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Le emorroidi sono una patologia molto frequente, spesso fonte di imbarazzo, dolore e limitazioni nella vita quotidiana. Quando i cuscinetti emorroidari si ingrossano o si spostano verso l’esterno, possono dare sanguinamento, prurito, bruciore e la sensazione di “pallina” che fuoriesce dall’ano. In molti casi le persone chiedono come “far rientrare” le emorroidi, cioè come ridurre il prolasso e riportare i tessuti nella loro posizione naturale, evitando se possibile interventi invasivi. Comprendere le cause, riconoscere i sintomi e conoscere i trattamenti disponibili è il primo passo per gestire il problema in modo sicuro.
Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata sulle emorroidi: dalle cause ai sintomi, dai rimedi domestici alle opzioni mediche, fino alle strategie di prevenzione. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista in gastroenterologia o colonproctologia. In presenza di dolore intenso, sanguinamento abbondante, febbre o peggioramento rapido dei disturbi è sempre necessario rivolgersi tempestivamente al medico o al pronto soccorso.
Cause delle Emorroidi
Le emorroidi derivano dall’alterazione dei cuscinetti vascolari fisiologici presenti nel canale anale, strutture ricche di vasi sanguigni che contribuiscono alla continenza fine. Quando su questi tessuti si esercita una pressione eccessiva e prolungata, le vene si dilatano, le pareti si indeboliscono e i cuscinetti tendono a scivolare verso il basso, fino a protrudere all’esterno (prolasso). Tra i fattori più comuni che aumentano la pressione nella zona ano-rettale rientrano la stitichezza cronica con sforzo durante la defecazione, la diarrea persistente, il sollevamento di carichi pesanti, la sedentarietà prolungata e l’obesità. Anche la predisposizione familiare gioca un ruolo importante: alcune persone hanno tessuti di sostegno più fragili e sono quindi più esposte allo sviluppo di malattia emorroidaria nel corso della vita.
Un’altra causa frequente di comparsa o peggioramento delle emorroidi è la gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre e nel post-partum. L’aumento del volume dell’utero comprime le vene pelviche, ostacolando il ritorno venoso e favorendo la dilatazione dei plessi emorroidari; inoltre, le modificazioni ormonali e la tendenza alla stitichezza tipiche di questo periodo contribuiscono al problema. Anche alcune abitudini alimentari, come una dieta povera di fibre e liquidi e ricca di cibi raffinati, grassi e alcol, possono favorire l’insorgenza di emorroidi, perché rendono le feci più dure e difficili da espellere. Infine, lavori che costringono a stare molte ore seduti o in piedi senza muoversi, così come l’uso prolungato del bagno per leggere o usare lo smartphone, aumentano il tempo di congestione dei vasi anali e il rischio di prolasso.
Dal punto di vista clinico, si distinguono emorroidi interne (originano sopra la linea dentata, all’interno del canale anale) ed emorroidi esterne (al di sotto della linea dentata, visibili all’esterno). Le emorroidi interne sono classificate in quattro gradi in base al grado di prolasso: di I grado se sanguinano ma non fuoriescono, di II grado se prolassano durante la defecazione e rientrano spontaneamente, di III grado se devono essere riposizionate manualmente, di IV grado se restano permanentemente all’esterno. Quando si parla di “far rientrare le emorroidi” ci si riferisce soprattutto alle forme di II e III grado, in cui il prolasso è ancora riducibile e può beneficiare di misure conservative e di trattamenti ambulatoriali mirati a ridurre volume e congestione dei cuscinetti.
Esistono poi condizioni che possono simulare o accompagnare le emorroidi, come ragadi anali, fistole, polipi o tumori del retto, che richiedono una valutazione specialistica accurata. Per questo motivo non è prudente autodiagnosticarsi le emorroidi solo sulla base del sanguinamento o del fastidio anale, soprattutto dopo i 50 anni o in presenza di familiarità per tumori del colon-retto. Una corretta identificazione delle cause e del tipo di lesione permette di impostare il trattamento più adeguato e di capire se sia realistico ottenere il “rientro” dei noduli con misure conservative o se sia invece necessario un approccio più invasivo.
