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Artrosi e osteoporosi sono due patologie molto diffuse, soprattutto dopo una certa età, e spesso vengono confuse o nominate insieme come se fossero la stessa cosa. In realtà interessano strutture diverse dell’apparato muscolo-scheletrico e richiedono percorsi di diagnosi, cura e prevenzione specifici. Capire chi cura l’artrosi e l’osteoporosi, quali specialisti coinvolgere e quali strumenti esistono per gestirle nel tempo è fondamentale per ridurre dolore, disabilità e rischio di fratture.
Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata sulle differenze tra le due malattie, sugli specialisti di riferimento, sulle principali opzioni terapeutiche (farmacologiche e non) e sulle strategie di prevenzione e gestione quotidiana. Non sostituisce il parere del medico, ma può aiutare a orientarsi meglio nel percorso di cura, a riconoscere i segnali da non sottovalutare e a preparare domande più mirate durante la visita specialistica.
Differenze tra artrosi e osteoporosi
Artrosi e osteoporosi sono entrambe patologie dell’apparato scheletrico, ma colpiscono strutture diverse e si manifestano con sintomi distinti. L’artrosi (o osteoartrosi) è una malattia degenerativa delle articolazioni: interessa in particolare la cartilagine che riveste le estremità delle ossa, le superfici articolari, la capsula e, nel tempo, anche l’osso sottostante. Si caratterizza per usura, infiammazione di basso grado e formazione di osteofiti (piccole “escrescenze” ossee). L’osteoporosi, invece, è una malattia sistemica dell’osso: riguarda la densità minerale e la micro-architettura del tessuto osseo, che diventano più fragili, con aumento del rischio di fratture da traumi minimi o addirittura spontanee.
Dal punto di vista clinico, l’artrosi si manifesta soprattutto con dolore articolare, rigidità (soprattutto al mattino o dopo periodi di inattività), limitazione del movimento e, nelle fasi avanzate, deformità articolari. Colpisce più spesso ginocchia, anche, mani, colonna vertebrale. L’osteoporosi, al contrario, viene spesso definita “malattia silenziosa” perché per anni può non dare sintomi evidenti: il primo segno può essere una frattura da fragilità, ad esempio di femore, vertebre o polso, in seguito a un trauma lieve che in condizioni normali non provocherebbe danni. Per questo è fondamentale la diagnosi precoce tramite esami specifici.
Un’altra differenza cruciale riguarda gli strumenti diagnostici. Per l’artrosi, la valutazione clinica (visita, esame obiettivo) è spesso integrata da radiografie delle articolazioni interessate, che possono mostrare riduzione dello spazio articolare, osteofiti e alterazioni dell’osso subcondrale. In alcuni casi si ricorre a risonanza magnetica o ecografia per valutare meglio cartilagine, menischi, tendini. Per l’osteoporosi, l’esame cardine è la MOC-DEXA (densitometria ossea), che misura la densità minerale ossea e consente di classificare il grado di riduzione (osteopenia, osteoporosi) e stimare il rischio di frattura, spesso integrato con strumenti di calcolo del rischio clinico.
Le due patologie hanno anche fattori di rischio in parte diversi, pur condividendo alcuni elementi come l’età avanzata e la sedentarietà. L’artrosi è favorita da sovraccarico articolare (obesità, lavori pesanti, sport ad alto impatto), traumi, malallineamenti articolari, familiarità. L’osteoporosi è strettamente legata a carenza di estrogeni nelle donne in post-menopausa, a scarso apporto di calcio e vitamina D, a immobilizzazione prolungata, a uso cronico di alcuni farmaci (ad esempio cortisonici) e a malattie endocrine o gastrointestinali che alterano il metabolismo osseo. È importante sottolineare che una persona può avere contemporaneamente artrosi e osteoporosi, con un impatto combinato su mobilità e rischio di fratture.
Dal punto di vista dell’impatto sulla salute pubblica, l’osteoporosi rappresenta un problema di grande rilievo: in Italia si stimano circa 5 milioni di persone affette, con una prevalenza particolarmente elevata nelle donne in post-menopausa, che rappresentano circa l’80% dei casi. Nella popolazione generale, la prevalenza autodichiarata è intorno all’8%, ma sale oltre il 30% dopo i 74 anni, con valori ancora più alti nelle donne anziane. L’artrosi è anch’essa molto diffusa, soprattutto a carico di ginocchia e anche, e costituisce una delle principali cause di dolore cronico e disabilità nell’anziano. Comprendere queste differenze aiuta a rivolgersi allo specialista giusto e a impostare percorsi di prevenzione mirati per ciascuna condizione.
