Capire se sta venendo una trombosi alla gamba è una preoccupazione frequente, perché questa condizione può evolvere in complicanze gravi come l’embolia polmonare. La trombosi venosa profonda (TVP) degli arti inferiori consiste nella formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena profonda, in genere a livello del polpaccio o della coscia. I sintomi non sono sempre evidenti o tipici, e questo rende importante conoscere i segnali d’allarme, i fattori di rischio e quando rivolgersi rapidamente al medico o al pronto soccorso per eseguire gli accertamenti necessari.
In questa guida verranno descritti in modo chiaro ma rigoroso i principali sintomi della trombosi alla gamba, le situazioni che aumentano il rischio di svilupparla, gli esami che il medico può richiedere per confermare o escludere la diagnosi e le strategie generali di trattamento e prevenzione. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del proprio medico curante o dello specialista in angiologia o medicina vascolare, che resta il riferimento per valutare il singolo caso e impostare il percorso più appropriato.
Sintomi della trombosi alla gamba
La trombosi venosa profonda della gamba può manifestarsi con un ventaglio di sintomi molto variabile: in alcuni casi è quasi silente, in altri provoca disturbi evidenti e improvvisi. Il segno più tipico è il gonfiore di una sola gamba, spesso localizzato al polpaccio o che si estende fino alla coscia, con una sensazione di tensione o “gamba piena”. Questo edema è dovuto all’ostruzione del flusso venoso da parte del coagulo, che ostacola il ritorno del sangue verso il cuore. Il gonfiore può comparire in poche ore o svilupparsi nell’arco di uno-due giorni, e tende a non regredire con il semplice riposo o sollevando l’arto, a differenza di altri tipi di edema più benigni.
Un altro sintomo frequente è il dolore alla gamba interessata, che spesso viene descritto come crampo, peso o fitta profonda, in particolare quando si cammina o si flette il piede verso l’alto. Il dolore può essere localizzato al polpaccio o lungo il decorso delle vene profonde e talvolta peggiora alla palpazione. Non sempre è intenso: in alcuni pazienti è solo un fastidio sordo che viene facilmente confuso con un problema muscolare, uno stiramento o una “sciatica”. Proprio questa aspecificità rende la TVP insidiosa, perché porta a sottovalutare il disturbo o a rimandare la valutazione medica, aumentando il rischio di complicanze.
Oltre a gonfiore e dolore, possono comparire cambiamenti visibili della pelle della gamba colpita. La cute può diventare più calda al tatto rispetto all’arto controlaterale, arrossata o, nei casi più gravi, assumere una colorazione violacea o bluastra. Possono evidenziarsi vene superficiali più dilatate e tortuose, che diventano più visibili perché il sangue cerca vie alternative di deflusso. In alcune forme estese, la gamba appare globalmente tesa, lucida e molto dolente, quadro che rappresenta un’urgenza medica. È importante confrontare sempre le due gambe: differenze marcate di circonferenza, colore o temperatura devono far sospettare una trombosi e indurre a consultare rapidamente un medico.
Non bisogna dimenticare che una parte non trascurabile di trombosi alla gamba può essere paucisintomatica o addirittura asintomatica, cioè senza disturbi percepibili. In questi casi, il primo segno può purtroppo essere un’embolia polmonare, con comparsa improvvisa di fiato corto, dolore toracico, tachicardia o sensazione di svenimento. Per questo motivo, la presenza di fattori di rischio importanti (per esempio un intervento chirurgico recente, un periodo di immobilità prolungata o una storia personale di trombosi) deve aumentare il livello di attenzione anche di fronte a sintomi lievi o sfumati alla gamba. In presenza di dubbi, è sempre preferibile un controllo in più piuttosto che sottovalutare un possibile quadro trombotico.
Fattori di rischio
I fattori di rischio per la trombosi alla gamba sono numerosi e spesso si sommano tra loro, aumentando in modo significativo la probabilità di sviluppare un coagulo venoso. Un elemento centrale è l’immobilità prolungata: restare a letto per molti giorni dopo un intervento chirurgico o una malattia acuta, oppure viaggiare per molte ore in aereo, treno o auto senza alzarsi e muovere le gambe, rallenta il flusso di sangue nelle vene profonde e favorisce la formazione di trombi. Anche l’ingessatura di un arto inferiore o l’uso di tutori rigidi che limitano i movimenti articolari rientrano tra le situazioni a rischio, soprattutto se associati ad altri fattori predisponenti come l’età avanzata o la presenza di malattie croniche.
Un altro grande capitolo riguarda le condizioni che aumentano la tendenza del sangue a coagulare, cioè lo “stato trombofilico”. Alcune sono ereditarie, come le mutazioni di fattori della coagulazione (per esempio fattore V Leiden o mutazione della protrombina) o i deficit di proteine anticoagulanti naturali; altre sono acquisite, come la presenza di tumori maligni attivi, sindromi da anticorpi antifosfolipidi, malattie infiammatorie croniche o la gravidanza e il puerperio. Anche l’uso di estrogeni, per esempio in alcune pillole anticoncezionali o terapie ormonali sostitutive, può aumentare il rischio, soprattutto se associato al fumo di sigaretta, all’obesità o a una storia familiare di trombosi venosa.
