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La menopausa rappresenta una fase fisiologica della vita della donna, ma il brusco calo degli estrogeni può provocare sintomi fastidiosi e modificare profondamente l’equilibrio dell’organismo. Molte persone si chiedono se e come sia possibile “aumentare gli estrogeni” in menopausa, sia con metodi naturali sia con terapie farmacologiche, per stare meglio e proteggere la salute a lungo termine.
In questa guida analizziamo il ruolo degli estrogeni, cosa succede quando diminuiscono, quali sono i sintomi tipici della loro carenza e quali strategie – dallo stile di vita alla terapia ormonale sostitutiva – possono essere valutate con il medico. L’obiettivo non è proporre soluzioni fai da te, ma offrire informazioni chiare e basate sulle evidenze per aiutare a discutere in modo consapevole le opzioni disponibili.
Importanza degli estrogeni
Gli estrogeni sono ormoni sessuali prodotti principalmente dalle ovaie in età fertile e svolgono un ruolo chiave non solo nella regolazione del ciclo mestruale e della fertilità, ma anche nella salute di ossa, cuore, cervello, pelle e mucose. A livello riproduttivo, modulano la crescita dell’endometrio (il rivestimento interno dell’utero), influenzano la produzione di muco cervicale e contribuiscono alla lubrificazione vaginale, facilitando i rapporti sessuali e la possibilità di concepimento. Sul piano generale, agiscono come una sorta di “regolatore fine” di molti sistemi, contribuendo al benessere complessivo e alla qualità di vita.
Dal punto di vista osseo, gli estrogeni limitano il riassorbimento dell’osso da parte degli osteoclasti (le cellule che lo “demoliscono”) e favoriscono il mantenimento della massa ossea. Quando i livelli estrogenici sono adeguati, il bilancio tra formazione e perdita di osso è relativamente stabile; quando invece gli estrogeni calano, la perdita ossea accelera, aumentando il rischio di osteopenia e osteoporosi. Anche il sistema cardiovascolare beneficia della presenza di estrogeni: questi ormoni influenzano il profilo lipidico (colesterolo), la funzione endoteliale (il rivestimento interno dei vasi sanguigni) e la regolazione della pressione arteriosa, contribuendo a un rischio cardiovascolare più basso nelle donne in età fertile rispetto agli uomini.
A livello del sistema nervoso centrale, gli estrogeni partecipano alla modulazione di neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, che influenzano umore, sonno, memoria e capacità di concentrazione. Non a caso, molte donne riferiscono variazioni dell’umore, irritabilità o difficoltà cognitive in fasi di oscillazione ormonale, come la perimenopausa. Anche la funzione sessuale è strettamente legata agli estrogeni: questi ormoni mantengono l’elasticità e la vascolarizzazione dei tessuti genitali, favoriscono la lubrificazione e contribuiscono alla risposta sessuale, insieme ad altri ormoni come il testosterone.
Infine, gli estrogeni hanno effetti su metabolismo e composizione corporea. Influenzano la distribuzione del grasso (più su fianchi e cosce in età fertile, più addominale dopo la menopausa), la sensibilità all’insulina e il consumo energetico a riposo. Con il loro calo, è frequente osservare un aumento del grasso viscerale, cioè quello localizzato nella zona addominale, associato a un maggior rischio cardiometabolico. Per questo molte donne notano cambiamenti nella forma del corpo e maggiore difficoltà a mantenere il peso dopo la menopausa, anche a parità di alimentazione e attività fisica.
Sintomi di carenza di estrogeni
Quando gli estrogeni iniziano a diminuire in perimenopausa e poi in menopausa, compaiono sintomi che possono variare molto da donna a donna per intensità e durata. I più noti sono le vampate di calore e le sudorazioni notturne: improvvise sensazioni di calore intenso, spesso accompagnate da arrossamento del viso, palpitazioni e sudore, che possono durare da pochi secondi a diversi minuti. Questi disturbi vasomotori possono interferire con il sonno, causare risvegli frequenti e, nel tempo, contribuire a stanchezza cronica, irritabilità e calo della concentrazione durante il giorno.