Sintomi e Diagnosi
I sintomi delle emorroidi variano in base al grado di malattia e alla presenza di complicanze. Il disturbo più frequente è il sanguinamento rettale, di solito rosso vivo, che compare al termine della defecazione e può essere visibile sulla carta igienica, sulle feci o nella tazza. Spesso si associa una sensazione di peso o di corpo estraneo a livello anale, prurito, bruciore e secrezione mucosa che irrita la pelle circostante. Quando le emorroidi prolassano all’esterno, il paziente può percepire una o più “palline” morbide che fuoriescono durante lo sforzo e, nelle fasi iniziali, rientrano spontaneamente o con una lieve pressione manuale. Nelle forme più avanzate il prolasso può diventare permanente, rendendo difficile l’igiene locale e aumentando il rischio di infiammazione e dolore.
Un quadro particolarmente doloroso è rappresentato dalla trombosi emorroidaria, interna o esterna, in cui si forma un coagulo all’interno del plesso venoso: la zona diventa improvvisamente molto dolente, tesa, blu-violacea e il paziente spesso non riesce a sedersi o a camminare comodamente. In questi casi il “far rientrare” le emorroidi non è immediatamente possibile e la priorità è il controllo del dolore e dell’infiammazione, eventualmente con farmaci topici o sistemici e, in alcune situazioni, con piccoli interventi ambulatoriali. Anche l’anemia da sanguinamento cronico, la perdita di peso non spiegata, il cambiamento dell’alvo o la presenza di muco e sangue misti alle feci sono segnali che richiedono una valutazione approfondita per escludere patologie più serie. Per informazioni specifiche sull’uso di antinfiammatori in corso di malattia emorroidaria è utile consultare una guida dedicata agli antinfiammatori per le emorroidi.
La diagnosi di emorroidi si basa innanzitutto sull’anamnesi (raccolta dei sintomi e dei fattori di rischio) e sull’esame obiettivo, che comprende l’ispezione della regione anale e la palpazione digitale del canale anale. Lo specialista può osservare direttamente la presenza di prolasso, valutare il tono dello sfintere e identificare eventuali lesioni associate. Per visualizzare meglio le emorroidi interne e distinguere altre patologie, viene spesso eseguita un’anoscopia, esame ambulatoriale rapido che utilizza un piccolo strumento rigido o flessibile introdotto delicatamente nell’ano. In base all’età del paziente, alla storia familiare e alla presenza di sintomi di allarme, il medico può indicare anche una rettoscopia o una colonscopia per escludere polipi o tumori del colon-retto.
La classificazione del grado emorroidario è fondamentale per impostare il trattamento. Nelle forme di I e II grado, in assenza di complicanze, è spesso sufficiente una terapia conservativa con modifiche dello stile di vita, igiene accurata e farmaci topici o sistemici per ridurre infiammazione e congestione. Nelle forme di II e III grado con prolasso riducibile, l’obiettivo è favorire il “rientro” dei cuscinetti, riducendo il volume dei noduli e migliorando il tono dei tessuti di sostegno, anche attraverso procedure ambulatoriali come legatura elastica o scleroterapia. Le emorroidi di IV grado, invece, sono generalmente non riducibili e richiedono una valutazione chirurgica specialistica, poiché il semplice tentativo di spingerle all’interno può essere doloroso e controproducente.
In molti casi, soprattutto quando i sintomi sono lievi o fluttuanti, il medico può programmare controlli periodici per monitorare l’evoluzione del quadro clinico e verificare l’efficacia delle misure adottate. La consapevolezza dei propri sintomi, l’osservazione di eventuali cambiamenti nel sanguinamento o nel prolasso e la capacità di riferirli con precisione allo specialista facilitano una diagnosi più accurata e tempestiva. Una buona comunicazione medico-paziente permette inoltre di chiarire dubbi, paure e false credenze sulle emorroidi, favorendo l’adesione alle terapie e alle indicazioni comportamentali.
