Gli ospedali siciliani sotto assedio dall’influenza: ps in tilt, polemiche su Villa Sofia e il piano d’emergenza della Regione
L’ondata influenzale di stagione sta mettendo a dura prova il sistema sanitario siciliano, con particolare intensità a Palermo. Pronto soccorso sovraffollati, ore di attesa su barelle in corridoio e personale allo stremo hanno acceso i riflettori su Villa Sofia-Cervello, uno dei principali hub ospedalieri della città, finito al centro di un duro scontro politico e istituzionale.
Sovraffollamento e attese infinite: cosa sta succedendo a Palermo
Nelle ultime settimane l’ospedale Villa Sofia è diventato il simbolo della crisi: immagini di pazienti in attesa per ore, barelle stipate nei corridoi e familiari esasperati hanno iniziato a circolare sui social, rilanciate poi dai media locali e nazionali.
Il mix che ha fatto esplodere il pronto soccorso è quello tipico dei picchi invernali:
- incremento costante dei casi di influenza e di sindromi respiratorie acute
- aumento dei ricoveri di anziani fragili e cronici
- difficoltà a dimettere i pazienti per mancanza di posti letto nei reparti e nelle strutture di post-acuzie
- carenza strutturale di personale medico e infermieristico, aggravata da ferie, malattie e turni straordinari.
Secondo i dati dell’ultimo bollettino integrato su influenza e Covid del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Italia è nel pieno del picco stagionale: l’incidenza delle sindromi simil-influenzali è salita soprattutto tra bambini e over 65, con un impatto diretto sui pronto soccorso. La Sicilia non fa eccezione e, anzi, in alcune province i tassi risultano in linea o superiori alla media nazionale.
In questo scenario, Villa Sofia – che è DEA di II livello e riferimento per urgenze complesse, traumi e alta specialità – si è ritrovata a raccogliere anche accessi impropri: pazienti con sintomi lievi o gestibili sul territorio, che però si rivolgono direttamente al ps per mancanza di alternative percepite o difficoltà a contattare il medico di famiglia.
Il ruolo della Regione: Schifani interviene e punta il dito sulla gestione
Di fronte alle immagini di caos, il presidente della Regione Siciliana e commissario della Sanità, Renato Schifani, è intervenuto pubblicamente annunciando verifiche e chiedendo chiarimenti alla direzione di Villa Sofia-Cervello. Il governatore ha parlato di “criticità non più tollerabili” e ha chiesto un rapido piano di decongestione del pronto soccorso, con un’analisi puntuale delle cause che hanno portato al collasso.
Secondo quanto trapela da ambienti regionali, al centro dell’attenzione ci sarebbero:
- l’organizzazione dei percorsi di triage e di presa in carico dei codici minori
- la gestione dei flussi interni e dei trasferimenti verso i reparti
- l’utilizzo dei posti letto disponibili e degli eventuali “posti letto aggiuntivi” attivabili in fase di emergenza
- il potenziamento delle guardie mediche e dei servizi territoriali per alleggerire il ps.
Schifani ha anche ribadito che “il picco influenzale era atteso” e che, una volta rilevati i primi segnali di sovraccarico, le aziende sanitarie avrebbero dovuto mettere in campo misure tempestive, dall’aumento del personale in servizio all’apertura straordinaria di ambulatori dedicati ai casi non gravi.
La difesa degli ospedali: “Emergenza annunciata, servono più risorse”
Dal fronte ospedaliero, i sindacati e molti operatori sanitari respingono l’idea di una responsabilità esclusivamente gestionale. Le sigle mediche e infermieristiche sottolineano che il problema è strutturale: anni di blocco del turnover, pensionamenti non compensati, dotazioni organiche ridotte al minimo e un territorio che non riesce a fare filtro hanno trasformato ogni picco stagionale in una crisi annunciata.
In particolare, medici e infermieri di pronto soccorso ricordano che:
- i pazienti ad alta complessità non possono essere rifiutati e richiedono tempi di gestione lunghi
- molti accessi sono di pazienti cronici che avrebbero bisogno di percorsi assistenziali continui, non solo ospedalieri
- la carenza di posti letto di lungodegenza e riabilitazione rallenta le dimissioni, bloccando il “turn over” delle degenze.
A ciò si aggiunge il ritorno significativo delle patologie respiratorie, non solo influenza ma anche Covid e altre infezioni virali stagionali, che nei soggetti fragili possono richiedere ossigenoterapia, monitoraggio e ricovero.
Influenza e Covid: il doppio fronte che pesa sui ps siciliani
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la stagione 2024-2025 è caratterizzata da una circolazione contemporanea di più virus respiratori: oltre ai classici ceppi influenzali A e B, sono in crescita i casi di SARS-CoV-2 e di virus respiratorio sinciziale (RSV), soprattutto nei bambini molto piccoli e negli anziani.
