso derivate da modelli animali o piccoli studi osservazionali, e non consentono di proporre protocolli standardizzati di digiuno in oncologia. In questo contesto è fondamentale distinguere tra ipotesi promettenti e raccomandazioni cliniche consolidate, evitando il “fai‑da‑te” che può esporre il paziente oncologico a rischi nutrizionali importanti.

Come il digiuno modula il microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che popolano il tratto digerente e che interagiscono in modo continuo con la mucosa intestinale e il sistema immunitario. La sua composizione è estremamente sensibile ai cambiamenti di dieta, orari dei pasti e durata dei periodi di digiuno. Studi su modelli animali e in piccoli gruppi di volontari sani suggeriscono che il digiuno intermittente possa aumentare la diversità microbica e favorire la crescita di batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), come butirrato, propionato e acetato, molecole con effetti antinfiammatori e immunomodulanti. In modelli murini predisposti al carcinoma colorettale, schemi di digiuno intermittente hanno mostrato una riduzione del numero di lesioni tumorali, associata a un arricchimento di generi come Odoribacter e Alistipes, noti per la produzione di SCFA e la modulazione dell’infiammazione intestinale. ([frontiersin.org](https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2025.1563224/full))

Il digiuno intermittente non agisce solo sulla “lista” delle specie presenti, ma anche sul loro metabolismo. Periodi prolungati senza apporto calorico modificano la disponibilità di nutrienti nel lume intestinale, riducendo zuccheri semplici e substrati fermentabili rapidi, e selezionando batteri più efficienti nell’utilizzare fibre e mucine. Questo può portare a una diminuzione di metaboliti potenzialmente pro‑tumorali, come alcuni acidi grassi ramificati (per esempio l’isovalerico, implicato nell’attivazione della via Wnt/β‑catenina in modelli di carcinoma colorettale), e a un aumento di metaboliti protettivi. ([frontiersin.org](https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2025.1563224/full)) Tali cambiamenti, tuttavia, sono altamente variabili tra individui e dipendono fortemente dal tipo di dieta nelle finestre di alimentazione, dalla durata del digiuno e dallo stato di salute di base, inclusa la presenza di neoplasie e terapie concomitanti. Per chi utilizza il digiuno anche con finalità di controllo del peso, è importante monitorare nel tempo l’andamento della massa corporea e della composizione corporea, non solo il numero sulla bilancia, per distinguere il calo di grasso dalla perdita di massa muscolare, aspetto particolarmente critico nel paziente oncologico; a questo proposito possono essere utili strumenti pratici per capire se si sta dimagrendo in modo sano.

Un altro aspetto chiave è la relazione tra digiuno, ritmo circadiano e microbiota. L’alternanza regolare tra periodi di alimentazione e digiuno sembra sincronizzare i ritmi metabolici dei batteri intestinali con quelli dell’ospite, influenzando la produzione di metaboliti in specifici momenti della giornata. Alcuni studi suggeriscono che un’alimentazione concentrata nelle ore diurne, con digiuno notturno prolungato, possa favorire un profilo microbico più favorevole alla sensibilità insulinica e alla riduzione dell’infiammazione sistemica. In oncologia, dove i ritmi circadiani sono spesso alterati da farmaci, ospedalizzazioni e sintomi, il mantenimento di una certa regolarità dei pasti potrebbe contribuire a stabilizzare il microbiota, ma non esistono ancora protocolli di crononutrizione standardizzati per i pazienti in trattamento.

È importante sottolineare che gli effetti del digiuno sul microbiota non sono universalmente benefici e possono essere diversi in un organismo sano rispetto a un paziente oncologico, spesso già esposto a chemioterapia, antibiotici, inibitori di pompa protonica e altri farmaci che alterano profondamente l’ecosistema intestinale. In soggetti fragili, periodi di digiuno troppo lunghi o ripetuti possono ridurre l’apporto proteico ed energetico, favorendo sarcopenia e malnutrizione, condizioni che a loro volta modificano il microbiota in senso sfavorevole, con perdita di specie benefiche e aumento di batteri opportunisti. Per questo motivo, anche quando si ipotizza un potenziale beneficio del digiuno intermittente sulla flora intestinale, è indispensabile valutare attentamente lo stato nutrizionale, il peso e la tolleranza clinica, evitando approcci estremi o non supervisionati.

