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Quando si parla di “eliminare i batteri dal corpo” si rischia spesso di semplificare troppo un processo complesso. Il nostro organismo è infatti popolato da miliardi di batteri, molti dei quali sono utili e indispensabili (microbiota intestinale, cutaneo, vaginale). L’obiettivo della medicina non è “sterilizzare” il corpo, ma controllare o eliminare i batteri patogeni, cioè quelli che causano malattia, preservando al tempo stesso l’equilibrio dei batteri “buoni”.
Per capire come si eliminano i batteri dal corpo è necessario considerare tre pilastri: l’identificazione del microrganismo responsabile, il ruolo dei trattamenti (soprattutto antibiotici) e la capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere gli agenti infettivi. A questi si aggiunge un quarto elemento fondamentale: la prevenzione delle infezioni, che riduce il bisogno di antibiotici e limita il rischio di resistenze batteriche, un problema di salute pubblica in costante crescita.
Identificazione dei batteri
Prima di poter eliminare efficacemente i batteri dal corpo, è spesso necessario identificarli. In molti casi, il medico formula una diagnosi “clinica” basata su sintomi, visita e contesto (per esempio una tipica infezione urinaria o una polmonite comunitaria). In altre situazioni, soprattutto se l’infezione è grave, ricorrente o non risponde alle terapie, servono esami di laboratorio specifici. L’identificazione del batterio permette di scegliere il trattamento più mirato, riducendo l’uso di antibiotici ad ampio spettro e limitando l’impatto sul microbiota e sul rischio di resistenza.
Gli esami colturali (colture batteriche) sono tra gli strumenti principali per riconoscere il batterio responsabile. Si preleva un campione dal sito sospetto di infezione (sangue, urine, espettorato, tampone faringeo, ferita, liquido cerebrospinale, ecc.) e lo si mette in terreni di coltura che favoriscono la crescita dei microrganismi. Una volta cresciute le colonie, il laboratorio può identificare la specie batterica e, tramite antibiogramma, valutare a quali antibiotici è sensibile o resistente. Questo approccio è particolarmente importante nelle infezioni gravi o ospedaliere, dove la scelta dell’antibiotico deve essere il più possibile precisa. In alcune infezioni respiratorie, ad esempio, possono essere utilizzati macrolidi come la claritromicina, descritta in dettaglio nella scheda dedicata alla claritromicina e sue indicazioni terapeutiche.
Oltre alle colture tradizionali, esistono test rapidi che permettono di individuare in poche ore la presenza di determinati batteri o di loro componenti. Un esempio sono i test antigenici per lo Streptococcus pyogenes (responsabile di molte faringiti batteriche) o i test molecolari (PCR) che rilevano il DNA batterico direttamente dal campione. Questi strumenti sono utili per iniziare rapidamente una terapia mirata, soprattutto in contesti in cui il tempo è un fattore critico, come nelle sepsi o nelle meningiti batteriche. Tuttavia, non sostituiscono sempre le colture, che restano fondamentali per l’antibiogramma e per la sorveglianza delle resistenze.
È importante sottolineare che non sempre è necessario identificare il batterio con un esame specifico. In molte infezioni lievi e tipiche, la diagnosi clinica è sufficiente e gli esami microbiologici verrebbero riservati ai casi complicati o atipici. Inoltre, non tutti i batteri che si trovano in un campione sono necessariamente patogeni: spesso si tratta di colonizzatori innocui o parte del microbiota. Per questo motivo, l’interpretazione dei risultati deve essere sempre affidata al medico, che valuta il quadro complessivo e decide se e come intervenire.
Trattamenti antibiotici
Gli antibiotici sono farmaci che agiscono specificamente contro i batteri, impedendone la crescita (azione batteriostatica) o provocandone la morte (azione battericida). Non hanno effetto sui virus, per cui non sono utili in malattie come raffreddore, influenza o molte forme di bronchite virale. Ogni classe di antibiotici ha un meccanismo d’azione diverso: alcuni bloccano la sintesi della parete cellulare batterica (come le penicilline), altri interferiscono con la produzione di proteine essenziali (macrolidi, tetracicline), altri ancora agiscono sul DNA batterico (chinoloni). La scelta del farmaco dipende dal tipo di infezione, dal probabile batterio coinvolto, dalle condizioni del paziente e, quando disponibile, dall’antibiogramma.
