Se hai un abbonamento attivo ACCEDI QUI
Il cosiddetto “grasso ostinato” è una delle principali frustrazioni di chi cerca di dimagrire: nonostante dieta, palestra e impegno costante, alcune zone del corpo sembrano non cambiare mai. In realtà, questo fenomeno ha spiegazioni biologiche precise, legate a genetica, ormoni, distribuzione del tessuto adiposo e stile di vita. Comprendere questi meccanismi è il primo passo per impostare una strategia realistica, sicura e basata sulle evidenze, evitando soluzioni miracolistiche o potenzialmente dannose per la salute.
In questa guida vedremo cosa si intende davvero per grasso ostinato, perché si concentra in aree come addome, fianchi, cosce o glutei, e quali sono gli approcci più efficaci per ridurlo: alimentazione, attività fisica, gestione degli ormoni e della motivazione. Non si tratta di una ricetta rapida, ma di un percorso strutturato che richiede tempo, costanza e, quando necessario, il supporto di professionisti (medico, dietologo, dietista, fisioterapista o personal trainer qualificato).
Comprendere il Grasso Ostinato
Con il termine “grasso ostinato” si indica il tessuto adiposo che tende a ridursi più lentamente rispetto al resto del corpo, anche in presenza di un dimagrimento generale. Spesso si localizza in aree tipiche: addome e fianchi nell’uomo, glutei, cosce e parte bassa dell’addome nella donna, ma le combinazioni sono molto individuali. Dal punto di vista fisiologico, queste zone presentano una diversa densità di recettori ormonali e una diversa vascolarizzazione, che rendono più difficile la mobilizzazione degli acidi grassi. Inoltre, il grasso sottocutaneo (quello sotto la pelle) si comporta in modo diverso rispetto al grasso viscerale, più profondo, che circonda gli organi interni e che è metabolicamente più attivo e più facilmente mobilizzabile.
Un aspetto importante da chiarire è che il corpo non dimagrisce “a richiesta” in un punto preciso: quando si crea un deficit calorico, l’organismo attinge alle riserve energetiche secondo logiche proprie, influenzate da genetica, sesso, età, ormoni e stile di vita. Per questo motivo, anche percorsi di dimagrimento importanti e strutturati, come quelli descritti in alcune esperienze di perdita di peso molto marcata, mostrano che la riduzione del grasso è graduale e distribuita, con alcune zone che si sbloccano solo dopo mesi di lavoro costante e controllato. percorso strutturato di dimagrimento importante
La percezione di “ostinazione” del grasso è spesso amplificata da aspettative poco realistiche e da confronti con immagini filtrate o ritoccate. È utile ricordare che una certa quantità di grasso in specifiche aree è fisiologica, soprattutto nella donna in età fertile, dove il tessuto adiposo ha anche una funzione ormonale e riproduttiva. Inoltre, la composizione corporea non dipende solo dalla quantità di grasso, ma anche dalla massa muscolare, dalla distribuzione dei liquidi e dalla struttura ossea. Per questo, due persone con lo stesso peso e la stessa altezza possono apparire molto diverse, e il concetto di “grasso ostinato” va sempre inserito in un quadro complessivo di salute e non solo estetico.
Infine, è fondamentale distinguere tra grasso ostinato e condizioni patologiche che possono alterare la distribuzione del tessuto adiposo, come alcune endocrinopatie (per esempio sindrome di Cushing, ipotiroidismo non trattato), lipoedema o effetti collaterali di farmaci. In presenza di gonfiore marcato, dolore, asimmetrie importanti o aumento di peso improvviso e non spiegato, è necessario rivolgersi al medico per una valutazione clinica completa. Solo escludendo o trattando eventuali cause mediche si può lavorare in modo efficace e sicuro sulla riduzione del grasso in eccesso, evitando di attribuire tutto, in modo semplicistico, al “grasso ostinato”.
Dieta Mirata
Quando si parla di “dieta mirata” per il grasso ostinato, è importante chiarire che non esiste un piano alimentare capace di bruciare il grasso solo in una zona specifica. Ciò che la scienza supporta è la creazione di un moderato deficit calorico, associato a una buona qualità nutrizionale: riduzione di zuccheri semplici e alimenti ultra-processati, adeguato apporto proteico, grassi di buona qualità e abbondanza di verdura e frutta. Questo approccio favorisce la perdita di grasso complessiva, che nel tempo coinvolgerà anche le aree più resistenti. Diete eccessivamente restrittive o sbilanciate possono portare a perdita di massa muscolare, rallentamento del metabolismo e maggiore difficoltà nel mantenere i risultati.