Specialisti per il trattamento
Per capire chi cura l’artrosi e l’osteoporosi è utile distinguere tra il ruolo del medico di medicina generale e quello degli specialisti. Il medico di famiglia è spesso il primo riferimento: raccoglie i sintomi, valuta i fattori di rischio, prescrive gli esami di base e indirizza allo specialista più appropriato. Nel caso dell’artrosi, lo specialista di riferimento è spesso il reumatologo o l’ortopedico; per l’osteoporosi, oltre al reumatologo, possono essere coinvolti endocrinologi, geriatri, ginecologi (soprattutto per la gestione della post-menopausa) e, nei casi complessi, specialisti di medicina interna. La scelta dipende dall’età del paziente, dalla presenza di altre malattie e dalla gravità del quadro clinico.
Il reumatologo è lo specialista che si occupa delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo, comprese artrosi e osteoporosi. Nel caso dell’artrosi, valuta il tipo di articolazioni coinvolte, l’intensità del dolore, la presenza di infiammazione, la funzionalità residua e l’impatto sulla qualità di vita, impostando un piano terapeutico che integra farmaci, fisioterapia e modifiche dello stile di vita. Per l’osteoporosi, il reumatologo interpreta i risultati della densitometria ossea, valuta il rischio di frattura e decide se e quando iniziare una terapia farmacologica specifica, monitorandone l’efficacia nel tempo.
L’ortopedico entra in gioco soprattutto quando l’artrosi è avanzata o quando sono presenti complicanze come deformità articolari importanti, instabilità o fratture. In questi casi valuta la possibilità di interventi chirurgici, che possono andare da procedure artroscopiche minori fino alla sostituzione protesica di articolazioni come anca o ginocchio. Anche nelle fratture da osteoporosi, l’ortopedico ha un ruolo centrale per il trattamento acuto (riduzione, sintesi, eventuale chirurgia vertebrale), ma la gestione a lungo termine della fragilità ossea richiede poi il coinvolgimento del reumatologo o di altri specialisti per prevenire nuove fratture.
Per l’osteoporosi, un ruolo importante è svolto anche da endocrinologi e ginecologi, soprattutto nelle donne in post-menopausa e nei pazienti con disturbi ormonali. L’endocrinologo valuta eventuali cause secondarie di osteoporosi (come iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipogonadismo) e può intervenire con terapie mirate. Il ginecologo, invece, segue le donne nel passaggio alla menopausa, momento critico per la salute dell’osso, e può discutere opzioni come la terapia ormonale sostitutiva quando indicata, integrandola con strategie di prevenzione dell’osteoporosi. Nei pazienti anziani fragili, il geriatra ha un ruolo chiave nel coordinare la gestione globale, inclusa la prevenzione delle cadute.
Accanto ai medici specialisti, sono fondamentali anche altre figure sanitarie. Il fisiatra e il fisioterapista progettano programmi di riabilitazione personalizzati per migliorare mobilità, forza muscolare ed equilibrio, riducendo dolore e rischio di cadute. Il dietista o nutrizionista aiuta a impostare un’alimentazione adeguata per il controllo del peso (cruciale nell’artrosi) e per garantire un apporto sufficiente di calcio, proteine e vitamina D (essenziale nell’osteoporosi). In presenza di dolore cronico importante, può essere coinvolto anche uno specialista in terapia del dolore. In sintesi, la cura di artrosi e osteoporosi è spesso multidisciplinare e beneficia di un lavoro di squadra coordinato.
Opzioni terapeutiche
Le opzioni terapeutiche per artrosi e osteoporosi sono diverse e vanno sempre personalizzate dal medico in base alla situazione clinica, all’età, alle comorbilità e alle preferenze del paziente. Nel caso dell’artrosi, l’obiettivo principale è ridurre il dolore, migliorare la funzione articolare e rallentare, per quanto possibile, la progressione del danno. Si parte quasi sempre da misure non farmacologiche (controllo del peso, esercizio fisico mirato, fisioterapia, ausili ortopedici) e, se necessario, si associano farmaci analgesici e antinfiammatori. In alcune situazioni si valutano infiltrazioni intra-articolari o, nei casi più gravi, interventi chirurgici come la protesi articolare.