Quali segnali collegano dieta/IF a esiti con gli ICI

Gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), come anti‑PD‑1, anti‑PD‑L1 e anti‑CTLA‑4, agiscono “togliendo i freni” al sistema immunitario, in particolare ai linfociti T, per permettere un attacco più efficace contro le cellule tumorali. Negli ultimi anni è emerso che la composizione del microbiota intestinale è uno dei determinanti della risposta a queste terapie: pazienti responder presentano spesso un arricchimento di specifici batteri commensali (per esempio Akkermansia muciniphila, alcune Ruminococcaceae e Faecalibacterium), mentre nei non responder si osservano profili diversi. ([link.springer.com](https://link.springer.com/article/10.1007/s11912-024-01622-6)) Questi batteri producono metaboliti, tra cui SCFA e nucleotidi ciclici, capaci di attivare vie di segnalazione (come cGAS/STING) nelle cellule immunitarie, promuovendo un microambiente tumorale più favorevole all’azione degli ICI.

La dieta, inclusi schemi di digiuno intermittente, rappresenta uno dei principali strumenti per modulare il microbiota e, indirettamente, la risposta immunitaria. Una revisione recente ha evidenziato che interventi dietetici come digiuno intermittente, elevato apporto di fibre e ridotto consumo di zuccheri semplici si associano, in studi preclinici e in alcune coorti di pazienti, a migliori esiti con gli ICI, con modifiche concomitanti del microbiota (aumento del rapporto Bacteroidota/Bacillota, maggiore diversità, incremento di batteri produttori di SCFA). ([pubmed.ncbi.nlm.nih.gov](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40629403/)) Tuttavia, la maggior parte di questi dati deriva da modelli animali o da studi osservazionali non randomizzati, per cui non è possibile stabilire un nesso causale certo né definire un “protocollo di digiuno ideale” per potenziare l’immunoterapia.

Oltre alla composizione batterica, contano molto i segnali metabolici e infiammatori sistemici. Il digiuno intermittente può ridurre l’insulinemia, migliorare la sensibilità all’insulina e abbassare marcatori di infiammazione cronica di basso grado, condizioni che, almeno in teoria, potrebbero favorire una migliore funzione dei linfociti T e una minore “stanchezza” immunitaria. Studi sperimentali suggeriscono che una dieta ricca di fibre possa “ringiovanire” i linfociti CD8+ T attraverso l’azione del butirrato e di altri SCFA, migliorando la capacità di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. ([livescience.com](https://www.livescience.com/health/cancer/high-fiber-diet-may-rejuvenate-immune-cells-that-fight-cancer-study-finds)) In questo quadro, il digiuno intermittente potrebbe agire come modulatore del timing e dell’intensità di questi segnali metabolici, ma la traduzione clinica di tali osservazioni richiede ancora conferme robuste.

È altrettanto importante considerare i possibili effetti negativi. Una restrizione calorica eccessiva o non bilanciata può portare a perdita di peso non intenzionale, riduzione della massa muscolare e peggioramento dello stato nutrizionale, tutti fattori associati a minore tolleranza ai trattamenti, maggior rischio di tossicità e, in alcuni studi, a peggiori esiti oncologici. Per questo motivo, anche quando si valuta l’adozione di un regime di digiuno intermittente in un paziente in trattamento con ICI, è essenziale monitorare con attenzione l’andamento del peso e della composizione corporea, distinguendo tra dimagrimento “desiderabile” (riduzione del tessuto adiposo in eccesso) e perdita di massa magra, che va invece prevenuta; informazioni pratiche su come riconoscere un calo ponderale sano possono essere utili anche in questo contesto, così come approfondimenti dedicati a che cos’è e come funziona la dieta del digiuno intermittente.

Un ulteriore elemento di complessità riguarda il timing del digiuno rispetto alla somministrazione degli ICI e agli altri trattamenti oncologici. Alcuni protocolli sperimentali hanno ipotizzato che brevi periodi di restrizione calorica prima dell’infusione possano modulare lo stato infiammatorio e lo stress ossidativo sistemico, ma non esistono ancora indicazioni condivise su finestre temporali ottimali o sulla durata dei cicli di digiuno. Inoltre, la presenza di comorbilità metaboliche, come sindrome metabolica, obesità o diabete, può modificare profondamente la risposta ai cambiamenti dietetici, rendendo necessario un approccio ancora più individualizzato e prudente.

