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I farmaci antinfiammatori sono tra i medicinali più usati in assoluto per dolori e disturbi comuni, ma non sono privi di rischi. Conoscerne i diversi tipi, il meccanismo d’azione e le principali controindicazioni è fondamentale per usarli in modo consapevole, riducendo al minimo gli effetti indesiderati.
Questa guida offre una panoramica ragionata su cosa sono i farmaci antinfiammatori, come si distinguono FANS, cortisonici e altri principi attivi, quali antinfiammatori si possono acquistare senza ricetta e quali sono i principali rischi gastrointestinali, renali e cardiovascolari. Non sostituisce il parere del medico, ma può aiutare a preparare domande più mirate e a evitare gli errori d’uso più frequenti.
Che cosa sono i farmaci antinfiammatori e come agiscono
Con il termine farmaci antinfiammatori si indicano tutti quei medicinali in grado di ridurre l’infiammazione, cioè la risposta di difesa dell’organismo a un danno (trauma, infezione, irritazione chimica o fisica). L’infiammazione è un processo fisiologico, caratterizzato da rossore, calore, gonfiore, dolore e talvolta perdita di funzione. Quando però è eccessiva, prolungata o sproporzionata rispetto allo stimolo che l’ha generata, può diventare essa stessa dannosa. I farmaci antinfiammatori intervengono modulando i mediatori chimici dell’infiammazione (come prostaglandine, leucotrieni, citochine), riducendo così dolore, edema e altri sintomi correlati.
Dal punto di vista farmacologico, gli antinfiammatori non costituiscono una singola classe omogenea: esistono FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), corticosteroidi (o cortisonici), farmaci “di fondo” per malattie reumatiche, e altre molecole con azione antinfiammatoria indiretta. I FANS agiscono principalmente inibendo gli enzimi ciclo‑ossigenasi (COX‑1 e COX‑2), riducendo la produzione di prostaglandine, sostanze coinvolte in dolore, febbre e infiammazione. I cortisonici, invece, agiscono a un livello più “alto” della cascata infiammatoria, modulando l’espressione di numerosi geni e riducendo la produzione di molteplici mediatori pro‑infiammatori.
È importante sottolineare che non tutti i farmaci che alleviano il dolore sono veri antinfiammatori. Il paracetamolo, per esempio, è un analgesico e antipiretico molto usato, ma ha un’azione antinfiammatoria minima rispetto ai FANS. Questo significa che può essere indicato per febbre e dolore lieve‑moderato senza componente infiammatoria marcata, mentre nelle condizioni in cui l’infiammazione è centrale (come alcune forme di artrite o traumi acuti) il medico può preferire un FANS o, in casi selezionati, un cortisonico. Comprendere questa distinzione aiuta a non usare in modo improprio farmaci che sembrano “simili” ma hanno profili di efficacia e rischio diversi.
Gli antinfiammatori possono essere somministrati per via orale (compresse, capsule, bustine), per via iniettiva (intramuscolare, endovenosa), per via topica (creme, gel, spray, collutori) o per altre vie specifiche (inalatoria per alcune forme di cortisonici, rettale tramite supposte). La scelta della via di somministrazione dipende dal tipo di problema, dalla sua gravità, dalla durata prevista della terapia e dalle condizioni generali del paziente. Per esempio, un gel antinfiammatorio locale può essere sufficiente per un piccolo trauma muscolare, mentre un’artrite sistemica richiede in genere una terapia per via sistemica, cioè che agisca in tutto l’organismo.
Infine, va ricordato che l’azione antinfiammatoria non è priva di conseguenze su altri organi e sistemi. Ridurre i mediatori dell’infiammazione significa anche interferire con meccanismi fisiologici di protezione (per esempio a livello della mucosa gastrica o della funzione renale). Per questo l’uso di antinfiammatori, soprattutto se prolungato o ad alte dosi, deve essere sempre valutato con attenzione, tenendo conto di età, comorbidità (come ipertensione, insufficienza renale, ulcera gastrica) e di eventuali altri farmaci assunti in concomitanza.
