Vedova Covid costretta a restituire il maxi risarcimento

Vedova di vittima Covid condannata a restituire il maxi risarcimento: la Corte d’Appello esclude il contagio dagli infortuni assicurati

Una vedova di 47 anni, due figli, un marito morto di Covid nella prima ondata e un assegno da 200mila euro che ora va restituito, con in più 24mila euro di spese legali: è la vicenda che riaccende il dibattito su come le assicurazioni debbano trattare i decessi da coronavirus e su quanto la giustizia italiana sia ancora divisa su questi casi. (corrieredibologna.corriere.it, virgilio.it)

La storia arriva da Parma ma riguarda da vicino migliaia di famiglie italiane che, negli anni della pandemia, hanno fatto affidamento su polizze infortuni e vita per garantirsi un minimo di sicurezza economica. (corrieredibologna.corriere.it, virgilio.it, tg24.sky.it)

Il caso: dal risarcimento record al conto da pagare

La protagonista è Lorena, 47 anni, residente a Lodi e impiegata in una società che si occupa di grandi opere a Milano. (corrieredibologna.corriere.it, tg24.sky.it) Nel marzo 2020 perde il marito Dimitri, dipendente di una concessionaria d’auto di Parma, morto per complicanze legate al Covid-19 nella fase più drammatica dell’emergenza sanitaria. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it)

Anni prima l’uomo aveva sottoscritto una polizza infortuni che prevedeva un indennizzo da 200mila euro in caso di morte per infortunio. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it) Dopo il decesso, la compagnia inizialmente versa la somma, ma la vicenda finisce in tribunale: la famiglia sostiene che il contagio sia avvenuto in ambito lavorativo e che, quindi, rientri nella copertura assicurativa; la compagnia contesta l’interpretazione. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it)

Nel 2023 il Tribunale di Parma dà ragione alla vedova: il Covid viene considerato, nel caso concreto, come evento indennizzabile e l’assicurazione viene condannata a pagare i 200mila euro previsti dalla polizza. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it) Una decisione che viene letta, all’epoca, come un importante precedente a favore dei familiari delle vittime del coronavirus.

La svolta in Appello: “Di Covid ci si ammala, non ci si infortuna”

La situazione si capovolge in Corte d’Appello a Bologna, dove i giudici ribaltano completamente la sentenza di primo grado. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it, tg24.sky.it) Per il collegio, l’infezione da coronavirus non può essere considerata un infortunio, come definito dalla polizza.

Nelle motivazioni, richiamate da più testate, la Corte spiega che:

Da qui la formula destinata a fare giurisprudenza: chi contrae una malattia infettiva “si ammala, non si infortuna”. (virgilio.it) Di conseguenza, il Covid-19 esce dal perimetro dei rischi coperti dalla polizza infortuni stipulata dal marito anni prima, quando la pandemia era ancora impensabile. (corrieredibologna.corriere.it, virgilio.it)

Risultato:

Una decisione che per la donna suona non solo come una sconfitta giudiziaria, ma come una vera e propria sentenza punitiva, soprattutto per il peso delle spese processuali.

“Posso restituire il risarcimento, ma le spese sono una punizione”

Lorena vive a Lodi con i due figli: il maggiore ha 21 anni ed è alla fine di uno stage, il minore ha 16 anni e ancora studia. (corrieredibologna.corriere.it) È una famiglia che vive di stipendi e che, dopo il lutto, si trova ora ad affrontare anche un conto economico pesantissimo.

