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L’osteoporosi della colonna vertebrale è una condizione in cui la densità e la microarchitettura dell’osso vertebrale si riducono, rendendo le vertebre più fragili e predisposte a deformazioni e fratture anche in seguito a traumi minimi o movimenti abituali. Spesso viene definita una “malattia silenziosa” perché può progredire senza dare segnali evidenti fino alla comparsa di un evento acuto, come una frattura da compressione. Riconoscere tempestivamente i primi campanelli d’allarme consente di intervenire per limitare il dolore, prevenire ulteriori danni e preservare la funzionalità della colonna.
Capire quali sintomi orientano verso un’osteoporosi vertebrale non è sempre intuitivo: il mal di schiena è diffuso nella popolazione generale e può dipendere da molte cause, ma alcune caratteristiche del dolore, l’andamento nel tempo e cambiamenti nella postura o nell’altezza possono suggerire un coinvolgimento osteoporotico. Questa guida aiuta a distinguere i segnali più frequenti, a comprendere cosa accade nelle vertebre indebolite e quando rivolgersi al medico per una valutazione mirata.
Sintomi comuni dell’osteoporosi vertebrale
Il sintomo più comune è il mal di schiena localizzato a livello dorsale o lombare, che può insorgere improvvisamente dopo un gesto banale (sollevare un peso leggero, torcere il tronco, tossire) o dopo una caduta di minima entità. Nelle fratture da compressione vertebrale, il dolore è in genere acuto, ben localizzato in sede mediana o paravertebrale, spesso descritto come puntorio o urente, e tende a peggiorare con la stazione eretta, la seduta prolungata e i movimenti, mentre migliora a riposo e in posizione supina. Alla palpazione o alla percussione delle spinose può esserci una marcata dolorabilità, segno suggestivo di coinvolgimento osseo. A differenza del dolore meccanico-muscolare, quello da frattura osteoporotica spesso ha un esordio chiaro e un’intensità elevata, con limitazione importante della mobilità nelle prime settimane.
Oltre al dolore, sono frequenti la perdita progressiva di altezza e i cambiamenti della postura. Fratture multiple o deformazioni “a cuneo” delle vertebre dorsali possono determinare un aumento della cifosi (il cosiddetto “dorso curvo”), con il tronco che tende a inclinarsi in avanti e le spalle che ruotano internamente. Questo cambiamento posturale può ridurre lo spazio tra margine costale e cresta iliaca, favorire affaticamento muscolare e alterare l’equilibrio, predisponendo a nuove cadute. Alcuni pazienti riferiscono una sensazione di addome prominente o di costole che “sfiorano” il bacino, soprattutto in posizione seduta, mentre altri notano che gli abiti risultano più lunghi o che necessitano di accorciare l’orlo. Nei casi di accentuata deformità, la meccanica respiratoria può essere compromessa, con possibile fiato corto allo sforzo, e la tolleranza allo stare in piedi si riduce. Per chi desidera approfondire come le deformità della colonna si manifestano e quali opzioni terapeutiche sono disponibili, può essere utile consultare la panoramica su scoliosi, deformità della colonna vertebrale e trattamenti
In alcuni casi, la sintomatologia può irradiare o simulare un dolore “nervoso”. Deformazioni vertebrali multiple, collassi asimmetrici o cedimenti con perdita di altezza del corpo vertebrale possono restringere i forami di coniugazione o il canale spinale, irritando le radici nervose e dando dolore radicolare che percorre il gluteo e l’arto inferiore (sciatalgia o cruralgia), formicolii o sensazione di debolezza. Va sottolineato che un deficit neurologico oggettivo (perdita di forza progressiva, anestesia a sella, disturbi sfinterici) è meno comune nell’osteoporosi e richiede una valutazione urgente perché può indicare compressioni più importanti, come nei rari casi di fratture con retropulsione di frammenti nel canale. Nelle aree toraciche, il dolore può irradiarsi a cintura e confondersi con dolori di parete, rendendo necessaria un’anamnesi accurata per orientare la diagnosi.

L’impatto funzionale è spesso significativo: il dolore acuto limita il piegarsi, alzarsi dalla sedia e le azioni quotidiane come vestirsi o sollevare borse della spesa, mentre nelle fasi subacute e croniche la paura del dolore può portare a ridurre l’attività fisica, con indebolimento ulteriore della muscolatura paravertebrale e peggioramento della postura. La cifosi accentuata sposta in avanti il baricentro, riduce la stabilità e aumenta il rischio di inciampi e cadute, creando un circolo vizioso di nuova fragilità. Il sonno può essere disturbato, specialmente in assenza di un adeguato supporto del tronco, e sono frequenti sintomi associati come affaticabilità, cefalea da contrattura cervicale, riduzione dell’appetito a causa della pressione addominale e precoce senso di pienezza dopo i pasti. Sul piano clinico, misure semplici come la distanza occipite-muro o la distanza coste-bacino possono evidenziare un’alterazione posturale compatibile con deformità vertebrali.
