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I calcoli alla cistifellea sono una condizione molto frequente e spesso scoperta per caso, ma in alcuni casi possono provocare dolori intensi e complicanze anche gravi. Molte persone si chiedono se sia possibile “sciogliere” i calcoli con farmaci o rimedi naturali, evitando l’intervento chirurgico. La risposta non è un semplice sì o no: dipende dal tipo di calcoli, dalle loro dimensioni, dalla funzionalità della colecisti e dalla presenza o meno di sintomi.
Questa guida spiega in modo chiaro e basato sulle evidenze quando è realistico pensare a una terapia farmacologica per dissolvere i calcoli, quali sono i suoi limiti e in quali situazioni la chirurgia resta il trattamento di riferimento. Verranno inoltre affrontati i principali fattori di rischio, i sintomi da non sottovalutare e le strategie di prevenzione per ridurre la probabilità di sviluppare nuovi calcoli o recidive dopo il trattamento.
Cause dei calcoli alla cistifellea
I calcoli alla cistifellea (o calcoli biliari, colelitiasi) sono piccoli aggregati solidi che si formano all’interno della colecisti, un organo a forma di sacchetto situato sotto il fegato, deputato a immagazzinare la bile. La bile è un liquido prodotto dal fegato che serve a digerire i grassi. Quando la composizione della bile si altera, per esempio perché contiene troppo colesterolo o troppi pigmenti biliari, o perché la colecisti si svuota male, possono formarsi cristalli che nel tempo crescono fino a diventare veri e propri calcoli. Non tutti i calcoli sono uguali: i più frequenti nei Paesi occidentali sono quelli di colesterolo, mentre in altre aree del mondo sono più comuni i calcoli pigmentari.
Le cause dei calcoli alla cistifellea sono multifattoriali: significa che non esiste quasi mai un solo responsabile, ma una combinazione di fattori genetici, ormonali, metabolici e ambientali. L’età avanzata, il sesso femminile (soprattutto in età fertile), la familiarità per calcoli biliari e alcune condizioni come obesità, diabete, dislipidemia (alterazioni dei grassi nel sangue) aumentano la probabilità che la bile diventi “litogena”, cioè predisposta a formare calcoli. Anche la gravidanza e l’uso di estrogeni (per esempio in alcune pillole anticoncezionali o terapie ormonali sostitutive) possono favorire la formazione di calcoli, perché modificano la composizione della bile e la motilità della colecisti.
Un altro elemento importante è la dinamica di svuotamento della colecisti. Se la cistifellea si contrae poco o in modo irregolare, la bile ristagna più a lungo e i cristalli hanno più tempo per aggregarsi. Questo può accadere, per esempio, in persone che seguono diete molto povere di grassi per lunghi periodi, in chi digiuna spesso o in chi ha subito interventi chirurgici sull’apparato digerente (come gastrectomie o bypass intestinali). Anche il dimagrimento molto rapido, per esempio dopo chirurgia bariatrica o diete drastiche, è un fattore di rischio riconosciuto per la formazione di calcoli, perché aumenta il flusso di colesterolo nella bile e altera la motilità della colecisti.
Esistono poi condizioni mediche specifiche che favoriscono soprattutto i calcoli pigmentari, come alcune malattie emolitiche (in cui i globuli rossi si rompono più facilmente), cirrosi epatica, infezioni croniche delle vie biliari e alcune malattie intestinali (per esempio il morbo di Crohn con interessamento dell’ileo). In questi casi, la composizione della bile cambia per l’aumento di bilirubina o per il malassorbimento di sali biliari. È importante sottolineare che la presenza di fattori di rischio non significa che i calcoli si formeranno con certezza, ma che la probabilità è maggiore rispetto alla popolazione generale.
Sintomi dei calcoli biliari
Molte persone con calcoli alla cistifellea non hanno alcun sintomo: si parla in questo caso di calcoli “silenti” o asintomatici, spesso scoperti per caso durante un’ecografia addominale eseguita per altri motivi. In assenza di disturbi, nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento immediato, ma solo un monitoraggio clinico. I problemi nascono quando i calcoli ostacolano il normale deflusso della bile, per esempio andando a incastrarsi nel dotto cistico (che collega la colecisti alle vie biliari principali) o nei dotti biliari stessi. In queste situazioni compaiono i sintomi tipici della colica biliare.
