Come curare l’osteoporosi grave senza bifosfonati?

Osteoporosi grave senza bifosfonati: sintomi, terapie alternative, rimedi naturali, dieta, esercizio fisico e prevenzione delle fratture

L’osteoporosi grave è una condizione in cui la densità e la qualità dell’osso sono talmente ridotte da aumentare in modo marcato il rischio di fratture anche per traumi minimi o movimenti abituali. Molte persone, dopo aver ricevuto questa diagnosi, si chiedono se sia possibile curare o gestire l’osteoporosi senza utilizzare i bifosfonati, una delle classi di farmaci più prescritte ma non sempre ben tollerate o accettate. È importante chiarire che, soprattutto nelle forme gravi, non esiste un singolo rimedio “naturale” o un’unica terapia miracolosa, ma un percorso integrato che va sempre discusso con il medico specialista.

Questa guida ha l’obiettivo di spiegare in modo chiaro quali sono i sintomi tipici dell’osteoporosi grave, quali opzioni terapeutiche alternative ai bifosfonati esistono, quali rimedi naturali e integratori possono avere un ruolo di supporto e come dieta, esercizio fisico e strategie di prevenzione delle fratture contribuiscano alla gestione complessiva della malattia. Le informazioni fornite sono di carattere generale, non sostituiscono il parere del medico e non intendono proporre schemi di cura personalizzati, ma offrire una base informata per dialogare con il proprio ortopedico, reumatologo o medico di medicina generale.

Sintomi dell’osteoporosi grave

L’osteoporosi viene spesso definita una “malattia silenziosa” perché, nelle fasi iniziali, non dà sintomi evidenti. Nelle forme gravi, tuttavia, possono comparire manifestazioni cliniche che incidono in modo significativo sulla qualità di vita. Il segno più caratteristico è la comparsa di fratture da fragilità, cioè fratture che avvengono in seguito a traumi minimi, come una caduta da in piedi, un movimento brusco o, talvolta, anche uno sforzo banale come sollevare un peso leggero o tossire. Le sedi più frequentemente interessate sono le vertebre, il femore prossimale (anca) e il polso, ma possono essere coinvolte anche altre ossa, come omero e coste, con dolore acuto e limitazione funzionale.

Un altro sintomo tipico dell’osteoporosi grave è il mal di schiena persistente, spesso localizzato nella regione dorsale o lombare, che può peggiorare con la stazione eretta prolungata o con i movimenti. Questo dolore può essere il segno di fratture vertebrali da schiacciamento, talvolta multiple, che determinano una progressiva perdita di altezza e una deformità della colonna, con atteggiamento cifotico (la cosiddetta “gobba”). La riduzione di statura di alcuni centimetri in pochi anni, associata a dolore vertebrale, dovrebbe sempre indurre a sospettare una possibile osteoporosi severa e a richiedere una valutazione specialistica con esami mirati.

Con il progredire della malattia, la deformità della colonna e le fratture vertebrali multiple possono alterare la postura e la biomeccanica del tronco, causando affaticamento muscolare, difficoltà a mantenere l’equilibrio e maggiore rischio di cadute. Alcune persone riferiscono anche difficoltà respiratorie o senso di costrizione toracica, perché la cifosi accentuata riduce lo spazio per l’espansione dei polmoni. A livello psicologico, il timore costante di cadere e fratturarsi può portare a riduzione delle attività quotidiane, isolamento sociale, ansia e, in alcuni casi, depressione, con un impatto globale sul benessere.

È importante sottolineare che non tutti i dolori articolari o muscolari negli anziani sono dovuti all’osteoporosi: artrosi, problemi muscolari, discopatie e altre patologie possono dare sintomi simili. Per questo motivo, la diagnosi di osteoporosi grave si basa su un insieme di elementi: storia clinica di fratture da fragilità, valutazione dei fattori di rischio (età, menopausa precoce, terapie cortisoniche prolungate, malattie endocrine, familiarità), esame obiettivo e, soprattutto, esami strumentali come la densitometria ossea (MOC-DEXA) e, quando necessario, radiografie o risonanza magnetica della colonna. Solo una valutazione completa consente di definire la gravità della malattia e impostare un piano terapeutico adeguato.

Trattamenti alternativi ai bifosfonati

Quando si parla di “curare l’osteoporosi grave senza bifosfonati”, è fondamentale chiarire che esistono altre classi di farmaci con efficacia documentata nel ridurre il rischio di fratture, ma la scelta deve essere sempre personalizzata e guidata dallo specialista. Tra le principali alternative farmacologiche rientrano i farmaci biologici come il denosumab, un anticorpo monoclonale che inibisce il riassorbimento osseo agendo sul sistema RANK/RANKL, e i farmaci ad azione anabolica sull’osso, come teriparatide e abaloparatide, che stimolano la formazione di nuovo tessuto osseo. Questi trattamenti sono generalmente riservati alle forme ad alto o altissimo rischio di frattura e richiedono monitoraggio attento di calcio, vitamina D e funzione renale.

