Che differenza c’è tra reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo?

Differenze tra reflusso gastroesofageo e laringofaringeo: cause, sintomi, diagnosi, terapie e possibili complicanze

Reflusso gastroesofageo (GERD) e reflusso laringofaringeo (LPR) sono due condizioni spesso nominate insieme, ma che non coincidono. Entrambe dipendono dalla risalita di materiale dallo stomaco verso l’alto, tuttavia coinvolgono distretti anatomici diversi (esofago nel GERD, laringe e faringe nel LPR), con meccanismi, sintomi e possibili complicanze in parte distinti. Comprendere queste differenze è fondamentale sia per i pazienti, che spesso faticano a dare un nome ai propri disturbi, sia per i clinici che devono impostare un percorso diagnostico e terapeutico adeguato.

In questo articolo confronteremo in modo sistematico GERD e LPR: cause e patogenesi, manifestazioni cliniche, strumenti diagnostici, opzioni di trattamento e possibili evoluzioni nel tempo. L’obiettivo è offrire una panoramica chiara e basata sulle evidenze disponibili, utile a orientarsi tra termini medici, esami proposti e aspettative realistiche sulle terapie, senza sostituire in alcun modo il colloquio diretto con gastroenterologo o otorinolaringoiatra.

Cause e patogenesi

Il reflusso gastroesofageo (GERD) è una malattia cronica in cui il contenuto gastrico, acido e talvolta biliare, risale in modo ripetuto nell’esofago superando la barriera rappresentata dallo sfintere esofageo inferiore (LES). In condizioni normali, questo “anello muscolare” si apre solo per permettere il passaggio del cibo e poi si richiude. Nel GERD, invece, si osservano rilassamenti transitori inappropriati del LES, un suo indebolimento strutturale o la presenza di un’ernia iatale, che sposta una porzione di stomaco nel torace. A ciò si aggiungono fattori che aumentano la pressione addominale (obesità, gravidanza, abiti molto stretti) o rallentano lo svuotamento gastrico, facilitando la risalita del contenuto acido.

Il reflusso laringofaringeo (LPR) condivide la stessa “fonte” – il materiale che risale dallo stomaco – ma coinvolge un tratto più alto delle vie aerodigestive: faringe e laringe. La mucosa laringea è molto più sensibile all’acido e alla pepsina rispetto a quella esofagea, per cui anche piccole quantità di reflusso, spesso sotto forma di microaspirazioni o vapori acidi (reflusso gassoso), possono provocare infiammazione e sintomi importanti. A differenza del GERD, nel LPR il reflusso può essere meno frequente ma più “strategico” per sede e modalità di contatto, e spesso non si accompagna al classico bruciore retrosternale, rendendo la diagnosi meno immediata.

Dal punto di vista dei fattori di rischio, GERD e LPR condividono diversi elementi: sovrappeso e obesità, dieta ricca di grassi e pasti abbondanti, consumo di alcol, fumo di sigaretta, abitudini come coricarsi subito dopo mangiato. Alcuni farmaci (per esempio calcio-antagonisti, nitrati, anticolinergici) possono ridurre il tono del LES e favorire il reflusso. Tuttavia, nel LPR giocano un ruolo particolare anche fattori locali come l’uso intenso della voce (insegnanti, cantanti), l’esposizione a irritanti ambientali (polveri, sostanze chimiche) e la presenza di patologie nasali o sinusali che alterano la respirazione e la deglutizione, aumentando la vulnerabilità della laringe.

La patogenesi del LPR è tuttora oggetto di dibattito. Due ipotesi principali cercano di spiegare i sintomi: la microaspirazione di piccole quantità di materiale gastrico fino alla laringe e alle vie aeree superiori, e il reflusso gassoso, in cui vapori acidi e pepsina raggiungono la mucosa laringea senza un vero “rigurgito” di liquido. In entrambi i casi, la pepsina – un enzima digestivo attivo in ambiente acido – può depositarsi sulla mucosa e riattivarsi in presenza di nuovi episodi di acidità, mantenendo l’infiammazione. Nel GERD, invece, il danno è più direttamente legato all’esposizione prolungata dell’esofago all’acido, con sviluppo di esofagite, erosioni e, nei casi cronici, alterazioni strutturali come l’esofago di Barrett.