Differenze tra FANS, cortisonici e altri antinfiammatori
I FANS rappresentano la categoria di antinfiammatori più utilizzata per dolori muscolo‑scheletrici, mal di testa, dolori mestruali e molte altre condizioni acute. Agiscono inibendo gli enzimi COX, riducendo la sintesi di prostaglandine e trombossani. Tra i principi attivi più noti rientrano ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene, acido acetilsalicilico (aspirina) e molti altri. Alcuni FANS sono non selettivi (agiscono sia su COX‑1 sia su COX‑2), altri sono relativamente selettivi per COX‑2, con un profilo di rischio diverso soprattutto sul piano gastrointestinale e cardiovascolare. I FANS sono indicati soprattutto per trattamenti di breve durata e a dosi più basse possibili in relazione all’efficacia.
I corticosteroidi (o cortisonici) sono farmaci di sintesi che mimano l’azione del cortisolo, un ormone prodotto fisiologicamente dalle ghiandole surrenali. Hanno una potente azione antinfiammatoria e immunosoppressiva, agendo sulla trascrizione di numerosi geni coinvolti nella risposta immunitaria. Vengono utilizzati in molte patologie: malattie autoimmuni, riacutizzazioni di asma e BPCO, reazioni allergiche gravi, alcune malattie reumatiche, patologie dermatologiche e neurologiche. A differenza dei FANS, i cortisonici hanno un impatto sistemico più ampio e, se usati a lungo, possono causare effetti collaterali importanti come osteoporosi, aumento della glicemia, ritenzione di liquidi, aumento del rischio di infezioni.
Esistono poi altri farmaci con azione antinfiammatoria che non rientrano strettamente tra FANS o cortisonici. Alcuni farmaci “di fondo” per le malattie reumatiche (DMARD, come metotrexato o farmaci biologici) hanno un’azione modulante sul sistema immunitario e sull’infiammazione cronica. Altri principi attivi, come certi anestetici locali o farmaci antispastici, possono ridurre indirettamente la percezione del dolore associato a processi infiammatori, pur non agendo direttamente sui mediatori dell’infiammazione. In ambito gastrointestinale, per esempio, farmaci antispastici possono essere usati per alleviare il dolore da coliche o spasmi, con regole precise su quante compresse di antispastico assumere al giorno e per quanto tempo.
Un capitolo a parte riguarda i cosiddetti antinfiammatori “naturali”, come preparati a base di curcuma, zenzero, boswellia o corteccia di salice. Pur potendo avere un’attività biologica reale, non sono privi di rischi e interazioni, soprattutto se assunti in associazione a FANS o anticoagulanti. La corteccia di salice, per esempio, contiene derivati salicilici con parentela farmacologica rispetto all’acido acetilsalicilico: ciò significa che, in soggetti allergici ai salicilati o ad altri FANS, anche questi prodotti vegetali possono essere controindicati. È quindi essenziale non considerare “innocui” i rimedi naturali solo perché di origine vegetale.
In sintesi, la scelta tra FANS, cortisonici e altri antinfiammatori dipende da tipo e gravità della patologia, durata prevista del trattamento e profilo di rischio del singolo paziente. I FANS sono spesso la prima scelta per infiammazioni acute e dolore moderato, i cortisonici vengono riservati a condizioni più gravi o croniche e richiedono un monitoraggio più stretto, mentre altri farmaci immunomodulanti o di fondo sono gestiti in genere da specialisti. L’automedicazione dovrebbe limitarsi a trattamenti brevi con farmaci da banco, lasciando al medico la valutazione di terapie più complesse o prolungate.
Antinfiammatori senza ricetta: quali sono e quando usarli
In Italia sono disponibili diversi antinfiammatori da banco (OTC) o di automedicazione, acquistabili senza ricetta medica. Tra questi rientrano alcune formulazioni di ibuprofene, ketoprofene, acido acetilsalicilico, naprossene e altri principi attivi, in dosaggi e confezioni specificamente autorizzati per l’uso senza prescrizione. Esistono inoltre numerosi prodotti topici (gel, creme, spray, cerotti medicati) a base di FANS per uso locale su muscoli e articolazioni, oltre a collutori e spray orali con azione antinfiammatoria per il cavo orale e la gola. Questi medicinali sono pensati per trattare disturbi lievi e transitori, come mal di testa occasionale, dolori muscolari dopo sforzo, dolori mestruali moderati o mal di gola di breve durata.