Un’altra opzione, soprattutto nelle donne in post-menopausa con sintomi climaterici importanti, è rappresentata dalla terapia ormonale sostitutiva (TOS), che può contribuire a ridurre la perdita di massa ossea legata al calo degli estrogeni. Tuttavia, la TOS non è indicata per tutte le pazienti, presenta controindicazioni (per esempio in caso di storia di tumore mammario, trombosi venosa, alcune patologie epatiche) e va valutata con grande cautela, bilanciando benefici e rischi cardiovascolari e oncologici. Esistono poi modulatori selettivi del recettore estrogenico (SERM), come il raloxifene, che mimano in parte l’azione protettiva degli estrogeni sull’osso, ma con un profilo di effetti collaterali diverso.

In alcuni casi selezionati, soprattutto quando coesistono altre patologie endocrine o metaboliche, il medico può considerare l’uso di calcitonina o di analoghi del paratormone, sebbene il loro impiego sia oggi più limitato rispetto al passato. È importante ricordare che, qualunque sia il farmaco scelto, la terapia farmacologica per l’osteoporosi grave deve essere sempre accompagnata da un adeguato apporto di calcio e vitamina D, da correggere preferibilmente con la dieta e, se necessario, con integratori specifici. La sospensione improvvisa di alcuni farmaci, come il denosumab, senza una strategia di transizione, può comportare un rapido peggioramento del rischio di fratture, per cui ogni modifica terapeutica va pianificata con lo specialista.

Per le persone che non possono o non vogliono assumere bifosfonati, è essenziale non cadere nell’errore di rinunciare del tutto a una terapia farmacologica efficace, affidandosi esclusivamente a rimedi naturali. L’osteoporosi grave, infatti, comporta un rischio di fratture potenzialmente invalidanti o addirittura fatali (come nel caso delle fratture di femore nell’anziano), e richiede un approccio basato sulle evidenze scientifiche. Il ruolo del medico è proprio quello di illustrare in modo chiaro le diverse opzioni disponibili, spiegare benefici e possibili effetti indesiderati, e costruire insieme al paziente un percorso terapeutico realistico e sostenibile nel tempo, che integri farmaci, stile di vita e misure di prevenzione delle cadute.

Rimedi naturali e integratori

Molte persone con osteoporosi grave sono interessate a rimedi naturali e integratori, sia per ridurre il carico di farmaci, sia per la percezione che prodotti di origine vegetale o “naturale” siano più sicuri. È importante però distinguere tra ciò che ha un supporto scientifico, seppur limitato, e ciò che si basa solo su tradizione o marketing. Integratori di calcio e vitamina D rappresentano il primo pilastro: non sono “alternativi” alle terapie farmacologiche, ma ne costituiscono un complemento essenziale quando l’apporto dietetico è insufficiente o l’esposizione solare è ridotta. La vitamina D, in particolare, favorisce l’assorbimento intestinale del calcio e contribuisce al buon funzionamento muscolare, riducendo il rischio di cadute.

Tra i rimedi di origine vegetale, alcune sostanze sono studiate per il loro potenziale effetto antinfiammatorio o di supporto articolare, che può indirettamente giovare alla mobilità e alla tolleranza all’esercizio nelle persone con osteoporosi e dolori articolari associati. Estratti come la boswellia serrata, ad esempio, sono spesso utilizzati in integratori per il benessere articolare grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, e possono essere considerati come supporto in un programma globale di gestione del dolore e della rigidità, sempre previo confronto con il medico o il farmacista per evitare interazioni con altri farmaci e per scegliere prodotti di qualità controllata. Un esempio è rappresentato dagli integratori a base di boswellia disponibili in parafarmacia, utili come coadiuvanti nel benessere articolare e muscolo-scheletrico. integratore a base di boswellia per il benessere articolare

Altri integratori spesso proposti per la salute dell’osso includono magnesio, vitamina K2, oligoelementi come zinco e manganese, e, in alcune formulazioni, isoflavoni di soia o altri fitoestrogeni. La vitamina K2, ad esempio, è coinvolta nell’attivazione di proteine che regolano la fissazione del calcio nell’osso, mentre il magnesio partecipa a numerose reazioni enzimatiche legate al metabolismo osseo. Tuttavia, le evidenze sull’efficacia di questi integratori nel ridurre il rischio di fratture nelle forme gravi di osteoporosi sono ancora limitate, e non giustificano l’abbandono delle terapie farmacologiche convenzionali. È quindi prudente considerarli come possibili coadiuvanti, non come sostituti dei farmaci prescritti.

