Come non ingrassare con gli antipsicotici?

Gestione dell’aumento di peso con farmaci antipsicotici: cause, dieta, attività fisica e quando rivolgersi al medico

Gli antipsicotici sono farmaci fondamentali nel trattamento di disturbi come schizofrenia, disturbo bipolare e alcune forme gravi di depressione. Per molte persone rappresentano una terapia salvavita, ma uno degli effetti collaterali più temuti è l’aumento di peso. Questo cambiamento può essere rapido e marcato, con un impatto importante sull’autostima, sulla qualità di vita e sul rischio di sviluppare altre patologie come diabete di tipo 2, ipertensione e sindrome metabolica. Comprendere perché succede e cosa si può fare è essenziale per non abbandonare una cura utile per paura di ingrassare.

Parlare di “come non ingrassare con gli antipsicotici” non significa trovare scorciatoie o diete estreme, ma imparare a prevenire e gestire l’aumento di peso in modo realistico e sicuro. In questa guida vedremo come gli antipsicotici influenzano il metabolismo, quali strategie pratiche possono aiutare a contenere il peso, che tipo di alimentazione e attività fisica sono consigliate e quando è opportuno confrontarsi con il medico o lo psichiatra per rivedere la terapia. L’obiettivo è fornire informazioni chiare, basate sulle evidenze, per permettere a pazienti e familiari di affrontare il tema del peso senza sensi di colpa e senza rinunciare alla stabilità psichica.

Effetti degli Antipsicotici sul Peso

Gli antipsicotici, soprattutto quelli di seconda generazione (detti anche atipici), sono noti per la loro tendenza a favorire l’aumento di peso. Non tutti i farmaci hanno lo stesso impatto: alcune molecole sono considerate ad alto rischio di incremento ponderale, altre a rischio intermedio o basso. Tuttavia, la risposta è molto individuale: due persone che assumono lo stesso farmaco alla stessa dose possono avere aumenti di peso molto diversi. Questo dipende da fattori genetici, dallo stile di vita, dalla presenza di altre malattie (come ipotiroidismo o diabete) e dall’uso concomitante di altri farmaci che possono influenzare l’appetito o il metabolismo.

Dal punto di vista biologico, l’aumento di peso con gli antipsicotici è legato all’azione di questi farmaci su diversi recettori cerebrali, in particolare quelli per serotonina, dopamina, istamina e acetilcolina. Il blocco di alcuni di questi recettori può aumentare l’appetito, ridurre il senso di sazietà e modificare il modo in cui il corpo utilizza zuccheri e grassi. Inoltre, alcuni antipsicotici possono favorire la resistenza all’insulina, cioè una minore capacità dell’organismo di usare correttamente il glucosio, con conseguente tendenza ad accumulare grasso. Questo spiega perché, oltre al peso, spesso aumentano anche circonferenza addominale, trigliceridi e glicemia, elementi che rientrano nella cosiddetta sindrome metabolica. Alla componente biologica si somma spesso una componente psicologica: chi soffre di disturbi d’ansia o dell’umore può ricorrere al cibo come forma di auto-consolazione, soprattutto se i sintomi non sono ancora ben controllati, come accade quando l’ansia persiste nonostante le cure.

Un altro aspetto importante è che l’aumento di peso non si distribuisce sempre in modo uniforme nel tempo. In molti casi si osserva un incremento più rapido nei primi mesi di terapia, seguito da una fase di stabilizzazione. Questo significa che intervenire precocemente, fin dall’inizio del trattamento, è spesso più efficace che cercare di perdere molti chili accumulati nel corso degli anni. Monitorare il peso, la circonferenza vita e alcuni esami del sangue (glicemia, colesterolo, trigliceridi) fa parte del corretto follow-up di chi assume antipsicotici. È utile annotare i valori in un diario o in un’app, per cogliere anche piccoli cambiamenti e discuterli con il medico prima che diventino un problema più difficile da gestire.

Non va dimenticato che i disturbi psichiatrici stessi possono influenzare il peso, indipendentemente dai farmaci. Nelle fasi acute di psicosi o depressione grave alcune persone mangiano poco e perdono peso, mentre in altre prevale l’iperfagia, cioè la tendenza a mangiare in eccesso, spesso cibi molto calorici. Quando la terapia inizia a fare effetto e i sintomi si riducono, può comparire un “recupero” dell’appetito che, sommato all’effetto del farmaco, porta a un aumento di peso più evidente. Per questo è importante distinguere quanto dipende dal farmaco e quanto dal cambiamento dello stato mentale e delle abitudini quotidiane, evitando di attribuire tutto automaticamente alla terapia.