L’uso corretto degli antinfiammatori senza ricetta richiede comunque attenzione. È fondamentale rispettare le dosi massime giornaliere indicate nel foglietto illustrativo e non prolungare il trattamento oltre pochi giorni (in genere 3‑5) senza consultare il medico. Se il dolore persiste, peggiora o si associa ad altri sintomi (febbre alta, difficoltà respiratoria, gonfiore improvviso di un arto, sangue nelle feci o nel vomito), è necessario rivolgersi a un professionista. Anche i prodotti topici non sono esenti da rischi: l’assorbimento sistemico, seppur inferiore rispetto alle formulazioni orali, può comunque contribuire agli effetti collaterali, soprattutto se applicati su aree estese o su cute lesa.
Molte persone associano agli antinfiammatori da banco altri prodotti, come integratori o farmaci per la circolazione, senza considerare possibili interazioni. Alcuni medicinali usati per problemi vascolari o metabolici possono avere effetti collaterali specifici, come reazioni locali o sistemiche, che vanno conosciuti e monitorati, così come è importante informarsi sugli effetti collaterali di farmaci per la circolazione o il metabolismo dei grassi quando assunti in associazione ad altri medicinali. Anche l’alcol può aumentare il rischio di irritazione gastrica e sanguinamento se assunto insieme a FANS, motivo per cui è prudente evitarne il consumo durante il trattamento.
Un errore frequente è considerare intercambiabili tutti i farmaci da banco per dolore e infiammazione. In realtà, ogni principio attivo ha un proprio profilo di efficacia, durata d’azione e rischio. Per esempio, alcuni FANS hanno un’emivita più lunga e possono essere assunti meno volte al giorno, ma potrebbero essere meno adatti in soggetti con rischio cardiovascolare elevato. Altri sono più “delicati” sullo stomaco ma richiedono somministrazioni più ravvicinate. Il farmacista può aiutare a orientarsi tra le diverse opzioni, ma in presenza di malattie croniche, gravidanza, allattamento o terapia con anticoagulanti è sempre preferibile un confronto con il medico prima di assumere anche un semplice antinfiammatorio da banco.
Infine, è bene ricordare che l’automedicazione con antinfiammatori non deve diventare una strategia per “coprire” sintomi importanti senza indagarne la causa. Un mal di schiena ricorrente, un dolore articolare persistente o un mal di testa che cambia caratteristiche meritano una valutazione clinica, non solo un trattamento sintomatico ripetuto. L’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di identificare e, quando possibile, trattare la causa del dolore o dell’infiammazione, utilizzando i farmaci antinfiammatori come supporto temporaneo e non come soluzione definitiva.
Rischi gastrointestinali, renali e cardiovascolari
I rischi gastrointestinali rappresentano una delle principali criticità legate all’uso di FANS. Inibendo la COX‑1, molti FANS riducono la produzione di prostaglandine che proteggono la mucosa gastrica, favorendo la secrezione di muco e bicarbonato e regolando il flusso sanguigno locale. La loro riduzione può predisporre a gastrite, ulcera gastroduodenale e, nei casi più gravi, a sanguinamenti o perforazioni. Il rischio aumenta con dosi elevate, trattamenti prolungati, età avanzata, storia di ulcera o sanguinamento digestivo, uso concomitante di corticosteroidi, anticoagulanti o antiaggreganti (come l’aspirina a basse dosi). In questi casi il medico può valutare l’uso di gastroprotettori o la scelta di alternative terapeutiche.
