Quando va instillato il collirio?

Instillazione del collirio: definizione, classi terapeutiche, posologia e ordine di applicazione, tecnica corretta, precauzioni e avvertenze per un uso sicuro ed efficace.

Il collirio è uno dei farmaci più prescritti e utilizzati in ambito oculistico, ma anche uno di quelli che più spesso genera dubbi pratici: quando va instillato, quante gocce, in quale ordine rispetto ad altri prodotti, quanto attendere tra un’applicazione e l’altra. La risposta corretta dipende da che cosa intendiamo per “collirio” e dalle sue caratteristiche: composizione, classe terapeutica, presenza o meno di conservanti, tipo di formulazione (soluzione, sospensione, emulsione o gel), oltre che dalla condizione clinica per cui viene impiegato.

In questa guida, progettata per essere utile sia a chi si occupa di salute degli occhi sia a chi deve usare il collirio a casa, iniziamo chiarendo che cosa è realmente un collirio e come riconoscerne le differenze più importanti. Questa base è indispensabile per comprendere il razionale dei tempi di instillazione, dei dosaggi e delle precauzioni, temi che verranno approfonditi nelle sezioni successive.

Cos’è il collirio

Con il termine “collirio” si indica una preparazione oftalmica sterile destinata all’instillazione nel fornice congiuntivale (lo spazio tra la palpebra e il bulbo oculare). Non è una categoria unica: sotto questa definizione ricadono soluzioni acquose limpide, sospensioni con microcristalli del principio attivo, emulsioni olio-in-acqua o acqua-in-olio e formulazioni a consistenza aumentata (gel o gocce gelificanti). Oltre al principio attivo, un collirio contiene eccipienti funzionali: tamponi per stabilizzare il pH e migliorare la tollerabilità, agenti per regolare l’osmolarità (per avvicinare la lacrima fisiologica), polimeri viscosizzanti che prolungano la permanenza sulla superficie oculare, antiossidanti e, nelle confezioni multidose tradizionali, conservanti per mantenere la sterilità dopo l’apertura. Il confezionamento è progettato per l’uso oculare: flaconi con contagocce integrato o contenitori monodose sterili da scartare subito dopo l’uso. In commercio esistono colliri da banco per il sollievo sintomatico e colliri su prescrizione indicati per patologie specifiche.

I colliri si differenziano anche per classe terapeutica, il che ne condiziona indicazioni, potenza, velocità di azione e durata dell’effetto. Tra i più comuni rientrano le lacrime artificiali e i lubrificanti per l’occhio secco; gli antiallergici (antistaminici topici e stabilizzatori dei mastociti) per la congiuntivite allergica; gli antinfiammatori, tanto steroidei quanto non steroidei, impiegati in infiammazioni, post-operatorio e traumi. Nelle infezioni compaiono antibiotici, antivirali e, più raramente, antifungini; nel glaucoma si utilizzano classi come analoghi delle prostaglandine, beta-bloccanti, inibitori dell’anidrasi carbonica e agonisti alfa. Altre categorie includono midriatici e cicloplegici per esami e terapie specifiche, anestetici topici per procedure ambulatoriali, decongestionanti ad azione vasocostrittiva a uso limitato, e combinazioni fisse che associano più principi attivi per semplificare l’aderenza. Ogni categoria ha caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche peculiari che, come vedremo più avanti, influenzano i tempi e le modalità di instillazione.

La forma farmaceutica incide sulle modalità d’uso e sulla resa clinica. Le soluzioni sono omogenee: la concentrazione del principio attivo è uniforme e non richiedono agitazione. Le sospensioni, invece, contengono particelle solide micronizzate che tendono a depositarsi: è importante rimetterle in sospensione capovolgendo e agitandone delicatamente il flacone prima di ogni instillazione per garantire una dose costante. Le emulsioni (ad esempio per alcune molecole lipofile) migliorano la solubilità e la permanenza sulla superficie oculare; spesso è sufficiente ruotare o capovolgere il flacone per ottenere una ridispersione omogenea. I colliri gel o quelli “gelificanti” aumentano la viscosità sulla superficie oculare al contatto con la lacrima, prolungando il tempo di contatto e riducendo il numero di somministrazioni; di contro, possono causare temporaneo offuscamento visivo subito dopo l’applicazione. Queste differenze spiegano perché due colliri con lo stesso principio attivo ma veicolati in forme diverse possano richiedere frequenze di uso differenti o comportare sensazioni diverse all’instillazione.