Sintomi e diagnosi

Il quadro clinico del reflusso gastroesofageo è dominato da due sintomi “cardine”: la pirosi retrosternale (bruciore che sale dallo stomaco verso il torace o la gola) e il rigurgito acido o amaro in bocca. A questi possono associarsi dolore toracico non cardiaco, sensazione di peso o fastidio epigastrico, peggioramento dei disturbi in posizione supina o dopo pasti abbondanti. Molti pazienti riferiscono anche eruttazioni frequenti e una sensazione di “risalita” del contenuto gastrico. Esistono poi manifestazioni extra-esofagee, come tosse cronica, asma che peggiora di notte, laringite, erosioni dentali, che possono essere correlate al GERD ma non sono specifiche.

Nel reflusso laringofaringeo, invece, i sintomi tipici sono prevalentemente laringei e faringei: raucedine persistente, voce “sporca” o affaticata, necessità continua di schiarirsi la gola (clearing faringeo), sensazione di corpo estraneo o “nodo” in gola (globo faringeo), tosse cronica secca, bruciore o dolore alla gola, talvolta difficoltà a deglutire. Molti pazienti con LPR non riferiscono il classico bruciore di stomaco, e questo può portare a diagnosi alternative (allergie, infezioni respiratorie ricorrenti, disfonie funzionali) prima che si pensi a un reflusso “alto”. La sovrapposizione con le manifestazioni extra-esofagee del GERD rende il quadro ancora più complesso.

La diagnosi di GERD, nelle forme tipiche, è spesso clinica: la presenza di pirosi e rigurgito che migliorano con una prova terapeutica con inibitori di pompa protonica (PPI) orienta fortemente verso il reflusso. L’endoscopia digestiva alta è indicata in presenza di sintomi d’allarme (disfagia, calo ponderale, anemia, vomito, sanguinamento) o quando i sintomi persistono nonostante terapia. La pH-impedenziometria delle 24 ore, che misura gli episodi di reflusso acido e non acido e la loro correlazione con i sintomi, è lo strumento di riferimento nei casi dubbi o prima di un eventuale intervento chirurgico. La manometria esofagea valuta la motilità e il funzionamento degli sfinteri, utile per escludere altri disturbi motori.

Per il LPR, il percorso diagnostico coinvolge spesso l’otorinolaringoiatra. La laringoscopia a fibre ottiche permette di visualizzare direttamente la laringe e la faringe, evidenziando segni di infiammazione cronica (edema, arrossamento, granulazioni, ispessimenti delle pliche vocali). Esistono score clinici come il Reflux Symptom Index (RSI), basato sui sintomi riferiti dal paziente, e il Reflux Finding Score (RFS), che valuta i reperti laringoscopici, utili per standardizzare l’osservazione ma non diagnostici da soli. La pH-metria a doppia sonda (una in esofago, una in faringe) è stata proposta per documentare il reflusso fino alla gola, ma le evidenze sono ancora controverse e l’esame non è di uso routinario. Spesso la diagnosi di LPR è probabilistica, basata su quadro clinico, esclusione di altre cause e risposta alle misure terapeutiche.

Trattamenti disponibili

La gestione del reflusso gastroesofageo si fonda su tre pilastri: modifiche dello stile di vita, terapia farmacologica e, in casi selezionati, chirurgia antireflusso. Le misure non farmacologiche includono la riduzione del peso corporeo in caso di sovrappeso o obesità, l’evitare pasti abbondanti e molto grassi, il non coricarsi nelle 2–3 ore successive al pasto, l’elevazione della testata del letto, la limitazione di alcol, fumo, bevande gassate e alimenti che possono peggiorare i sintomi (cibi molto speziati, cioccolato, menta in alcune persone). Questi interventi, pur non risolvendo sempre il problema, possono ridurre significativamente la frequenza e l’intensità degli episodi di reflusso.

Dal punto di vista farmacologico, gli inibitori di pompa protonica (PPI) rappresentano la terapia di prima linea per il GERD, in quanto riducono in modo marcato la secrezione acida gastrica, diminuendo l’aggressività del refluito e favorendo la guarigione dell’esofagite. In alcuni casi si associano o si utilizzano in alternativa gli antagonisti dei recettori H2 dell’istamina, meno potenti ma utili per sintomi lievi o come terapia di mantenimento. Gli antiacidi e gli alginati possono offrire un sollievo rapido e sintomatico, soprattutto per episodi occasionali. La durata e lo schema di terapia con PPI devono essere personalizzati dal medico, valutando benefici, rischi a lungo termine e necessità di rivalutazione periodica.