Anche i rischi renali non vanno sottovalutati. Le prostaglandine svolgono un ruolo importante nel mantenere il flusso sanguigno renale, soprattutto in condizioni di ridotta perfusione (per esempio in caso di disidratazione, insufficienza cardiaca, cirrosi). L’inibizione della loro sintesi da parte dei FANS può ridurre la filtrazione glomerulare e, in soggetti predisposti, precipitare un peggioramento della funzione renale o una vera e propria insufficienza renale acuta. Il rischio è maggiore negli anziani, nei pazienti con malattia renale cronica, in chi assume diuretici, ACE‑inibitori o sartani. Per questo, in tali categorie, l’uso di FANS dovrebbe essere limitato e sempre valutato dal medico, che può monitorare la funzione renale con esami del sangue e delle urine.
Dal punto di vista cardiovascolare, alcuni FANS, in particolare quelli più selettivi per COX‑2, sono stati associati a un aumento del rischio di eventi trombotici (infarto miocardico, ictus) soprattutto se usati ad alte dosi e per periodi prolungati. Anche i FANS non selettivi, seppur in misura variabile, possono influenzare la pressione arteriosa, la ritenzione di sodio e acqua e l’equilibrio tra prostacicline e trombossani, con possibili ripercussioni sul rischio cardiovascolare globale. Nei pazienti con storia di infarto, ictus, angina, scompenso cardiaco o fattori di rischio multipli (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, fumo) la scelta dell’antinfiammatorio e la durata del trattamento devono essere particolarmente prudenti.
Non solo i FANS, ma anche i corticosteroidi possono comportare rischi significativi se usati in modo improprio. A livello gastrointestinale, l’associazione di cortisonici e FANS aumenta il rischio di ulcera e sanguinamento. Sul piano cardiovascolare e metabolico, i cortisonici possono favorire ritenzione idrosalina, aumento della pressione arteriosa, alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico. L’uso prolungato può inoltre indebolire il sistema immunitario, aumentando la suscettibilità alle infezioni, e determinare effetti su ossa, muscoli e cute. Per questi motivi, i cortisonici devono essere prescritti e gestiti dal medico, che valuterà il rapporto beneficio/rischio e programmerà eventuali controlli.
Infine, è importante ricordare che alcuni farmaci antinfiammatori o con azione sul sistema vascolare possono avere effetti collaterali specifici che richiedono attenzione, come reazioni locali nel sito di iniezione, alterazioni della coagulazione o effetti sul profilo lipidico. Informarsi in modo accurato sugli aspetti di sicurezza e azione di farmaci iniettabili o sistemici è essenziale, soprattutto quando vengono utilizzati in associazione ad altri medicinali potenzialmente gastrolesivi o nefrotossici. In presenza di sintomi come dolore addominale intenso, feci nere o con sangue, riduzione della quantità di urine, gonfiore improvviso di gambe o volto, dolore toracico o mancanza di respiro, è necessario sospendere il farmaco (se possibile) e rivolgersi con urgenza a un medico o al pronto soccorso.
Come scegliere l’antidolorifico con il medico e cosa evitare
La scelta dell’antidolorifico o antinfiammatorio più adatto non dovrebbe basarsi solo sull’abitudine o sul passaparola, ma su una valutazione individuale che tenga conto di diversi fattori: tipo di dolore (acuto o cronico, infiammatorio o neuropatico), intensità, durata prevista del trattamento, età del paziente, presenza di malattie concomitanti (cardiopatie, nefropatie, epatopatie, ulcera, disturbi della coagulazione), farmaci già assunti e storia di allergie o intolleranze. Il medico, sulla base di queste informazioni, può decidere se orientarsi su un FANS, su un analgesico puro come il paracetamolo, su un cortisonico (in situazioni selezionate) o su altre classi di farmaci, eventualmente in associazione a misure non farmacologiche (riposo, fisioterapia, impacchi freddi o caldi, correzione posturale).
Un principio generale condiviso dalle principali linee guida è quello di usare la dose minima efficace per il più breve tempo possibile. Questo vale in particolare per i FANS, ma anche per molti altri farmaci sintomatici. Per dolori lievi o moderati, spesso è sufficiente un trattamento di pochi giorni; se il dolore persiste o tende a cronicizzare, è necessario rivalutare la diagnosi e considerare approcci diversi, piuttosto che aumentare indefinitamente dosi e durata degli antinfiammatori. In alcuni casi, il medico può proporre una terapia “a scalini”, iniziando con farmaci a minore rischio e passando a opzioni più potenti solo se necessario.
