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L’ingrossamento benigno della prostata (ipertrofia prostatica benigna, IPB) è una condizione molto frequente negli uomini dopo i 50 anni e può causare disturbi urinari fastidiosi, come bisogno di urinare spesso, getto debole o sensazione di svuotamento incompleto. Quando si parla di “ridurre il volume della prostata” ci si riferisce sia alla possibilità di rallentare o contenere la crescita della ghiandola, sia all’impiego di terapie farmacologiche o interventistiche in grado di diminuirne effettivamente le dimensioni o di “allargare” il canale urinario, migliorando il flusso. È importante chiarire che non esiste un unico approccio valido per tutti: la scelta dipende da età, sintomi, volume prostatico, altre malattie e aspettative del paziente.
Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata sulle cause dell’ingrossamento prostatico, sui sintomi e sugli esami utili per la diagnosi, sui principali trattamenti medici e chirurgici, sui rimedi naturali supportati da qualche evidenza e sulle modifiche dello stile di vita che possono contribuire a ridurre il rischio di progressione o a migliorare i disturbi. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il colloquio con l’urologo o il medico di medicina generale, che restano i riferimenti essenziali per valutare il singolo caso, impostare un percorso di cura personalizzato e monitorare nel tempo l’andamento della malattia e l’efficacia delle terapie.
Cause dell’ingrossamento prostatico
L’ipertrofia prostatica benigna è legata principalmente all’invecchiamento e all’azione degli ormoni maschili, in particolare del diidrotestosterone (DHT), un metabolita del testosterone che stimola la proliferazione delle cellule prostatiche. Con il passare degli anni, la ghiandola tende ad aumentare di volume soprattutto nella zona periuretrale, cioè intorno al canale urinario, determinando un restringimento progressivo del lume. Non si tratta di un tumore, ma di una crescita benigna, anche se in alcuni casi può coesistere con il carcinoma prostatico, motivo per cui la valutazione specialistica è sempre raccomandata. Fattori genetici, familiarità per IPB e alcune varianti nei recettori ormonali possono aumentare la suscettibilità individuale.
Oltre all’età e alla componente ormonale, diversi fattori metabolici sembrano contribuire all’ingrossamento prostatico. La cosiddetta sindrome metabolica, che comprende obesità addominale, ipertensione, dislipidemia e insulino-resistenza, è stata associata a un maggior rischio di sviluppare sintomi urinari da IPB e a un volume prostatico più elevato. L’infiammazione cronica di basso grado, spesso presente in chi ha uno stile di vita sedentario, dieta ricca di grassi saturi e povera di fibre, può favorire un microambiente pro-infiammatorio nella prostata, con rilascio di citochine e fattori di crescita che stimolano ulteriormente la proliferazione cellulare. Anche il fumo di sigaretta e l’eccesso di alcol possono peggiorare il quadro infiammatorio generale.
Un altro elemento importante è rappresentato dalle alterazioni del tono muscolare del collo vescicale e dell’uretra prostatica, mediate dal sistema nervoso simpatico. L’aumento dell’attività dei recettori alfa-adrenergici in queste strutture determina una maggiore resistenza al flusso urinario, che si somma all’ostruzione meccanica dovuta al volume prostatico. Questo spiega perché alcuni pazienti con prostata non particolarmente grande possano comunque avere sintomi marcati, e perché farmaci che agiscono sul tono muscolare (alfa-bloccanti) possano migliorare rapidamente la minzione senza modificare in modo significativo le dimensioni della ghiandola. Anche lo stress cronico e i disturbi del sonno possono influenzare il controllo neurovegetativo della minzione.