Strategie per Gestire il Peso

Gestire il peso durante una terapia antipsicotica richiede un approccio globale, che tenga insieme aspetti medici, nutrizionali e psicologici. Il primo passo è parlarne apertamente con lo psichiatra o il medico di base, senza vergogna e senza paura di essere giudicati. L’aumento di peso non è un “fallimento personale”, ma un effetto collaterale frequente e riconosciuto. In alcuni casi, se l’incremento ponderale è importante o se compaiono alterazioni metaboliche, il medico può valutare il passaggio a un antipsicotico con minore impatto sul peso, sempre bilanciando il rischio di ricaduta dei sintomi psichiatrici. È fondamentale non modificare mai da soli la terapia, né sospendere bruscamente il farmaco, perché questo può portare a peggioramenti improvvisi del quadro clinico.

Accanto alla valutazione farmacologica, è utile impostare fin da subito alcune regole pratiche per contenere l’aumento di peso. Una strategia semplice è quella di programmare pasti e spuntini a orari regolari, evitando di arrivare troppo affamati al pasto principale, situazione che favorisce le abbuffate. Tenere in casa soprattutto alimenti sani (frutta, verdura, legumi, cereali integrali, yogurt magro) e limitare la disponibilità di snack dolci o salati molto calorici può ridurre le occasioni di eccesso. Anche imparare a riconoscere la differenza tra fame fisica e fame emotiva è importante: spesso si mangia per noia, ansia o tristezza, condizioni che possono richiedere un supporto psicologico specifico, soprattutto quando l’ansia tende a non passare e si cronicizza nel tempo. quando l’ansia non passa e influenza il rapporto con il cibo

Un altro elemento chiave è il monitoraggio regolare del peso e delle misure corporee. Pesarsi una volta alla settimana, sempre nelle stesse condizioni (ad esempio al mattino, a digiuno, con abiti leggeri), permette di cogliere variazioni anche di uno o due chili e di intervenire tempestivamente. Se si nota un aumento progressivo, si può discutere con il medico la possibilità di un supporto nutrizionale personalizzato, ad esempio con un dietista o un nutrizionista esperto in pazienti psichiatrici. In alcuni casi selezionati, e sempre sotto stretto controllo medico, possono essere valutati anche farmaci specifici per la gestione del peso, tenendo conto delle controindicazioni e delle interazioni con la terapia antipsicotica in corso.

È importante anche coinvolgere, quando possibile, la famiglia o le persone che vivono con il paziente. Avere un ambiente domestico che sostiene scelte alimentari sane e incoraggia l’attività fisica rende più facile mantenere le nuove abitudini nel tempo. Piccoli cambiamenti condivisi, come cucinare insieme piatti più leggeri, ridurre le bevande zuccherate per tutti o fare una passeggiata serale in compagnia, possono avere un impatto significativo. Infine, è utile lavorare sulla motivazione: tenere a mente non solo l’obiettivo estetico, ma soprattutto i benefici per la salute generale, l’energia quotidiana e la prevenzione di complicanze future aiuta a dare senso agli sforzi richiesti per gestire il peso.

Dieta e Attività Fisica Consigliate

Non esiste una “dieta speciale per chi prende antipsicotici”, ma valgono in generale i principi di una sana alimentazione mediterranea, adattata alle esigenze individuali. Questo significa dare ampio spazio a frutta e verdura di stagione, cereali integrali (come pane e pasta integrali, riso integrale, avena), legumi, pesce, olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi e un consumo moderato di latticini magri. È utile ridurre gli zuccheri semplici (dolci, bevande zuccherate, succhi di frutta industriali) e i grassi saturi presenti in molti prodotti industriali, carni lavorate e formaggi molto grassi. Anche l’alcol andrebbe limitato, sia per il suo apporto calorico, sia per le possibili interazioni con i farmaci e gli effetti sul sistema nervoso centrale.

Un aspetto spesso sottovalutato è la gestione degli spuntini e della fame serale o notturna, che può essere accentuata da alcuni antipsicotici. Pianificare piccoli spuntini a base di alimenti a bassa densità calorica ma sazianti, come yogurt bianco magro con frutta fresca, una manciata di frutta secca non salata o verdure crude, può aiutare a evitare di ricorrere a snack molto calorici. Bere acqua regolarmente durante la giornata contribuisce a mantenere un buon senso di sazietà e a evitare di confondere la sete con la fame. In alcuni casi, il medico può valutare se l’orario di assunzione del farmaco influisce sull’appetito e se sia possibile modificarlo senza compromettere l’efficacia della terapia.

L’attività fisica è l’altro pilastro fondamentale per prevenire e contrastare l’aumento di peso da antipsicotici. Non è necessario praticare sport intensi: anche una camminata a passo sostenuto di 30 minuti al giorno, per almeno cinque giorni alla settimana, può fare una grande differenza sul dispendio energetico, sull’umore e sulla qualità del sonno. Per chi è poco allenato o ha problemi fisici, si può iniziare con tempi più brevi, ad esempio 10–15 minuti, aumentando gradualmente durata e intensità. Attività come bicicletta, nuoto, ginnastica dolce o yoga possono essere particolarmente utili perché combinano movimento, rilassamento e miglioramento della percezione del proprio corpo, elementi spesso compromessi nei disturbi psichiatrici.