Un aspetto cruciale è la presenza o meno di conservanti. I flaconi multidose “classici” impiegano conservanti come cloruro di benzalconio, poliquaternio-1 o clorexidina per mantenere la sterilità durante l’uso. Queste sostanze sono efficaci, ma l’esposizione cronica può irritare o danneggiare l’epitelio oculare, soprattutto nei pazienti con occhio secco, portatori di lenti a contatto o in terapie protratte (es. glaucoma). Per ridurre questo rischio sono disponibili colliri in contenitori monodose privi di conservanti, da utilizzare e gettare subito, oppure flaconi multidose “preservative-free” con sistemi filtranti o valvole che limitano la contaminazione. Il periodo di validità dopo l’apertura varia: per molti colliri multidose conservati correttamente è spesso intorno a 28 giorni, ma può essere più breve o più lungo a seconda del prodotto; le monodose vanno eliminate subito dopo l’uso. Anche le condizioni di conservazione contano: la maggior parte si mantiene a temperatura ambiente lontano da fonti di calore e luce diretta, alcuni richiedono refrigerazione prima dell’apertura o hanno una stabilità inferiore sopra certe temperature. Rispettare le indicazioni sull’etichetta riduce il rischio di inefficacia o contaminazione microbica.

Dal punto di vista farmacocinetico, il collirio agisce primariamente sulla superficie oculare e sui tessuti anteriori; la bio-disponibilità intraoculare è limitata dalla barriera della cornea e dalla rapida eliminazione con il film lacrimale e il drenaggio nel dotto nasolacrimale. Caratteristiche come pH, tonicità, viscosità e lipofilia del principio attivo determinano la permanenza e la penetrazione tissutale. In presenza di infiammazione, la permeabilità può aumentare, modificando l’esposizione locale. Una parte del collirio può raggiungere la circolazione sistemica attraverso la mucosa nasale, con potenziali effetti sistemici in classi sensibili (per esempio beta-bloccanti topici), un elemento rilevante quando si pianificano tempi e modalità di instillazione. Le lenti a contatto interagiscono con molte formulazioni: alcuni conservanti possono adsorbirsi al materiale della lente, mentre lenti morbide possono alterare la distribuzione del farmaco; alcune confezioni infatti riportano l’indicazione di rimuovere le lenti prima dell’uso e di reinserirle dopo un adeguato intervallo. Infine, variazioni anomale di colore, odore o consistenza, o la comparsa di particelle in soluzioni che dovrebbero essere limpide, suggeriscono un problema di stabilità o contaminazione e impongono di non utilizzare il prodotto. Conoscere questi aspetti permette di interpretare correttamente le indicazioni d’uso e di prepararsi alle scelte pratiche su tempi e ordine di instillazione, che saranno oggetto delle prossime sezioni.

Indicazioni per l’uso

Le indicazioni d’uso di un collirio dipendono dalla sua classe farmacologica e dalla condizione clinica da trattare. Lubrificanti e lacrime artificiali sono destinati al sollievo di secchezza, bruciore e affaticamento visivo; gli antiallergici sono impiegati nel prurito e nell’arrossamento da congiuntivite allergica; gli antinfiammatori si usano per flogosi della superficie oculare o nel post-operatorio; gli anti-infettivi richiedono una diagnosi di infezione e uno schema definito; i farmaci antiglaucoma hanno l’obiettivo di ridurre la pressione intraoculare. Altre preparazioni, come midriatici/cicloplegici o anestetici topici, sono impiegate per esami o procedure e, salvo diversa indicazione, non sono destinate all’autosomministrazione prolungata.

La posologia è specificata nel foglietto illustrativo o nella prescrizione: in generale una goccia per occhio per ogni somministrazione è sufficiente, poiché il fornice congiuntivale non trattiene volumi maggiori. La frequenza e la durata variano in base alla molecola e alla forma farmaceutica; incrementare autonomamente il numero di gocce o la cadenza non migliora l’efficacia e può aumentare gli effetti indesiderati. Le terapie per infezioni vanno completate come indicato, mentre l’uso di corticosteroidi topici richiede controllo clinico e non va protratto o sospeso senza indicazioni.

Quando si devono instillare più colliri, è consigliabile distanziare le somministrazioni per evitare diluizione e lavaggio del farmaco: in assenza di istruzioni specifiche, attendere 5–10 minuti tra un prodotto e l’altro. L’ordine tipico è: soluzioni acquose per prime, quindi sospensioni o emulsioni, e infine gel o unguenti oftalmici, che possono ridurre l’assorbimento delle gocce instillate successivamente. Evitare duplicazioni non intenzionali della stessa classe farmaceutica, salvo diverso parere del medico.

Alcune abitudini migliorano l’efficacia e la tollerabilità: applicare il collirio a orari regolari, evitare l’uso con lenti a contatto se non esplicitamente consentito dalla confezione, e ricorrere all’occlusione del punto lacrimale per 1 minuto dopo l’instillazione nelle classi con potenziale assorbimento sistemico. Se i sintomi persistono, peggiorano o compaiono segni atipici (dolore marcato, fotofobia, secrezione purulenta), è opportuna una rivalutazione clinica.

