Che cos’è il clisma opaco per colonscopia?

Esame radiologico del colon con mezzo di contrasto: indicazioni, rischi e preparazione

Il clisma opaco per colonscopia è un esame radiologico che utilizza un mezzo di contrasto introdotto per via rettale per studiare in dettaglio il colon e, in parte, il retto. È una procedura meno utilizzata rispetto al passato, perché in molti casi sostituita da colonscopia endoscopica e colonscopia virtuale, ma mantiene un ruolo in alcune situazioni specifiche, soprattutto in ambito radiologico e post‑chirurgico.

Conoscere in cosa consiste il clisma opaco, come si svolge, quali sono le sue indicazioni, i possibili rischi e come prepararsi permette al paziente di affrontare l’esame con maggiore consapevolezza e di collaborare al meglio con il team medico. Questa guida offre una panoramica completa, con un linguaggio il più possibile chiaro ma scientificamente accurato, utile sia a chi deve sottoporsi all’esame sia a professionisti sanitari che desiderano un riepilogo strutturato.

Cos’è il Clisma Opaco?

Il clisma opaco è un esame radiologico del colon che prevede l’introduzione di un mezzo di contrasto, di solito a base di bario o, in alcune circostanze, di mezzo di contrasto iodato, attraverso il retto. Una volta riempito il colon, vengono eseguite una serie di radiografie che consentono di visualizzare il profilo interno della mucosa intestinale, la forma del colon, eventuali restringimenti (stenosi), dilatazioni, diverticoli o difetti di riempimento sospetti per polipi o masse. A differenza della colonscopia endoscopica, che utilizza un tubo flessibile con telecamera, il clisma opaco si basa esclusivamente su raggi X e non prevede l’introduzione di strumenti rigidi o flessibili lungo tutto il colon.

Dal punto di vista tecnico, il clisma opaco rientra tra gli esami contrastografici del tubo digerente, insieme a esofagogramma e transito intestinale. Il mezzo di contrasto rende visibile il lume intestinale ai raggi X, che altrimenti attraverserebbero i tessuti molli con scarso dettaglio. Esistono due principali modalità: il clisma opaco a singolo contrasto, in cui si utilizza solo il bario, e il clisma a doppio contrasto, in cui dopo il bario si insuffla anche aria per distendere meglio il colon e migliorare la definizione delle immagini. La scelta tra le due tecniche dipende dall’indicazione clinica, dalle condizioni del paziente e dal protocollo del centro radiologico.

Storicamente, il clisma opaco è stato per decenni uno degli esami di riferimento per lo studio del colon, soprattutto prima della diffusione capillare della colonscopia endoscopica. Oggi il suo impiego si è ridotto, ma non è scomparso: viene utilizzato in contesti selezionati, ad esempio quando la colonscopia non è tecnicamente eseguibile o è incompleta, oppure quando si desidera una valutazione morfologica radiologica del colon, per esempio dopo interventi chirurgici complessi. In questi casi, il clisma opaco può fornire informazioni preziose sulla continuità del colon, sulla presenza di fistole, stenosi o alterazioni dell’anastomosi (la giunzione tra due tratti intestinali suturati).

È importante distinguere il clisma opaco dalla colonscopia virtuale (o TC-colonografia), che è un esame eseguito con tomografia computerizzata (TC) dopo insufflazione di aria o CO₂ nel colon, senza uso di bario. Sebbene entrambi siano esami radiologici, differiscono per tecnologia, tipo di immagini ottenute, dose di radiazioni e indicazioni specifiche. Il clisma opaco, infatti, fornisce immagini bidimensionali in proiezione radiografica, mentre la colonscopia virtuale consente ricostruzioni tridimensionali del lume intestinale. La scelta tra le due metodiche viene effettuata dal medico specialista in base al quadro clinico, alle risorse disponibili e alle linee guida aggiornate.