Un principio fondamentale è che gli antibiotici devono essere usati solo quando realmente necessari e sempre su prescrizione medica. L’uso inappropriato – per infezioni virali, per periodi troppo brevi, a dosi sbagliate o “a scorta” – non solo non aiuta a eliminare i batteri, ma favorisce la selezione di ceppi resistenti. Questo significa che, nel tempo, alcuni batteri diventano insensibili ai farmaci che prima li eliminavano, rendendo le infezioni più difficili da trattare. Per questo motivo è essenziale seguire scrupolosamente le indicazioni del medico su dosaggio, orari e durata della terapia, senza interromperla appena ci si sente meglio e senza riutilizzare antibiotici avanzati da precedenti cure.
In alcune situazioni cliniche, il medico può scegliere antibiotici “ad ampio spettro”, capaci di agire su molti tipi diversi di batteri, soprattutto quando non è ancora noto l’agente responsabile e l’infezione è grave. Una volta ottenuti i risultati degli esami, se possibile, si passa a un antibiotico “mirato” (de-escalation), più specifico per il batterio identificato. Questo approccio consente di ridurre l’impatto sul microbiota e di limitare la pressione selettiva che favorisce l’antibiotico-resistenza. Anche farmaci come la claritromicina, appartenente alla classe dei macrolidi, rientrano tra le opzioni terapeutiche per alcune infezioni respiratorie e devono essere utilizzati secondo le indicazioni riportate nella relativa scheda farmaco, come avviene per la claritromicina nelle infezioni batteriche delle vie respiratorie.
È importante ricordare che l’obiettivo del trattamento antibiotico non è “ripulire” il corpo da tutti i batteri, ma eliminare o controllare quelli patogeni responsabili dell’infezione. Una volta che il numero di batteri è stato ridotto a livelli gestibili, il sistema immunitario completa il lavoro, eliminando i microrganismi residui e ripristinando l’equilibrio. In alcune infezioni croniche o recidivanti, può essere necessario un trattamento prolungato o combinato, sempre sotto stretto controllo medico. L’automedicazione con antibiotici, l’uso di farmaci rimasti in casa o consigliati da conoscenti è pericoloso e contribuisce in modo significativo alla diffusione di batteri resistenti.
Ruolo del sistema immunitario
Il sistema immunitario è il protagonista principale nella lotta contro i batteri. Anche in assenza di antibiotici, l’organismo è in grado di riconoscere, contenere e spesso eliminare molte infezioni batteriche, soprattutto se l’individuo è in buone condizioni generali. Le difese immunitarie si dividono in due grandi componenti: l’immunità innata, rapida ma poco specifica, e l’immunità adattativa, più lenta a entrare in azione ma altamente specifica e dotata di memoria. Questi due livelli lavorano in sinergia per identificare i batteri come “non-self” (estranei) e neutralizzarli.
L’immunità innata comprende barriere fisiche e chimiche (pelle, mucose, secrezioni come il muco e i succhi gastrici), cellule specializzate (neutrofili, macrofagi, cellule dendritiche) e molecole solubili (complemento, citochine). Quando un batterio supera le barriere esterne e penetra nei tessuti, viene riconosciuto da recettori che individuano strutture tipiche dei microrganismi (come i lipopolisaccaridi della parete dei batteri Gram-negativi). Questo riconoscimento attiva una risposta infiammatoria locale: i vasi sanguigni si dilatano, aumenta il flusso di sangue, le cellule immunitarie migrano nel sito di infezione e iniziano a fagocitare (inglobare e digerire) i batteri.