Dal punto di vista farmacologico, per l’artrosi si utilizzano comunemente analgesici (come il paracetamolo) e antinfiammatori non steroidei (FANS), da assumere per periodi limitati e sotto controllo medico, soprattutto nei pazienti anziani o con problemi gastrointestinali, renali o cardiovascolari. Possono essere prescritti anche farmaci ad azione sintomatica lenta (SYSADOA), come alcuni derivati del glucosamminoglicano, se ritenuti appropriati. Le infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o acido ialuronico possono offrire sollievo temporaneo in articolazioni particolarmente dolorose, ma vanno valutate caso per caso. La chirurgia ortopedica diventa un’opzione quando il dolore è severo, la funzione è gravemente compromessa e le altre terapie non sono più efficaci.
Per l’osteoporosi, l’obiettivo terapeutico principale è ridurre il rischio di fratture da fragilità. La base del trattamento comprende sempre misure generali: adeguato apporto di calcio con la dieta, eventuale supplementazione di vitamina D se carente, attività fisica regolare con esercizi di carico e di rinforzo muscolare, prevenzione delle cadute (ad esempio migliorando l’illuminazione domestica, eliminando tappeti scivolosi, correggendo difetti visivi). Quando il rischio di frattura è elevato, il medico può proporre una terapia farmacologica specifica, scegliendo tra diverse classi di farmaci in base al profilo del paziente e alle linee guida.
Le principali classi di farmaci per l’osteoporosi includono i bifosfonati (che riducono il riassorbimento osseo), i modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM), gli anticorpi monoclonali anti-RANKL, gli analoghi del paratormone e altri farmaci ad azione anabolica sull’osso. Questi trattamenti hanno dimostrato di ridurre il rischio di fratture vertebrali e non vertebrali in pazienti selezionati, ma richiedono un’attenta valutazione dei benefici e dei potenziali effetti collaterali, oltre a un monitoraggio periodico. La durata della terapia, le eventuali “pause” terapeutiche e il passaggio da un farmaco all’altro sono decisioni che spettano allo specialista, sulla base delle evidenze scientifiche e della risposta individuale.
È importante sottolineare che, sia per l’artrosi sia per l’osteoporosi, la terapia farmacologica da sola non è sufficiente se non è accompagnata da un cambiamento dello stile di vita. Nel caso dell’artrosi, la riduzione del peso corporeo nei soggetti in sovrappeso può diminuire in modo significativo il carico sulle articolazioni portanti, riducendo dolore e progressione del danno. L’attività fisica regolare, adattata alle condizioni del paziente, migliora la forza muscolare, la stabilità articolare e la funzionalità. Nell’osteoporosi, l’esercizio fisico e la prevenzione delle cadute sono tanto importanti quanto i farmaci per evitare fratture. La collaborazione attiva del paziente nel seguire le indicazioni terapeutiche e nel mantenere abitudini sane è un elemento chiave del successo a lungo termine.
Prevenzione e gestione
La prevenzione di artrosi e osteoporosi inizia molto prima della comparsa dei sintomi e prosegue per tutta la vita. Per l’osteoporosi, costruire un “picco di massa ossea” adeguato durante l’infanzia, l’adolescenza e la prima età adulta, attraverso una dieta ricca di calcio, un’esposizione solare moderata e attività fisica regolare, è fondamentale per ridurre il rischio di fragilità ossea in età avanzata. In età adulta e soprattutto dopo la menopausa nelle donne, è importante valutare periodicamente i fattori di rischio (familiarità, fratture pregresse, uso di cortisonici, malattie endocrine) e, quando indicato, eseguire una densitometria ossea per identificare precocemente l’osteoporosi o l’osteopenia.