Un altro gruppo di sintomi riguarda l’apparato genito-urinario. La riduzione degli estrogeni porta a un assottigliamento e a una minore elasticità delle mucose vaginali, con riduzione della lubrificazione: si parla di secchezza vaginale, spesso associata a bruciore, prurito o dolore durante i rapporti (dispareunia). Anche l’uretra e la vescica possono risentirne, con aumento della frequenza urinaria, urgenza minzionale e, in alcune donne, maggiore predisposizione a infezioni urinarie ricorrenti. Questo insieme di disturbi viene oggi definito “sindrome genito-urinaria della menopausa” e può avere un impatto significativo sulla vita sessuale e relazionale.
Sul piano psicologico e cognitivo, la carenza estrogenica può associarsi a sbalzi d’umore, ansia, tristezza, irritabilità, ridotta tolleranza allo stress e sensazione di “mente annebbiata”. Alcune donne riferiscono difficoltà a ricordare nomi, appuntamenti o parole, o una minore capacità di concentrazione rispetto al passato. Non si tratta necessariamente di un disturbo cognitivo strutturato, ma di un insieme di sintomi spesso transitori, legati anche alla qualità del sonno, ai cambiamenti di vita e alle preoccupazioni che possono accompagnare questa fase.
A medio-lungo termine, il deficit di estrogeni può contribuire a conseguenze meno visibili ma importanti per la salute: perdita di massa ossea con aumento del rischio di fratture, peggioramento del profilo lipidico, aumento della pressione arteriosa e del rischio cardiovascolare, modifiche della composizione corporea con incremento del grasso addominale. Anche la pelle può apparire più secca e meno elastica, con comparsa di rughe più marcate. È importante sottolineare che non tutte le donne sperimentano tutti questi sintomi e che la loro intensità può variare notevolmente; tuttavia, riconoscerli aiuta a discuterne con il medico e a valutare strategie di gestione adeguate.
Metodi naturali per aumentare gli estrogeni
Quando si parla di “aumentare gli estrogeni in modo naturale” in menopausa, è fondamentale chiarire che non esistono strategie di stile di vita in grado di riportare i livelli ormonali ai valori tipici dell’età fertile. Tuttavia, alcune abitudini possono modulare l’equilibrio ormonale complessivo, ridurre l’intensità di alcuni sintomi e migliorare la salute generale, contribuendo indirettamente a compensare il calo estrogenico. Il mantenimento di un peso corporeo adeguato è uno dei pilastri: il tessuto adiposo produce piccole quantità di estrogeni (soprattutto estrone) a partire dagli androgeni, ma un eccesso di grasso, in particolare viscerale, è associato a infiammazione cronica e aumento del rischio cardiovascolare, quindi l’obiettivo non è “ingrassare per produrre estrogeni”, bensì evitare sia il sottopeso sia l’obesità.
L’alimentazione può influenzare i sintomi e alcuni aspetti del metabolismo. Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e grassi insaturi (come olio extravergine d’oliva e frutta secca) aiuta a controllare il peso, migliorare il profilo lipidico e ridurre l’infiammazione. Alcuni alimenti, come soia, legumi, semi di lino e alcuni cereali, contengono fitoestrogeni, composti vegetali con struttura simile agli estrogeni umani che possono legarsi ai recettori estrogenici con un effetto generalmente più debole. Le evidenze scientifiche indicano che il loro impatto sui sintomi vasomotori è modesto e variabile, ma inserirli in una dieta equilibrata può essere una scelta ragionevole, soprattutto se sostituiscono alimenti più ricchi di grassi saturi e zuccheri semplici.
L’attività fisica regolare rappresenta un altro strumento fondamentale. L’esercizio aerobico (camminata veloce, bicicletta, nuoto) e il potenziamento muscolare contribuiscono a mantenere la massa magra, ridurre il grasso viscerale, migliorare la sensibilità all’insulina e il profilo lipidico, con effetti positivi sul rischio cardiovascolare e sulla salute ossea. Inoltre, l’attività fisica favorisce il rilascio di endorfine e altri mediatori che migliorano l’umore e la qualità del sonno, aiutando a gestire meglio vampate, ansia e irritabilità. Anche esercizi specifici per il pavimento pelvico possono essere utili per prevenire o ridurre disturbi urinari e sessuali legati alla menopausa.
