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Chenopodio Antelmintico

(Chenopodium anthelminticum L. – Fam. Chenopodiacee/Cycloloboidee/

Chenopodee)

(sin. Chenopodium ambrosioides L. var. anthelminticum Gray.)

(N.B. – Alcuni AA. considerano il Chenopodium anthelminticum L. una varietà del Chenopodium ambrosioides L. mentre Linneo ne ha fatto una specie a sè, giustamente. Il C. ambrosioides L. corrisponde all'Ipazote o Epazote dei Messicani ed è pianta spontanea nei territori del Messico (Valle de Mexico, Chihuahua, Durango, Hidalgo, Estado de Mexico, ecc). Il C. anthelminticum L., pur essendo presente nel Messico, è pianta originaria degli U.S.A., spontanea nella Pennsylvania, Carolina merid., Kentuky).

Chenopodio Antelmintico- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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chenopodio

Etimologia – Chenopodium, dal greco chn = oca, anatra e pus = piede: piede di oca (in senso lato, di palmipede), allusione alla forma delle foglie.

anthelminticum – efficace contro i vermi.

ambrosioides – cioè assomigliante all’Ambrosia artemisiaefolia L. pianta dell'America sett. e delle Antille della fam. Composite. Naturalizzata in Francia.

Nome volgare – Anserina vermifuga, American Wormseed.

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Habitat America del Nord. Messico. America del Sud. Coltivato negli U.S.A. (Maryland). Una varietà detta «Santa Maria» è coltivata in Brasile, Argentina, alle Antille, alle Filippine e nel Dahomey,

Pianta erbacea vivace.

Parti usate I frutti.

Componenti principali

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Olio essenziale contenente in prevalenza ascaridolo C10H16O2 ed inoltre p-cimene (1) (2), l-limonene, a-terpinene (5), altri idrocarburi, probabilmente l-isolimonene (5), D3– e D4-carene (.1) (2), una sostanza C4H8O4 indicata come ossido di dimetilene (5), d-canfora (2), salicilato di metile, acido butirrico, glicole dell'ascaridolo (5), safrolo segnalato da Gildemeister e Hoffmann (22) quale componente di olio di Chenopodio americano, ma non trovato da Henry e Paget (5).

La composizione chimica dell'ascaridolo, il principale componente dell'olio, è stata studiata da Schimmel (2) e da Wallach (3), il quale ultimo ne ha definita la formula di struttura.

L'olio etereo si trova nella droga in proporzioni pari a circa l' 1 % (sino a 2 % nella pianta essiccata) (1) e contiene, secondo Schimmel (2), in media 62-65 % (negli oli a basso peso specifico 45-50 %) di ascaridolo e 22 % di p-cimene. Secondo Guenther ( 1 ), gli oli di buona qualità contengono non meno di 75 % di ascaridolo.

chenopodio Figura 1

Il contenuto di ascaridolo nell'olio essenziale varia secondo lo stadio di vegetazione della pianta d’origine (1):

chenopodio Figura 2

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Secondo Weiland, Broughton e Metzger(21), l’ascaridolo si forma dal p-cimene non solo durante la crescita della pianta, con graduale diminuzione del tasso di p-cimene e con parallelo aumento del contenuto di ascaridolo, ma si forma anche durante il processo di essiccazione della droga, forse per azione enzimatica.

Nei frutti e nelle foglie essiccate sono stati trovati inoltre i seguenti componenti: acido ossalico, acido tartarico, acido citrico, una saponina acida, cloruro di potassio, solfato di potassio, solfato di calcio, solfato di sodio ed un glucoside (6).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Il Chenopodio deve la sua azione antielmintica all’olio essenziale e più precisamente, all'ascaridolo che vi è contenuto nelle proporzioni del 70 % circa.