Come si Esegue il Clisma Opaco

Il clisma opaco viene eseguito in un reparto o servizio di radiologia, in una sala dotata di apparecchiatura radiografica e tavolo radiologico. Il paziente viene invitato a sdraiarsi sul fianco sinistro o in posizione supina sul lettino; dopo un breve esame obiettivo e la verifica della preparazione intestinale, il radiologo o il tecnico di radiologia introduce delicatamente nel retto una piccola cannula morbida collegata a un sistema che contiene il mezzo di contrasto. L’introduzione è in genere poco dolorosa, ma può risultare fastidiosa; per questo è fondamentale che il paziente sia rilassato e segua le indicazioni del personale sanitario, che spiega ogni passaggio prima di eseguirlo.

Una volta posizionata la cannula, il mezzo di contrasto viene fatto defluire lentamente nel colon per gravità, controllando costantemente il paziente e le immagini fluoroscopiche (radiografie in tempo reale). Durante questa fase, il paziente può avvertire una sensazione di pienezza addominale, crampi o stimolo a evacuare, simili a quelli di una forte necessità di andare in bagno. Il radiologo può chiedere al paziente di cambiare posizione (ruotarsi sul fianco, mettersi prono o supino) per favorire la distribuzione uniforme del contrasto lungo tutto il colon, dalla porzione più distale (retto-sigma) fino al cieco, vicino alla valvola ileocecale.

Nel caso del clisma opaco a doppio contrasto, dopo il riempimento con bario viene introdotta anche aria (o talvolta CO₂) per distendere ulteriormente il colon e migliorare la visualizzazione dei dettagli della mucosa. Questo passaggio può accentuare la sensazione di gonfiore e crampi, ma dura pochi minuti ed è costantemente monitorato. Il radiologo esegue quindi una serie di radiografie in diverse proiezioni, talvolta chiedendo al paziente di trattenere il respiro per pochi secondi per ridurre gli artefatti da movimento. L’intera procedura, dalla preparazione sul lettino alla conclusione delle immagini, dura in media tra 20 e 40 minuti, a seconda della complessità del caso e della collaborazione del paziente.

Al termine dell’esame, il mezzo di contrasto viene lasciato defluire e la cannula viene rimossa. Il paziente può recarsi in bagno per evacuare il contrasto residuo e, dopo un breve periodo di osservazione, generalmente può tornare a casa lo stesso giorno. È normale che nelle ore successive le feci appaiano biancastre o più chiare, a causa del bario eliminato, e che si avverta un transitorio senso di gonfiore o lievi crampi addominali. Il radiologo analizza le immagini ottenute, redige un referto descrivendo eventuali alterazioni riscontrate (restringimenti, difetti di riempimento, irregolarità della mucosa, segni di diverticolosi, ecc.) e lo invia al medico richiedente, che lo interpreterà nel contesto clinico complessivo del paziente.

In alcuni contesti, soprattutto dopo interventi chirurgici sul colon e sul retto, il clisma opaco viene eseguito con protocolli specifici per valutare la tenuta e l’integrità di un’anastomosi (la sutura tra due tratti intestinali). In questi casi, l’obiettivo principale non è la ricerca di polipi o tumori, ma la verifica che non vi siano fistole, deiscenze (aperture) o restringimenti a livello della giunzione chirurgica. Il radiologo può utilizzare mezzi di contrasto idrosolubili (iodati) anziché bario, perché in caso di microperforazioni o passaggio di contrasto all’esterno del lume intestinale risultano più sicuri. Questo tipo di clisma opaco post‑chirurgico è spesso programmato a distanza di alcune settimane dall’intervento, secondo le indicazioni del chirurgo, per decidere ad esempio se è possibile rimuovere una stomia temporanea o modificare il percorso di follow‑up.