La donna, intervistata dal Corriere di Bologna, non nasconde lo smarrimento:

La causa era stata avviata a Parma non solo perché lì ha sede l’agenzia assicurativa, ma anche perché Dimitri era nato e cresciuto in città, dove vive ancora la sua famiglia d’origine. (corrieredibologna.corriere.it) La rete di affetti – i genitori di Lorena a Lodi, la suocera e la cognata a Parma – è stata, racconta la donna, decisiva per affrontare questi anni. (corrieredibologna.corriere.it)

Ora, insieme alla sua avvocata, la vedova dovrà decidere se tentare un ulteriore ricorso o cercare un accordo con la compagnia per chiudere definitivamente la vicenda. (corrieredibologna.corriere.it) “Per me la cosa più importante sono i miei figli, il resto viene dopo”, sintetizza. (corrieredibologna.corriere.it)

Un vuoto normativo e una giurisprudenza ancora in cerca di un equilibrio

La sentenza di Bologna si inserisce in un quadro giuridico ancora in evoluzione. Il nodo centrale è se e quando il Covid-19 possa rientrare tra gli “infortuni” coperti dalle polizze stipulate prima della pandemia. (corrieredibologna.corriere.it, virgilio.it)

Alcuni elementi chiave:

  • Le polizze infortuni tradizionali definiscono l’infortunio come un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che produce lesioni corporali oggettivamente constatabili.
  • Le malattie infettive – come il Covid-19 – sono in genere trattate come “malattie” e non come infortuni, a meno che il contratto non preveda clausole specifiche. (virgilio.it)
  • Nel caso di Parma, il Tribunale aveva inizialmente interpretato in modo estensivo la nozione di infortunio, riconoscendo la tutela; la Corte d’Appello, invece, ha optato per una lettura più restrittiva e aderente alla definizione classica. (corrieredibologna.corriere.it, tgcom24.mediaset.it, virgilio.it)

La vicenda mette in luce anche una frattura tra aspettative dei cittadini e tecnica contrattuale: molte famiglie che hanno perso un congiunto per Covid durante il lavoro si sono rivolte alle assicurazioni convinte che le coperture fossero operative, salvo poi scontrarsi con clausole scritte prima del 2020, quando nessuno immaginava uno scenario pandemico globale. (virgilio.it, tg24.sky.it, ilfattoquotidiano.it)

Gli esperti sottolineano che la giurisprudenza italiana non ha ancora una linea univoca su questi casi e che ogni decisione dipende molto dal testo della polizza e dalle prove sul luogo e sulle modalità del contagio. La sentenza di Bologna, però, costituisce un precedente importante a favore delle compagnie, che potrebbe essere richiamato in altri procedimenti analoghi. (virgilio.it, ilfattoquotidiano.it)

Le ricadute sociali: quando oltre al lutto arriva il conto

Oltre agli aspetti giuridici, la storia di Lorena ha un impatto simbolico forte. Per una famiglia già segnata da un lutto improvviso, la richiesta di restituire un risarcimento già incassato e di pagare ulteriori migliaia di euro rischia di trasformarsi in un vero terremoto economico e psicologico. (corrieredibologna.corriere.it, virgilio.it, tg24.sky.it)

La vicenda solleva almeno tre interrogativi di interesse generale:

  • Tutela delle famiglie delle vittime di Covid: quanto sono adeguati, oggi, gli strumenti assicurativi e previdenziali nel coprire eventi pandemici?
  • Trasparenza contrattuale: quanti assicurati hanno realmente compreso, al momento della firma, che malattie infettive e pandemie potevano essere escluse dalle polizze infortuni?
  • Equilibrio nelle spese di giustizia: è opportuno che chi perde un familiare e tenta una via giudiziaria, sulla base di una sentenza di primo grado favorevole, si veda poi recapitare un conto da decine di migliaia di euro?

Domande che restano aperte mentre il caso di Parma continua a fare discutere, tra aule di tribunale, compagnie assicurative e famiglie che, a distanza di anni, devono ancora fare i conti – anche economici – con il Covid.


Fonti principali:
Corriere di Bologna – Corriere della Sera (corrieredibologna.corriere.it)
Tgcom24 (tgcom24.mediaset.it)
Virgilio Notizie (virgilio.it)
Sky TG24 (tg24.sky.it)
Il Fatto Quotidiano (ilfattoquotidiano.it)