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Il citalopram è un antidepressivo appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Agisce aumentando la disponibilità di serotonina nelle sinapsi cerebrali, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo chiave nella regolazione dell’umore, dell’ansia, del sonno e di diverse funzioni cognitive e vegetative. Come gli altri SSRI, non esercita un effetto sedativo immediato: il beneficio clinico emerge gradualmente, con un miglioramento tipicamente osservabile nelle prime settimane, fino a una stabilizzazione della risposta nel corso del trattamento continuativo. Per la sua combinazione di efficacia, profilo di tollerabilità e semplicità d’uso, il citalopram è considerato una delle opzioni di prima linea nella gestione di alcuni disturbi dell’umore e d’ansia in ambito psichiatrico.
È importante comprendere che il citalopram non è un “normalizzatore emotivo” generale, né un farmaco a effetto rapido per gli attacchi acuti di ansia o panico. Il suo impiego si inserisce in un piano terapeutico strutturato, che spesso include interventi psicologici e misure psicoeducazionali, con obiettivi che vanno oltre la semplice riduzione dei sintomi: prevenzione delle ricadute, recupero funzionale e miglioramento della qualità di vita. Nel panorama degli SSRI, il citalopram si distingue come miscela racemica i cui effetti clinici sono dovuti in larga parte all’enantiomero S (escitalopram). La scelta tra molecole della stessa classe dipende da caratteristiche individuali, comorbilità, potenziali interazioni farmacologiche e obiettivi terapeutici specifici. La decisione d’uso, la durata del trattamento e la valutazione dei rischi e benefici sono sempre di competenza del medico, che struttura la terapia in base al quadro clinico complessivo e al monitoraggio nel tempo.
Indicazioni terapeutiche
Il citalopram è indicato principalmente nel trattamento degli episodi di depressione maggiore e nella prevenzione delle recidive. In fase acuta, l’obiettivo è la riduzione dei sintomi cardine del disturbo depressivo (umore depresso persistente, anedonia, riduzione dell’energia, disturbi del sonno e dell’appetito, alterazioni cognitive come indecisione e difficoltà di concentrazione), includendo spesso la componente ansiosa che accompagna molte forme di depressione. Il trattamento prolungato dopo la risposta clinica iniziale contribuisce a consolidare la remissione e a ridurre il rischio di ulteriori episodi, un aspetto cruciale soprattutto nei pazienti con recidive multiple. L’efficacia del citalopram in questo contesto è accompagnata da un profilo di tollerabilità che, nella pratica clinica, consente un impiego continuativo con un monitoraggio regolare dell’andamento dei sintomi e degli eventuali effetti indesiderati. È rilevante inquadrare con precisione il tipo di depressione: in presenza di una storia di fasi ipomaniacali o maniacali, l’impiego degli antidepressivi richiede una particolare cautela e una valutazione specialistica per minimizzare il rischio di viraggi dell’umore, tema che rientra nella valutazione complessiva e nella pianificazione terapeutica individuale.
Un’altra indicazione riconosciuta del citalopram è il disturbo di panico, con o senza agorafobia. In questo ambito il farmaco mira a ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi di panico, l’ansia anticipatoria e i comportamenti di evitamento che impattano sulla funzionalità quotidiana (per esempio, la difficoltà a utilizzare mezzi pubblici o a esporsi a luoghi affollati). Il beneficio tende a costruirsi nel tempo e può richiedere alcune settimane per manifestarsi in modo completo. È possibile osservare un transitorio incremento dell’irrequietezza o della tensione ansiosa nelle fasi iniziali della terapia, un fenomeno noto che viene gestito clinicamente attraverso accorgimenti di titolazione e un attento follow-up. Nella pratica, l’integrazione con la psicoterapia cognitivo-comportamentale può aumentare le probabilità di remissione e favorire il mantenimento dei risultati nel lungo termine, con il vantaggio di intervenire sia sui meccanismi biologici sia su quelli psicologici del disturbo.
Oltre alle indicazioni formali, il citalopram può essere impiegato, su valutazione specialistica, in altri disturbi in cui gli SSRI hanno dimostrato utilità, come il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo d’ansia generalizzato o il disturbo d’ansia sociale. In questi casi l’utilizzo è spesso definito “fuori indicazione” e richiede una ponderazione attenta delle evidenze disponibili, dell’esperienza clinica e delle caratteristiche del singolo quadro, soprattutto quando alternative con indicazione specifica non sono tollerate o risultano inefficaci. In alcune condizioni, come la disforia premestruale, gli SSRI possono ridurre l’intensità dei sintomi affettivi e somatici; anche in questo scenario, la decisione d’impiego tiene conto della severità dei disturbi, della durata prevista del trattamento e delle preferenze della persona. È sempre fondamentale allineare le aspettative: l’obiettivo è ottenere un miglioramento clinicamente significativo e sostenibile, che contemperi efficacia e tollerabilità, con un monitoraggio periodico dell’andamento sintomatologico e dell’aderenza terapeutica.

