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L’ipertrigliceridemia severa rappresenta un significativo fattore di rischio per lo sviluppo di pancreatite acuta. Livelli di trigliceridi superiori a 500 mg/dL aumentano progressivamente il rischio di pancreatite, con un’incidenza stimata del 5% per valori superiori a 1.000 mg/dL e fino al 10-20% per livelli oltre i 2.000 mg/dL. Inoltre, l’ipertrigliceridemia è associata a un incremento del rischio cardiovascolare, sebbene l’associazione diretta sia meno evidente quando si considerano altre variabili correlate.
Quando i trigliceridi sono davvero alti: soglie di rischio e sintomi
I trigliceridi sono lipidi presenti nel sangue, derivanti sia dall’alimentazione sia dalla sintesi endogena. Valori normali di trigliceridi a digiuno sono inferiori a 150 mg/dL. Si parla di ipertrigliceridemia moderata quando i livelli si attestano tra 150 e 500 mg/dL, mentre valori superiori a 500 mg/dL indicano una condizione severa. Livelli estremamente elevati, superiori a 1.000 mg/dL, sono particolarmente preoccupanti per il rischio di pancreatite acuta.
L’ipertrigliceridemia è spesso asintomatica e viene diagnosticata incidentalmente durante esami del sangue di routine. Tuttavia, in presenza di livelli molto elevati, possono manifestarsi sintomi quali dolore addominale, xantomi cutanei (depositi lipidici sotto la pelle) e, nei casi più gravi, pancreatite acuta, caratterizzata da dolore addominale severo, nausea e vomito.
Le cause dell’ipertrigliceridemia severa includono fattori genetici, come la sindrome da chilomicronemia familiare, e fattori acquisiti, quali obesità, diabete mellito di tipo 2, consumo eccessivo di alcol e diete ricche di zuccheri semplici e grassi saturi. Anche alcuni farmaci, come i corticosteroidi e i diuretici tiazidici, possono contribuire all’aumento dei trigliceridi.
La gestione dell’ipertrigliceridemia severa richiede un approccio multifattoriale, che comprende modifiche dello stile di vita, interventi dietetici specifici e, in alcuni casi, terapia farmacologica. L’obiettivo principale è ridurre i livelli di trigliceridi per prevenire complicanze gravi, come la pancreatite acuta.

Dieta extra-low-fat: percentuali di grassi, quantità quotidiane e fonti consigliate
Una dieta a bassissimo contenuto di grassi è fondamentale nella gestione dell’ipertrigliceridemia severa, soprattutto per prevenire episodi di pancreatite acuta. Si raccomanda che l’apporto di grassi sia inferiore al 10% dell’apporto calorico totale giornaliero, corrispondente a circa 20-40 grammi di grassi al giorno, a seconda del fabbisogno calorico individuale.
È essenziale selezionare fonti di grassi salutari, privilegiando gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Tuttavia, anche questi dovrebbero essere consumati con moderazione. Fonti consigliate includono:
- Olio extravergine di oliva, utilizzato con parsimonia per condire.
- Pesce azzurro, come sardine e sgombro, ricco di omega-3, da consumare 2-3 volte a settimana.
- Frutta secca, come noci e mandorle, in quantità limitate.
È importante evitare grassi saturi e trans, presenti in alimenti come burro, margarine, prodotti da forno industriali e cibi fritti. Anche le carni grasse e i latticini interi dovrebbero essere limitati o eliminati dalla dieta.
Oltre alla riduzione dei grassi, è consigliabile aumentare l’assunzione di fibre alimentari attraverso il consumo di frutta, verdura e cereali integrali, che aiutano a ridurre l’assorbimento intestinale dei lipidi. È altresì fondamentale mantenere un adeguato apporto proteico, privilegiando fonti magre come legumi, pollame senza pelle e latticini a basso contenuto di grassi.
Alcol, zuccheri semplici e fruttosio: quanto incidono e come ridurli
Il consumo di alcol ha un impatto significativo sui livelli di trigliceridi nel sangue. L’alcol viene metabolizzato dal fegato, favorendo la sintesi di trigliceridi e il loro rilascio nel circolo sanguigno. Anche quantità moderate di alcol possono aumentare i livelli di trigliceridi, pertanto è consigliabile eliminarne completamente il consumo nei pazienti con ipertrigliceridemia severa.
