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Disturbi della condotta

I disturbi della condotta consistono in disturbi comportamentali dell’età evolutiva che si traducono in forme maladattative, che tendono a perdurare nel corso dello sviluppo e della crescita dell’individuo, dando luogo, in età adulta, all’insorgenza dei disturbi della personalità di cluster A – B – C.

I comportamenti dei bambini e degli adolescenti sono caratterizzati dai seguenti tratti caratteriali e temperamentali: impulsività, caparbietà, strafottenza, sfrontatezza, aggressività, irruenza, condotte asociali e delinquenziali (furto), comportamento sregolato e tossicomanie.

Tali disturbi sono maggiormente presenti nei contesti urbani e colpiscono il 16% dei soggetti di sesso maschile rispetto alle femmine, che sono di notevole minoranza.

Eziopatogenesi;

I fattori eziologici responsabili di tutti i disturbi della condotta sono i seguenti:

  • fattori ereditari;
  • fattori neurobiologici: è emersa una disfunzione a carico della corteccia prefrontale e dei gangli basali;
  • fattori pre-natali: uso e abuso di alcol, farmaci e droghe da parte della madre gestante;
  • tratti temperamentali: impulsività, irruenza, aggressività, perdita della concentrazione, condotte devianti e socialmente pericolose, …;
  • traumi infantili: essere orfani, violenze e abusi sessuali subiti in tenera età, incuria (carenza di cure affettive e igieniche), sfruttamento, …;
  • fattori socio-culturali: vivere in condizioni precarie, appartenere a famiglie di basso ceto sociale e con scarso livello di istruzione.

Comorbidità dei disturbi della condotta

Generalmente i disturbi della condotta si manifestano in comorbidità con i seguenti disturbi:

Diagnosi dei disturbi della condotta

Il neuropsichiatra infantile o lo psicologo dello sviluppo utilizza specifici test psicodiagnostici e psicometrici che comprendono:

  • interviste con questionari a risposta chiusa o aperta;
  • scala di Wascherl;
  • altre scale di valutazione diagnostica per la disamina dei sintomi e delle psicopatologie riportati dai piccoli pazienti.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali quarta edizione (DSM IV) inserisce i disturbi della condotta nel gruppo diagnostico dei “disturbi da deficit di attenzione e da comportamento dirompente”, classificandoli nel seguente modo:

  • Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD);
  • Disturbo della condotta (DC);
  • Disturbo oppositivo provocatorio (DOP).

Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD);

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali quarta edizione (DSM IV) riporta i seguenti criteri diagnostici in merito al disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (acronimo è: ADHD):

  1. disattenzione ed impulsività prolungate;
  2. esordio precoce prima dei 5 anni di età;
  3. il disturbo provoca una compromissione del normale funzionamento sociale, scolastico, familiare e in tante altre importanti della vita quotidiana.

L’ ADHD è caratterizzato principalmente da scarso rendimento scolastico.

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Dal punto di vista diagnostico il deficit presenta tre sottotipi:

  • ADHD con disattenzione;
  • ADHD con disattenzione ed iperattività;
  • ADHD con impulsività ed iperattività.

Il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività può presentarsi in comorbidità anche con altre patologie:

  • disturbi comunicativi e linguistici;
  • deficit acustici;
  • deficit visivi;
  • disprassia;
  • disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia e discalculia);
  • disturbi d’ansia, bipolarismo e disturbo depressivo maggiore;
  • ritardo mentale lieve/moderato;
  • disturbi della condotta;
  • stati psicotici;
  • stati nevrotici.

A tali atti si associano anche: basso livello di autostima e di empatia, disturbi dell’umore, scarsa capacità di self control, di decision making, di problem solving, fragilità ed instabilità emotiva e psicologica, frustrazione, demotivazione, agitazione, irascibilità, inquietudine, irruenza, esuberanza, vivacità, asocialità, condotte evitanti, complessi di inferiorità, ipersensibilità, vulnerabilità e volubilità.

Gli obiettivi che i piani educativi didattici si prefiggono sono:

  • Migliorare il profitto scolastico mediante lo svolgimento di attività molto impegnative e suggestive;
  • Accrescere l’autostima, la motivazione e la sicurezza, ridurre l’ansia da prestazione e il timore di sbagliare;
  • Promuovere un clima di classe favorevole;
  • Promuovere il coinvolgimento dei compagni del dislessico.

