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Disortografia evolutiva: un disturbo dell’apprendimento della scrittura

La disortografia evolutiva è un disturbo psichico dell’età evolutiva che rientra nella classificazione DSM IV TR, DSM V (nuova edizione) e ICD 10 dei disturbi specifici dell’apprendimento (l’acronimo è: DSA).

La disortografia evolutiva è un disturbo dell’apprendimento molto famoso e molto esteso nel nostro Paese, e lo troviamo ovunque: nella scuola primaria, nella scuola secondaria (I e II grado) e nell’università.

La disortografia evolutiva è un disturbo della transcodifica dei messaggi scritti che appartiene ai soggetti che non hanno mai imparato a scrivere fluentemente dal punto di vista sintattico e ortografico, e ciò dimostra che essa può essere diagnosticata sia in un fanciullo che in un adulto.

Chi soffre di disortografia è incapace di tradurre senza errori i fonemi (suoni) in segni grafemici che costituiscono un vocabolo. Gli errori commessi sono prevalentemente sintattici ed ortografici.

Nella disortografia evolutiva si riscontra la presenza di un apparato linguistico funzionalmente irregolare dal punto di vista espressivo, sintattico, lessicale, fonologico, semantico e nei processi di automatizzazione che sono compromessi (incapacità di acquisire l’automatismo nella decodifica di un messaggio scritto, passando dalla percezione all’apprendimento).

Quando un genitore sospetta che il proprio figlio sia disortografico deve rivolgersi al neuropsichiatra infantile (per la diagnosi) e agli insegnanti (per misurare le complicazioni correlate al processo di apprendimento scolastico).

Se l’intervento da parte del corpo docente del figlio non basta, allora si consiglia di sottoporlo al più presto ad una valutazione diagnostica, e per fare ciò bisogna rivolgersi all’Unità Operativa di Neuro Psichiatria Infantile (UONPI) della ASL di appartenenza, oppure agli specialisti nel settore, come: neuropsichiatri infantili, psicologi e logopedisti.

Ai genitori in difficoltà che non sanno cosa fare e in che modo agire per fronteggiare la disortografia evolutiva del figlio, si consiglia di affidarsi alla propria sede regionale dell’Associazione Italiana Dislessia ( AID ).

I dati ISTAT riportano in Italia un numero elevato di bambini disortografici della scuola primaria e secondaria.

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Come nella dislessia e nella disgrafia, nella disortografia evolutiva emerge una incidenza superiore al 50% nel meridione (sono necessari gli interventi di figure professionali nel trattamento della dislessia evolutiva mediante la realizzazione dei piani educativi personalizzati – PDP- affiancati al supporto familiare), rispetto al settentrione e al centro Italia.

E’ bene precisare che la disortografia evolutiva non è causato da deficit intellettivi, psichici, sensoriali e neurologici, e si manifesta anche se l’allievo è dotato di buone capacità cognitive. Appunto per questo che il deficit usa il termine: “evolutiva”.

Manifestazioni cliniche;

La Disortografia Evolutiva è caratterizzata dai seguenti errori:

Fonologici (non è rispettato il rapporto fonema vs grafema):

  • Omettere il grafema nella metà di un sillaba: come «casa» in «csa»;
  • Omettere il grafema dell’intera sillaba: come «materia» in «maria»;
  • Inserire una consonante o una vocale intrusiva: come «pregare» in «pregiare»;
  • Mutare la posizione grafemica: come «libro» in «ilbro»;
  • Cambiare il grafema, conservando la fonetica: come «mano» in «nano», «candela» in «mandela»;

Lessicali (lacune nella raffigurazione dell’ortografia):

  • disgiunzione grafemica illecita: come «can to» per «canto», «gi rare» per «girare », «bu cato» per «bucato»;
  • unione illecita: come «ilviale» per «il viale»;
  • omissione o inserimento dell’apostrofo: come «langelo» per «l’angelo»;
  • Cambiare uno o più segni grafemici, conservando la fonetica: come «paia» per «paglia», «gliogurt» per «yogurt»;

Rispetto delle regole sintattiche ed ortografiche.

Comorbidità;

La disortografia evolutiva può presentarsi (il più delle volte) in comorbidità con gli altri DSA, come: la disgrafia (disturbo della scrittura), dislessia (disturbo della lettura) e discalculia (deficit del calcolo e dell’impiego del sistema numerico).

Ma il disturbo può presentarsi in comorbidità anche con altre patologie:

  • disturbi comunicativi;
  • deficit acustici;
  • deficit visivi;
  • disturbi da deficit di attenzione o iperattività (ADHD);
  • disturbi d’ansia, bipolarismo e disturbo depressivo maggiore;
  • ritardo mentale lieve/moderato;
  • disturbi della condotta;
  • stati psicotici;
  • stati nevrotici.