La gestione dello stress e la cura del sonno sono spesso sottovalutate ma essenziali. Tecniche di rilassamento, mindfulness, yoga, respirazione diaframmatica e, se necessario, un supporto psicologico possono aiutare a ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico e dei livelli di cortisolo, che a loro volta influenzano l’equilibrio ormonale e la percezione dei sintomi. Ridurre o evitare fumo e alcol è altrettanto importante: il fumo anticipa la menopausa e peggiora i sintomi vasomotori, oltre ad aumentare il rischio cardiovascolare e osteoporotico; l’alcol, soprattutto in quantità elevate, può disturbare il sonno, favorire l’aumento di peso e interferire con il metabolismo epatico degli ormoni. In alcuni casi, il medico può valutare l’uso di integratori a base di fitoestrogeni o altri estratti vegetali, ma è fondamentale ricordare che non sono privi di effetti e che le prove di efficacia sono limitate; vanno quindi assunti solo dopo un confronto informato con un professionista.
Terapie ormonali sostitutive
La terapia ormonale sostitutiva (TOS), oggi spesso indicata anche come terapia ormonale in menopausa, consiste nella somministrazione di estrogeni, da soli o in associazione con un progestinico, per compensare il calo ormonale tipico di questa fase della vita. Gli estrogeni utilizzati sono prodotti in laboratorio ma strutturalmente simili a quelli naturali; il progestinico viene aggiunto nelle donne che hanno ancora l’utero per proteggere l’endometrio dal rischio di ispessimento eccessivo e tumore. L’obiettivo principale della TOS non è “ringiovanire” l’organismo, ma ridurre i sintomi vasomotori moderati-gravi, migliorare la qualità di vita e, in alcune situazioni selezionate, contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi.
Esistono diverse formulazioni e vie di somministrazione della TOS. Gli estrogeni possono essere assunti per via orale (compresse), transdermica (cerotti, gel, spray) o locale (creme, ovuli, anelli vaginali). La via transdermica ha il vantaggio di evitare il primo passaggio epatico, con possibili implicazioni sul rischio tromboembolico in alcune categorie di donne. I progestinici possono essere somministrati per via orale, transdermica o tramite dispositivi intrauterini a rilascio di progesterone. La scelta della combinazione e della via dipende da vari fattori: età, tempo trascorso dall’ultima mestruazione, sintomi predominanti, fattori di rischio personali e preferenze della paziente.
La TOS può essere prescritta in regime continuo o sequenziale. Nei regimi sequenziali, l’estrogeno viene assunto in modo continuativo e il progestinico solo per una parte del ciclo terapeutico, con possibili sanguinamenti simili a mestruazioni; nei regimi continui combinati, estrogeno e progestinico vengono assunti insieme ogni giorno, con l’obiettivo di evitare sanguinamenti. Nelle donne che hanno subito isterectomia (asportazione dell’utero), può essere utilizzata una terapia con soli estrogeni. È importante sottolineare che la TOS deve essere personalizzata e periodicamente rivalutata, adattando dosi e schemi in base alla risposta clinica e all’eventuale comparsa di effetti indesiderati.
Oltre alle formulazioni sistemiche, esistono terapie locali a base di estrogeni a basso dosaggio, generalmente sotto forma di creme, ovuli o anelli vaginali, utilizzate soprattutto per trattare la sindrome genito-urinaria della menopausa (secchezza, dolore ai rapporti, disturbi urinari). Questi trattamenti agiscono prevalentemente a livello locale, con un assorbimento sistemico molto ridotto, e possono essere considerati anche in donne per le quali la TOS sistemica non è indicata, sempre previa valutazione specialistica. In ogni caso, la decisione di iniziare, proseguire o sospendere una terapia ormonale deve essere presa insieme al ginecologo o al medico di riferimento, dopo un’attenta analisi del rapporto rischio-beneficio individuale.
Rischi e benefici
La valutazione dei rischi e dei benefici è centrale quando si parla di aumentare gli estrogeni in menopausa, sia attraverso la TOS sia tramite altri approcci. Tra i benefici più documentati della terapia ormonale sostitutiva vi è la riduzione significativa dei sintomi vasomotori (vampate e sudorazioni notturne), spesso già nelle prime settimane di trattamento, con un miglioramento della qualità del sonno, dell’energia diurna e del benessere psicologico. La TOS può inoltre migliorare la secchezza vaginale e la funzione sessuale, soprattutto se associata a trattamenti locali, e contribuire al mantenimento della densità minerale ossea, riducendo il rischio di fratture osteoporotiche in donne a rischio.
