Se hai un abbonamento attivo ACCEDI QUI
Quando si parla di “aiutare il cuore a pompare il sangue” si fa riferimento alla capacità del muscolo cardiaco di contrarsi in modo efficace e regolare, garantendo che ogni organo riceva ossigeno e nutrienti sufficienti. Non esiste un singolo gesto o un “trucco” miracoloso per rafforzare il cuore: si tratta piuttosto di un insieme di scelte quotidiane, controlli medici e, quando necessario, terapie farmacologiche e percorsi di riabilitazione.
Questa guida offre una panoramica generale, pensata per persone sane che vogliono proteggere il proprio cuore e per chi ha già fattori di rischio o patologie cardiovascolari note. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del cardiologo, che resta il riferimento per valutare la situazione individuale, prescrivere esami, farmaci e definire il livello di attività fisica più adatto.
Fattori che influenzano la funzione cardiaca
La funzione cardiaca è il risultato dell’azione coordinata di muscolo cardiaco, valvole, coronarie (i vasi che nutrono il cuore) e sistema elettrico che genera il ritmo. Quando tutto funziona bene, il cuore pompa il sangue in modo efficiente, adattandosi alle richieste dell’organismo: aumenta la frequenza e la forza di contrazione durante lo sforzo, le riduce a riposo. Diversi fattori possono però affaticare o danneggiare nel tempo questa “pompa biologica”: pressione arteriosa elevata, colesterolo alto, diabete, sovrappeso, fumo, sedentarietà, inquinamento e alcune malattie genetiche o valvolari. Comprendere questi elementi è il primo passo per intervenire in modo mirato.
L’ipertensione arteriosa costringe il cuore a lavorare contro una “resistenza” maggiore: come una pompa che deve spingere l’acqua in un tubo troppo stretto, il muscolo si ispessisce e, alla lunga, può indebolirsi. Il colesterolo LDL elevato favorisce la formazione di placche nelle arterie (aterosclerosi), riducendo il flusso di sangue al cuore stesso e aumentando il rischio di infarto. Il diabete, soprattutto se mal controllato, danneggia i vasi sanguigni e i nervi che regolano il cuore, contribuendo a peggiorare la funzione di pompa. Anche il sovrappeso e l’obesità aumentano il carico di lavoro cardiaco, perché il cuore deve irrorare una massa corporea maggiore, spesso in presenza di infiammazione cronica di basso grado.
Il fumo di sigaretta è uno dei nemici più aggressivi per il cuore: danneggia direttamente le pareti dei vasi, favorisce la coagulazione del sangue, riduce l’ossigeno disponibile e altera il controllo della pressione. Anche l’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico è stata associata a un aumento del rischio cardiovascolare, probabilmente attraverso meccanismi infiammatori e ossidativi. La sedentarietà, infine, priva il cuore di uno stimolo fondamentale: come ogni muscolo, il cuore si “allena” con il movimento regolare, che migliora la sua efficienza e la capacità di adattarsi agli sforzi. Restare fermi a lungo, al contrario, favorisce l’aumento di peso, la perdita di massa muscolare e il peggioramento di pressione, colesterolo e glicemia.
Esistono poi fattori non modificabili, come l’età, il sesso biologico e la familiarità per malattie cardiovascolari precoci. Con l’avanzare degli anni, le arterie tendono a irrigidirsi e alcune valvole cardiache possono andare incontro a degenerazione. Gli uomini, in media, sviluppano malattie coronariche più precocemente delle donne, che però vedono aumentare il rischio dopo la menopausa. Avere parenti di primo grado colpiti da infarto o ictus in età relativamente giovane indica una possibile predisposizione genetica. Anche se questi elementi non possono essere cambiati, conoscerli permette di intensificare la prevenzione sugli aspetti modificabili, come stile di vita e controlli periodici.
Stili di vita e alimentazione
Lo stile di vita è uno dei principali alleati (o nemici) della funzione cardiaca. Alimentazione, movimento, sonno, gestione dello stress, consumo di alcol e fumo agiscono in modo sinergico sul cuore e sui vasi. Un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva e povera di grassi saturi e zuccheri semplici, è associata a un minor rischio di infarto e ictus. Questo modello alimentare aiuta a mantenere sotto controllo colesterolo, pressione arteriosa, glicemia e peso corporeo, tutti fattori strettamente legati alla capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficiente. Non si tratta di una “dieta” temporanea, ma di un modo di mangiare sostenibile nel lungo periodo.