Il Brunning (7) trovò che una parte di olio essenziale su 5000, paralizza, senza uccidere, gli ascaridi, mentre alla diluizione di 1:200 esercita un’evidente azione antisettica. A proposito di azione antisettica, ricorderemo che il Suzuki (8) trovò che l'olio di Chenopodio, emulsionato con acqua e tuorlo d'uovo al 5 %0 e applicato localmente sotto forma di impacchi, manifesta un’azione specifica nell'eresipela.

Rousis e Bishop (9) annoverano l'olio di Chenopodio fra gli antielmintici più attivi contro i vermi rotondi,

A dosi elevate l'olio di Chenopodio agisce, nei mammiferi, deprimendo i centri spinali. La morte avviene per paralisi respiratoria. Alla dose di cc 0,02/Kg provoca, secondo Salant e Livingston ( 10), un abbassamento della pressione arteriosa, dovuto ad un'azione deprimente sul cuore e sul sistema nervoso centrale. E' rapidamente assorbito dall'intestino e viene eliminato attraverso l'apparato respiratorio e l'emuntorio renale.

La tossicità dell'olio di Chenopodio è piuttosto elevata e lo Smillie

(11) avverte che deve essere usato con molta cautela. I casi di intossicazione lieve sono piuttosto frequenti, ma non sono mancati casi di intossicazione grave ed anche mortale. Il Levy (12) descrisse 12 casi di avvelenamento grave di cui 9 mortali ed altri casi furono successivamente descritti dal Guyton (13).

Secondo Salant (14) l'olio di Chenopodio manifesterebbe la tendenza all'accumulo. Un aumento di sensibilità alla sua azione, perdurerebbe da 5 a 9 giorni dopo l'assorbimento della prima dose.

I sintomi di avvelenamento da olio di Chenopodio possono manifestarsi, anche dopo molte ore dalla somministrazione, con nausea, vomito, cefalea, sonnolenza, disturbi visivi e auditivi (ronzio).

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Nei casi gravi e mortali, bradipnea, ipotensione, ematuria, albuminuria, itterizia, convulsioni e coma. Nei casi di intossicazione lieve, i sintomi scompaiono spontaneamente in poche ore.

Nei casi gravi Gruner, Fournier e Vacher (15) hanno segnalato la esistenza di infiltrati broncopolmonari senza emorragie o segni di infezione e spongiosi cortico-sottocorticale formante un margine cribroso attorno alla sostanza bianca. L'impiego di olio di Chenopodio dovrebbe essere, secondo gli AA., severamente regolato, specialmente nei bambini.

La terapia degli avvelenamenti gravi consiste nella somministrazione di purganti salini (solfato di magnesio) e analettici respiratori e circorlatori. Gli alcoolici debbono essere evitati. Gruner, Fournier e Vacher consigliano l'uso di soluzioni ipertoniche di solfato di magnesio per via endovenosa e la somministrazione di ganglioplegici.

I bambini, le persone anziane e denutrite, sono più sensibili all'azione tossica dell'olio di Chenopodio.

L'attività antielmintica dell'olio di Chenopodio non è limitata ai soli nematodi ma si estende anche alle tenie.

Alcuni A A. fra i quali Barnes e Cort (16) ne consigliano l'impiego anche nella dissenteria amebica e crediamo interessante aggiungere che estratti di alcune Chenopodiacee selvagge, quali il Chenopodium album e il Chenopodium Bornus-Henricus, sono stati trovati attivi contro certi virus fitopatogeni, quale quello del mosaico del Tabacco [Manil (17)] e Koscik (18) ha osservato una netta ma non completa azione batteriostatica dell'olio di Chenopodio sullo St. aureus, sulla E. coli, sul Pseudomonas aeruginosa e sulla Candida albicans.

L’estratto fluido di Chenopodio, in considerazione del suo contenuto di olio essenziale relativamente basso (1-2 %), non può essere impiegato come antielmintico che in quantità troppo elevate (50-100 g) per raggiungere la dose terapeuticamente utile di olio essenziale (0,50-1).

Pertanto, esso viene impiegato soltanto per le sue proprietà stomachiche, digestive e carminative.