Gli zuccheri semplici, inclusi il saccarosio e il fruttosio, contribuiscono all’aumento dei trigliceridi. Il fruttosio, in particolare, viene metabolizzato nel fegato, dove può essere convertito in trigliceridi. Alimenti ad alto contenuto di zuccheri semplici, come dolci, bevande zuccherate e succhi di frutta, dovrebbero essere evitati o consumati in quantità molto limitate.
Per ridurre l’assunzione di zuccheri semplici e fruttosio, si consiglia di:
- Sostituire le bevande zuccherate con acqua o tisane non zuccherate.
- Limitare il consumo di frutta ad alto contenuto di fruttosio, come uva, banane e fichi, preferendo frutti a basso contenuto di zuccheri.
- Evitare dolci, pasticceria e snack confezionati ricchi di zuccheri aggiunti.
Inoltre, è utile leggere attentamente le etichette nutrizionali per identificare e limitare l’assunzione di zuccheri nascosti presenti in molti prodotti alimentari industriali. Adottare queste misure contribuisce significativamente alla riduzione dei livelli di trigliceridi e al miglioramento del profilo lipidico complessivo.
Esempi di pasti e bevande sicure nei giorni ‘a rischio’ con porzioni
Nei giorni in cui si prevede un aumento del rischio di ipertrigliceridemia, è fondamentale pianificare pasti equilibrati e poveri di grassi. Ecco alcuni esempi di pasti e bevande sicure, con porzioni consigliate:
Colazione:
- Una tazza di tè verde non zuccherato.
- Due fette di pane integrale tostato con un velo di marmellata senza zuccheri aggiunti.
- Un frutto fresco a basso contenuto di zuccheri, come una mela o una pera.
Pranzo:
- Un piatto di pasta integrale (80 g) condita con pomodoro fresco e basilico.
- Una porzione di verdure grigliate condite con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva.
- Un frutto fresco a basso contenuto di zuccheri.
Spuntino pomeridiano:
- Uno yogurt magro senza zuccheri aggiunti.
- Una manciata di noci o mandorle (circa 15 g).
Cena:
- Filetto di pesce azzurro (150 g) al forno con erbe aromatiche.
- Una porzione di quinoa (70 g) con verdure al vapore.
- Insalata mista condita con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva e succo di limone.
Bevande:
- Acqua naturale o frizzante, almeno 1,5 litri al giorno.
- Tisane o infusi non zuccherati.
Questi esempi aiutano a mantenere i livelli di trigliceridi sotto controllo, fornendo al contempo nutrienti essenziali per l’organismo.
Farmaci e integrazioni utili: icosapent etile e fibrati — dialogo con il medico
In alcuni casi, le modifiche dello stile di vita potrebbero non essere sufficienti per controllare i livelli di trigliceridi, rendendo necessaria l’introduzione di terapie farmacologiche. Tra i farmaci utilizzati per trattare l’ipertrigliceridemia troviamo i fibrati e l’icosapent etile.
I fibrati sono farmaci d’elezione per il trattamento dell’ipertrigliceridemia, specialmente quando i trigliceridi superano valori elevati. Essi agiscono riducendo la produzione di trigliceridi nel fegato e aumentando la loro eliminazione dal sangue. Esempi di fibrati includono il fenofibrato e il gemfibrozil. (m.my-personaltrainer.it)
L’icosapent etile è un derivato purificato dell’acido eicosapentaenoico (EPA), un acido grasso omega-3. Questo farmaco è indicato per la riduzione dei trigliceridi in pazienti con ipertrigliceridemia severa. L’icosapent etile agisce riducendo la sintesi epatica di trigliceridi e aumentando la loro eliminazione.
È fondamentale consultare il proprio medico prima di iniziare qualsiasi terapia farmacologica. Il medico valuterà la necessità di un trattamento farmacologico in base ai livelli di trigliceridi, al rischio cardiovascolare e ad altre condizioni di salute del paziente. Inoltre, il medico monitorerà l’efficacia del trattamento e la presenza di eventuali effetti collaterali, adattando la terapia alle esigenze individuali.
Per approfondire
My Personal Trainer: Panoramica sui farmaci utilizzati per il trattamento dell’ipertrigliceridemia.
Torrinomedica: Indicazioni su cosa evitare in caso di colesterolo e trigliceridi elevati.