Le indicazioni del citalopram vanno inoltre interpretate alla luce del profilo del paziente e del contesto clinico. Nelle persone anziane, per esempio, il beneficio atteso sul tono dell’umore e sull’ansia deve essere bilanciato con una maggiore attenzione a comorbilità mediche, farmaci concomitanti e suscettibilità a effetti indesiderati; il piano terapeutico e gli obiettivi (trattamento dell’episodio, prevenzione di ricadute, recupero funzionale) vengono calibrati di conseguenza. Nei giovani adulti, la valutazione iniziale include la stima del rischio di ideazione suicidaria e la presenza di condizioni che possano richiedere un’osservazione più ravvicinata. In gravidanza e durante l’allattamento, l’uso degli SSRI può essere considerato in situazioni selezionate, quando i benefici potenziali superano i rischi, con un approccio condiviso e un attento coordinamento tra specialisti. Anche fattori come patologie epatiche, cardiache, metaboliche o la storia di disturbi dell’uso di sostanze influenzano l’appropriatezza dell’indicazione e la pianificazione dell’intervento. In sintesi, il citalopram trova il suo impiego soprattutto nella depressione maggiore e nel disturbo di panico, con possibili estensioni su base specialistica ad altri disturbi d’ansia e ossessivo-compulsivi, all’interno di un percorso terapeutico personalizzato e monitorato nel tempo.
Modalità d’uso
Il citalopram si assume in monosomministrazione giornaliera, con o senza cibo, preferibilmente alla stessa ora. Negli adulti, nelle forme depressive si utilizza di norma una dose iniziale nell’ordine di 20 mg/die, con eventuali aumenti graduali in base a risposta e tollerabilità. Nel disturbo di panico è prassi iniziare con 10 mg/die per la prima settimana per ridurre il possibile incremento transitorio dell’ansia, per poi passare a dosi superiori. La maggior parte dei pazienti risponde tra 20 e 40 mg/die; per il rischio dose-dipendente di prolungamento dell’intervallo QT, non si superano generalmente i 40 mg/die negli adulti.
Nei pazienti anziani, con compromissione epatica, nei metabolizzatori lenti del CYP2C19 o in caso di uso concomitante di potenti inibitori enzimatici (per esempio di CYP2C19/CYP3A4), si adottano dosi più basse e un limite massimo ridotto (spesso 20 mg/die), con titolazioni più lente e monitoraggio clinico ed elettrocardiografico quando appropriato. Nell’insufficienza renale lieve-moderata in genere non è necessario un aggiustamento, mentre nelle forme gravi è richiesta cautela.
I primi benefici possono emergere entro 1–2 settimane, mentre la risposta piena richiede tipicamente 3–6 settimane o più. Dopo la remissione di un episodio depressivo, la terapia di mantenimento prosegue di norma per almeno 6 mesi per ridurre il rischio di ricaduta; nei quadri ricorrenti possono essere indicati periodi più lunghi. Nel disturbo di panico, una volta raggiunta la stabilizzazione, la terapia viene generalmente mantenuta per 6–12 mesi. L’aderenza costante e la rivalutazione periodica dell’efficacia e della tollerabilità fanno parte integrante del percorso terapeutico.
In caso di dimenticanza di una dose, è possibile assumerla appena ci si ricorda se non è quasi ora di quella successiva; evitare di raddoppiare. L’interruzione brusca può determinare sintomi da sospensione (per esempio capogiri, irritabilità, insonnia, parestesie, nausea), per cui la riduzione deve essere graduale. Il sovradosaggio può causare sonnolenza marcata, tremori, nausea, prolungamento del QT e aritmie e richiede una valutazione medica tempestiva. Il farmaco può essere assunto al mattino o alla sera: in presenza di insonnia è spesso preferita l’assunzione mattutina, mentre in caso di sonnolenza quella serale. Finché non si conosce la risposta individuale, è prudente usare cautela nella guida di veicoli o nell’uso di macchinari.
Effetti collaterali
Il citalopram, come altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), può causare una serie di effetti collaterali. Tra i più comuni si annoverano sonnolenza, capogiri, debolezza, ansia, insonnia, nausea, perdita dell’appetito, diarrea, costipazione, secchezza delle fauci, sbadigli, sintomi simil-influenzali, aumento della sudorazione, variazioni di peso e problemi nella sfera sessuale. (humanitas.it)
In alcuni casi, possono manifestarsi effetti indesiderati più gravi, come rash cutanei, orticaria, prurito, difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto, gonfiore di bocca, volto, labbra o lingua, cambiamenti d’umore, problemi alla vista, mal di testa con dolore al petto e forti capogiri, svenimenti, battito cardiaco accelerato o irregolare, reazioni nervose intense (ad esempio rigidità muscolare o tremori), agitazione, allucinazioni, febbre, battito cardiaco accelerato, riflessi iperattivi, nausea, vomito, diarrea, perdita delle capacità di coordinazione e svenimenti, nonché carenza di sodio.