Un aspetto spesso sottovalutato è la sicurezza degli integratori: “naturale” non significa automaticamente “privo di rischi”. Alcuni prodotti possono interferire con farmaci anticoagulanti, antiaggreganti, ipoglicemizzanti o antipertensivi; altri possono contenere dosi non standardizzate o contaminanti se non prodotti secondo buone pratiche di fabbricazione. Prima di iniziare qualsiasi integratore, soprattutto in presenza di osteoporosi grave e di altre patologie croniche, è consigliabile portare al medico o al farmacista la confezione o il foglietto illustrativo, per valutare insieme la composizione, le dosi e le possibili interazioni. Un approccio critico e informato ai rimedi naturali consente di sfruttarne i potenziali benefici riducendo al minimo i rischi.

Consigli per la dieta e l’esercizio

Alimentazione ed esercizio fisico rappresentano due pilastri fondamentali nella gestione dell’osteoporosi grave, indipendentemente dall’uso o meno di bifosfonati. Una dieta adeguata in calcio è essenziale per fornire all’organismo i “mattoni” necessari al rimodellamento osseo: le principali fonti sono latte e derivati (yogurt, formaggi), ma anche alcune acque minerali ricche di calcio, verdure a foglia verde (come cavolo riccio, rucola, broccoli), frutta secca (mandorle, nocciole), semi (sesamo) e legumi. È importante distribuire l’apporto di calcio nell’arco della giornata e non concentrare tutto in un unico pasto, per favorirne l’assorbimento. Allo stesso tempo, un adeguato apporto proteico, soprattutto nelle persone anziane, aiuta a mantenere la massa muscolare, fondamentale per l’equilibrio e la prevenzione delle cadute.

La vitamina D, oltre che tramite integratori quando necessari, può essere ottenuta in parte dall’alimentazione (pesce grasso come salmone e sgombro, uova, alcuni alimenti fortificati), ma la fonte principale resta la sintesi cutanea indotta dall’esposizione solare. In Italia, una moderata esposizione al sole di viso e braccia per alcuni minuti al giorno, nelle ore meno calde e con le dovute precauzioni per la pelle, può contribuire a mantenere livelli adeguati, anche se nelle persone anziane la capacità di sintesi cutanea si riduce. È utile limitare il consumo eccessivo di sale, bevande zuccherate e alcolici, che possono influire negativamente sul metabolismo osseo, e mantenere un peso corporeo nella norma, evitando sia il sottopeso sia l’obesità, entrambi associati a maggior rischio di fratture.

L’esercizio fisico, se ben programmato, è uno strumento potente per migliorare la salute dell’osso e ridurre il rischio di cadute. Le attività più utili sono quelle che prevedono carico sullo scheletro (come camminare, salire le scale, ballare) e l’allenamento di forza con resistenze leggere o elastiche, che stimola i muscoli e, indirettamente, l’osso. Nelle persone con osteoporosi grave e fratture pregresse, è fondamentale evitare movimenti bruschi, flessioni profonde del tronco, sollevamento di pesi eccessivi o sport ad alto rischio di caduta (come sci, sport di contatto) senza una valutazione fisiatrica o fisioterapica. Un programma personalizzato, elaborato da un fisioterapista esperto in osteoporosi, può includere esercizi di equilibrio, coordinazione e rinforzo muscolare progressivo, adattati alle condizioni individuali.

Per chi ha paura di muoversi a causa del dolore o del timore di fratturarsi, è importante iniziare con attività dolci e graduali, come brevi passeggiate su terreno piano, esercizi in acqua (acquagym, nuoto dolce) o ginnastica posturale, sempre con supervisione nelle fasi iniziali. L’obiettivo non è solo “rafforzare le ossa”, ma migliorare la stabilità, la fiducia nei propri movimenti e la capacità di svolgere le attività quotidiane in sicurezza. Integrare l’esercizio nella routine, anche con brevi sessioni più volte alla settimana, è spesso più efficace che concentrare tutto in un’unica seduta intensa. La costanza, più che l’intensità, è la chiave per ottenere benefici duraturi su osso, muscoli e sistema cardiovascolare.