Trattamenti Domestici
Quando le emorroidi sono di grado lieve o moderato e il prolasso è ancora riducibile, i trattamenti domestici possono contribuire in modo significativo a farle “rientrare” o quantomeno a ridurne volume e sintomi. Il primo pilastro è la correzione dell’alimentazione e dell’idratazione: aumentare l’apporto di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali) e bere acqua a sufficienza rende le feci più morbide e voluminose, riducendo lo sforzo durante la defecazione. È utile limitare cibi molto piccanti, alcol, insaccati e alimenti molto grassi, che possono peggiorare la congestione venosa. In alcuni casi il medico può consigliare l’uso di integratori di fibre o di blandi lassativi osmotici per regolarizzare l’alvo, evitando però l’abuso di lassativi stimolanti che possono irritare l’intestino.
Un altro intervento domestico importante è la modifica delle abitudini in bagno. È consigliabile non rimandare lo stimolo alla defecazione, evitare di restare seduti a lungo sul water e non sforzarsi eccessivamente: se la defecazione non avviene in pochi minuti, è meglio alzarsi e riprovare più tardi. Dopo l’evacuazione, un’igiene delicata con acqua tiepida (bidet o doccino) è preferibile all’uso eccessivo di carta igienica ruvida o profumata, che può irritare la zona. In presenza di prolasso riducibile, alcune persone trovano sollievo nel riposizionare delicatamente le emorroidi all’interno con un dito ben pulito e lubrificato, esercitando una pressione dolce e costante; questa manovra va eseguita solo se non provoca dolore intenso e se non vi sono segni di trombosi o strangolamento.
I bagni tiepidi (detti anche bagni sitz) possono aiutare a ridurre il dolore e la congestione, favorendo un temporaneo rientro delle emorroidi. Si tratta di sedersi in una bacinella o nella vasca con acqua tiepida (non bollente) per 10–15 minuti, 2–3 volte al giorno, eventualmente aggiungendo sostanze lenitive consigliate dal medico o dal farmacista. Il calore moderato favorisce la vasodilatazione superficiale e il rilassamento dello sfintere anale, riducendo lo spasmo doloroso. È importante asciugare poi la zona tamponando delicatamente con un asciugamano morbido, senza strofinare. L’uso di cuscini a ciambella o di sedute ergonomiche può ridurre la pressione diretta sulla regione anale quando si sta seduti a lungo, ad esempio per lavoro.
In ambito domiciliare si utilizzano spesso creme, unguenti o supposte a base di sostanze lenitive (come ossido di zinco, aloe, hamamelis), anestetici locali o, per brevi periodi, cortisonici a bassa potenza. Questi prodotti possono ridurre prurito, bruciore e infiammazione, facilitando indirettamente il rientro delle emorroidi perché diminuiscono l’edema e la congestione. Tuttavia, non vanno usati per periodi prolungati senza controllo medico, soprattutto se contengono cortisone o anestetici, per evitare assottigliamento della pelle o sensibilizzazioni. È fondamentale ricordare che i trattamenti domestici hanno lo scopo di alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita, ma non sostituiscono la valutazione specialistica quando i disturbi sono intensi, ricorrenti o associati a sanguinamento importante.
Per ottenere benefici duraturi dai trattamenti domestici è necessario applicarli con costanza e inserirli in un più ampio cambiamento dello stile di vita. Mantenere un peso corporeo adeguato, evitare il fumo di sigaretta e organizzare le proprie giornate in modo da non trascurare i momenti dedicati ai pasti e all’evacuazione contribuisce a ridurre gli episodi di riacutizzazione. Anche l’uso di indumenti intimi in tessuti traspiranti e non troppo aderenti può limitare l’irritazione locale e il ristagno di umidità, favorendo il benessere della zona anale.