Limiti dell’evidenza e rischi del fai‑da‑te in oncologia

Nonostante l’interesse crescente, l’evidenza sul ruolo del digiuno intermittente nei pazienti oncologici, in particolare in quelli trattati con ICI, è ancora limitata e frammentaria. La maggior parte dei dati proviene da studi preclinici su modelli murini o da piccoli studi pilota, spesso non randomizzati, con numeri ridotti e forte eterogeneità per tipo di tumore, schema di digiuno, dieta di base e terapie concomitanti. ([pubmed.ncbi.nlm.nih.gov](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40629403/)) Mancano, al momento, grandi trial controllati che confrontino in modo rigoroso diversi protocolli di digiuno intermittente in pazienti in immunoterapia, valutando non solo la risposta tumorale ma anche la qualità di vita, la tossicità e gli esiti nutrizionali a medio‑lungo termine. Di conseguenza, non esistono linee guida ufficiali che raccomandino il digiuno intermittente come parte standard del trattamento oncologico.

Un rischio concreto è quello di sovrastimare risultati preliminari e di trasferire troppo rapidamente nella pratica clinica protocolli sperimentali non ancora validati. Nel paziente oncologico, soprattutto se già sottoposto a trattamenti intensivi, il margine di sicurezza è ridotto: un digiuno prolungato o ripetuto senza adeguata supervisione può portare a ipoglicemia, disidratazione, squilibri elettrolitici, peggioramento di nausea e astenia, oltre a favorire la perdita di massa muscolare e la malnutrizione. Questi effetti possono compromettere la capacità di proseguire le terapie, aumentare il rischio di complicanze infettive e, in ultima analisi, peggiorare la prognosi. È quindi essenziale che ogni modifica significativa dello schema alimentare venga discussa con l’oncologo e con il dietista clinico.

Un altro limite importante riguarda la grande variabilità individuale del microbiota e della risposta al digiuno. Anche se alcuni profili batterici sono stati associati a una migliore risposta agli ICI, non esiste ancora un “test del microbiota” validato per guidare in modo personalizzato le scelte dietetiche o di digiuno in oncologia. ([pubmed.ncbi.nlm.nih.gov](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39895632/)) Inoltre, interventi come trapianto di microbiota fecale o uso di probiotici specifici sono ancora in fase sperimentale per questo scopo e non possono essere considerati standard di cura. L’idea di “aggiustare” il proprio microbiota con diete estreme, digiuni prolungati o supplementi non controllati rischia di produrre effetti imprevedibili, soprattutto in presenza di terapie immunomodulanti potenti come gli ICI.

Infine, va ricordato che il paziente oncologico è spesso esposto a molte fonti di informazione, talvolta discordanti, che possono generare aspettative irrealistiche o sensi di colpa (“se non seguo il digiuno, la terapia funzionerà meno”). È fondamentale ribadire che, allo stato attuale delle conoscenze, il digiuno intermittente non sostituisce né potenzia in modo garantito le terapie oncologiche, e che la priorità resta mantenere uno stato nutrizionale adeguato, prevenire la sarcopenia e sostenere la qualità di vita. Qualsiasi scelta in ambito dietetico dovrebbe essere inserita in un percorso di cura integrato, basato su evidenze e condiviso con l’équipe curante.

Indicazioni pratiche: alimentazione di supporto e quando non digiunare

In assenza di protocolli standardizzati di digiuno intermittente per i pazienti in terapia oncologica, l’approccio più prudente è concentrarsi su un’alimentazione di supporto equilibrata, che favorisca un microbiota “favorevole” e sostenga il sistema immunitario senza compromettere lo stato nutrizionale. Le evidenze più solide indicano che una dieta ricca di fibre (verdura, frutta, legumi, cereali integrali), con adeguato apporto proteico e prevalenza di grassi insaturi (come nel modello mediterraneo), si associa a una maggiore diversità del microbiota e, in alcuni studi osservazionali, a migliori esiti con gli ICI. ([pubmed.ncbi.nlm.nih.gov](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39753816/)) È utile limitare zuccheri semplici, bevande zuccherate e alimenti ultra‑processati, che possono favorire disbiosi e infiammazione. In molti casi, una “finestra alimentare” leggermente ridotta (per esempio evitare spuntini notturni e concentrare i pasti nelle ore diurne) può offrire alcuni benefici metabolici senza configurare un vero e proprio digiuno.