Indicazioni per il Clisma Opaco

Le indicazioni al clisma opaco sono cambiate nel tempo, parallelamente all’evoluzione delle tecniche endoscopiche e tomografiche. Oggi l’esame non rappresenta più la prima scelta per lo screening del tumore del colon-retto nella popolazione generale, ruolo che spetta principalmente alla colonscopia e, in alcuni programmi, alla ricerca del sangue occulto nelle feci seguita da colonscopia in caso di positività. Tuttavia, il clisma opaco mantiene una sua utilità in situazioni specifiche. Una delle indicazioni principali è la valutazione radiologica del colon quando la colonscopia endoscopica non è stata possibile o è risultata incompleta, ad esempio per difficoltà tecniche, stenosi serrate, aderenze o intolleranza del paziente alla procedura.

Un altro ambito importante è la valutazione morfologica del colon dopo interventi chirurgici, in particolare dopo resezioni del colon o del retto con confezionamento di anastomosi. In questi casi, il clisma opaco consente di studiare la continuità del lume, la presenza di restringimenti cicatriziali, fistole o piccole deiscenze che potrebbero non essere facilmente valutabili con altre metodiche. L’esame può essere programmato a distanza di alcune settimane dall’intervento, in un momento in cui la guarigione tissutale è sufficientemente avanzata da consentire una valutazione affidabile, ma non così tardiva da ritardare decisioni cliniche importanti, come la chiusura di una stomia temporanea o la modifica del regime alimentare.

Il clisma opaco può essere indicato anche nello studio di alcune patologie funzionali o strutturali del colon, come il megacolon, alcune forme di stipsi grave con sospetto rallentato transito colico, o per valutare la presenza e l’estensione di diverticolosi colica. In questi contesti, l’esame aiuta a definire la morfologia del colon, la presenza di segmenti dilatati o stenotici, e può contribuire alla pianificazione terapeutica, ad esempio in vista di un eventuale intervento chirurgico correttivo. In alcune situazioni selezionate, il clisma opaco può essere utilizzato anche per studiare anomalie congenite o acquisite del colon, come duplicazioni, malrotazioni o esiti di malattie infiammatorie croniche intestinali.

È importante sottolineare che la scelta di eseguire un clisma opaco non è mai automatica, ma deriva da una valutazione multidisciplinare che coinvolge il medico curante, il gastroenterologo, il chirurgo e il radiologo. Vengono considerati la storia clinica del paziente, i sintomi (dolore addominale, alterazioni dell’alvo, sanguinamento rettale, perdita di peso, anemia), gli esami già eseguiti (colonscopia, TC, RM, esami del sangue) e le condizioni generali (età, comorbilità, eventuale gravidanza). In base a questi elementi, si decide se il clisma opaco sia l’esame più appropriato, se sia preferibile un’altra metodica o se non sia necessario alcun ulteriore approfondimento in quel momento.

Infine, in ambito di follow‑up post‑operatorio di pazienti sottoposti a chirurgia del colon e del retto, il clisma opaco può essere inserito in protocolli di controllo mirati, con tempistiche e frequenza stabilite dal team chirurgico e radiologico. In questo contesto, l’esame non ha finalità di screening generale, ma di verifica specifica di esiti chirurgici, complicanze tardive o modifiche anatomiche che possano influenzare la qualità di vita del paziente, la funzione intestinale e la necessità di ulteriori interventi o trattamenti.

Controindicazioni e Rischi

Come ogni procedura medica, anche il clisma opaco presenta controindicazioni e potenziali rischi, che devono essere attentamente valutati prima di programmare l’esame. Una controindicazione assoluta è il sospetto o la conferma di perforazione intestinale, cioè la presenza di un foro nella parete del colon, che potrebbe consentire al mezzo di contrasto di fuoriuscire nella cavità addominale, causando gravi complicanze. In questi casi, si preferiscono altre metodiche di imaging, come la TC con mezzo di contrasto endovenoso, che consentono di valutare la situazione senza introdurre sostanze nel lume intestinale. Anche la presenza di un’occlusione intestinale acuta severa può rappresentare una controindicazione, perché l’introduzione di contrasto e aria potrebbe peggiorare la distensione e il rischio di perforazione.