Tra i fattori di rischio rientrano poi le patologie cardiovascolari e metaboliche come insufficienza cardiaca, infarto recente, ictus con deficit motori, diabete mellito e ipertensione arteriosa, che alterano la circolazione e lo stato infiammatorio generale dell’organismo. L’età superiore ai 60–65 anni rappresenta di per sé un elemento di rischio, ma la trombosi alla gamba può comparire anche in soggetti giovani, soprattutto se sono presenti predisposizioni genetiche o esposizioni intense a fattori scatenanti, come interventi chirurgici maggiori, traumi importanti o lunghi viaggi senza movimento. È quindi fondamentale che il medico raccolga un’anamnesi accurata per valutare il profilo di rischio individuale.
Infine, è importante sottolineare che in una quota di casi la trombosi venosa profonda è definita “idiopatica” o non provocata, cioè si manifesta senza un fattore scatenante evidente. In queste situazioni, soprattutto se l’episodio è il primo e il paziente non ha una storia familiare chiara, lo specialista può ritenere opportuno approfondire con esami mirati alla ricerca di trombofilie ereditarie o di patologie occulte, come alcuni tipi di neoplasie. Conoscere i propri fattori di rischio permette non solo di riconoscere più precocemente i sintomi, ma anche di adottare misure preventive mirate in occasione di interventi chirurgici, gravidanze, viaggi lunghi o periodi di immobilità forzata.
Diagnosi e test
La diagnosi di trombosi alla gamba si basa sulla combinazione di valutazione clinica e indagini strumentali e di laboratorio. Il medico, di solito il medico di medicina generale, il pronto soccorso o lo specialista in angiologia o medicina interna, parte da un’accurata raccolta dei sintomi e dei fattori di rischio, utilizzando spesso punteggi standardizzati (come il punteggio di Wells) per stimare la probabilità clinica di trombosi venosa profonda. In presenza di segni suggestivi (gonfiore monolaterale, dolore lungo il decorso venoso, recente intervento chirurgico o immobilità, storia di TVP o embolia polmonare), la probabilità viene classificata come bassa, intermedia o alta, e questo orienta la scelta degli esami successivi.
Uno dei test di laboratorio più utilizzati è il dosaggio del D-dimero, un frammento di degradazione della fibrina che aumenta nel sangue quando è in corso un processo di formazione e dissoluzione di coaguli. Un valore di D-dimero normale, in un paziente con bassa probabilità clinica, rende molto improbabile la presenza di una trombosi venosa profonda e può evitare esami strumentali invasivi o costosi. Tuttavia, il D-dimero è poco specifico: può risultare elevato in molte altre condizioni, come infezioni, infiammazioni, gravidanza, post-operatorio o età avanzata. Per questo motivo, un D-dimero alto non conferma da solo la diagnosi, ma richiede sempre un approfondimento con imaging.
L’esame cardine per confermare o escludere la trombosi alla gamba è l’ecocolordoppler venoso degli arti inferiori, un’ecografia che permette di visualizzare direttamente les vene profonde e valutare la presenza di trombi, l’estensione e l’eventuale compromissione del flusso sanguigno. Si tratta di un’indagine non invasiva, indolore e ripetibile, che può essere eseguita rapidamente in pronto soccorso o in ambulatorio vascolare. In alcuni casi complessi, per esempio quando il trombo interessa le vene pelviche o l’ecografia non è conclusiva, possono essere richieste metodiche di secondo livello come l’angio-TC o la risonanza magnetica venosa, che offrono una visione più ampia dell’albero venoso.
Oltre a confermare la presenza del trombo, la fase diagnostica può includere esami aggiuntivi per identificare eventuali cause sottostanti o fattori predisponenti. In pazienti giovani o con trombosi non provocata, lo specialista può proporre uno studio della coagulazione per ricercare trombofilie ereditarie o sindromi da anticorpi antifosfolipidi. Nei casi in cui si sospetti una neoplasia occulta, possono essere indicati esami ematochimici più completi e, se necessario, indagini strumentali mirate. È importante ricordare che la diagnosi di trombosi venosa profonda è un’urgenza relativa: quanto prima viene confermata, tanto più rapidamente si può iniziare la terapia anticoagulante, riducendo il rischio di embolia polmonare e di danni permanenti alle vene della gamba.
Trattamenti e prevenzione
Il trattamento della trombosi alla gamba ha due obiettivi principali: impedire che il trombo si estenda o si stacchi provocando un’embolia polmonare e ridurre il rischio di recidive e di sindrome post-trombotica, una complicanza cronica caratterizzata da gonfiore persistente, dolore e alterazioni cutanee. La terapia di base è rappresentata dai farmaci anticoagulanti, che non “sciolgono” direttamente il coagulo ma ne impediscono l’accrescimento e favoriscono, nel tempo, i meccanismi naturali di dissoluzione. A seconda delle caratteristiche del paziente e del contesto clinico, possono essere utilizzate eparine a basso peso molecolare per via sottocutanea, anticoagulanti orali diretti o antagonisti della vitamina K; la scelta del farmaco e la durata del trattamento (in genere almeno alcuni mesi) vengono stabilite dal medico sulla base delle linee guida e del profilo di rischio individuale.