Esistono però situazioni in cui il digiuno, anche intermittente, è sconsigliato o richiede estrema cautela. Rientrano in questa categoria i pazienti con calo ponderale significativo non intenzionale, malnutrizione o sarcopenia documentata, quelli con tumori del tratto digerente che compromettono l’assorbimento, i pazienti anziani fragili, chi presenta diabete in terapia insulinica o con ipoglicemie ricorrenti, e chi è in fase di trattamento intensivo con chemioterapia o radioterapia che già riducono fortemente l’appetito. In questi casi, l’obiettivo primario è garantire un apporto calorico e proteico sufficiente, eventualmente con l’aiuto di integratori nutrizionali orali o nutrizione artificiale, piuttosto che introdurre ulteriori restrizioni.

Per i pazienti in condizioni nutrizionali stabili, interessati a sperimentare forme leggere di digiuno intermittente (per esempio un intervallo di 12–14 ore tra l’ultimo pasto serale e la colazione), è comunque raccomandabile procedere solo dopo valutazione specialistica, con un piano personalizzato che tenga conto del tipo di tumore, delle terapie in corso, dei sintomi (nausea, diarrea, mucosite) e delle preferenze individuali. È importante monitorare regolarmente peso, forza muscolare, esami ematochimici di base e, se possibile, parametri di composizione corporea, per intercettare precocemente eventuali segni di malnutrizione. In caso di peggioramento clinico, il digiuno va sospeso e il piano nutrizionale rivalutato.

Un ruolo centrale spetta al team multidisciplinare: oncologo, dietista/nutrizionista clinico, infermiere, eventualmente psico‑oncologo. L’educazione del paziente e dei familiari su obiettivi realistici (mantenere forza, ridurre sintomi, sostenere le terapie) aiuta a ridimensionare l’idea del digiuno come “arma segreta” contro il tumore e a integrarlo, se appropriato, in uno stile di vita complessivamente sano, che includa attività fisica adattata, sonno regolare e gestione dello stress. In prospettiva, la ricerca su microbiota, dieta e immunoterapia potrà forse portare a interventi nutrizionali più mirati; fino ad allora, prudenza, personalizzazione e supervisione specialistica restano le parole chiave.

In sintesi, il digiuno intermittente rappresenta un ambito di ricerca promettente per modulare il microbiota intestinale e, potenzialmente, influenzare la risposta alle terapie oncologiche, in particolare agli inibitori dei checkpoint immunitari. Le evidenze attuali, tuttavia, sono ancora insufficienti per raccomandarne l’uso routinario nei pazienti oncologici, soprattutto se fragili o già a rischio di malnutrizione. Un’alimentazione equilibrata di tipo mediterraneo, ricca di fibre e adeguata in proteine, rimane oggi la strategia più solida per sostenere il microbiota e il sistema immunitario durante le cure. Qualsiasi scelta di digiuno dovrebbe essere discussa e monitorata con l’équipe curante, evitando il fai‑da‑te e privilegiando sempre la sicurezza e la qualità di vita del paziente.

Per approfondire

Journal of Translational Medicine – Revisione sistematica del 2025 su dieta, microbioma intestinale e risultati dei pazienti trattati con immunoterapia, utile per comprendere lo stato attuale delle evidenze su interventi dietetici (incluso il digiuno intermittente) in relazione agli ICI.

Current Oncology Reports – Rassegna narrativa aggiornata sul ruolo del microbioma e della dieta nella risposta alla terapia con checkpoint immunitari, con particolare attenzione ai batteri associati a migliori esiti clinici.

Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) – Documento recente sulla nutrizione nel paziente oncologico e sulla gestione del peso durante le terapie, con raccomandazioni pratiche per prevenire malnutrizione e sarcopenia.

ESMO – European Society for Medical Oncology – Linee guida internazionali su nutrizione e cancro, che forniscono indicazioni evidence‑based sulla valutazione nutrizionale e sugli interventi dietetici nei pazienti oncologici.

American Institute for Cancer Research – Sintesi divulgativa aggiornata sulle conoscenze scientifiche riguardo digiuno intermittente, controllo del peso e rischio/prognosi di cancro, utile per un inquadramento critico delle evidenze disponibili.