Un errore frequente è concentrarsi solo su cosa togliere, senza pianificare cosa inserire. Per esempio, aumentare l’apporto di proteine di qualità (pesce, legumi, carni magre, latticini magri se tollerati) aiuta a preservare la massa muscolare durante il dimagrimento e aumenta il senso di sazietà. Allo stesso tempo, scegliere carboidrati complessi a basso indice glicemico (cereali integrali, legumi, alcune verdure amidacee) contribuisce a stabilizzare la glicemia e l’insulina, ormoni che influenzano direttamente l’accumulo di grasso in aree come addome e fianchi. È altrettanto utile limitare gli alimenti ricchi di grassi saturi e trans, spesso presenti in prodotti industriali e fast food, che favoriscono l’aumento di peso e la resistenza insulinica.
Per alcune persone, il grasso ostinato si concentra in zone come glutei e cosce, e la tentazione è quella di eliminare drasticamente intere categorie di alimenti, in particolare i carboidrati, o di seguire diete “spot” che promettono di snellire solo il sedere o i fianchi. In realtà, ciò che conta è la coerenza nel tempo di un piano alimentare equilibrato, che tenga conto anche delle preferenze personali e del contesto di vita, per essere sostenibile. In questo senso, può essere utile approfondire quali cibi tendono a favorire l’accumulo di grasso in alcune aree e come impostare scelte quotidiane più favorevoli alla perdita di peso complessiva, senza cadere in restrizioni estreme difficili da mantenere. alimenti da limitare per snellire glutei e fianchi
Un altro elemento spesso sottovalutato è la gestione dei pasti nel corso della giornata. Saltare la colazione o arrivare a sera con una fame eccessiva aumenta il rischio di abbuffate e di scelte impulsive, ricche di zuccheri e grassi. Distribuire l’apporto calorico in 3 pasti principali e, se necessario, 1–2 spuntini bilanciati può aiutare a mantenere stabile la glicemia e a ridurre il desiderio di cibi ipercalorici. Anche l’idratazione gioca un ruolo: bere acqua regolarmente contribuisce al senso di pienezza e al corretto funzionamento del metabolismo. In ogni caso, quando si hanno patologie concomitanti (diabete, malattie renali, disturbi gastrointestinali) è essenziale che la dieta venga personalizzata da un professionista sanitario competente.
Esercizi Specifici
L’attività fisica è un pilastro fondamentale per ridurre il grasso corporeo, ma è importante distinguere tra due concetti spesso confusi: non esistono esercizi capaci di bruciare il grasso solo in un punto (spot reduction), ma esistono esercizi che possono migliorare il tono muscolare e l’aspetto di una determinata area, rendendo meno evidente il grasso residuo. L’allenamento più efficace per il dimagrimento complessivo combina esercizi aerobici (camminata veloce, corsa, bicicletta, nuoto) con esercizi di forza (pesi liberi, macchine, esercizi a corpo libero). L’attività aerobica aiuta a creare un dispendio calorico significativo, mentre l’allenamento di forza preserva e aumenta la massa muscolare, che a sua volta sostiene il metabolismo basale.
Per contrastare il grasso ostinato, è utile programmare almeno 150–300 minuti a settimana di attività aerobica di intensità moderata, oppure 75–150 minuti di attività vigorosa, come suggeriscono molte linee guida internazionali, adattando però sempre il carico alla propria condizione fisica e alle eventuali patologie. A questo andrebbero aggiunte 2–3 sedute settimanali di esercizi di forza che coinvolgano i principali gruppi muscolari: gambe, glutei, dorso, petto, spalle, braccia e core (muscoli addominali e lombari). Questo approccio globale, nel tempo, favorisce una riduzione più armonica del grasso corporeo, compreso quello localizzato in aree “difficili”, e migliora postura, equilibrio e funzionalità quotidiana.