Tra le controindicazioni relative rientrano alcune condizioni infiammatorie acute del colon, come la colite fulminante o la fase acuta di una diverticolite complicata, in cui la parete intestinale è particolarmente fragile e a rischio di rottura. In questi casi, il medico valuta attentamente il rapporto rischio/beneficio e, se necessario, rinvia l’esame a una fase più stabile della malattia o opta per metodiche alternative. La gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, rappresenta un’ulteriore controindicazione relativa, poiché il clisma opaco utilizza radiazioni ionizzanti; l’esame viene quindi evitato se non strettamente indispensabile e, qualora necessario, eseguito con tutte le precauzioni per ridurre al minimo l’esposizione fetale.

I rischi associati al clisma opaco sono in genere rari, ma non nulli. Tra le complicanze più temute, seppur molto poco frequenti, vi è la perforazione del colon durante o dopo l’esame, soprattutto in presenza di parete intestinale indebolita da malattie infiammatorie, neoplastiche o da pregressi interventi chirurgici. Un altro rischio è la reazione avversa al mezzo di contrasto, più probabile con i mezzi iodati idrosolubili rispetto al bario, soprattutto in pazienti con storia di allergie o asma. Per questo motivo, prima dell’esame viene raccolta un’anamnesi accurata su allergie note, patologie concomitanti e farmaci assunti, in modo da adottare eventuali precauzioni o scegliere il tipo di contrasto più sicuro.

Altri effetti indesiderati, più comuni ma generalmente lievi e transitori, includono crampi addominali, senso di gonfiore, nausea e modeste perdite di sangue dal retto in caso di mucosa particolarmente fragile o presenza di emorroidi. Nelle ore successive all’esame, il paziente può avvertire un aumento del transito intestinale o, al contrario, un lieve rallentamento, a seconda della risposta individuale; è importante bere adeguatamente, salvo diversa indicazione medica, per favorire l’eliminazione del contrasto. Il rischio legato all’esposizione a radiazioni ionizzanti è generalmente contenuto e paragonabile a quello di altri esami radiologici del distretto addominale, ma viene comunque considerato nella valutazione complessiva, soprattutto nei pazienti più giovani.

Per ridurre al minimo i rischi, il clisma opaco deve essere eseguito in centri radiologici qualificati, da personale esperto, con protocolli aggiornati e attrezzature adeguate. Il paziente ha un ruolo attivo nella prevenzione delle complicanze: è fondamentale che riferisca al medico eventuali sintomi importanti presenti prima dell’esame (dolore addominale intenso, febbre, sanguinamento rettale abbondante), che segnali allergie note e che segua scrupolosamente le indicazioni di preparazione intestinale. Dopo l’esame, deve contattare tempestivamente il medico o il pronto soccorso in caso di dolore addominale intenso e persistente, febbre, sanguinamento importante o altri sintomi preoccupanti, che potrebbero indicare una complicanza da valutare con urgenza.

Preparazione al Clisma Opaco

Una preparazione intestinale adeguata è fondamentale per la buona riuscita del clisma opaco. La presenza di residui fecali nel colon, infatti, può ostacolare la distribuzione del mezzo di contrasto, mascherare lesioni della mucosa o simulare falsi difetti di riempimento, riducendo l’accuratezza diagnostica dell’esame. Per questo motivo, al momento della prenotazione o della visita pre‑esame, il paziente riceve istruzioni dettagliate su dieta, eventuali lassativi e modalità di assunzione dei farmaci abituali. È essenziale seguire queste indicazioni alla lettera e chiarire con il medico eventuali dubbi, soprattutto in presenza di patologie croniche come diabete, insufficienza renale o cardiopatie.