In situazioni selezionate, come trombosi molto estese, dolore severo o rischio elevato di perdita di funzionalità dell’arto, possono essere presi in considerazione approcci più aggressivi, quali la trombolisi (somministrazione di farmaci che dissolvono il coagulo) o procedure endovascolari per rimuovere meccanicamente il trombo. Si tratta però di interventi riservati a centri specializzati e a casi particolari, perché comportano un rischio maggiore di sanguinamento e richiedono una valutazione multidisciplinare. Nella maggior parte dei pazienti, la terapia anticoagulante associata a misure fisiche come la mobilizzazione precoce, l’elevazione dell’arto e, quando indicato, l’uso di calze elastiche a compressione graduata è sufficiente a controllare la malattia e a prevenire complicanze.
La prevenzione della trombosi alla gamba è un aspetto cruciale, soprattutto nei soggetti che presentano fattori di rischio noti o che devono affrontare situazioni a rischio aumentato, come interventi chirurgici maggiori, ricoveri prolungati o lunghi viaggi. In ambito ospedaliero, le linee guida raccomandano protocolli di profilassi che combinano misure farmacologiche (eparine a basso dosaggio o altri anticoagulanti) e misure meccaniche (calze elastiche, dispositivi di compressione pneumatica intermittente), adattate al tipo di intervento e al profilo di rischio del paziente. A domicilio, è importante mantenere uno stile di vita attivo, evitare il sovrappeso, smettere di fumare e idratarsi adeguatamente, soprattutto in occasione di viaggi lunghi o periodi di immobilità forzata.
Per le persone che hanno già avuto una trombosi alla gamba, la prevenzione delle recidive richiede un attento follow-up medico. Lo specialista valuta periodicamente la necessità di prolungare la terapia anticoagulante oltre i primi mesi, soprattutto se la trombosi è stata non provocata, se sono presenti trombofilie ereditarie o se coesistono fattori di rischio persistenti come neoplasie o malattie croniche. È fondamentale che il paziente sia informato sui segni di allarme di una nuova trombosi o di un’embolia polmonare e sappia quando rivolgersi con urgenza ai servizi sanitari. L’aderenza alla terapia, il controllo regolare degli esami del sangue quando richiesto e il dialogo costante con il medico curante sono elementi chiave per ridurre al minimo il rischio di complicanze a lungo termine.
In sintesi, capire se sta venendo una trombosi alla gamba significa saper riconoscere un insieme di segnali spesso sfumati – gonfiore monolaterale, dolore profondo, cambiamenti di colore e temperatura della cute – nel contesto dei propri fattori di rischio personali, come immobilità, interventi chirurgici recenti, uso di estrogeni, gravidanza o precedenti episodi trombotici. Poiché i sintomi non sono sempre specifici e una quota di casi può essere quasi asintomatica, la valutazione medica tempestiva e l’eventuale esecuzione di esami come D-dimero ed ecocolordoppler venoso sono fondamentali per confermare o escludere la diagnosi. Un trattamento anticoagulante adeguato e strategie di prevenzione personalizzate, definite insieme al proprio medico o allo specialista in angiologia, permettono nella maggior parte dei casi di ridurre in modo significativo il rischio di complicanze gravi come l’embolia polmonare e la sindrome post-trombotica.
Per approfondire
Mayo Clinic – Deep vein thrombosis Scheda aggiornata in lingua inglese che descrive in modo chiaro sintomi, cause e complicanze della trombosi venosa profonda degli arti inferiori, utile per confrontare le informazioni generali sulla malattia.
NCBI Bookshelf – Deep Venous Thrombosis (StatPearls) Revisione clinica approfondita e aggiornata che affronta eziologia, fattori di rischio, diagnosi e trattamento della trombosi venosa profonda, rivolta a professionisti sanitari ma consultabile anche da lettori esperti.
Cleveland Clinic Journal of Medicine – Management of lower-extremity venous thromboembolism Articolo di revisione del 2024 che riassume le raccomandazioni più recenti sulla gestione della trombosi venosa degli arti inferiori, con particolare attenzione alla scelta e alla durata della terapia anticoagulante.
NYSORA – Linee guida europee sulla profilassi perioperatoria del tromboembolismo venoso Sintesi in italiano degli aggiornamenti delle linee guida europee sulla prevenzione del tromboembolismo venoso in ambito chirurgico, utile per comprendere le strategie di profilassi in ospedale.
mediX – Linea guida sul tromboembolismo Documento di pratica clinica, periodicamente aggiornato, che tratta in modo sistematico trombosi venosa profonda ed embolia polmonare, con indicazioni su diagnosi, trattamento e profilassi secondo le evidenze più recenti.