È fondamentale contattare immediatamente un medico in caso di comparsa di effetti collaterali gravi o inusuali. Inoltre, l’uso del citalopram può essere associato a un aumento del rischio di pensieri suicidari, soprattutto nei giovani adulti e all’inizio del trattamento. (my-personaltrainer.it)
Alcuni pazienti possono sperimentare una sindrome serotoninergica, caratterizzata da sintomi come agitazione, confusione, tremori, sudorazione eccessiva, febbre, nausea, vomito e diarrea. In presenza di tali sintomi, è necessario interrompere immediatamente l’assunzione del farmaco e consultare un medico.
Infine, l’assunzione di citalopram può influenzare la funzione sessuale, causando diminuzione della libido, difficoltà nell’erezione o nell’orgasmo. Questi effetti possono persistere anche dopo l’interruzione del trattamento. È importante discutere con il proprio medico eventuali preoccupazioni riguardo a questi effetti collaterali.
Controindicazioni
L’uso del citalopram è controindicato in diversi casi. Non deve essere assunto da persone con ipersensibilità nota al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti presenti nel medicinale.
È controindicato l’uso concomitante con inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO) o se questi sono stati assunti nelle ultime due settimane. Dopo aver smesso di prendere citalopram, è necessario attendere almeno una settimana prima di iniziare un trattamento con IMAO.
Il citalopram non deve essere assunto insieme a pimozide, un farmaco utilizzato per il trattamento di disturbi psichiatrici, a causa del rischio di gravi aritmie cardiache.
È controindicato nei pazienti con prolungamento congenito dell’intervallo QT o con sindrome del QT lungo, nonché in coloro che assumono farmaci che possono prolungare l’intervallo QT.
Infine, l’uso del citalopram non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti al di sotto dei 18 anni, a meno che non sia strettamente necessario, a causa del rischio aumentato di effetti indesiderati quali tentativi di suicidio, ideazione suicida e ostilità.
Interazioni farmacologiche
Il citalopram può interagire con numerosi farmaci, modificando l’efficacia o aumentando gli effetti collaterali di entrambi i composti. Le interazioni più significative includono: (santagostino.it)
Interazioni che aumentano il rischio di sindrome serotoninergica:
- Inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO): come fenelzina, tranilcipromina, selegilina, moclobemide.
- Altri antidepressivi: specialmente altri SSRI, SNRI (inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina), antidepressivi triciclici.
- Triptani: utilizzati per l’emicrania (sumatriptan, zolmitriptan, ecc.).
- Oppioidi: specialmente tramadolo, fentanil, petidina, ossicodone.
- Erbe medicinali: particolarmente l’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum).
- Altri: linezolid (un antibiotico), blu di metilene, litio, dextrometorfano (presente in alcuni farmaci per la tosse).
Interazioni che aumentano il rischio di prolungamento dell’intervallo QT:
- Antiaritmici di classe IA e III: chinidina, procainamide, amiodarone, sotalolo.
- Antipsicotici: come aloperidolo, risperidone, ziprasidone.
- Antibiotici: macrolidi (eritromicina, claritromicina), fluorochinoloni (moxifloxacina).
- Altri: clorochina, idrossiclorochina, metadone, domperidone.
Interazioni che aumentano il rischio di sanguinamento:
- Anticoagulanti: warfarin, eparina, nuovi anticoagulanti orali.
- Antiaggreganti piastrinici: aspirina, clopidogrel.
- Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): ibuprofene, naprossene, diclofenac.
Il citalopram è metabolizzato principalmente dagli enzimi CYP2C19 e CYP3A4 del citocromo P450. Farmaci che inibiscono questi enzimi possono aumentare i livelli di citalopram nel sangue, tra cui:
- Inibitori CYP2C19: fluconazolo, omeprazolo, fluvoxamina.
- Inibitori CYP3A4: ketoconazolo, itraconazolo, claritromicina, ritonavir.
Altre interazioni importanti includono:
- Diuretici: aumentato rischio di iponatriemia.
- Farmaci che abbassano la soglia convulsiva: antipsicotici, bupropione, tramadolo.
- Alcol: può aumentare gli effetti sedativi e gli effetti collaterali sul sistema nervoso centrale.
È fondamentale informare sempre il medico di tutti i farmaci, integratori, vitamine ed erbe medicinali che si stanno assumendo prima di iniziare la terapia con citalopram.
In conclusione, il citalopram è un farmaco efficace nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma richiede un’attenta valutazione medica per minimizzare i rischi associati agli effetti collaterali, alle controindicazioni e alle interazioni farmacologiche. È essenziale seguire le indicazioni del medico e comunicare tempestivamente qualsiasi effetto indesiderato o preoccupazione durante il trattamento.
Per approfondire
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Informazioni ufficiali sui farmaci approvati in Italia.
Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) – Dettagli sui farmaci approvati a livello europeo.
Ministero della Salute – Linee guida e informazioni sulla salute pubblica in Italia.
Società Italiana di Psichiatria (SIP) – Risorse e aggiornamenti nel campo della psichiatria.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Ricerca e documentazione su tematiche sanitarie.