Infine, va ricordato che infezioni urinarie ricorrenti, prostatiti croniche e alcune condizioni neurologiche (come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla o esiti di ictus) possono contribuire a peggiorare i disturbi urinari e a rendere più complesso il quadro clinico. In questi casi, l’ingrossamento prostatico è solo uno dei fattori in gioco e la strategia terapeutica deve tenere conto dell’insieme delle comorbidità. Anche l’uso prolungato di alcuni farmaci, come diuretici o decongestionanti nasali ad azione simpatomimetica, può accentuare i sintomi, pur non essendo una causa diretta di aumento del volume prostatico. Comprendere tutte queste componenti aiuta il medico a proporre un percorso di cura che non si limiti alla prostata, ma consideri la salute generale dell’uomo.
Sintomi e diagnosi
I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna vengono spesso raggruppati sotto il termine LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms, sintomi del tratto urinario inferiore) e si dividono in sintomi “irritativi” e “ostruttivi”. Tra i primi rientrano la frequenza minzionale aumentata, l’urgenza (bisogno improvviso e difficile da trattenere), la nicturia (alzarsi più volte di notte per urinare) e il bruciore. I sintomi ostruttivi comprendono il getto urinario debole o intermittente, la difficoltà ad avviare la minzione, il gocciolamento terminale e la sensazione di svuotamento incompleto della vescica. Questi disturbi possono avere un impatto significativo sulla qualità di vita, interferendo con il sonno, le attività quotidiane e la sfera sociale e lavorativa.
La diagnosi inizia con un’accurata anamnesi, in cui il medico raccoglie informazioni su durata e intensità dei sintomi, farmaci assunti, abitudini di vita e presenza di altre malattie. Viene spesso utilizzato un questionario validato, l’International Prostate Symptom Score (IPSS), che aiuta a quantificare la gravità dei disturbi e a monitorare nel tempo la risposta alle terapie. L’esame obiettivo comprende la palpazione dell’addome per valutare un eventuale globo vescicale (vescica molto piena) e l’esplorazione rettale digitale, che permette di stimare il volume della prostata, la consistenza e la presenza di eventuali noduli sospetti. In base al quadro clinico, l’urologo può richiedere ulteriori accertamenti per completare l’inquadramento diagnostico.
Tra gli esami di laboratorio, il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) è utile non tanto per diagnosticare l’IPB, quanto per escludere o sospettare la presenza di un tumore prostatico, soprattutto in presenza di valori elevati o in rapido aumento. L’esame delle urine e l’urinocoltura servono a identificare eventuali infezioni concomitanti, che possono peggiorare i sintomi e richiedere un trattamento specifico. Dal punto di vista strumentale, l’ecografia sovrapubica o transrettale consente di misurare con precisione il volume della prostata, valutare la vescica (spessore della parete, presenza di diverticoli o calcoli) e quantificare il residuo post-minzionale, cioè la quantità di urina che rimane in vescica dopo aver urinato, parametro importante per stimare il grado di ostruzione.
In alcuni casi selezionati, soprattutto quando i sintomi sono severi, il quadro non è chiaro o si sta programmando un intervento, possono essere indicati esami urodinamici avanzati, che studiano in modo dettagliato la funzione della vescica e dello sfintere urinario durante il riempimento e lo svuotamento. La flussometria, ad esempio, misura la velocità del flusso urinario e può evidenziare un’ostruzione significativa. La cistoscopia, esame endoscopico che permette di visualizzare direttamente uretra e vescica, viene riservata a situazioni particolari, come sospetto di tumori vescicali, stenosi uretrali o quando si devono valutare le condizioni anatomiche prima di una procedura chirurgica. Tutto questo percorso diagnostico consente di distinguere l’IPB da altre cause di LUTS e di scegliere il trattamento più appropriato.