Come instillare correttamente

Per garantire l’efficacia del collirio e prevenire possibili infezioni, è fondamentale seguire una procedura corretta durante l’instillazione. Ecco i passaggi consigliati:

1. Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per rimuovere eventuali germi o impurità.

2. Assumere una posizione comoda, seduti o in piedi, inclinando leggermente la testa all’indietro e guardando verso l’alto.

3. Abbassare delicatamente la palpebra inferiore con un dito, creando una piccola tasca tra la palpebra e l’occhio.

4. Tenere il flacone del collirio con l’altra mano, avvicinandolo all’occhio senza toccarlo, e instillare il numero di gocce prescritto nella tasca formata dalla palpebra inferiore.

5. Chiudere delicatamente l’occhio per circa 30 secondi, evitando di sbattere le palpebre, per permettere al farmaco di distribuirsi uniformemente sulla superficie oculare.

6. Premere leggermente con un dito sull’angolo interno dell’occhio (vicino al naso) per circa un minuto, al fine di impedire al collirio di defluire nel dotto lacrimale e aumentare l’assorbimento locale del farmaco.

7. Se necessario, ripetere la procedura per l’altro occhio, utilizzando le stesse precauzioni.

8. Richiudere accuratamente il flacone dopo l’uso, evitando di toccare la punta del contagocce per prevenire contaminazioni.

9. Lavare nuovamente le mani per rimuovere eventuali residui di collirio.

Seguendo questi passaggi, si assicura una corretta applicazione del collirio, massimizzando l’efficacia del trattamento e riducendo il rischio di infezioni o irritazioni.

Precauzioni e avvertenze

L’uso del collirio richiede alcune precauzioni per garantire la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Ecco le principali avvertenze da considerare:

1. Evitare il contatto del contagocce con l’occhio o altre superfici per prevenire la contaminazione del prodotto. (allaboutvision.com)

2. Non utilizzare il collirio oltre la data di scadenza indicata sulla confezione. Un prodotto scaduto potrebbe non essere efficace o causare irritazioni. (weleda.ch)

3. Se si utilizzano lenti a contatto, rimuoverle prima dell’instillazione del collirio e attendere almeno 15 minuti prima di rimetterle, soprattutto se il collirio contiene conservanti come il benzalconio cloruro, che può interagire con le lenti. (starbene.it)

4. In caso di reazioni avverse come bruciore, arrossamento persistente, dolore o visione offuscata, interrompere l’uso del collirio e consultare un medico. (my-personaltrainer.it)

5. Non utilizzare il collirio in presenza di infezioni oculari senza consultare un medico, poiché potrebbe essere necessario un trattamento specifico.

6. Se si stanno assumendo altri farmaci oculari, informare il medico per evitare possibili interazioni. (docpeter.it)

7. Conservare il collirio secondo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo, generalmente in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce diretta e fuori dalla portata dei bambini.

8. Non condividere il collirio con altre persone per evitare la trasmissione di infezioni oculari.

9. Se si dimentica una dose, applicare il collirio non appena possibile, ma se è quasi ora della dose successiva, saltare quella dimenticata e proseguire con il normale schema posologico. Non applicare una dose doppia per compensare la dimenticanza. (farmaciauno.it)

10. In caso di ingestione accidentale del collirio, consultare immediatamente un medico o recarsi al più vicino pronto soccorso. (viafarmaciaonline.it)

Adottando queste precauzioni, si contribuisce a garantire un uso sicuro ed efficace del collirio, proteggendo la salute degli occhi e prevenendo possibili complicazioni.

In conclusione, l’uso corretto del collirio è essenziale per trattare efficacemente le condizioni oculari e mantenere la salute degli occhi. Seguendo attentamente le indicazioni fornite e adottando le precauzioni necessarie, è possibile massimizzare i benefici del trattamento e ridurre al minimo i rischi associati.

Per approfondire

Ministero della Salute – Uso corretto dei colliri
Guida ufficiale del Ministero della Salute sull’uso appropriato dei colliri.

AIFA – Guida all’uso dei farmaci oculari
Informazioni dettagliate dell’Agenzia Italiana del Farmaco sull’utilizzo dei farmaci per gli occhi.

Società Oftalmologica Italiana – Consigli per l’uso dei colliri
Raccomandazioni della Società Oftalmologica Italiana sull’applicazione dei colliri.

Istituto Superiore di Sanità – Informazioni sui colliri
Approfondimenti dell’Istituto Superiore di Sanità sull’uso dei colliri.

Ospedale San Raffaele – Come applicare correttamente il collirio
Guida pratica dell’Ospedale San Raffaele sull’applicazione corretta dei colliri.