La colica biliare è caratterizzata da un dolore improvviso e intenso nella parte alta destra dell’addome (ipocondrio destro), che può irradiarsi alla schiena o alla spalla destra. Spesso insorge dopo un pasto abbondante e ricco di grassi, quando la colecisti si contrae per espellere la bile e un calcolo ostruisce il passaggio. Il dolore può durare da pochi minuti a diverse ore, è continuo (non a “crampi” come quello intestinale) e può essere accompagnato da nausea, vomito, sudorazione fredda e sensazione di malessere generale. Tra un episodio e l’altro la persona può stare bene, ma la ricorrenza delle coliche è un segnale che la malattia è sintomatica.
Quando l’ostruzione è prolungata o si associa a infezione, possono svilupparsi complicanze più serie. La colecistite acuta è l’infiammazione della colecisti, spesso dovuta a un calcolo che blocca stabilmente il dotto cistico: oltre al dolore in ipocondrio destro, compaiono febbre, peggioramento del dolore alla palpazione e talvolta un aumento dei globuli bianchi e degli indici di infiammazione nel sangue. Se un calcolo migra nelle vie biliari principali e blocca il deflusso della bile verso l’intestino, può comparire ittero ostruttivo (colorazione gialla della pelle e degli occhi), urine scure e feci chiare, quadro che richiede una valutazione urgente.
Un’altra complicanza temibile è la pancreatite acuta biliare, che si verifica quando un calcolo ostruisce il tratto terminale del coledoco, vicino allo sbocco del dotto pancreatico. In questo caso il dolore è più centrale, spesso molto intenso, associato a nausea e vomito, e può richiedere il ricovero ospedaliero. Per questo motivo, anche se i calcoli biliari sono spesso benigni, la comparsa di sintomi come dolore addominale ricorrente, febbre, ittero o segni di infiammazione non va mai sottovalutata e richiede una valutazione medica per decidere il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato.
Trattamenti farmacologici per sciogliere i calcoli
La possibilità di sciogliere i calcoli alla cistifellea con i farmaci esiste, ma è limitata a situazioni ben precise. Il principale farmaco utilizzato a questo scopo è l’acido ursodesossicolico (UDCA), presente in Italia in diversi medicinali, tra cui Deursil. L’UDCA è un acido biliare che, assunto per via orale, modifica la composizione della bile rendendola meno ricca di colesterolo e più “solvente” nei confronti dei calcoli di colesterolo. Non è però efficace su tutti i tipi di calcoli: funziona soprattutto su calcoli di colesterolo puri o prevalentemente colesterinici, radiotrasparenti (cioè non visibili ai raggi X perché non calcificati), di piccole dimensioni e in una colecisti che si svuota ancora in modo adeguato.
La terapia con acido ursodesossicolico è in genere riservata a pazienti selezionati che non possono o non vogliono sottoporsi a intervento chirurgico, e che presentano calcoli con caratteristiche favorevoli alla dissoluzione. Il trattamento è di lunga durata: possono essere necessari mesi o anche più di un anno per ottenere una riduzione significativa del volume dei calcoli, e non sempre si arriva alla completa scomparsa. Gli studi clinici indicano che, nei pazienti ben selezionati, una quota può ottenere una dissoluzione completa o parziale, ma esiste anche un rischio non trascurabile di recidiva dei calcoli dopo la sospensione del farmaco, perché la predisposizione di base a formarli spesso rimane.
È importante sottolineare che l’UDCA non è una “pillola magica” che scioglie qualsiasi calcolo e che non sostituisce la chirurgia nei casi in cui questa è indicata, per esempio in presenza di sintomi importanti, complicanze o calcoli multipli e voluminosi. Inoltre, la terapia non è priva di possibili effetti collaterali, sebbene in genere sia ben tollerata: possono comparire disturbi gastrointestinali come diarrea o, più raramente, alterazioni di alcuni esami di laboratorio. Per questo motivo, la decisione di iniziare una terapia dissolutiva deve essere presa dallo specialista (di solito gastroenterologo o epatologo) dopo un’attenta valutazione clinica, ecografica e laboratoristica.