Trattamenti medici
La scelta del trattamento medico per ridurre il volume della prostata o alleviare i sintomi dipende dalla gravità dei disturbi, dal volume prostatico, dall’età e dalle preferenze del paziente. Nei casi lievi, con sintomi poco fastidiosi, può essere sufficiente un approccio di “vigile attesa” (watchful waiting), che prevede controlli periodici e consigli sullo stile di vita, senza iniziare subito una terapia farmacologica. Quando i sintomi diventano moderati o severi, le linee guida internazionali raccomandano come prima opzione gli alfa-bloccanti, farmaci che rilassano la muscolatura liscia del collo vescicale e dell’uretra prostatica, migliorando rapidamente il flusso urinario. Questi medicinali non riducono il volume della prostata, ma agiscono sulla componente “dinamica” dell’ostruzione, con beneficio spesso percepibile già dopo pochi giorni o settimane.
Per ottenere una reale riduzione del volume prostatico, soprattutto in presenza di ghiandole molto aumentate di dimensioni, vengono utilizzati gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, enzimi che convertono il testosterone in diidrotestosterone (DHT). Bloccando questa conversione, si riduce lo stimolo proliferativo sulle cellule prostatiche e, nel tempo, la ghiandola può diminuire di volume di circa il 20–30%, con miglioramento dei sintomi e riduzione del rischio di ritenzione urinaria acuta o di necessità di intervento chirurgico. L’effetto, tuttavia, non è immediato: sono spesso necessari alcuni mesi per percepire un beneficio clinico significativo. Questi farmaci possono influenzare i valori di PSA e avere effetti collaterali sessuali (calo della libido, disfunzione erettile, alterazioni dell’eiaculazione), che vanno discussi con il paziente prima di iniziare la terapia.
In molti uomini con IPB moderata o severa, soprattutto se il volume prostatico è elevato e i sintomi sono importanti, si ricorre a una terapia combinata che associa un alfa-bloccante a un inibitore della 5-alfa-reduttasi. Questo approccio consente di ottenere un miglioramento rapido dei disturbi grazie all’azione sull’ostruzione dinamica e, nel medio-lungo periodo, una riduzione del volume prostatico e del rischio di complicanze. In presenza di sintomi irritativi predominanti, come urgenza e frequenza minzionale, possono essere aggiunti farmaci antimuscarinici o beta-3 agonisti, che modulano la contrattilità della vescica. Anche in questo caso è fondamentale una valutazione attenta del residuo post-minzionale, perché alcuni di questi medicinali possono peggiorare la ritenzione urinaria se l’ostruzione è marcata.
Quando la terapia farmacologica non è sufficiente o non è tollerata, si prende in considerazione il trattamento chirurgico o mini-invasivo. La resezione transuretrale della prostata (TURP) è da decenni lo standard di riferimento per prostate di volume medio, mentre per ghiandole molto grandi si può ricorrere a tecniche di enucleazione, anche con laser (HoLEP, ThuLEP). Negli ultimi anni si sono affermate procedure mini-invasive come la vaporizzazione laser, gli impianti uretrali prostatici e l’acquablazione, che utilizza un getto d’acqua ad alta pressione guidato da un sistema robotico per rimuovere il tessuto in eccesso, con l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze sessuali e il tempo di degenza. La scelta della tecnica dipende da volume prostatico, comorbidità, terapia anticoagulante e aspettative del paziente, e va discussa in dettaglio con l’urologo.
Rimedi naturali
Molti uomini con sintomi lievi o moderati di IPB sono interessati a rimedi naturali che possano contribuire a ridurre il volume della prostata o, più realisticamente, ad alleviare i disturbi urinari. È importante sottolineare che, rispetto ai farmaci convenzionali, le evidenze scientifiche sui fitoterapici sono spesso meno robuste e non tutti i prodotti in commercio hanno dimostrato efficacia in studi controllati. Tra le sostanze più studiate vi è la Serenoa repens (saw palmetto), in particolare l’estratto esanico standardizzato, per il quale alcune revisioni sistematiche e linee guida europee riportano un possibile beneficio sui sintomi del tratto urinario inferiore, con un profilo di tollerabilità generalmente favorevole. Tuttavia, altri studi non hanno confermato un effetto significativo sul volume prostatico o sul flusso urinario, e le raccomandazioni variano tra le diverse società scientifiche.