Trattamenti Medici
Quando le misure domestiche non sono sufficienti a controllare i sintomi o a ottenere un rientro stabile delle emorroidi prolassate, è necessario valutare trattamenti medici più specifici. Il medico può prescrivere farmaci sistemici, come i flebotonici (ad esempio a base di flavonoidi), che migliorano il tono venoso e riducono l’edema dei cuscinetti emorroidari, contribuendo a limitarne il volume e la tendenza al prolasso. In fase acuta possono essere utilizzati, per periodi limitati, analgesici e antinfiammatori per controllare il dolore, sempre tenendo conto di eventuali controindicazioni gastrointestinali, renali o cardiovascolari. In presenza di trombosi emorroidaria o di sanguinamento importante, il medico può valutare terapie più mirate o l’invio rapido allo specialista proctologo.
Tra i trattamenti ambulatoriali mini-invasivi, la legatura elastica delle emorroidi interne di II–III grado è una delle procedure più utilizzate. Consiste nel posizionare, tramite anoscopio, piccoli elastici alla base del cuscinetto emorroidario, in modo da interrompere il flusso sanguigno: il tessuto così “strozzato” va incontro a necrosi controllata e, nel giro di alcune settimane, viene eliminato, con conseguente riduzione del prolasso e dei sintomi. Questa tecnica, eseguita in ambulatorio senza anestesia generale, permette spesso di ottenere un buon rientro delle emorroidi con tempi di recupero relativamente rapidi, sebbene possano essere necessarie più sedute. Altre procedure ambulatoriali includono la scleroterapia (iniezione di sostanze sclerosanti) e la coagulazione a infrarossi o con altre fonti di energia, che mirano a ridurre l’afflusso di sangue ai cuscinetti.
Nei casi più avanzati, con emorroidi di III–IV grado, prolasso permanente, complicanze ricorrenti o fallimento dei trattamenti conservativi, può essere indicato un intervento chirurgico. Le tecniche tradizionali di emorroidectomia prevedono l’asportazione dei pacchetti emorroidari, con risultati duraturi ma un decorso post-operatorio talvolta doloroso. Negli ultimi anni si sono diffuse procedure meno demolitrici, come la dearterializzazione emorroidaria guidata da Doppler con mucopexy (THD) o la stapled hemorrhoidopexy (intervento con suturatrice meccanica), che mirano a ridurre l’afflusso di sangue e a riposizionare i cuscinetti senza rimuoverli completamente. La scelta della tecnica dipende dal quadro clinico, dall’esperienza del chirurgo e dalle preferenze del paziente, e va discussa in modo approfondito in sede specialistica.
È importante sottolineare che, anche dopo un trattamento medico o chirurgico efficace, il mantenimento di corrette abitudini intestinali e di uno stile di vita sano resta essenziale per prevenire recidive. Il “far rientrare” le emorroidi non significa solo ottenere un risultato immediato, ma anche stabilizzare nel tempo la situazione, riducendo i fattori che favoriscono la congestione venosa e il prolasso. Per questo motivo, il follow-up con il medico curante o con il proctologo è raccomandato, soprattutto nei primi mesi dopo una procedura, per monitorare l’andamento dei sintomi, correggere eventuali errori comportamentali e intervenire precocemente in caso di nuovi disturbi.
Nel percorso terapeutico può essere utile anche il coinvolgimento di altre figure sanitarie, come il dietista, il fisioterapista del pavimento pelvico o l’infermiere specializzato in stomaterapia e riabilitazione ano-rettale. Un approccio multidisciplinare consente di affrontare non solo l’aspetto anatomico delle emorroidi, ma anche i fattori funzionali e comportamentali che ne influenzano l’andamento. La condivisione delle decisioni terapeutiche con il paziente, attraverso informazioni chiare e comprensibili, favorisce una maggiore adesione alle cure e una migliore soddisfazione complessiva.
Prevenzione delle Emorroidi
La prevenzione delle emorroidi, o delle loro recidive dopo un trattamento, si basa principalmente sulla riduzione della pressione cronica sui cuscinetti emorroidari e sul mantenimento di una buona funzionalità intestinale. Una dieta ricca di fibre, con abbondante consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, associata a un adeguato apporto di acqua, favorisce feci morbide e voluminose, che richiedono uno sforzo minore per essere evacuate. È utile limitare il consumo di alcol, caffè in eccesso, cibi molto speziati e alimenti industriali ricchi di grassi saturi e zuccheri semplici, che possono contribuire alla stitichezza o alla congestione venosa. Anche la regolarità dei pasti e l’abitudine a non saltare la colazione aiutano a stabilizzare il ritmo intestinale.