Gli esercizi “specifici” per una zona, come addominali per la pancia o squat per glutei e cosce, non bruciano il grasso solo in quel punto, ma sono comunque preziosi perché aumentano la massa muscolare locale e migliorano la definizione. Per esempio, un programma che includa varianti di plank, crunch controllati, esercizi per gli obliqui e per il core profondo può rendere l’addome più tonico, mentre affondi, squat, hip thrust e step-up aiutano a modellare glutei e cosce. È importante eseguire i movimenti con tecnica corretta, eventualmente con la guida di un fisioterapista o di un personal trainer qualificato, per evitare sovraccarichi articolari e infortuni che potrebbero interrompere il percorso di allenamento.
Infine, non va trascurato il ruolo della quotidianità attiva: salire le scale invece di prendere l’ascensore, camminare o usare la bicicletta per gli spostamenti brevi, fare pause di movimento durante il lavoro sedentario. Questi piccoli gesti, sommati nel corso della giornata, aumentano il dispendio energetico totale e contribuiscono a creare quel deficit calorico necessario per intaccare anche il grasso più resistente. Per chi parte da una condizione di sedentarietà o ha problemi articolari o cardiaci, è fondamentale un confronto preventivo con il medico, che potrà indicare eventuali limiti e suggerire un percorso di attività fisica adattata e progressiva, evitando sforzi improvvisi e non controllati.
Ruolo degli Ormoni
Gli ormoni svolgono un ruolo centrale nella regolazione del peso corporeo e nella distribuzione del grasso, inclusa la comparsa di aree di grasso ostinato. Insulina, cortisolo, ormoni tiroidei, estrogeni, progesterone e testosterone influenzano in modo diverso il modo in cui il corpo immagazzina e mobilizza il tessuto adiposo. Per esempio, livelli cronicamente elevati di insulina, spesso associati a diete ricche di zuccheri semplici e sedentarietà, favoriscono l’accumulo di grasso soprattutto a livello addominale. Il cortisolo, l’ormone dello stress, se elevato a lungo termine, può anch’esso promuovere l’aumento di grasso viscerale e rendere più difficile la perdita di peso, soprattutto in presenza di sonno insufficiente e stress psicologico non gestito.
Nella donna, le variazioni ormonali legate al ciclo mestruale, alla gravidanza, al post-partum e alla menopausa influenzano profondamente la distribuzione del grasso. In età fertile, gli estrogeni tendono a favorire un accumulo di grasso sottocutaneo in glutei e cosce, con una funzione anche protettiva sul piano metabolico. Con la menopausa, la riduzione degli estrogeni è spesso associata a un progressivo spostamento del grasso verso l’addome, con aumento del rischio cardiovascolare e di insulino-resistenza. Questo cambiamento può far percepire come “ostinato” un grasso che prima non era presente in quella zona, nonostante abitudini alimentari e di attività fisica apparentemente invariate.
Anche gli ormoni tiroidei (T3 e T4) sono determinanti per il metabolismo basale: in caso di ipotiroidismo non trattato o non ben controllato, il metabolismo rallenta, il dispendio energetico si riduce e diventa più facile aumentare di peso, con difficoltà a perdere il grasso in eccesso. In queste situazioni, insistere solo su dieta ed esercizio senza una valutazione endocrinologica rischia di essere poco efficace e frustrante. Allo stesso modo, alterazioni del testosterone nell’uomo possono influenzare la massa muscolare e la distribuzione del grasso, con tendenza a un accumulo addominale e a una riduzione del tono muscolare, che rende più evidente il grasso residuo.
È importante sottolineare che l’autogestione di integratori o farmaci “ormonali” nel tentativo di modificare la distribuzione del grasso è potenzialmente pericolosa e sconsigliata. Qualsiasi sospetto di squilibrio ormonale (stanchezza marcata, variazioni di peso improvvise, alterazioni del ciclo mestruale, calo della libido, cambiamenti dell’umore) va discusso con il medico, che potrà prescrivere gli esami necessari e, se indicato, impostare una terapia adeguata. In molti casi, interventi sullo stile di vita – alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, gestione dello stress, sonno di qualità – contribuiscono a migliorare il profilo ormonale e, nel tempo, a rendere meno “ostinato” il grasso localizzato, senza ricorrere a scorciatoie rischiose.