È importante ricordare che, in alcuni casi, vengono presi in considerazione farmaci specifici per la perdita di peso. Tuttavia, non tutte le persone possono assumerli in sicurezza, soprattutto se sono in terapia psichiatrica complessa o presentano altre patologie. Per questo motivo, l’eventuale uso di farmaci dimagranti deve essere sempre valutato con grande cautela, verificando attentamente indicazioni, controindicazioni e possibili interazioni con gli antipsicotici e con gli altri medicinali assunti. È essenziale evitare il fai-da-te e affidarsi a un percorso strutturato, che consideri anche chi non può utilizzare determinati farmaci per dimagrire a causa di rischi specifici. chi non può assumere alcuni farmaci dimagranti come Saxenda

Quando Consultare il Medico

Consultare il medico è fondamentale ogni volta che si nota un aumento di peso significativo o rapido dopo l’inizio di una terapia antipsicotica. Un incremento di 5% del peso corporeo in pochi mesi (ad esempio 4 kg su un peso iniziale di 80 kg) merita già attenzione e monitoraggio. È importante portare al medico dati concreti: annotazioni sul peso nel tempo, eventuali cambiamenti nelle abitudini alimentari, comparsa di fame intensa o di episodi di alimentazione incontrollata. Questo aiuta lo specialista a valutare se l’aumento di peso è compatibile con il decorso atteso della terapia o se richiede interventi specifici, come la modifica del farmaco, della dose o l’invio a un altro professionista (nutrizionista, endocrinologo, psicologo).

È opportuno rivolgersi al medico anche se compaiono sintomi che possono indicare alterazioni metaboliche: sete intensa, aumento della diuresi, stanchezza marcata, visione offuscata, mal di testa frequenti, aumento della circonferenza addominale o comparsa di valori elevati di glicemia e colesterolo negli esami del sangue. In questi casi, il rischio non riguarda solo l’estetica o il benessere soggettivo, ma la salute cardiovascolare a lungo termine. Il medico potrà richiedere esami di approfondimento e, se necessario, impostare una strategia di prevenzione o trattamento del diabete e di altre complicanze, sempre tenendo conto del quadro psichiatrico complessivo.

Un altro momento in cui è essenziale confrontarsi con lo psichiatra è quando la preoccupazione per il peso diventa così intensa da mettere a rischio l’aderenza alla terapia. Se il paziente inizia a saltare le dosi, a ridurre autonomamente il farmaco o a sospenderlo per paura di ingrassare, aumenta il rischio di ricadute psicotiche o depressive, spesso più difficili da trattare rispetto all’episodio iniziale. Parlare apertamente di questi timori permette al medico di spiegare i pro e i contro delle diverse opzioni, di valutare eventuali cambiamenti terapeutici e di coinvolgere, se necessario, altri specialisti per un supporto più completo.

Infine, è consigliabile consultare il medico prima di intraprendere diete drastiche, digiuni prolungati, programmi di allenamento molto intensi o l’uso di integratori e prodotti dimagranti acquistati senza prescrizione. Alcune diete estreme possono peggiorare l’umore, aumentare l’ansia o scatenare comportamenti alimentari disordinati, mentre certi integratori possono interferire con il metabolismo dei farmaci o avere effetti sul cuore e sulla pressione. Un approccio condiviso e graduale, supervisionato da professionisti, è sempre preferibile a soluzioni “miracolose” che promettono risultati rapidi ma espongono a rischi importanti, soprattutto in persone che assumono terapie psichiatriche complesse.

In sintesi, non ingrassare (o limitare il più possibile l’aumento di peso) durante una terapia con antipsicotici è un obiettivo realistico solo se affrontato in modo globale: conoscendo gli effetti dei farmaci sul metabolismo, adottando abitudini alimentari più sane, introducendo gradualmente attività fisica regolare e mantenendo un dialogo aperto e continuo con il medico. L’aumento di peso non deve diventare un motivo per abbandonare cure efficaci, ma uno stimolo a costruire, insieme ai professionisti della salute, un percorso personalizzato che protegga sia l’equilibrio psichico sia la salute fisica nel lungo periodo.

Per approfondire

Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Portale con schede e approfondimenti su salute mentale, farmaci psicotropi e prevenzione delle malattie croniche correlate allo stile di vita, utile per inquadrare il tema del peso in terapia psichiatrica.

Ministero della Salute – Sezione dedicata a alimentazione, attività fisica e prevenzione cardiovascolare, con raccomandazioni aggiornate applicabili anche a chi assume antipsicotici.

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Schede tecniche e fogli illustrativi ufficiali dei principali antipsicotici, con informazioni su effetti collaterali metabolici e indicazioni per il monitoraggio.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Documenti e linee guida internazionali su salute mentale, uso razionale dei farmaci psicotropi e prevenzione dell’obesità e delle malattie non trasmissibili.

National Institute of Mental Health (NIMH) – Approfondimenti in lingua inglese su disturbi psichiatrici, trattamenti antipsicotici e gestione degli effetti collaterali, inclusi quelli relativi al peso e al metabolismo.