Oltre all’UDCA, in passato sono stati studiati altri acidi biliari, come il chenodesossicolico, da solo o in combinazione con l’UDCA, e più recentemente alcune formulazioni combinate o associazioni con acidi grassi n-3. Tuttavia, l’acido ursodesossicolico rimane il riferimento principale, mentre le combinazioni hanno mostrato benefici limitati o ancora da confermare. Non esistono prove solide a favore di rimedi “naturali”, tisane, integratori o diete specifiche in grado di sciogliere i calcoli già formati in modo paragonabile alla terapia farmacologica standard. Qualsiasi approccio alternativo dovrebbe essere discusso con il medico, evitando il fai-da-te che può ritardare trattamenti efficaci in caso di sintomi o complicanze.
Interventi chirurgici per i calcoli
Nonostante l’esistenza di terapie farmacologiche, l’intervento chirurgico di rimozione della colecisti (colecistectomia) resta il trattamento di riferimento per i calcoli sintomatici o complicati. Nella grande maggioranza dei casi oggi si esegue in laparoscopia: attraverso piccole incisioni sull’addome si introducono una telecamera e strumenti chirurgici sottili, che permettono di asportare la colecisti con i calcoli al suo interno. Questo approccio mini-invasivo riduce il dolore post-operatorio, la durata del ricovero e i tempi di recupero rispetto alla chirurgia “a cielo aperto”, che viene riservata a casi particolari o a complicanze intraoperatorie.
La colecistectomia laparoscopica è indicata in presenza di coliche biliari ricorrenti, colecistite acuta, calcoli associati a ittero ostruttivo o pancreatite biliare, e in alcune situazioni particolari (per esempio calcoli molto voluminosi o sospetto di complicanze croniche della colecisti). Nei calcoli asintomatici, la chirurgia non è di routine, ma può essere presa in considerazione in categorie a rischio elevato di complicanze, come alcuni pazienti con diabete, immunodepressi o con calcoli molto grandi. La decisione è sempre individuale e tiene conto di età, comorbilità, gravità dei sintomi e preferenze del paziente, dopo un colloquio informato con il chirurgo.
Come ogni intervento, anche la colecistectomia comporta rischi, seppur relativamente bassi in mani esperte: sanguinamento, infezioni, lesioni delle vie biliari, complicanze anestesiologiche. Tuttavia, nelle strutture con esperienza, il tasso di complicanze gravi è contenuto e il beneficio in termini di risoluzione definitiva dei sintomi e prevenzione delle recidive è elevato. Dopo l’asportazione della colecisti, la bile prodotta dal fegato defluisce direttamente nell’intestino senza essere più immagazzinata: la maggior parte delle persone non ha conseguenze significative sulla digestione, anche se in una minoranza possono comparire per un periodo disturbi come feci più morbide o difficoltà a tollerare pasti molto grassi.
Per i calcoli che si trovano non nella colecisti ma nelle vie biliari principali (coledocolitiasi), spesso si ricorre a procedure endoscopiche come l’ERCP (colangiopancreatografia retrograda endoscopica), che permette di visualizzare e rimuovere i calcoli attraverso un endoscopio introdotto dalla bocca fino al duodeno. In alcuni casi, l’ERCP viene eseguita prima o dopo la colecistectomia, a seconda della situazione clinica. Tecniche come la litotrissia extracorporea (frantumazione dei calcoli con onde d’urto) sono oggi poco utilizzate per i calcoli della colecisti, sia per i limiti di efficacia sia per la disponibilità e la sicurezza della chirurgia laparoscopica.
Prevenzione dei calcoli alla cistifellea
La prevenzione dei calcoli alla cistifellea si basa soprattutto sulla gestione dei fattori di rischio modificabili, perché su età, sesso o familiarità non è possibile intervenire. Mantenere un peso corporeo sano è uno degli obiettivi principali: l’obesità aumenta il rischio di calcoli di colesterolo, ma anche il dimagrimento troppo rapido può favorirne la formazione. Per questo è consigliabile puntare a una perdita di peso graduale e sostenibile, con un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare, piuttosto che ricorrere a diete drastiche o digiuni prolungati che alterano la composizione della bile e la motilità della colecisti.