D’altro canto, la TOS non è priva di rischi. Gli studi hanno evidenziato un aumento del rischio di tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda, embolia polmonare), soprattutto con alcune formulazioni orali e in donne con fattori di rischio preesistenti (obesità, trombofilia, immobilizzazione prolungata). È stato osservato anche un lieve aumento del rischio di ictus ischemico in alcune fasce di età e con determinati schemi terapeutici. Per quanto riguarda il tumore della mammella, l’uso prolungato di TOS combinata (estrogeni + progestinico) è associato a un incremento modesto ma reale del rischio, che sembra dipendere dalla durata del trattamento e dal tipo di progestinico utilizzato; il rischio appare minore con terapie a base di soli estrogeni in donne isterectomizzate, ma la valutazione deve essere sempre individuale.
Esistono inoltre controindicazioni assolute alla TOS, come una storia personale di tumore della mammella o dell’endometrio ormono-dipendente, trombosi venosa profonda o embolia polmonare pregresse non correlate a fattori transitori, ictus o infarto recenti, malattie epatiche gravi non controllate, sanguinamenti vaginali non diagnosticati. In presenza di questi quadri, l’aumento degli estrogeni tramite terapia sistemica può essere pericoloso e vanno privilegiate strategie non ormonali o, in alcuni casi, terapie locali a bassissimo assorbimento, sempre sotto stretto controllo specialistico. Anche fattori come età avanzata all’inizio della TOS (oltre i 60 anni) o molti anni trascorsi dalla menopausa richiedono particolare cautela.
Per le donne che non possono o non desiderano assumere TOS, esistono alternative non ormonali per la gestione dei sintomi, come alcuni farmaci non ormonali per le vampate, lubrificanti e idratanti vaginali per la secchezza, e interventi intensivi sullo stile di vita. Anche gli integratori a base di fitoestrogeni e altri rimedi “naturali” vengono spesso proposti, ma le evidenze scientifiche mostrano benefici limitati e non uniformi sui sintomi vasomotori e sulla qualità di vita, con grande variabilità tra prodotti e studi. In ogni caso, è essenziale evitare il fai da te con preparati ormonali non regolati o definiti “bio-identici” senza adeguati controlli di qualità, perché possono comportare rischi non trascurabili. La scelta migliore è sempre quella informata e condivisa con il medico, che tenga conto della storia clinica, delle preferenze e delle priorità di ogni donna.
In sintesi, “aumentare gli estrogeni in menopausa” non significa semplicemente riportare i livelli ormonali a quelli dell’età fertile, ma valutare se e come intervenire sul calo estrogenico per ridurre i sintomi e proteggere la salute, bilanciando benefici e rischi. Stile di vita sano, alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, gestione dello stress e abolizione del fumo rappresentano la base per tutte, indipendentemente dall’uso di terapie ormonali. La TOS può offrire un sollievo importante e benefici aggiuntivi in donne selezionate, ma richiede una valutazione personalizzata e un monitoraggio periodico. Parlare apertamente con il proprio ginecologo o medico di fiducia, portando domande e aspettative, è il passo fondamentale per costruire un percorso su misura e affrontare la menopausa in modo consapevole e sereno.
Per approfondire
Ministero della Salute – Menopausa offre una panoramica istituzionale sulla menopausa, sul calo degli estrogeni, sui sintomi associati e sulle principali opzioni terapeutiche, inclusa la terapia ormonale sostitutiva.
Effects of Phytoestrogen Supplement on Quality of Life of Postmenopausal Women è una revisione sistematica e metanalisi che analizza l’impatto degli integratori di fitoestrogeni sulla qualità di vita delle donne in postmenopausa, evidenziando benefici limitati.
Efficacy of phytoestrogens for menopausal symptoms: a meta-analysis and systematic review sintetizza gli studi randomizzati sull’uso di fitoestrogeni per i sintomi della menopausa, mostrando un’efficacia modesta e non uniforme, utile per ridimensionare le aspettative sui rimedi naturali.
Humanitas – Terapia ormonale sostitutiva descrive in modo pratico le diverse formulazioni e vie di somministrazione della TOS, gli obiettivi del trattamento e gli aspetti da considerare nella scelta terapeutica.
AOGOI – Menopausa, sì a terapia ormonale sostitutiva, ma non per tutte riporta la posizione di una società scientifica ginecologica italiana sull’uso appropriato della TOS, con indicazioni su chi può beneficiarne e sulle principali cautele.