Un aspetto spesso sottovalutato è il consumo di sale. Un eccesso di sodio favorisce la ritenzione di liquidi e l’aumento della pressione arteriosa, costringendo il cuore a lavorare di più. Ridurre il sale aggiunto, limitare alimenti molto salati (salumi, formaggi stagionati, snack confezionati, cibi pronti) e leggere le etichette può avere un impatto significativo sulla salute cardiovascolare. Anche lo zucchero in eccesso, soprattutto sotto forma di bevande zuccherate e dolci industriali, contribuisce all’aumento di peso, alla resistenza insulinica e al diabete, condizioni che nel tempo indeboliscono la funzione cardiaca. Preferire acqua, tisane non zuccherate e dolci occasionali è una scelta protettiva.
Il consumo di alcol merita particolare attenzione. In passato si è parlato di possibili effetti “protettivi” di piccole quantità di vino rosso, ma le evidenze più recenti tendono a ridimensionare questo concetto e a sottolineare che non esiste una soglia di consumo completamente priva di rischi. L’alcol, soprattutto se assunto in quantità elevate o in abbuffate alcoliche, può aumentare la pressione, favorire aritmie (come la fibrillazione atriale), danneggiare il muscolo cardiaco e il fegato, oltre a contribuire all’aumento di peso. Per chi non beve, non è consigliato iniziare “per il cuore”; chi consuma alcol dovrebbe attenersi alle indicazioni del medico e alle linee guida nazionali, valutando anche altri fattori di rischio personali.
Sonno e stress sono due pilastri spesso trascurati. Dormire poco o male, in modo cronico, è associato a un aumento del rischio di ipertensione, diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Disturbi come l’apnea ostruttiva del sonno, in cui la respirazione si interrompe ripetutamente durante la notte, possono sovraccaricare il cuore e richiedono una valutazione specialistica. Lo stress cronico, soprattutto se accompagnato da scarsa attività fisica, alimentazione disordinata e fumo, contribuisce a mantenere elevati i livelli di ormoni come cortisolo e adrenalina, con effetti negativi su pressione, ritmo cardiaco e infiammazione. Tecniche di gestione dello stress (respirazione, mindfulness, supporto psicologico, organizzazione del tempo) possono avere un impatto concreto sul benessere cardiovascolare.
Esercizi fisici consigliati
L’attività fisica regolare è uno dei modi più efficaci e naturali per aiutare il cuore a pompare il sangue in modo più efficiente. Quando ci muoviamo, il cuore aumenta la frequenza e la forza di contrazione per soddisfare il maggior fabbisogno di ossigeno dei muscoli. Nel tempo, questo “allenamento” porta a un cuore più efficiente, capace di lavorare meglio sia durante lo sforzo sia a riposo, con una frequenza cardiaca spesso più bassa e una migliore capacità di adattamento. Per la maggior parte degli adulti sani, le raccomandazioni internazionali e nazionali suggeriscono di raggiungere almeno 150–300 minuti a settimana di attività aerobica moderata (come camminata veloce) oppure 75–150 minuti di attività vigorosa (come corsa o sport intensi), distribuiti su più giorni.
Gli esercizi aerobici sono particolarmente benefici per la funzione cardiaca. Camminare a passo svelto, andare in bicicletta, nuotare, ballare, fare ginnastica aerobica o utilizzare attrezzi come cyclette ed ellittica sono esempi di attività che aumentano la frequenza cardiaca in modo sostenibile. L’obiettivo è raggiungere un’intensità che faccia respirare più profondamente e sudare leggermente, ma che permetta ancora di parlare senza ansimare eccessivamente. Per chi è sedentario da tempo, è fondamentale iniziare gradualmente, magari con 10 minuti al giorno di cammino, aumentando progressivamente durata e intensità, sempre dopo aver discusso con il medico se sono presenti patologie o fattori di rischio importanti.
Oltre all’attività aerobica, anche gli esercizi di forza hanno un ruolo nel supportare il cuore. Rinforzare i principali gruppi muscolari (gambe, braccia, tronco) con pesi leggeri, elastici, esercizi a corpo libero o macchine in palestra, 2 o più volte a settimana, aiuta a mantenere la massa muscolare, migliorare il metabolismo del glucosio, sostenere le articolazioni e facilitare le attività quotidiane. Un corpo più forte richiede meno sforzo per compiere gli stessi movimenti, riducendo il carico relativo sul cuore. È importante però evitare sforzi massimali non controllati, soprattutto in persone con ipertensione o malattie cardiache, perché possono causare picchi pressori significativi.