L’immunità adattativa entra in gioco quando l’infezione persiste o quando è necessario un attacco più mirato. I linfociti B producono anticorpi specifici contro antigeni batterici, che si legano ai microrganismi marcandoli per la distruzione o neutralizzandone le tossine. I linfociti T, invece, coordinano la risposta immunitaria e possono uccidere cellule infettate o contribuire all’attivazione di altre cellule difensive. Una caratteristica fondamentale dell’immunità adattativa è la memoria: dopo aver incontrato un certo batterio, il sistema immunitario “ricorda” come combatterlo, reagendo più rapidamente ed efficacemente in caso di reinfezione. Questo principio è alla base del funzionamento dei vaccini.
Il sistema immunitario non agisce in modo isolato, ma in stretta relazione con il microbiota, l’insieme dei microrganismi che vivono in equilibrio nel nostro corpo, soprattutto nell’intestino. Questi batteri “buoni” competono con i patogeni per spazio e nutrienti, producono sostanze antimicrobiche e modulano le risposte immunitarie. Quando il microbiota viene alterato (per esempio da antibiotici ad ampio spettro, dieta squilibrata o malattie croniche), le difese naturali possono indebolirsi, favorendo la colonizzazione da parte di batteri opportunisti. Per questo, “eliminare i batteri dal corpo” in senso assoluto non è né possibile né desiderabile: ciò che conta è mantenere un equilibrio in cui il sistema immunitario e il microbiota tengano sotto controllo i patogeni.
Prevenzione delle infezioni
Prevenire le infezioni batteriche è il modo più efficace e sostenibile per ridurre il carico di malattia e il bisogno di antibiotici. Ogni infezione evitata è un ciclo di antibiotici in meno, con un beneficio diretto per il singolo e indiretto per la collettività, perché limita la diffusione di batteri resistenti. Le misure di prevenzione si articolano su più livelli: igiene personale, comportamenti quotidiani, vaccinazioni, sicurezza negli ambienti di cura e nelle comunità. Anche se possono sembrare azioni semplici, hanno un impatto enorme sulla circolazione dei batteri.
L’igiene delle mani è una delle strategie più efficaci per interrompere la trasmissione di molti batteri, soprattutto quelli che si diffondono per contatto diretto o indiretto (superfici contaminate). Lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 40–60 secondi, in particolare prima di mangiare, dopo l’uso dei servizi igienici, dopo aver tossito o starnutito e al rientro a casa, riduce drasticamente il rischio di infezioni gastrointestinali e respiratorie. Quando non è disponibile l’acqua, possono essere utili soluzioni idroalcoliche. Anche l’igiene respiratoria (coprirsi bocca e naso con il gomito o con fazzoletti monouso quando si tossisce o starnutisce) contribuisce a limitare la diffusione di batteri trasmessi tramite goccioline.
Le vaccinazioni rappresentano un altro pilastro della prevenzione. Alcuni vaccini proteggono direttamente da batteri patogeni (come quelli contro pneumococco, meningococco, Haemophilus influenzae tipo b, difterite, pertosse), riducendo il rischio di infezioni gravi come polmoniti, meningiti e sepsi. Altri vaccini, pur essendo diretti contro virus (per esempio l’influenza), riducono il rischio di sovrainfezioni batteriche che spesso complicano le malattie virali e richiedono antibiotici. Mantenere aggiornato il calendario vaccinale, secondo le raccomandazioni nazionali e regionali, è quindi una forma indiretta ma potente di “eliminazione” dei batteri patogeni dalla popolazione.
Gli stili di vita hanno un ruolo non trascurabile nel sostenere il sistema immunitario e nel ridurre la suscettibilità alle infezioni. Un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, fibre e povera di zuccheri semplici e grassi saturi, contribuisce a mantenere un microbiota intestinale sano e una buona risposta immunitaria. Il sonno adeguato, l’attività fisica regolare, la gestione dello stress e l’astensione dal fumo sono altri fattori che migliorano la capacità dell’organismo di reagire ai batteri. Infine, in ambito sanitario, l’adozione rigorosa di protocolli di igiene, l’uso appropriato dei dispositivi di protezione e la corretta gestione di cateteri e altri presidi riducono le infezioni correlate all’assistenza, spesso sostenute da batteri multiresistenti.