Quando il GERD è severo, complicato (esofagite grave, stenosi, esofago di Barrett) o refrattario alla terapia medica ben condotta, può essere presa in considerazione la chirurgia antireflusso, come la fundoplicatio laparoscopica. Questa procedura rinforza la barriera antireflusso avvolgendo la parte superiore dello stomaco attorno all’esofago distale, aumentando la pressione del LES. Esistono anche tecniche endoscopiche e dispositivi magnetici (come l’anello di sfere magnetiche posizionato attorno al LES), ma la loro indicazione va valutata in centri esperti. La scelta chirurgica richiede sempre una documentazione oggettiva del reflusso e una valutazione accurata del rapporto rischio/beneficio.

Per il reflusso laringofaringeo, le misure dietetico-comportamentali sono spesso considerate ancora più centrali. Oltre alle raccomandazioni valide per il GERD (pasti piccoli e frequenti, evitare di coricarsi subito dopo mangiato, ridurre alcol e fumo), si suggerisce spesso di limitare cibi e bevande particolarmente irritanti per la laringe, come agrumi, pomodoro, caffè, bevande molto calde o molto fredde, e di curare l’igiene vocale (evitare di urlare, parlare a lungo in ambienti rumorosi, idratarsi adeguatamente). In alcuni casi, soprattutto nei professionisti della voce, può essere utile un supporto logopedico per correggere abitudini vocali scorrette che amplificano l’effetto del reflusso sulla laringe.

La terapia farmacologica del LPR si basa spesso sull’impiego di inibitori di pompa protonica a dosaggi e durate talvolta superiori rispetto a quelli utilizzati per il GERD non complicato, anche se la risposta clinica può essere più variabile. In alcuni protocolli si associano farmaci che proteggono la mucosa faringo-laringea o preparati a base di alginati, con l’obiettivo di ridurre il contatto diretto tra refluito e tessuti sensibili. La valutazione periodica dell’efficacia del trattamento e l’eventuale aggiustamento della terapia sono fondamentali per evitare sia un uso eccessivo sia una sospensione troppo precoce dei farmaci.

Prognosi e complicanze

Il reflusso gastroesofageo è una condizione tendenzialmente cronica, con andamento fluttuante: periodi di relativo benessere possono alternarsi a fasi di riacutizzazione dei sintomi, spesso in relazione a cambiamenti nello stile di vita, aumento di peso o sospensione della terapia. Nella maggior parte dei casi, con adeguate misure comportamentali e un uso ragionato dei farmaci, è possibile ottenere un buon controllo dei disturbi e preservare una qualità di vita soddisfacente. Tuttavia, una quota di pazienti presenta forme più severe o complicate che richiedono un follow-up specialistico regolare.

Le complicanze del GERD riguardano principalmente l’esofago. L’esposizione cronica all’acido può causare esofagite erosiva, con rischio di sanguinamento e dolore importante, e nel tempo portare alla formazione di stenosi (restringimenti cicatriziali) che determinano disfagia, cioè difficoltà nel passaggio del cibo. Un’altra possibile evoluzione è l’esofago di Barrett, una condizione in cui la mucosa esofagea si trasforma in un tessuto simile a quello intestinale (metaplasia intestinale) come risposta all’aggressione acida cronica. L’esofago di Barrett è considerato una lesione precancerosa, associata a un aumentato rischio di adenocarcinoma esofageo, motivo per cui richiede sorveglianza endoscopica periodica secondo protocolli definiti.

Il reflusso laringofaringeo, pur essendo spesso molto fastidioso e impattante sulla qualità di vita, sembra associarsi meno frequentemente a complicanze strutturali gravi documentate rispetto al GERD. I problemi principali riguardano la voce e le vie aeree superiori: laringite cronica, noduli o polipi delle corde vocali, edema delle pliche vocali, episodi ricorrenti di tosse e broncospasmo, peggioramento di patologie respiratorie preesistenti come l’asma. In alcuni casi, soprattutto nei bambini o nei soggetti con altre comorbidità respiratorie, il LPR può contribuire a infezioni respiratorie ricorrenti o a disturbi del sonno (russamento, apnee ostruttive).