Le attività quotidiane non vanno sottovalutate: salire le scale invece di prendere l’ascensore, scendere una fermata prima dell’autobus, fare brevi passeggiate durante le pause di lavoro, dedicarsi a giardinaggio o lavori domestici dinamici contribuiscono al movimento complessivo e hanno effetti positivi sul sistema cardiovascolare. Per chi ha già una malattia cardiaca diagnosticata (come scompenso cardiaco, coronaropatia, valvulopatia o aritmie), l’attività fisica deve essere personalizzata e spesso inserita in programmi di riabilitazione cardiologica strutturata, sotto la guida di cardiologi e fisioterapisti esperti. In questi casi, non è consigliabile improvvisare allenamenti intensi senza una valutazione specialistica preventiva.
Farmaci e integratori
In presenza di malattie cardiovascolari o di fattori di rischio importanti, lo stile di vita da solo può non essere sufficiente a proteggere la funzione di pompa del cuore. In questi casi, il medico può prescrivere farmaci specifici, con obiettivi diversi: controllare la pressione arteriosa, ridurre il colesterolo, migliorare la contrattilità del cuore, prevenire la formazione di coaguli, regolare il ritmo cardiaco. Tra i farmaci più utilizzati per supportare la funzione cardiaca in contesti patologici ci sono, ad esempio, i beta-bloccanti e gli ACE-inibitori. I beta-bloccanti riducono la frequenza cardiaca e la forza di contrazione, diminuendo il consumo di ossigeno del cuore e proteggendolo da stress eccessivi; in alcune forme di scompenso, paradossalmente, questo “riposo” controllato nel tempo migliora la funzione globale.
Gli ACE-inibitori agiscono dilatando i vasi sanguigni e riducendo la pressione arteriosa, facilitando il lavoro del cuore che deve pompare il sangue contro una resistenza minore. In molte persone con scompenso cardiaco o disfunzione del ventricolo sinistro, questi farmaci hanno dimostrato di ridurre sintomi, ricoveri e mortalità. Esistono poi altre classi di farmaci, come sartani, diuretici, antagonisti dell’aldosterone, inibitori SGLT2, antiaggreganti e anticoagulanti, ciascuna con un ruolo specifico nella gestione di condizioni come ipertensione, coronaropatia, scompenso, fibrillazione atriale. La scelta della terapia è sempre individuale e deve tenere conto di diagnosi, età, altre malattie, farmaci assunti e possibili interazioni.
È fondamentale non modificare mai da soli la terapia prescritta, né sospendere improvvisamente i farmaci cardiovascolari senza averne parlato con il medico. Interruzioni brusche o aggiustamenti non concordati possono portare a scompensi, crisi ipertensive, peggioramento dei sintomi o eventi acuti come infarto e ictus. Allo stesso modo, l’automedicazione con farmaci da banco (ad esempio alcuni antinfiammatori) può interferire con la terapia cardiologica, aumentare la pressione o favorire la ritenzione di liquidi, risultando rischiosa in persone con cuore già compromesso. Per questo è importante informare sempre il medico e il farmacista di tutti i medicinali assunti, compresi quelli non prescritti.
Per quanto riguarda gli integratori, non esistono evidenze solide che prodotti generici “per il cuore” possano, da soli, migliorare la capacità di pompa in persone sane. Alcuni integratori a base di omega-3, coenzima Q10, magnesio o antiossidanti sono stati studiati in contesti specifici, ma i risultati sono spesso eterogenei e non sostituiscono in alcun modo i farmaci quando questi sono necessari. Inoltre, anche gli integratori possono avere effetti collaterali, interagire con terapie in corso o essere controindicati in determinate condizioni (ad esempio, problemi renali, uso di anticoagulanti). Prima di iniziare qualsiasi integratore “per il cuore” è quindi prudente discuterne con il medico o il cardiologo, che potrà valutare se esiste un reale razionale clinico e in quale contesto.
In ogni caso, il cardine della protezione cardiovascolare resta la combinazione tra terapia farmacologica adeguata, quando indicata, e modifiche dello stile di vita. I farmaci non sostituiscono l’importanza di smettere di fumare, seguire un’alimentazione equilibrata e praticare attività fisica regolare, ma lavorano in sinergia con questi interventi. Un monitoraggio periodico degli esami del sangue, della pressione arteriosa e dei parametri clinici concordati con il medico consente di verificare l’efficacia della terapia, individuare precocemente eventuali effetti indesiderati e adattare nel tempo il trattamento alle esigenze della persona.
Quando rivolgersi a un cardiologo
Capire quando è il caso di rivolgersi a un cardiologo è fondamentale per intercettare precocemente eventuali problemi e proteggere la funzione di pompa del cuore. Alcuni sintomi devono sempre essere presi sul serio. Il dolore toracico improvviso, oppressivo, che può irradiarsi a braccio sinistro, mandibola, schiena o stomaco, soprattutto se associato a sudorazione fredda, nausea, respiro corto o sensazione di svenimento, richiede un intervento medico urgente (chiamata ai servizi di emergenza) e non va mai sottovalutato. Anche un dolore toracico meno intenso ma ricorrente, legato allo sforzo e che migliora con il riposo, merita una valutazione cardiologica per escludere una coronaropatia.