Consigli per la Motivazione
Affrontare il grasso ostinato richiede tempo, costanza e pazienza, e la motivazione è spesso messa alla prova quando i risultati tardano a vedersi nelle zone che più ci infastidiscono. Un primo passo utile è spostare il focus dal solo aspetto estetico agli obiettivi di salute e benessere: migliorare la resistenza, sentirsi meno affaticati, dormire meglio, ridurre alcuni parametri di rischio (pressione, glicemia, colesterolo). Questi traguardi, spesso raggiungibili già nelle prime settimane di cambiamento dello stile di vita, possono fornire una gratificazione immediata e sostenere la motivazione, anche se il grasso in alcune aree sembra ancora “fermo”.
Un altro strumento efficace è la definizione di obiettivi realistici, specifici e misurabili, sia a breve che a lungo termine. Invece di puntare genericamente a “eliminare la pancia” o “snellire le cosce”, può essere più utile fissare obiettivi come: camminare 30 minuti al giorno per 5 giorni a settimana, aumentare gradualmente il carico negli esercizi di forza, introdurre verdure in almeno due pasti al giorno. Tenere un diario o utilizzare app per monitorare i progressi (peso, circonferenze, ma anche sensazioni soggettive di energia e benessere) aiuta a visualizzare i cambiamenti nel tempo, che spesso sono più lenti e graduali di quanto ci si aspetti, ma comunque reali e significativi.
La gestione delle ricadute è un aspetto cruciale: è normale attraversare periodi di stallo, giornate in cui si mangia più del previsto o settimane in cui l’allenamento è meno regolare. Interpretare questi momenti come “fallimenti” porta spesso all’abbandono del percorso; considerarli invece come parte fisiologica di un cambiamento a lungo termine permette di riprendere più facilmente le buone abitudini. Può essere utile pianificare in anticipo strategie per i momenti critici: avere alternative sane pronte in casa, concordare con il trainer come adattare l’allenamento nelle settimane più impegnative, chiedere supporto a familiari o amici per mantenere la routine.
Infine, il supporto professionale e sociale può fare una grande differenza. Lavorare con un dietista o un dietologo, un medico e un professionista dell’esercizio fisico permette di avere indicazioni personalizzate, realistiche e sicure, riducendo il rischio di seguire consigli non scientifici trovati online o di adottare pratiche estreme. Condividere il percorso con altre persone – in piccoli gruppi di cammino, corsi in palestra, comunità online affidabili – aiuta a sentirsi meno soli e a normalizzare le difficoltà. Ricordare che il grasso ostinato non è un difetto personale, ma il risultato di meccanismi biologici complessi, può alleggerire il carico emotivo e favorire un rapporto più equilibrato con il proprio corpo durante tutto il percorso di cambiamento.
In sintesi, il grasso ostinato è il risultato di una combinazione di fattori genetici, ormonali, comportamentali e ambientali, e non può essere eliminato con soluzioni rapide o localizzate. Un approccio efficace si basa su una dieta equilibrata e sostenibile, un programma di attività fisica che integri esercizi aerobici e di forza, una valutazione attenta del profilo ormonale quando necessario e strategie di motivazione che tengano conto dei tempi fisiologici del corpo. L’obiettivo non è la perfezione estetica, ma un miglioramento globale della salute e del benessere, in cui anche le aree più resistenti possono cambiare gradualmente, nel rispetto dei propri limiti e della propria unicità.
Per approfondire
Ministero della Salute – Alimentazione e peso corporeo Panoramica istituzionale aggiornata su alimentazione equilibrata, controllo del peso e prevenzione dell’obesità, utile per comprendere il contesto generale in cui si inserisce il tema del grasso in eccesso.
Istituto Superiore di Sanità – Sovrappeso e obesità Schede informative e materiali divulgativi basati su evidenze scientifiche, con particolare attenzione ai fattori di rischio metabolici e alle strategie di prevenzione e trattamento.
Organizzazione Mondiale della Sanità – Obesità e sovrappeso Dati epidemiologici aggiornati, raccomandazioni globali su dieta e attività fisica e spiegazioni sui rischi associati all’eccesso di grasso corporeo.
AIFA – Farmaci per la cura dell’obesità Informazioni ufficiali sui medicinali autorizzati in Italia per il trattamento dell’obesità, utili per comprendere quando e come l’approccio farmacologico può affiancare lo stile di vita.
European Food Information Council – Weight management Articoli divulgativi aggiornati su gestione del peso, composizione corporea, ruolo della dieta e dell’attività fisica, con un linguaggio accessibile ma scientificamente fondato.