Dal punto di vista prognostico, sia GERD che LPR richiedono un approccio a lungo termine. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di condizioni “guaribili” in modo definitivo, ma di disturbi da tenere sotto controllo con strategie personalizzate. È importante che il paziente impari a riconoscere i propri fattori scatenanti, aderenza alle indicazioni su dieta e stile di vita, e a non sospendere o modificare autonomamente le terapie farmacologiche senza confronto con il medico. Segnali come peggioramento improvviso dei sintomi, comparsa di disfagia, calo di peso non intenzionale, sangue nel vomito o nelle feci, raucedine persistente oltre alcune settimane devono sempre indurre a una rivalutazione clinica tempestiva.

Nel lungo periodo, una gestione condivisa tra medico di medicina generale e specialisti consente di modulare l’intensità del follow-up in base al profilo di rischio individuale, riducendo il ricorso a esami invasivi non necessari e concentrando l’attenzione sui pazienti con maggior probabilità di sviluppare complicanze. La consapevolezza del carattere cronico di queste condizioni aiuta inoltre a impostare aspettative realistiche rispetto agli obiettivi di cura, che spesso consistono nel controllo dei sintomi e nella prevenzione del danno tissutale più che nella completa scomparsa del reflusso.

Conclusioni

Reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo rappresentano due facce di uno stesso problema di base: la risalita del contenuto gastrico oltre i confini fisiologici. Tuttavia, differiscono per sede principale del danno, sintomi predominanti, strumenti diagnostici e possibili complicanze. Nel GERD prevalgono pirosi e rigurgito, con rischio di esofagite, stenosi ed esofago di Barrett; nel LPR dominano i disturbi della voce e della gola, con raucedine, tosse cronica e sensazione di corpo estraneo, spesso in assenza di bruciore di stomaco. Questa distinzione non è solo teorica, ma ha ricadute pratiche sulla scelta degli esami e sull’impostazione del trattamento.

Per il paziente, il messaggio chiave è che sintomi come bruciore retrosternale, rigurgito, raucedine persistente, tosse cronica o globo faringeo non vanno banalizzati né autogestiti a lungo con rimedi da banco senza una valutazione medica. Il medico di medicina generale è il primo interlocutore per inquadrare il problema e decidere se indirizzare verso il gastroenterologo, l’otorinolaringoiatra o entrambi. Una diagnosi corretta permette di evitare esami inutili, impostare terapie mirate e monitorare nel tempo l’eventuale comparsa di complicanze, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio aggiuntivi.

Infine, è importante sottolineare che, nonostante l’ampio uso di farmaci antiacidi e PPI, la gestione di GERD e LPR non può prescindere da un lavoro condiviso su stile di vita, abitudini alimentari e, quando necessario, supporto logopedico o psicologico (per esempio nei casi in cui ansia e stress amplificano la percezione dei sintomi). Un approccio integrato e personalizzato, basato sulle evidenze ma adattato alla storia clinica e alle esigenze della persona, rappresenta la strategia più efficace per convivere con queste forme di reflusso riducendone l’impatto sulla salute e sulla qualità di vita.

In sintesi, reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo condividono la stessa origine ma seguono percorsi diversi nell’organismo, con manifestazioni e rischi specifici. Riconoscerli, distinguerli e trattarli in modo appropriato richiede collaborazione tra paziente e professionisti sanitari, attenzione ai segnali del corpo e un uso consapevole degli strumenti diagnostici e terapeutici disponibili.

Per approfondire

Definition & Facts for GER & GERD – NIDDK Scheda istituzionale in inglese che definisce il GERD, ne descrive i principali fattori di rischio, i sintomi tipici e le complicanze esofagee ed extra-esofagee.

Gastroesophageal Reflux Disease (GERD) – StatPearls Capitolo di manuale aggiornato che approfondisce patofisiologia, presentazioni cliniche, diagnosi strumentale e opzioni terapeutiche del GERD.

Gastroesophageal Reflux Disease (review article) – PubMed Articolo di revisione che riassume le evidenze su sintomi, manifestazioni extra-esofagee, complicanze e ruolo degli inibitori di pompa protonica nella gestione del GERD.

Gastroesophageal reflux disease: A clinical overview for primary care physicians – PubMed Revisione clinica pensata per la medicina generale, utile per comprendere l’inquadramento pratico del GERD prima dell’invio allo specialista.

Gastroesophageal reflux disease (GERD) – Symptoms and causes – Mayo Clinic Scheda divulgativa che illustra in modo chiaro cause, fattori di rischio, sintomi e possibili complicanze del reflusso gastroesofageo.