La Sicilia, per le sue caratteristiche demografiche e sociali, è particolarmente esposta:
- elevata quota di popolazione anziana con patologie croniche
- coperture vaccinali antinfluenzali ancora lontane dagli obiettivi raccomandati per over 65 e fragili
- disparità territoriali nell’accesso ai servizi di prevenzione e assistenza di base.
Nei pronto soccorso, questo si traduce in:
- aumento dei codici gialli e rossi per insufficienza respiratoria e complicanze polmonari
- sovrapposizione tra percorsi Covid e non Covid, con necessità di mantenere aree separate
- maggiori tempi di attesa per esami, radiografie, TAC e valutazioni specialistiche.
Il piano d’emergenza: più posti letto, ambulatori dedicati e appello ai cittadini
Di fronte al rischio che la situazione sfugga di mano, la Regione ha avviato un piano straordinario per fronteggiare l’ondata influenzale, centrato su tre assi: ospedali, territorio e prevenzione.
Tra le misure allo studio o già in attuazione:
- attivazione di posti letto aggiuntivi nei reparti di medicina interna e pneumologia, anche riconvertendo temporaneamente alcune aree
- rimodulazione delle attività programmate (ricoveri differibili e interventi non urgenti) per liberare risorse umane e strutturali
- potenziamento delle USCA o strutture equivalenti dove ancora operative, per la gestione domiciliare di pazienti fragili con sintomi respiratori
- apertura di ambulatori dedicati alle sindromi influenzali e ai codici minori, soprattutto nelle ore serali e nel weekend
- rafforzamento della guardia medica e della continuità assistenziale, per ridurre il ricorso improprio al pronto soccorso.
Parallelamente, l’assessorato alla Salute ha rilanciato la campagna di vaccinazione contro influenza e Covid, ricordando che il vaccino resta l’arma principale per evitare le forme gravi di malattia e la saturazione degli ospedali.
L’appello ai cittadini è chiaro: prima di recarsi in ps per sintomi lievi, contattare il proprio medico di famiglia, la guardia medica o i servizi territoriali. Il pronto soccorso deve restare la porta d’ingresso per le emergenze reali.
Palermo come cartina di tornasole di un problema nazionale
La crisi di Villa Sofia non è un caso isolato, ma lo specchio di una difficoltà diffusa nei principali pronto soccorso italiani. Da settimane, in molte regioni si registrano:
- tempi di attesa prolungati per i codici meno urgenti
- reparti di medicina e pneumologia saturi
- personale costretto a turni massacranti e straordinari continui.
Le società scientifiche di medicina d’urgenza e le organizzazioni dei medici ospedalieri denunciano da tempo che i pronto soccorso sono diventati il punto di scarico di tutte le criticità del sistema: ospedali sotto-finanziati, medicina territoriale debole, assistenza domiciliare insufficiente e un invecchiamento rapido della popolazione.
In questo contesto, la Sicilia si trova a dover fare i conti contemporaneamente con l’emergenza di oggi – il picco influenzale – e con la necessità di ripensare il proprio modello di assistenza nei prossimi anni.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
I modelli previsionali del Ministero della Salute indicano che il picco delle sindromi influenzali dovrebbe mantenersi elevato ancora per diverse settimane, con una discesa graduale solo successivamente. Per i pronto soccorso siciliani, questo significa che la pressione resterà alta, almeno nel breve periodo.
Molto dipenderà:
- dall’efficacia delle misure varate dalla Regione per potenziare ospedali e territorio
- dalla capacità delle direzioni sanitarie di riorganizzare i percorsi interni
- dalla risposta dei cittadini in termini di adesione alla vaccinazione e di uso appropriato dei servizi.
Il caso Villa Sofia diventa così un banco di prova per l’intero sistema sanitario regionale: se le correzioni messe in campo riusciranno a decongestionare il pronto soccorso nelle prossime settimane, la Sicilia potrà trasformare una crisi in occasione di riorganizzazione. In caso contrario, il rischio è che ogni inverno si trasformi in una emergenza cronica, con costi altissimi per pazienti, operatori e bilancio pubblico.
Fonti principali:
– Ministero della Salute, bollettini su influenza e sindromi respiratorie acute
– Istituto Superiore di Sanità (ISS), rapporti Influnet e monitoraggio Covid-19
– Dati e comunicati dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana
– Dichiarazioni istituzionali del presidente della Regione Siciliana e delle direzioni sanitarie palermitane
– Posizioni e documenti delle società scientifiche di medicina d’urgenza e delle organizzazioni sindacali mediche e infermieristiche.