Dal punto di vista alimentare, non esiste una “dieta per sciogliere i calcoli” già formati, ma alcune abitudini possono contribuire a ridurre il rischio di formarne di nuovi. Una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, cereali integrali), con un apporto moderato di grassi di buona qualità (olio extravergine d’oliva, pesce, frutta secca) e povera di grassi saturi e trans (fritture, insaccati, prodotti industriali molto processati) è generalmente considerata favorevole. Anche una regolarità nei pasti, evitando lunghi digiuni, aiuta la colecisti a svuotarsi in modo fisiologico. L’idratazione adeguata e la limitazione dell’alcol rientrano nelle raccomandazioni generali per la salute epato-biliare.
In alcune categorie di pazienti ad alto rischio, come chi si sottopone a chirurgia bariatrica o a diete molto ipocaloriche per necessità cliniche, il medico può valutare l’uso preventivo di acido ursodesossicolico per ridurre la probabilità di formazione di calcoli durante il periodo di rapido dimagrimento. Anche dopo la rimozione endoscopica di calcoli delle vie biliari, in casi selezionati, l’UDCA può essere considerato per limitare il rischio di recidiva, sebbene le evidenze non siano univoche. Si tratta comunque di strategie farmacologiche che devono essere decise caso per caso dallo specialista, non di automedicazione.
Un altro aspetto della prevenzione è il riconoscimento precoce dei sintomi: non ignorare coliche biliari ricorrenti, dolore addominale persistente, febbre o ittero permette di intervenire prima che si sviluppino complicanze più gravi. Infine, è importante diffidare di rimedi non comprovati che promettono di “pulire il fegato e la cistifellea” o di sciogliere i calcoli con bevande, digiuni o integratori miracolosi: oltre a non avere basi scientifiche solide, possono essere rischiosi se ritardano una valutazione medica in presenza di sintomi significativi. La prevenzione efficace passa da stili di vita sani, controlli adeguati e un dialogo aperto con il proprio medico curante o lo specialista.
In sintesi, i calcoli alla cistifellea sono una condizione comune che nella maggior parte dei casi resta silente, ma che può causare sintomi intensi e complicanze importanti quando ostacola il flusso della bile. La possibilità di scioglierli con farmaci come l’acido ursodesossicolico esiste solo per calcoli selezionati, di colesterolo, piccoli e in una colecisti funzionante, e richiede tempi lunghi con risultati non sempre completi e rischio di recidiva. Per i calcoli sintomatici o complicati, la colecistectomia laparoscopica rimane il trattamento di riferimento, mentre la prevenzione si fonda su peso corporeo adeguato, alimentazione equilibrata, attività fisica e gestione corretta delle situazioni a rischio, sempre in accordo con il medico.
Per approfondire
Gallstone Dissolution Effects of Combination Therapy with n-3 Polyunsaturated Fatty Acids and Ursodeoxycholic Acid Trial clinico preliminare recente che esplora se l’aggiunta di acidi grassi n-3 alla terapia con acido ursodesossicolico migliori la dissoluzione dei calcoli di colesterolo.
Efficacy of Magnesium Trihydrate of Ursodeoxycholic Acid and Chenodeoxycholic Acid for Gallstone Dissolution Studio prospettico multicentrico che valuta una formulazione combinata di acidi biliari per la dissoluzione dei calcoli di colesterolo.
Ursodeoxycholic acid after bile duct stone removal and risk factors for recurrence: a randomized trial Studio randomizzato che analizza l’uso dell’acido ursodesossicolico per ridurre il rischio di recidiva di calcoli delle vie biliari dopo rimozione endoscopica.
Ursodeoxycholic acid alone or with chenodeoxycholic acid for dissolution of cholesterol gallstones: a randomized multicentre trial Trial multicentrico che confronta la monoterapia con UDCA con la combinazione UDCA–CDCA nella dissoluzione dei calcoli di colesterolo.
Franco-Belgian cooperative study of ursodeoxycholic acid in the medical dissolution of gallstones Studio cooperativo che documenta l’efficacia dell’acido ursodesossicolico nella dissoluzione di calcoli radiotrasparenti in pazienti selezionati.