Disturbo della condotta;

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali quarta edizione (DSM IV) riporta i seguenti criteri diagnostici in merito ai disturbi della condotta (acronimo è: DC):

  1. comportamenti devianti, aggressivi, violenti, autodistruttivi e sregolati, con una pulsione incontrollata a violare le norme etiche e morali della società;
  2. il disturbo provoca una compromissione del normale funzionamento sociale, scolastico, familiare e in tante altre importanti della vita quotidiana;
  3. impulsività espressa mediante i precoci gesti estremi e pericolosi (ad esempio: rapporti sessuali non protetti con gli sconosciuti, abuso di alcol e droghe, abbuffate compulsive, fumare, ecc).

L’esordio del deficit è progressivo e può avvenire o nella pubertà oppure nell’adolescenza.
Esso colpisce prevalentemente i bambini di sesso maschile sotto i 15 anni di età con lieve ritardo mentale.

A tali atti si associano anche: basso livello di autostima e di empatia, disturbi dell’umore, scarsa capacità di self control, di decision making, di problem solving, fragilità ed instabilità emotiva e psicologica, frustrazione, demotivazione, asocialità, condotte evitanti, complessi di inferiorità, ipersensibilità, vulnerabilità e volubilità.

Disturbo oppositivo provocatorio;

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali quarta edizione (DSM IV) riporta i seguenti criteri diagnostici in merito al disturbo oppositivo provocatorio (acronimo è: DOP):

  1. atti devianti, avversi, maldisposti, cattivi, arroganti, impertinenti, impudenti, insolenti, prepotenti, sfrontati e sregolati, persistenti e prolungati per oltre 6 mesi non solo verso la società e la comunità dei pari, ma anche verso le autorità giudiziarie;
  2. generalmente tali comportamenti si rivelano nell’ambito familiare e rare volte nell’ambito sociale e scolastico;
  3. i piccoli delinquenti affetti da tale disturbo discolpano e giustificano le loro azioni con delle scusanti infondate.

L’esordio del deficit è progressivo e colpisce prevalentemente i bambini di sesso maschile sotto i 10 anni di età.

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Gli atti devianti si manifestano inizialmente tra le mura domestiche e successivamente nei contesti scolastici e socio-relazionali.

A tali atti si associano anche: basso livello di autostima, disturbi dell’umore, scarsa capacità di self control, di decision making, di problem solving, fragilità ed instabilità emotiva e psicologica, frustrazione, demotivazione, asocialità, condotte evitanti, complessi di inferiorità, ipersensibilità, vulnerabilità e volubilità.

Le cause del DOP sono:

  • contrasti e dissidi intrafamiliari;
  • incuria;
  • genitori tossicodipendenti o affetti da disturbi della condotta (ad es. genitori o parenti con la fedina penale sporca);
  • misure educative restrittive.

Bullismo;

Il bullismo è un disturbo comportamentale molto diffuso nel mondo occidentale e consiste nella manifestazione di un comportamento aggressivo, negativistico, provocatorio, ostile, disobbediente, ripetitivo, persistente, in cui i diritti, le norme e le regole altrui vengono violate.

Solitamente i bulli giustificano il loro comportamento con delle spiegazioni infondate e insensate.

Le manifestazioni di tale comportamento sono presenti maggiormente nell’ambiente scolastico, durante le scuole elementari e medie il bullismo è un disturbo della condotta molto spiccato.

I bulli danno libero sfogo ai loro impulsi irruenti verso i coetanei o verso i bambini più piccoli di loro.

Con questo atteggiamento di prepotenza, caparbietà, violenza psico-fisica che riversano sui loro compagni, i bulli si sentono superiori a tutto e a tutti, hanno deliri o manie di grandezza.

Questo comportamento viene ancora più aizzato se vengono incitati dai loro amici sostenitori.

Il bullismo si può manifestare anche nell’ ambito familiare, o meglio la famiglia è spesse volte l’origine.

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Il decorso è variabile e sfavorevole.