Non tutte le fratture vertebrali danno dolore intenso: una quota rilevante è paucisintomatica o addirittura silente e viene scoperta incidentalmente con radiografie o con una morfometria vertebrale eseguita per altri motivi. In questi casi, i segnali indiretti sono la riduzione misurabile di statura (oltre 3–4 cm rispetto alla gioventù adulta), difficoltà a mantenere la postura eretta per tempi prolungati e un progressivo aumento della cifosi. Fattori come menopausa, età avanzata, uso cronico di corticosteroidi, malassorbimento intestinale, iperparatiroidismo, insufficienza renale o epatica e familiarità per fratture da fragilità aumentano la probabilità che questi sintomi indichino un’osteoporosi vertebrale. È opportuno chiedere una valutazione clinica se compaiono: mal di schiena acuto dopo un trauma minimo o uno sforzo abituale, dolore dorsale o lombare che non migliora nei giorni successivi, nuova perdita di altezza o accentuazione del dorso curvo, oppure dolore che si irradia con formicolii o debolezza. Un inquadramento tempestivo consente di confermare la diagnosi, gestire il dolore e impostare strategie per prevenire ulteriori fratture.
Diagnosi dell’osteoporosi della colonna
La diagnosi precoce dell’osteoporosi vertebrale è fondamentale per prevenire fratture e complicanze associate. Il primo passo consiste in un’accurata anamnesi medica, durante la quale il medico valuta i fattori di rischio individuali, come età avanzata, sesso femminile, storia familiare di osteoporosi, uso prolungato di corticosteroidi e stile di vita sedentario.
Successivamente, si procede con l’esame obiettivo, che può rivelare segni come riduzione dell’altezza, aumento della cifosi dorsale o dolore alla palpazione della colonna vertebrale. Questi indizi clinici possono suggerire una diminuzione della densità ossea o la presenza di fratture vertebrali.
Per confermare la diagnosi, si ricorre alla densitometria ossea, nota come MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata). Questo esame non invasivo misura la densità minerale ossea, fornendo un valore chiamato T-score. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un T-score compreso tra -1 e -2,5 indica osteopenia, mentre un valore inferiore a -2,5 è indicativo di osteoporosi. (georgiosbakaloudis.it)
In alcuni casi, possono essere richiesti esami di laboratorio per valutare il metabolismo osseo, inclusi i livelli di calcio, fosfato, vitamina D e marcatori di turnover osseo. Inoltre, l’imaging radiografico può evidenziare fratture vertebrali occulte o deformità strutturali della colonna. (medizinonline.com)
Una diagnosi tempestiva consente di instaurare un trattamento adeguato, riducendo il rischio di fratture e migliorando la qualità di vita del paziente.
Trattamenti disponibili
Il trattamento dell’osteoporosi vertebrale mira a prevenire ulteriori perdite di massa ossea, ridurre il rischio di fratture e alleviare il dolore associato. Le opzioni terapeutiche includono interventi farmacologici e non farmacologici.
Tra i farmaci più utilizzati vi sono i bifosfonati, che inibiscono il riassorbimento osseo, e gli analoghi del paratormone, che stimolano la formazione di nuovo tessuto osseo. Altri farmaci includono il denosumab, un anticorpo monoclonale che riduce il riassorbimento osseo, e il raloxifene, un modulatore selettivo dei recettori estrogenici. (it.sanomedica.com)
Le terapie non farmacologiche comprendono programmi di esercizio fisico mirati a migliorare la forza muscolare e l’equilibrio, riducendo così il rischio di cadute. Inoltre, l’adozione di una dieta ricca di calcio e vitamina D è essenziale per mantenere la salute ossea. (bauerfeind.it)
In presenza di fratture vertebrali dolorose o deformità significative, possono essere considerati interventi chirurgici minimamente invasivi, come la vertebroplastica o la cifoplastica. Queste procedure prevedono l’iniezione di cemento osseo nella vertebra fratturata per stabilizzarla e alleviare il dolore.
La scelta del trattamento deve essere personalizzata, tenendo conto delle caratteristiche cliniche del paziente, della gravità della malattia e delle eventuali comorbidità presenti.
Prevenzione e gestione
La prevenzione dell’osteoporosi vertebrale si basa su interventi mirati a mantenere la densità ossea e a ridurre il rischio di fratture. Un ruolo cruciale è svolto dall’adozione di uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata ricca di calcio e vitamina D, essenziali per la salute ossea.
L’attività fisica regolare, in particolare esercizi di resistenza e di carico, contribuisce a rafforzare le ossa e migliorare l’equilibrio, riducendo il rischio di cadute. È inoltre consigliato evitare il fumo e limitare il consumo di alcol, poiché entrambi possono influire negativamente sulla salute ossea.
Per le persone a rischio elevato, come le donne in post-menopausa o gli individui con storia familiare di osteoporosi, è opportuno sottoporsi a controlli periodici della densità ossea. La diagnosi precoce consente di instaurare tempestivamente misure preventive o terapeutiche adeguate.
La gestione dell’osteoporosi richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga medici di base, specialisti in ortopedia, fisioterapisti e nutrizionisti. L’educazione del paziente è fondamentale per promuovere l’aderenza alle terapie e l’adozione di comportamenti salutari.
In conclusione, l’osteoporosi della colonna vertebrale rappresenta una condizione clinica significativa che richiede attenzione sia nella prevenzione che nella gestione. Attraverso una diagnosi precoce, trattamenti appropriati e modifiche dello stile di vita, è possibile migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre il rischio di complicanze associate.
Per approfondire
Ministero della Salute: Informazioni ufficiali sull’osteoporosi e le sue implicazioni per la salute pubblica.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA): Linee guida sui farmaci approvati per il trattamento dell’osteoporosi.
Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM): Approfondimenti sulla diagnosi radiologica dell’osteoporosi.
Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS): Risorse scientifiche e aggiornamenti sulla ricerca in ambito osteoporotico.
Istituto Superiore di Sanità (ISS): Dati epidemiologici e raccomandazioni per la prevenzione dell’osteoporosi.