Oltre alla Serenoa repens, sono stati indagati altri estratti vegetali, come i semi di zucca (Cucurbita pepo), l’ortica (Urtica dioica), il polline di segale e combinazioni di fitocomplessi con azione antinfiammatoria, antiossidante e antiandrogena. Alcuni studi clinici suggeriscono un miglioramento dei sintomi irritativi e della qualità di vita, ma spesso si tratta di ricerche con campioni limitati, durata relativamente breve e differenze nella standardizzazione degli estratti, che rendono difficile trarre conclusioni definitive. In generale, questi rimedi sembrano agire più sulla componente infiammatoria e sulla congestione pelvica che sulla riduzione strutturale del volume prostatico. Per questo motivo, possono essere considerati come opzioni complementari, soprattutto nelle forme lievi, ma non sostituiscono la valutazione urologica né le terapie farmacologiche quando indicate.
Un capitolo a parte riguarda gli integratori a base di antiossidanti (come vitamina E, selenio, licopene), acidi grassi essenziali e sostanze con potenziale azione vasoprotettiva o modulante sul microcircolo pelvico. Anche in questo ambito, le evidenze sono eterogenee: alcuni lavori suggeriscono un possibile effetto protettivo sulla salute prostatica generale, ma non dimostrano in modo chiaro una riduzione del volume della ghiandola o un impatto clinicamente rilevante sui LUTS. È fondamentale evitare il “fai da te” con prodotti acquistati online o su consiglio non medico, perché anche i rimedi naturali possono avere effetti collaterali, interazioni con farmaci (ad esempio anticoagulanti o antiaggreganti) e controindicazioni in presenza di determinate patologie croniche.
Prima di iniziare qualsiasi trattamento fitoterapico o integratore con l’obiettivo di “sfiammare” o ridurre la prostata, è quindi opportuno parlarne con il medico o l’urologo, portando con sé la confezione del prodotto per valutarne composizione, dosaggi e qualità. Il professionista potrà spiegare in modo realistico quali benefici ci si può attendere, in quali tempi e con quali limiti, integrando eventualmente questi rimedi in un piano terapeutico più ampio che includa modifiche dello stile di vita, monitoraggio periodico e, se necessario, farmaci convenzionali. In questo modo si riduce il rischio di ritardare diagnosi importanti, come un tumore prostatico, o di trascurare sintomi che richiedono un intervento più tempestivo.
Prevenzione e stile di vita
Anche se non è possibile prevenire completamente l’ingrossamento benigno della prostata, adottare uno stile di vita sano può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare sintomi urinari significativi o a rallentare la progressione dell’IPB. Il controllo del peso corporeo e della circonferenza addominale è un obiettivo centrale: l’obesità viscerale è strettamente legata alla sindrome metabolica e a uno stato infiammatorio cronico di basso grado che può favorire la crescita prostatica. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e povera di grassi saturi, carni rosse e zuccheri semplici, aiuta a migliorare il profilo metabolico e a ridurre l’infiammazione sistemica. Alcuni studi osservazionali suggeriscono che un’alimentazione di tipo mediterraneo possa essere associata a un minor rischio di LUTS moderati o severi.
L’attività fisica regolare rappresenta un altro pilastro della prevenzione. L’esercizio aerobico moderato (come camminata veloce, bicicletta, nuoto) praticato per almeno 150 minuti a settimana, associato a esercizi di rinforzo muscolare, contribuisce a migliorare la sensibilità all’insulina, la pressione arteriosa, il profilo lipidico e il tono dell’umore, tutti fattori che incidono indirettamente sulla salute prostatica. Inoltre, l’attività fisica può favorire una migliore funzione del pavimento pelvico e della vescica, riducendo la sensazione di urgenza e migliorando il controllo minzionale. Anche la riduzione o sospensione del fumo di sigaretta e il consumo moderato di alcol sono raccomandati, sia per i benefici generali sulla salute cardiovascolare e respiratoria, sia perché il fumo è associato a un peggioramento dei sintomi urinari in diversi studi epidemiologici.