Attraverso numerosi studi scientifici è emerso che in età adulta i bulli sviluppano disturbo antisociale di personalità, comportamento delinquente, deviante, criminale, disturbi affettivi e dell’umore.

Le cause scatenanti del bullismo sono le condizioni socio-economiche-familiari negative, come: conflitti coniugali, tra genitori e figli, vivere in condizioni precari, appartenere a famiglie di basso ceto sociale e con scarso livello di istruzione.

Il bullismo colpisce i maschi più delle femmine.

Ahimè, tale disturbo nel nostro Paese è in forte crescita, ogni anno sale il numero dei ragazzini bulli nelle scuole elementari e nei primi due anni delle medie.

Ci sono casi di bimbi bulli già autori di reati prima dei 10 anni di età (furto, vandalismo) che hanno già subìto condanne penali e vissuto nei centri di correzione come: riformatori o carceri minorili.

In conclusione, mi preme sottolineare che tutti i disturbi sopra analizzati, se recidivi e mai trattati, possono favorire l’esordio dopo i 18 anni di età di un disturbo della personalità di cluster B molto diffuso nei contesti urbani occidentali, chiamato: “Disturbo antisociale di personalità”.

Il disturbo antisociale è un disturbo tipico del soggetto “delinquente” o “fuorilegge”, con un’accentuata tendenza all’inosservanza temeraria, irresponsabilità e violazione delle leggi, delle norme, delle regole sociali, giuridiche, economiche, morali e dei diritti altrui.

Il soggetto antisociale vive per la strada, piuttosto che in famiglia, trascorrendo gran parte del suo tempo con i gruppi di coetanei denominati: “gang”, organizzando una serie innumerevole di atti illeciti da compiere o in gruppo o individualmente (scippi, rapine, furti, sequestri, …).

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Il disturbo antisociale colpisce prevalentemente i maschi e si manifesta nell’adolescenza entro e dopo il 18° anno di età, in seguito ad un disturbo della condotta risalente dalla pubertà.

Gli antisociali sono individui aggressivi, disonesti, bugiardi, non provano né pudore e nemmeno rimorso in quello che fanno e in quello che dicono, e compiono qualsiasi gesto illecito (guida spericolata, truffe, e tanti altri reati tipici della devianza giovanile) con spavalderia, incoscienza, caparbietà, orgoglio e arroganza.

Terapia dei disturbi della condotta

Il trattamento è multidimensionale, cioè l’intervento va mirato sul soggetto deviante, sulla sua famiglia, sull’ambiente in cui si vive e sulla scuola in cui è inserito.

Le principali terapie sono:

  • Farmacoterapia: prescritta preferibilmente dal neuropsichiatra infantile, è super consigliata perché serve a dominare i comportamenti aggressivi e violenti del piccolo paziente, anche se vengono prescritti sono nei casi gravi e ingestibili;
  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale: sostenuta dal neuropsichiatra infantile e/o psicologo psicoterapeuta;
  • Parent Training: consiste in incontri periodici tra neuropsichiatra infantile e genitori del paziente, finalizzato all’addestramento sulle misure e pratiche educative che i genitori devono applicare per il bene della salute psicologica e comportamentale del figlio.
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Inoltre esistono anche dei centri diurni e di accoglienza, e l’inserimento nelle comunità rappresentano delle modalità di intervento efficaci e molto utili, perché il comportamento del soggetto viene monitorato e supervisionato dall’equipe medico-psicologico-sociale.

Tuttavia, si consiglia vivamente la pianificazione di progetti o programmi di prevenzione del bullismo nelle scuole e nelle famiglie degli alunni, mettendo in guardia gli scolari e i loro genitori sugli effetti psicosociali deleteri provocati da tale disturbo della condotta.

La diagnosi precoce è fondamentale, e va eseguita sin dalle prime manifestazioni aggressive del bambino, senza attendere che peggiori sempre di più …, quindi prima si corre ai ripari e meglio è!!!

BIBLIOGRAFIA

Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Masson, Milano, 2013;

Bertelloni S., Burgio R., Una pediatria per la società che cambia, Tecniche Nuove, Milano, 2007;

Valentina Ivancich, L’ambulatorio in psichiatria dell’età evolutiva.Screening, orientamento diagnostico, consultazione breve, Milano, Springer Verlag Italia, 2012.

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