Per l’artrosi, la prevenzione si concentra soprattutto sulla protezione delle articolazioni nel corso della vita. Mantenere un peso corporeo nella norma riduce il carico su ginocchia, anche e colonna vertebrale. Scegliere attività fisiche a basso impatto (come cammino, nuoto, bicicletta) e praticarle con regolarità aiuta a mantenere la cartilagine nutrita e le articolazioni mobili, senza sovraccaricarle. È utile evitare movimenti ripetitivi eccessivi, sollevamento di carichi pesanti senza adeguata tecnica e traumi sportivi non necessari. In presenza di malallineamenti articolari o difetti posturali, un intervento precoce (ad esempio con plantari, fisioterapia, correzioni ortopediche) può ridurre il rischio di usura precoce delle articolazioni.
La gestione a lungo termine di artrosi e osteoporosi richiede un approccio integrato che combina controlli medici periodici, aderenza alla terapia, attività fisica adattata e attenzione all’ambiente domestico e lavorativo. Nei pazienti con osteoporosi, è essenziale monitorare nel tempo la densità minerale ossea e il rischio di frattura, rivalutando la necessità di proseguire, modificare o sospendere la terapia farmacologica. Allo stesso tempo, occorre lavorare sulla prevenzione delle cadute: migliorare l’illuminazione, eliminare ostacoli in casa, utilizzare calzature stabili, valutare eventuali problemi di vista o di equilibrio, e, se necessario, ricorrere a bastoni o deambulatori.
Per chi soffre di artrosi, la gestione quotidiana del dolore e della rigidità passa anche attraverso strategie non farmacologiche come l’applicazione di calore o freddo, programmi di esercizi personalizzati, tecniche di rilassamento e, in alcuni casi, supporto psicologico per affrontare l’impatto del dolore cronico sulla qualità di vita. È importante imparare a dosare le attività, alternando momenti di movimento a pause di riposo, e utilizzare ausili (tutori, bastoni, rialzi per sedie o WC) quando indicati, per ridurre lo stress sulle articolazioni. La comunicazione regolare con il medico e con il fisioterapista permette di adattare il piano di gestione alle variazioni dei sintomi nel tempo.
Un aspetto spesso sottovalutato è la comorbilità tra artrosi e osteoporosi, soprattutto nelle donne in post-menopausa e negli anziani. Alcuni studi hanno evidenziato che determinati sottotipi di osteoartrosi, come l’osteoartrosi erosiva della mano nelle donne in post-menopausa, possono associarsi a un rischio aumentato di osteoporosi a livello della colonna lombare. Questo significa che, in presenza di artrosi, soprattutto se severa o in sedi multiple, può essere opportuno valutare anche la salute dell’osso con esami specifici, per non perdere l’occasione di prevenire fratture da fragilità. Un approccio proattivo, che consideri insieme articolazioni e osso, consente una prevenzione più efficace e una migliore qualità di vita nel lungo periodo.
In sintesi, artrosi e osteoporosi sono due patologie diverse ma spesso concomitanti, che richiedono una presa in carico globale e continuativa. Sapere chi sono gli specialisti di riferimento, quali strumenti diagnostici utilizzare e quali opzioni terapeutiche e preventive esistono permette a pazienti e familiari di partecipare attivamente alle decisioni di cura. Un approccio multidisciplinare, che integri farmaci, riabilitazione, modifiche dello stile di vita e prevenzione delle cadute, è la chiave per ridurre dolore, disabilità e rischio di fratture, preservando il più possibile autonomia e qualità di vita nelle diverse fasi dell’esistenza.
Per approfondire
Ministero della Salute – Osteoporosi Scheda istituzionale aggiornata con definizione di osteoporosi, dati di prevalenza in Italia, fattori di rischio, diagnosi e indicazioni generali per prevenzione e trattamento.
World Health Organization – Fragility fractures Scheda informativa dell’OMS che spiega l’importanza delle fratture da fragilità come principale conseguenza clinica dell’osteoporosi e le strategie di prevenzione a livello globale.
PubMed – Osteoporosis and bone metabolism in postmenopausal women with osteoarthritis of the hand Studio clinico che analizza la relazione tra osteoartrosi erosiva della mano e maggiore frequenza di osteoporosi lombare nelle donne in post-menopausa.
World Health Organization – Prevention and management of osteoporosis Rapporto tecnico dell’OMS che descrive un approccio integrato alla prevenzione e gestione dell’osteoporosi, includendo misure non farmacologiche e terapie farmacologiche mirate.