Un altro pilastro della prevenzione è l’attività fisica regolare. Camminare, andare in bicicletta, nuotare o praticare ginnastica dolce per almeno 150 minuti a settimana contribuisce a migliorare la circolazione venosa, a controllare il peso corporeo e a stimolare la motilità intestinale. È invece consigliabile evitare sport che comportano sforzi intensi e improvvisi, come il sollevamento pesi non supervisionato, che possono aumentare bruscamente la pressione addominale e favorire il prolasso emorroidario. Anche semplici esercizi per il pavimento pelvico, se indicati dal fisioterapista o dal medico, possono aiutare a migliorare il sostegno dei tessuti ano-rettali e a ridurre la tendenza al prolasso.
Le abitudini in bagno giocano un ruolo cruciale nella prevenzione. È importante rispondere prontamente allo stimolo alla defecazione, evitando di trattenerlo a lungo, e non prolungare inutilmente la permanenza sul water: leggere o usare lo smartphone in bagno porta spesso a restare seduti per molti minuti, aumentando la congestione dei vasi anali. Lo sforzo eccessivo va evitato: se l’evacuazione non avviene in pochi minuti, è preferibile alzarsi e riprovare più tardi, eventualmente dopo aver bevuto acqua o fatto una breve passeggiata. Un’igiene anale delicata, con acqua tiepida e prodotti non aggressivi, aiuta a prevenire irritazioni e dermatiti che possono peggiorare il fastidio e indurre a grattarsi, danneggiando ulteriormente la zona.
Infine, alcune categorie di persone dovrebbero prestare particolare attenzione alla prevenzione: chi ha familiarità per malattia emorroidaria, chi svolge lavori sedentari o che richiedono di stare a lungo in piedi, le donne in gravidanza o nel post-partum, le persone con patologie che favoriscono la stasi venosa (come insufficienza venosa cronica o cirrosi epatica). In questi casi è utile confrontarsi periodicamente con il medico per valutare eventuali sintomi precoci e intervenire tempestivamente con misure conservative, prima che il prolasso diventi stabile e più difficile da trattare. La prevenzione non elimina del tutto il rischio di emorroidi, ma può ridurne in modo significativo frequenza, intensità e necessità di interventi invasivi.
In sintesi, far rientrare le emorroidi significa agire su più livelli: ridurre la congestione e l’infiammazione con misure domestiche e farmaci, migliorare le abitudini intestinali e lo stile di vita, e ricorrere, quando necessario, a trattamenti ambulatoriali o chirurgici mirati. Una diagnosi corretta e un percorso condiviso con il medico o lo specialista permettono nella maggior parte dei casi di controllare i sintomi, limitare il prolasso e migliorare la qualità di vita, ricordando sempre che ogni situazione clinica è diversa e richiede una valutazione personalizzata.
Per approfondire
Ministero della Salute – Portale istituzionale con informazioni aggiornate su stili di vita sani, prevenzione delle malattie e corretta alimentazione, utili anche per ridurre i fattori di rischio legati alla comparsa di emorroidi.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Sito dell’ente tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, con documenti e rapporti su patologie gastrointestinali, appropriatezza diagnostica e terapeutica e linee guida nazionali.
Società Italiana di Chirurgia Colo-Rettale (SICCR) – Società scientifica di riferimento per le patologie del colon-retto e dell’ano, con aggiornamenti su linee guida, tecniche chirurgiche e percorsi di cura per la malattia emorroidaria.
Gruppo San Donato – Network ospedaliero che pubblica articoli divulgativi e approfondimenti su procedure ambulatoriali e chirurgiche per il trattamento delle emorroidi, come la legatura elastica e altre tecniche mini-invasive.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Fonte internazionale autorevole su salute globale, con raccomandazioni su alimentazione, attività fisica e prevenzione delle malattie croniche che incidono anche sul benessere intestinale.