Ci sono poi alcune situazioni in cui l’uso di FANS o cortisonici è particolarmente delicato e richiede un confronto accurato con il medico: gravidanza e allattamento, età pediatrica, età molto avanzata, presenza di insufficienza renale o epatica, storia di ulcera o sanguinamento gastrointestinale, terapia anticoagulante o antiaggregante, malattie autoimmuni o immunodeficienze. In gravidanza, per esempio, l’uso di FANS tende a essere limitato per motivi di sicurezza materno‑fetale, mentre alcuni corticosteroidi possono essere utilizzati con cautela in indicazioni specifiche. In questi contesti, l’automedicazione è sconsigliata e ogni scelta va condivisa con il ginecologo o il medico curante.
Tra le cose da evitare rientrano: assumere contemporaneamente più FANS diversi (per esempio ibuprofene e diclofenac) pensando di potenziare l’effetto; prolungare il trattamento oltre i giorni indicati nel foglietto illustrativo senza consultare il medico; associare FANS e alcol; sospendere bruscamente una terapia cortisonica prolungata senza seguire le indicazioni di riduzione graduale (tapering) fornite dal medico; utilizzare antinfiammatori per “coprire” sintomi importanti senza indagarne la causa. È inoltre prudente evitare l’uso ripetuto di antinfiammatori in soggetti con fattori di rischio cardiovascolare o renale senza un piano condiviso con il curante.
Un dialogo aperto con il medico o con lo specialista del dolore può aiutare a costruire un piano terapeutico personalizzato, che includa non solo farmaci ma anche interventi sullo stile di vita (attività fisica adeguata, controllo del peso, ergonomia sul lavoro, gestione dello stress) e, quando indicato, percorsi di fisioterapia o riabilitazione. Portare con sé un elenco aggiornato dei farmaci assunti, riferire eventuali effetti collaterali passati e chiarire le proprie aspettative rispetto al controllo del dolore sono passi concreti per una scelta più sicura e mirata dell’antinfiammatorio o dell’analgesico più adatto alla propria situazione.
In conclusione, i farmaci antinfiammatori sono strumenti preziosi per il controllo del dolore e dell’infiammazione, ma richiedono un uso consapevole e informato. Conoscere le differenze tra FANS, cortisonici e altri antinfiammatori, i principali rischi gastrointestinali, renali e cardiovascolari e i limiti dell’automedicazione aiuta a ridurre gli effetti indesiderati e a ottenere il massimo beneficio dal trattamento. Il confronto con il medico e il farmacista rimane il punto di riferimento per scegliere il farmaco giusto, alla dose giusta e per il tempo necessario, integrandolo in un percorso di cura che tenga conto della persona nella sua globalità.
Per approfondire
AIFA – Nota 66 sui farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) offre un inquadramento ufficiale su indicazioni, limitazioni di prescrizione a carico del SSN e profili di appropriatezza d’uso dei principali FANS.
AIFA – Rapporto OsMed sull’uso dei farmaci in gravidanza analizza l’impiego di FANS e corticosteroidi durante la gestazione, con particolare attenzione agli aspetti di sicurezza materno‑fetale.
AIFA – Rapporto OsMed 2023, sezione supplementare sui FANS fornisce dati aggiornati su consumo, durata delle terapie e pattern d’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei nella popolazione italiana.
AIFA – Bollettino d’informazione sui farmaci dedicato ai FANS approfondisce rischi gastrointestinali e cardiovascolari dei FANS, con raccomandazioni pratiche per un impiego più sicuro nella pratica clinica.
EMA – Monografia su Salicis cortex (corteccia di salice) descrive le caratteristiche dei medicinali vegetali a base di corteccia di salice, evidenziando le analogie farmacologiche con i salicilati e le relative controindicazioni.