Usi e dosi dell'olio di Chenopodio

Il Brown (19) consiglia di somministrare l'olio di Chenopodio disciolto in tetracloruro di carbonio o in tetracloroetilene, nelle proporzioni di una parte di olio in 2-5 di solvente.

Le dosi e il metodo di somministrazione, variano con il peso, l'età, lo stato di nutrizione del paziente e anche col tipo dell'ingestione.

La somministrazione dell'olio di Chenopodio può essere preceduta dal vuotamento dell'intestino mediante purganti e il trattamento non può essere ripetuto che alla distanza di 2-3 settimane.

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La somministrazione può essere fatta in capsule gelatinose, insieme con lo zucchero, in soluzione o in emulsione gommosa e deve essere seguita dopo alcune ore, dalla somministrazione di un purgante salino.

Nelle infestioni da nematelminti si somministrano, negli adulti, 2-3 dosi da cc 0,2-0,3 ciascuna, di olio di Chenopodio ad intervalli di 1-2 ore.

Per i vermi uncinati si impiegano 2 o 3 dosi da cc 0,5-1 ciascuna. Nelle persone denutrite, la dose deve essere ridotta proporzionalmente al peso. Nei bambini la dose di cc 0,5 per anno di età, deve essere somministrata in due o tre volte. E' consigliabile che la dose venga misurata in volume piuttosto che in gocce, data la variabilità dei solventi in cui l'olio di Chenopodio può essere disciolto.

Estratti e preparati vari

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Estratto fluido, (g 1 = LVIII gtt).

Dosi: g 0,5-5 prò die.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido chenopodio g 20

Alcool di 80° g 80

(1-5 cucchiaini pro die)

BIBLIOGRAFIA

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(1) GUENTHER E., The Essential OUs, 19S2, voi. VI, 19S2, p. IS6 â–  (2) SCHIMMEL, Btr. ScMmmtl, H2, US, apr. 1908 – (3) WALLACH, Lieb. Ann.. 392. 59, 1912 – (4) NELSON, J. Amtr. Chem. Soc., 42, 1204, 1920 – (5) HENRY e PAGET, J. Chem. Soc.. 1J9, 1714. 1921; 227, 1M9, 1923 – (6) CHIAO-MU HSU, 2. Taiwan Phatm. Assoc., 3, 2, 19SU Chem. Abt., 48, 4178C, 1934 – (7) BRUNNING, Zeitschr. A exp, Path. Ther., 3. 3S4, 1906 . (8) SUZUKI R„ Ber. Schlmmel, 1934 – (9) ROUSIS e BISHOP. J.A.M.A., 74, 1768, 1920 – (10) SALANT e LIVINGSTON, Am. J. Physiol., 38, 1913 – (11) SMILLIE, J.A.M.A., 113, 410, 1929 – (12) LEVY, ìbld., 63. p. 1946, 1914 – (13) GUYTON, Ibtd., J32, 330, 1946 – (14) SALANT, Ibld., 69. 216, 1917 – (13) GRUNER R., FOURNIER E. e VACHER J„ Soc. Méd. Ugale et de Criminol. de Ftance, 23 aprile 1933 – Press. Méd., 63. 40, 834, 1933 – (16) BARNES e CORT, J.A.M.A., 72, 330, 1918 – (17) MANIL P., C. R. Soc. Biol., J43, 23-24, 1949 – (18) KOSCIK A., Rocznikl Akad. Med. Blalymstoku. 2, 227-36, 1933; Chem. Abs.. 33. 12. 11311 i, 1939 – (19). BROWN, I.A.M.A., J03, 631, 1934 – (20) OSOL- FARRAR, The DIspensaioty U S A.. 23* ed., p. 271, 1933 – (21) WEILAND, BROUGHTON e METZGER, Atr. Expl. Sta. Univ. Maryland Bull., n. 384, 1933 – (22) GILDEMEISTER E. e HOFFMANN F„ Aethc- rlsche Oele, III ed.. Il voi., p. 343.

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