Tutte le patologie sopra elencate procurano nell’allievo dei repentini insuccessi scolastici, e questo è devastante per la sua psiche, perché non faranno altro che maturargli una serie di malesseri psichici, quali: frustrazione, demotivazione, asocialità, condotte evitanti, complessi di inferiorità, comportamenti violenti e autodistruttivi, ipersensibilità, vulnerabilità, volubilità, e a percepirsi come incapace e meno in gamba dei suoi compagni.

La disortografia evolutiva: iter diagnostico;

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L’iter diagnostico ha inizio dalla seconda elementare e si rivolge a tutti coloro che sono privi di ritardi mentali, deficit emotivi e neurologici.

Innanzitutto va sottolineato che un ritardo linguistico o espressivo in tenera età rappresentano i primi segnali di allarme.

La diagnosi di disortografia evolutiva va effettuata necessariamente da parte di neuropsichiatri infantili attraverso l’utilizzo di test psicometrici e psicoattitudinali standardizzati, attenendosi fedelmente alle indicazioni dettate dalla Consensus Conference e dall’ Istituto Superiore della Sanità (ISS).

Quando c’è un sospetto di disortografia evolutiva si valutano le seguenti capacità:

  • intelligenza;
  • scrittura;
  • lettura;
  • comprensione del testo;
  • calcolo.

Successivamente, il medico specialista stila una relazione clinica che contiene i punteggi ottenuti dai test, l’anamnesi, la prognosi, la diagnosi e le tecniche da adottare per migliorare l’apprendimento del fanciullo.

E’ necessario far presente che non ci sono esami ematochimici o di neuro- immagine (TAC, RMN e EEG) che possano collaborare nella diagnosi, ma sono utili solo i test psicometrici e i resoconti dello specialista.

La diagnosi della disortografia evolutiva può essere fatta SOLO alla fine della seconda elementare. Prima della 2° elementare risulta troppo difficile fare diagnosi.

La legge n.170 del 2010 (nel 2015 ha compiuto 5 anni questa prima legge che ha promosso la didattica a favore dei fanciulli con DSA) asserisce che la diagnosi sia effettuata da specialisti del SSN o presso strutture convenzionate oppure presso gli specialisti privati (essi devono essere attivati dalla famiglia del piccolo paziente).

La diagnosi verrà poi consegnata ai genitori, i quali la dovranno consegnare alla scuola frequentante, che a sua volta attiverà gli opportuni provvedimenti conformi al caso in esame.

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L’AID (Associazione italiana dislessia) ha stilato un protocollo diagnostico che assicura un’accurata diagnosi.

Innanzitutto, per eseguire una diagnosi certa di disortografia evolutiva si dovrebbe consultare un’ equipe di professionisti composto da:

  • Neuropsichiatra infantile o neurologo;
  • Psicologo o neuropsicologo;
  • Psicodiagnosta: per la valutazione della personalità;
  • Logopedista;
  • Ortottista: per la valutazione dei disturbi visivi;
  • Psicopedagogista.

Le fasi della procedura diagnostica comprendono:

  • Anamnesi: raccolta dati personali e biografici del paziente;
  • Ereditarietà;
  • Diagnosi differenziale;
  • Anamnesi della scuola;
  • Perizia neuropsicologica.

Il protocollo diagnostico richiede i seguenti accertamenti per ottenere una diagnosi certa di disortografia evolutiva:

  1. Valutazione sulla presenza di malattie neurologiche e dei disturbi audiovisivi;
  2. Valutazione sulla presenza di psicopatologie;
  3. Valutazione del segno grafemico più usato dall’allievo (scarabocchi, lettere o numeri);
  4. Disamina della fonetica pronunciata dall’allievo sulle parole da lui composte;
  5. Disamina dell’orientamento della scrittura sul foglio(destro/sinistro, alto/basso);
  6. Capacità di discernimento nell’utilizzo del segno grafico e del carattere usato (maiuscolo/minuscolo – corsivo/stampatello).

La diagnosi neuropsicologica include tutte le aree relative al “funzionamento cognitivo e motorio” del piccolo paziente:

  • capacità visuo-motorie e spaziali;
  • facoltà mnesiche;
  • comunicazione;
  • apprendimento nella lettura, scrittura e calcolo;
  • vigilanza e concentrazione.

La diagnosi della disortografia evolutiva, secondo il DSM V, prevede l’impiego di test su 4 differenti capacità:

  • Dettare le parole;
  • Dettare le non parole;
  • Test di Composizione delle frasi e del testo;
  • Disamina degli errori commessi, di natura ortografica e sintattica.

Escluse le cause neurologiche e sensoriali, la diagnosi della disortografia evolutiva, dev’ssere sia neuropsicologica che globale.