Prevenzione delle fratture

Nell’osteoporosi grave, l’obiettivo principale della cura non è solo migliorare i valori della densitometria ossea, ma soprattutto prevenire le fratture, che rappresentano l’evento clinico più temuto per le conseguenze sulla mobilità, sull’autonomia e sulla sopravvivenza. La prevenzione delle fratture si basa su tre pilastri: trattamento farmacologico adeguato, ottimizzazione di dieta ed esercizio e riduzione del rischio di cadute. Anche quando si scelgono terapie alternative ai bifosfonati, è essenziale che il paziente sia aderente al piano terapeutico concordato, assumendo i farmaci secondo le modalità e i tempi indicati e presentandosi ai controlli periodici per valutare efficacia e tollerabilità. La mancata aderenza, spesso sottovalutata, è una delle principali cause di insuccesso terapeutico.

La riduzione del rischio di cadute passa attraverso una valutazione attenta dell’ambiente domestico e delle abitudini quotidiane. È utile eliminare tappeti scivolosi o con bordi rialzati, cavi elettrici sul pavimento, ostacoli nei corridoi; migliorare l’illuminazione, soprattutto nelle zone di passaggio notturno come il percorso camera da letto-bagno; installare corrimano su scale e maniglioni di sostegno in bagno; utilizzare calzature chiuse, con suola antiscivolo e tacco basso. Per le persone con instabilità marcata, il medico o il fisiatra può consigliare l’uso di ausili per la deambulazione, come bastoni o deambulatori, che, se ben regolati in altezza e usati correttamente, riducono il rischio di cadute senza necessariamente limitare l’autonomia.

Un altro aspetto cruciale è la revisione periodica della terapia farmacologica complessiva, soprattutto negli anziani che assumono molti farmaci (politerapia). Alcuni medicinali, come sedativi, ipnotici, alcuni antidepressivi o antipertensivi, possono aumentare il rischio di cadute causando sonnolenza, ipotensione ortostatica o alterazioni dell’equilibrio. Il medico di medicina generale, in collaborazione con lo specialista, può valutare se sia possibile ridurre dosi, sostituire farmaci o modificare gli orari di assunzione per minimizzare questi effetti. Anche la correzione di disturbi visivi (cataratta, difetti di refrazione) e uditivi contribuisce a migliorare l’orientamento nello spazio e a prevenire incidenti domestici.

Infine, la prevenzione delle fratture passa anche attraverso l’educazione del paziente e dei familiari. Comprendere che l’osteoporosi grave è una malattia cronica, che richiede un impegno continuativo e non solo “cicli” di terapia, aiuta a mantenere alta l’attenzione sulle misure di sicurezza e sull’aderenza ai trattamenti. Programmi di educazione sanitaria, gruppi di esercizio supervisionato e percorsi di “scuola dell’osteoporosi” organizzati da ospedali o associazioni di pazienti possono offrire informazioni aggiornate, supporto psicologico e occasioni di confronto con altre persone che vivono la stessa condizione. Sentirsi parte attiva del proprio percorso di cura, piuttosto che semplici destinatari di prescrizioni, è spesso il primo passo per ridurre davvero il rischio di nuove fratture.

Gestire un’osteoporosi grave senza ricorrere ai bifosfonati è possibile in molti casi, ma richiede un approccio strutturato, basato su terapie alternative validate, su una dieta adeguata, su un programma di esercizio fisico personalizzato e su misure concrete di prevenzione delle cadute e delle fratture. Rimedi naturali e integratori possono avere un ruolo di supporto, purché inseriti in un piano condiviso con il medico e non vissuti come sostituti delle terapie farmacologiche efficaci. Un dialogo aperto e continuativo con gli specialisti di riferimento consente di adattare nel tempo il percorso di cura alle esigenze della persona, con l’obiettivo di preservare il più possibile autonomia, mobilità e qualità di vita.

Per approfondire

Ministero della Salute – Schede e materiali informativi aggiornati sull’osteoporosi, con indicazioni su diagnosi, fattori di rischio e strategie di prevenzione rivolte a cittadini e operatori sanitari.

Istituto Superiore di Sanità – Approfondimenti scientifici e documenti tecnici sull’osteoporosi, utili per comprendere meglio l’epidemiologia della malattia e le principali opzioni di intervento a livello individuale e di sanità pubblica.

AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco – Informazioni ufficiali sui farmaci per il trattamento dell’osteoporosi, comprese le alternative ai bifosfonati, con schede tecniche e note informative per un uso appropriato e sicuro.

European Federation of National Associations of Orthopaedics and Traumatology (EFORT) – Materiali educativi in ambito ortopedico sulle fratture da fragilità e sulla gestione dell’osteoporosi, utili per pazienti e professionisti.

International Osteoporosis Foundation – Risorse internazionali aggiornate su prevenzione, diagnosi e trattamento dell’osteoporosi, con focus su stili di vita, esercizio fisico e riduzione del rischio di fratture.