In genere, nei giorni che precedono il clisma opaco viene consigliata una dieta povera di scorie, cioè con ridotto contenuto di fibre, per limitare la formazione di residui fecali. Ciò significa ridurre o evitare alimenti come frutta e verdura crude, legumi, cereali integrali, semi e frutta secca, privilegiando invece cibi più facilmente digeribili e poveri di fibre, come riso, pasta raffinata, carni magre, pesce, formaggi freschi e yogurt. Nelle 24 ore precedenti l’esame, può essere richiesto di passare a una dieta liquida o semiliquida (brodi, tè, succhi filtrati, acqua), e di sospendere l’assunzione di cibi solidi alcune ore prima della procedura, secondo le indicazioni del centro.

Spesso viene prescritta anche una preparazione lassativa, che può includere l’assunzione di soluzioni lassative per via orale, compresse o microclismi, con lo scopo di svuotare il colon dalle feci. Il tipo di lassativo, la dose e gli orari di assunzione variano in base al protocollo del centro radiologico, all’età del paziente e alle sue condizioni generali; per questo è importante non improvvisare, ma attenersi alle istruzioni scritte fornite dal servizio. I pazienti che assumono farmaci cronici, come anticoagulanti, antiaggreganti, ipoglicemizzanti orali o insulina, devono concordare con il medico eventuali modifiche temporanee della terapia in relazione al digiuno e alla preparazione intestinale, per evitare ipoglicemie, sbalzi pressori o altri problemi.

Il giorno dell’esame, è consigliabile presentarsi con un po’ di anticipo, portando con sé la documentazione clinica rilevante (esami precedenti, referti di colonscopia, TC, RM, lettere di dimissione ospedaliera, elenco dei farmaci assunti e delle allergie note). Indossare abiti comodi e facilmente removibili facilita la preparazione in sala radiologica; spesso viene richiesto di togliere oggetti metallici, cinture o gioielli che potrebbero interferire con le immagini radiografiche. Prima di iniziare, il personale sanitario verifica nuovamente la preparazione intestinale, raccoglie un consenso informato scritto, spiegando benefici e rischi dell’esame, e risponde alle eventuali domande del paziente, che ha il diritto di essere informato in modo chiaro e comprensibile.

Dopo il clisma opaco, non è in genere necessaria una preparazione particolare, ma è utile seguire alcune raccomandazioni pratiche. Se non vi sono controindicazioni, viene spesso suggerito di bere abbondantemente nelle ore successive per favorire l’eliminazione del mezzo di contrasto e ridurre il rischio di stipsi. È normale che le feci appaiano più chiare o biancastre per uno o due giorni; se compaiono dolore addominale intenso, febbre, sanguinamento rettale significativo o altri sintomi insoliti, è importante contattare il medico. Il referto dell’esame sarà disponibile secondo i tempi del centro radiologico e dovrà essere discusso con il medico curante o lo specialista che ha richiesto il clisma opaco, per inserirlo nel percorso diagnostico‑terapeutico complessivo.

In sintesi, il clisma opaco per colonscopia è un esame radiologico che, pur avendo perso il ruolo centrale di un tempo nello studio del colon, mantiene una funzione importante in contesti selezionati, in particolare quando la colonscopia è incompleta o non eseguibile e nel follow‑up post‑chirurgico del colon e del retto. Una corretta preparazione intestinale, l’esecuzione in centri qualificati e una valutazione attenta di indicazioni, controindicazioni e rischi consentono di massimizzare l’utilità diagnostica dell’esame e di ridurre al minimo le complicanze. Il confronto con il medico curante e con lo specialista radiologo è fondamentale per comprendere se il clisma opaco sia l’indagine più appropriata nel singolo percorso clinico e per affrontarlo con consapevolezza e serenità.

Per approfondire

Humanitas – Chirurgia del Colon e del Retto – Scheda informativa aggiornata sui percorsi chirurgici e sui controlli radiologici del colon-retto, utile per comprendere il ruolo del clisma opaco nel follow‑up post‑operatorio.