L’Associazione Italiana Dislessia (A.I.D.) ha per l’appunto attuato un protocollo diagnostico finalizzata alla valutazione della disortografia.

Pertanto, è opportuno considerare la personalità del soggetto e come egli vive la sua problematica, infatti è necessario che si crei una relazione terapeutica e una rete sociale tra lo psicologo o il neuropsichiatra infantile (che si occupano di diagnosi), gli insegnanti e lo studente.

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La situazione italiana attuale è piuttosto complicata, infatti i servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza nelle ASL non si dedicano ai pazienti dai 18 anni in su. Ma ancor più sconcertante è la carenza di strumenti diagnostici.

Tra l’altro la disponibilità di strutture sanitarie per la diagnosi è uno dei problemi più presenti, specialmente nelle università, le quali si sono munite di strumenti diagnostici, colmando le lacune riportate dalle aziende sanitarie.

Il problema riguarda gli studenti degli ultimi anni della scuola superiore o liceo. Infatti la normativa sui DSA (nel DPR 122 del 2009 sono prescritte le linee guida sulla valutazione dei discenti), consente agli studenti di usufruire delle agevolazioni didattiche e valutative (strumenti compensativi e dispensativi) particolarmente importanti per il sostenimento degli esami di Stato o di maturità.

Trattamenti;

In conclusione desidero menzionare due normative che tutelano la figura del bambino affetto da disortografia sin dalla tenera età.

Codeste leggi garantiscono la tutela, la formazione e il diritto allo studio e sono:

  • la legge n° 170 dell’8 ottobre 2010 (riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento.
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Il diritto allo studio degli alunni affetti da DSA è garantito mediante la realizzazione di molteplici iniziative sostenute dal ministero italiano dell’università e della ricerca – MIUR, e mediante l’attivazione di percorsi didattici personalizzati come: il piano educativo personalizzato (PEP) e l’ausilio di strumenti compensativi e dispensativi (prove di ascolto, dizionario, software didattici, software di videoscrittura));

  • il D.M. 5669 del 12 luglio 2011 (predispongono le dovute direttive che i docenti sono tenuti a seguire mediante l’impiego di ausili didattici, per favorire l’apprendimento scolastico del fanciullo)

Ambedue le normative sono mirate a raggiungere tali obiettivi:

  • Migliorare il profitto scolastico;
  • Accrescere l’autostima, la motivazione e la sicurezza / ridurre l’ansia da prestazione e il timore di sbagliare;
  • Promuovere un clima di classe favorevole;
  • Promuovere il coinvolgimento dei compagni del fanciullo.

I trattamenti da seguire sono:

  • La psicoterapia cognitiva – comportamentale: sostenuta dal neuropsichiatra infantile e/o psicologo;
  • Riabilitazione fonologica, metafonologica e ortografica;
  • Valutazione delle capacità sensoriali: essere ottimisti, essere fiduciosi, soffermare i propri pensieri su particolari ricordi che evocano relax. Volgere lo sguardo in alto a sinistra e soffermarsi sulla grafia corretta con gli occhi della mente per rinforzare la memorizzazione, leggere ad alta voce favorisce la memorizzazione sia da sinistra a destra sia l’opposto;
  • Metodo VadiSS: consiste nell’identificare gli schemi mentali che funzionano perfettamente in un particolare compito e metterli a confronto con coloro che nel medesimo compito ha difficoltà. E’ indispensabile selezionare un campione di soggetti che abbiano in comune la stessa età cronologica, età mentale, livello di istruzione, status sociale e posizione economica ma si distinguono nel modo di svolgere un dato compito, come: sillabare le parole e le proposizioni;
  • Gli strumenti compensativi e le Misure Dispensative: impiegati dall’ insegnante di sostegno o tutor esperto in DSA affidato al discente.

Gli strumenti compensativi permettono di compensare le fragilità e le lacune generate dal disturbo semplificando lo svolgimento dei compiti didattici:

  • Tabelle dei mesi/giorni/settimane/stagioni;
  • L’alfabetiere;
  • Tabella delle unità di misura;
  • Tabella delle formule geometriche;
  • Tavola pitagorica;
  • Calcolatrice;
  • Registratore vocale;
  • Software di videoscrittura: consente di apprendere attraverso l’ascolto e consente di produrre testi ortograficamente e grammaticalmente corretti.

Le misure dispensative riducono gli effetti del disturbo ricorrendo ad una modalità di apprendimento più adatta alle caratteristiche dell’allievo:

  • Uso del dizionario;
  • Uso delle mappe concettuali;
  • Imparare a memoria le tabelline;
  • Imparare una lingua straniera orale/scritta (è preferibile la lingua inglese);
  • Prolungare i tempi di preparazione e di svolgimento delle prove scritte e dei compiti per casa,

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