Effetti collaterali dei trattamenti
Se da un lato gli antibiotici sono strumenti fondamentali per eliminare i batteri patogeni e salvare vite, dall’altro non sono privi di effetti collaterali. Il più comune è l’alterazione del microbiota: gli antibiotici, soprattutto quelli ad ampio spettro, non distinguono tra batteri “cattivi” e “buoni” e possono ridurre in modo significativo la flora intestinale, orale, cutanea o vaginale. Questo squilibrio può manifestarsi con disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea, dolori addominali), infezioni da microrganismi opportunisti (come alcune micosi) e, in casi più gravi, con coliti da batteri resistenti che approfittano dello spazio lasciato libero.
Un altro gruppo di effetti collaterali riguarda le reazioni allergiche. Alcune persone possono sviluppare ipersensibilità a specifici antibiotici, con manifestazioni che vanno da eruzioni cutanee lievi a quadri più seri come l’anafilassi, una reazione sistemica potenzialmente pericolosa per la vita. È importante riferire sempre al medico eventuali reazioni avverse avute in passato con un determinato farmaco, in modo da evitare ri-esposizioni rischiose. Non tutte le reazioni cutanee, però, sono vere allergie: in alcuni casi si tratta di effetti collaterali non immunologici o di manifestazioni legate all’infezione stessa, che vanno valutate caso per caso.
Gli antibiotici possono inoltre interagire con altri farmaci, modificandone l’efficacia o aumentando il rischio di effetti indesiderati. Alcune molecole possono influenzare la coagulazione, altre interferire con contraccettivi orali, altre ancora aumentare la tossicità di farmaci assunti contemporaneamente. Per questo è essenziale informare il medico e il farmacista di tutte le terapie in corso, compresi integratori e prodotti da banco. In alcune categorie di pazienti (anziani, persone con insufficienza renale o epatica, donne in gravidanza o allattamento) la scelta e il dosaggio degli antibiotici richiedono particolare attenzione.
Infine, l’effetto collaterale più insidioso, perché non immediatamente percepibile dal singolo paziente, è la promozione dell’antibiotico-resistenza. Ogni volta che un antibiotico viene usato, soprattutto se in modo inappropriato, si esercita una pressione selettiva sui batteri: quelli sensibili vengono eliminati, mentre quelli che possiedono meccanismi di resistenza sopravvivono e si moltiplicano. Nel tempo, questo processo porta alla diffusione di ceppi resistenti, che possono causare infezioni difficili da trattare, richiedere farmaci più tossici o costosi e aumentare il rischio di complicanze e mortalità. Usare gli antibiotici solo quando servono davvero e nel modo corretto è quindi una responsabilità individuale e collettiva.
Eliminare i batteri dal corpo non significa azzerare ogni forma di vita microbica, ma ristabilire un equilibrio in cui i batteri patogeni vengono controllati o eradicati e il microbiota benefico viene preservato. L’identificazione corretta del batterio, l’uso appropriato degli antibiotici, il ruolo centrale del sistema immunitario e le strategie di prevenzione sono tasselli di un unico mosaico. Comprendere questi meccanismi aiuta a evitare l’uso improprio dei farmaci, a proteggere la propria salute e a contribuire alla lotta contro l’antibiotico-resistenza, una sfida che riguarda l’intera comunità.
Per approfondire
Farmaci antibiotici – AIFA Scheda istituzionale che spiega cosa sono gli antibiotici, come agiscono sui batteri e perché è fondamentale usarli solo per infezioni batteriche e secondo prescrizione medica.
Antibiotici: un uso prudente e appropriato unica arma contro le resistenze – AIFA Comunicato che approfondisce il legame tra uso scorretto degli antibiotici e sviluppo di batteri resistenti, con raccomandazioni pratiche per cittadini e operatori sanitari.
Rapporto AIFA 2025 sugli antibiotici – AIFA Documento che presenta dati aggiornati su consumo di antibiotici e resistenze in Italia, utile per comprendere il contesto epidemiologico e l’importanza della prevenzione.
Uso corretto degli antibiotici – AIFA Approfondimento che illustra le principali regole per assumere gli antibiotici in modo sicuro ed efficace, riducendo il rischio di effetti collaterali e di resistenze.