Alcune abitudini quotidiane possono essere modificate per ridurre l’impatto dei sintomi, soprattutto nelle fasi iniziali o in presenza di disturbi lievi. Limitare l’assunzione di liquidi nelle ore serali, in particolare di bevande contenenti caffeina o alcol, può diminuire la nicturia e migliorare la qualità del sonno. È utile distribuire i liquidi durante la giornata, evitando di bere grandi quantità in poco tempo. Imparare a non “trattenere” troppo a lungo l’urina e a svuotare la vescica con calma, magari seduti, può favorire un migliore svuotamento, soprattutto negli uomini anziani. In alcuni casi, l’urologo o il fisioterapista specializzato possono proporre esercizi mirati per il pavimento pelvico e tecniche di riabilitazione vescicale, che aiutano a gestire meglio urgenza e frequenza minzionale.
Infine, la prevenzione passa anche attraverso controlli periodici adeguati all’età e al profilo di rischio individuale. Dopo i 50 anni, o prima in presenza di familiarità per patologie prostatiche, è consigliabile discutere con il medico di medicina generale l’opportunità di una valutazione urologica, che può includere visita, esplorazione rettale, PSA ed ecografia. Riconoscere precocemente un ingrossamento prostatico e monitorarne l’evoluzione consente di intervenire in modo tempestivo, con terapie meno invasive e maggiori probabilità di successo. È importante non sottovalutare sintomi come sangue nelle urine, dolore intenso, febbre o impossibilità a urinare, che richiedono un accesso urgente alle cure. Un approccio proattivo alla salute prostatica, basato su informazione corretta, stili di vita sani e collaborazione con il medico, è la strategia più efficace per mantenere nel tempo una buona qualità di vita.
In sintesi, “ridurre il volume della prostata” significa intervenire su più livelli: comprendere e, per quanto possibile, modificare i fattori che favoriscono la crescita della ghiandola; riconoscere precocemente i sintomi e inquadrarli con una diagnosi accurata; utilizzare in modo appropriato le terapie farmacologiche e, quando necessario, le procedure chirurgiche o mini-invasive; valutare con senso critico l’uso di rimedi naturali; adottare uno stile di vita favorevole alla salute metabolica e cardiovascolare. Ogni uomo ha una storia clinica e aspettative diverse: per questo è essenziale un dialogo aperto e continuativo con l’urologo e il medico curante, che possono costruire un percorso personalizzato, monitorare nel tempo l’andamento della malattia e aggiornare le scelte terapeutiche alla luce delle nuove evidenze scientifiche.
Per approfondire
Istituto Superiore di Sanità – Linee guida LUTS/IPB Documento di riferimento nazionale sui disturbi urinari da ipertrofia prostatica benigna, utile per comprendere criteri diagnostici e principali opzioni terapeutiche basate sulle evidenze.
European Association of Urology – Linee guida su ostruzione prostatica benigna Linee guida europee aggiornate che riassumono in modo dettagliato diagnosi, trattamenti farmacologici, chirurgici e mini-invasivi per l’IPB.
MSD Manual – Serenoa repens Scheda tecnica rivolta ai professionisti che analizza in modo critico le evidenze disponibili sull’uso della Serenoa repens nei sintomi urinari da IPB.
Nutrienti e Supplementi – Ipertrofia prostatica benigna e sostanze naturali Approfondimento divulgativo sulle principali sostanze naturali studiate in relazione ai sintomi dell’IPB e al loro possibile ruolo complementare.
Europa Uomo – Acquablazione per IPB Articolo aggiornato che descrive una delle più recenti tecniche mini-invasive per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna e i suoi possibili vantaggi sulla funzione sessuale.