La dispnea, cioè la sensazione di “fiato corto”, è un altro segnale importante. Se compare a riposo, durante sforzi lievi che prima non creavano problemi, o se si accompagna a tosse notturna, necessità di dormire con più cuscini o risvegli improvvisi con fame d’aria, può indicare uno scompenso cardiaco o altre patologie cardiopolmonari. Anche il gonfiore persistente di caviglie, gambe o addome (edemi), soprattutto se peggiora la sera e si associa ad aumento di peso rapido in pochi giorni, può essere un segno di ritenzione di liquidi legata a una ridotta capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficace.
Le palpitazioni, cioè la percezione fastidiosa o irregolare del battito cardiaco, non sono sempre indice di una malattia grave, ma se sono frequenti, prolungate, associate a vertigini, svenimenti, dolore toracico o respiro corto, richiedono una valutazione. La sincope (perdita di coscienza improvvisa) o i quasi-svenimenti ripetuti sono sintomi che non vanno mai ignorati, perché possono essere legati ad aritmie significative, problemi valvolari o altre condizioni cardiache potenzialmente pericolose. Anche una stanchezza marcata e persistente, non spiegata da altre cause evidenti, può essere un campanello d’allarme, soprattutto in persone con fattori di rischio cardiovascolare.
Oltre ai sintomi, è opportuno rivolgersi a un cardiologo per una valutazione preventiva se si hanno più fattori di rischio (ipertensione, diabete, colesterolo alto, fumo, obesità, familiarità per infarto o ictus precoci), se si deve iniziare un’attività sportiva intensa dopo anni di sedentarietà, o se si è stati colpiti da un evento cardiovascolare in passato. Il cardiologo può proporre esami come elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test da sforzo, monitoraggio pressorio o Holter, per valutare struttura e funzione del cuore, ritmo e risposta allo sforzo. Sulla base dei risultati, verrà definito un piano personalizzato di controlli, stile di vita e, se necessario, terapia farmacologica o interventistica.
In sintesi, ascoltare il proprio corpo, non minimizzare i segnali e mantenere un dialogo aperto con il medico di medicina generale sono passi essenziali per proteggere la funzione cardiaca. Il medico di base rappresenta spesso il primo filtro: valuta i sintomi, prescrive i primi esami e, quando lo ritiene opportuno, indirizza al cardiologo. Intervenire in fase precoce permette spesso di evitare danni permanenti al muscolo cardiaco e di mantenere nel tempo una buona capacità del cuore di pompare il sangue, migliorando qualità e aspettativa di vita.
Aiutare il cuore a pompare il sangue in modo efficace significa agire su più fronti: prevenire e controllare i fattori di rischio, adottare uno stile di vita attivo e un’alimentazione equilibrata, riconoscere precocemente i sintomi sospetti e affidarsi a percorsi diagnostico-terapeutici adeguati quando necessario. Non esistono scorciatoie: la protezione del cuore è il risultato di scelte quotidiane costanti, supportate da controlli regolari e, se indicato, da farmaci e programmi di riabilitazione. Collaborare con il proprio medico e, quando serve, con il cardiologo, è il modo più sicuro per costruire un piano personalizzato che aiuti il cuore a lavorare al meglio nel lungo periodo.
Per approfondire
Istituto Superiore di Sanità – Attività fisica e malattie cardiovascolari Scheda istituzionale che spiega in dettaglio come il movimento regolare riduca il rischio di infarto e ictus e offre esempi pratici di attività consigliate per proteggere il cuore.
Ministero della Salute – Attività fisica negli adulti Pagina dedicata alle raccomandazioni ufficiali italiane su quantità e intensità di attività fisica per adulti, con particolare attenzione alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Istituto Superiore di Sanità – Per avere un cuore sano Documento che riassume dati epidemiologici sulle malattie cardiovascolari in Italia e propone cinque consigli chiave di prevenzione basati su stili di vita salutari.
ISS – Sorveglianza PASSI: Attività fisica Risorsa che presenta le evidenze sui benefici dell’attività fisica su cuore, pressione, colesterolo, glicemia e peso, con dati di sorveglianza sulla popolazione italiana adulta.
NHLBI (NIH) – Heart-Healthy Living: Physical Activity Scheda informativa internazionale che illustra come integrare l’attività fisica nella vita quotidiana per sostenere la salute del cuore e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.
