Un paziente che sviluppa shock anafilattico in reparto o sul territorio puó andare rapidamente incontro a insufficienza respiratoria e collasso circolatorio. L’infermiere ha un ruolo centrale: deve riconoscere in pochi secondi il quadro clinico, attivare il sistema di emergenza, somministrare l’adrenalina secondo protocollo e mantenere il monitoraggio continuo fino alla stabilizzazione, evitando ritardi o manovre inadeguate che peggiorerebbero l’esito.
Riconoscere rapidamente lo shock anafilattico
Lo shock anafilattico è una forma grave di anafilassi, cioè una reazione allergica sistemica che coinvolge più organi con rischio immediato per la vita. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il rilascio massivo di mediatori provoca un calo improvviso della pressione arteriosa e possibile ostruzione delle vie respiratorie, con dispnea, respiro sibilante, raucedine e, nei casi estremi, arresto respiratorio e cardiaco.
Un infermiere deve sospettare shock anafilattico quando compaiono rapidamente, dopo contatto con un allergene noto o sospetto, sintomi cutanei (orticaria diffusa, prurito, arrossamento), associati a segni respiratori o cardiovascolari come ipotensione, tachicardia, vertigini, confusione o perdita di coscienza. Le linee guida indicano di procedere subito alla valutazione ABC (vie aeree, respirazione, circolazione) non appena l’anafilassi è sospettata.
Segni di compromissione delle vie aeree, come edema di labbra, lingua, volto o collo con difficoltà a parlare e stridore, rappresentano un segnale di emergenza assoluta e richiedono intervento immediato. In un contesto pediatrico, le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che anche irritabilità, cianosi o ipotonia possono essere manifestazioni iniziali di anafilassi grave con rischio di evoluzione rapida verso lo shock.
Azioni immediate dell’infermiere in caso di shock anafilattico
Appena riconosciuta l’anafilassi, le azioni iniziali non farmacologiche sono decisive. Le indicazioni operative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del sistema sanitario britannico raccomandano di rimuovere, se possibile in sicurezza, l’allergene ancora presente (per esempio interrompere un’infusione endovenosa sospetta), attivare immediatamente il sistema di emergenza interna o territoriale e posizionare il paziente in posizione supina con gambe sollevate, salvo grave distress respiratorio.
Se la persona presenta marcata difficoltà respiratoria, può essere più indicata una posizione seduta o semi-seduta con gambe estese per facilitare il respiro, evitando però di farla alzare in piedi o camminare, perché cambiare posizione bruscamente può precipitare il collasso. Durante queste manovre, l’infermiere esegue la valutazione ABC, somministra ossigeno ad alta concentrazione quando disponibile e prepara il materiale per un eventuale supporto ventilatorio avanzato da parte del medico o del team di rianimazione.
La pronta attivazione dei servizi di emergenza deve includere la comunicazione esplicita del sospetto di anafilassi o shock anafilattico, perché questo orienta il team alla predisposizione del kit di adrenalina e alla priorità di intervento. In contesti extraospedalieri, i principi di primo soccorso descritti dal servizio sanitario britannico prevedono che chi presta assistenza resti accanto al paziente, continui il monitoraggio dei segni vitali e sia pronto a iniziare la rianimazione cardiopolmonare se sopraggiunge arresto.
Somministrazione di adrenalina e altri farmaci secondo protocollo
L’adrenalina, o epinefrina, rappresenta il trattamento di prima linea nello shock anafilattico. Tutte le linee guida cliniche analizzate in una revisione disponibile su PubMed Central concordano nel raccomandare l’adrenalina per via intramuscolare come scelta iniziale, con sede d’iniezione nella faccia laterale della coscia, da somministrare il prima possibile senza attendere l’evoluzione dei sintomi. Non sono riportate controindicazioni assolute al suo uso in un’anafilassi che mette in pericolo la vita.
Alcuni protocolli, come quello di un servizio sanitario regionale britannico, specificano che gli infermieri abilitati possono somministrare adrenalina intramuscolare a concentrazione standard in emergenza anafilattica anche in assenza di prescrizione nominativa, attenendosi a criteri clinici ben definiti. Nel contesto italiano ci si riferisce ai protocolli locali, ma il principio rimane: il ritardo nella somministrazione di adrenalina intramuscolare è associato a esito peggiore e deve essere evitato.
La somministrazione tramite auto-iniettore di adrenalina, quando il paziente ne è dotato, deve essere immediata, sempre nella parte esterna della coscia, come indicato dai fogli informativi di diversi servizi sanitari nazionali. Dopo l’uso dell’auto-iniettore, è comunque necessario chiamare il numero di emergenza, specificare che si tratta di anafilassi e prepararsi alla possibile somministrazione di una seconda dose se i sintomi non migliorano o peggiorano. Il paziente dovrà essere sempre trasferito in ospedale per ulteriore trattamento e monitoraggio.
Le linee guida più recenti descrivono anche l’uso di adrenalina per via intranasale in specifici percorsi clinici, ma sottolineano che il personale sanitario di ogni contesto deve essere formato all’impiego corretto di tutte le vie autorizzate, con ripetizione delle dosi a intervalli stabiliti se il quadro clinico non si stabilizza. In ospedale l’infermiere può inoltre gestire, su indicazione medica, fluidi per via endovenosa, ossigenoterapia, cortisonici e antistaminici, che tuttavia rappresentano trattamenti aggiuntivi e non sostitutivi dell’adrenalina.
Monitoraggio, documentazione e comunicazione in emergenza
Dopo la somministrazione di adrenalina e l’attivazione del team medico, il monitoraggio continuo rappresenta una delle responsabilità principali dell’infermiere. I documenti informativi di ospedali del servizio sanitario britannico descrivono che il trattamento ospedaliero può includere ulteriori dosi di adrenalina endovenosa, ossigeno e fluidi, con controlli ravvicinati di pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno e stato di coscienza, poiché sono possibili anche reazioni bifasiche con ricomparsa dei sintomi.
La valutazione sistematica e ripetuta secondo lo schema vie aeree, respirazione e circolazione deve essere registrata in cartella clinica con tempi di insorgenza dei sintomi, dose e orario di ogni farmaco somministrato, risposta clinica, eventuali effetti indesiderati e decisioni condivise con il medico. Una documentazione accurata non ha solo valore legale, ma permette anche un’analisi successiva del caso e una migliore pianificazione della prevenzione, per esempio programmando la prescrizione di un auto-iniettore di adrenalina o la valutazione allergologica.
La comunicazione chiara tra l’infermiere, il medico e gli altri membri del team è essenziale per coordinare gli interventi, assegnare i compiti (somministrazione di ossigeno, preparazione di accessi venosi, rilevazione dei parametri, supporto ai familiari) e mantenere un quadro condiviso dell’evoluzione clinica. Un foglio informativo destinato ai pazienti adulti con anafilassi sottolinea anche il ruolo del personale infermieristico nel supporto respiratorio e nella gestione della terapia endovenosa, evidenziando come l’infermiere sia spesso il professionista che passa più tempo al letto del paziente durante le fasi critiche.
Prevenzione, formazione e gestione del rischio allergico
La prevenzione di nuovi episodi di shock anafilattico passa attraverso l’identificazione dell’allergene responsabile, la segnalazione corretta nella documentazione clinica e la programmazione di un follow-up allergologico. Le indicazioni del sistema sanitario britannico raccomandano che, dopo una reazione anafilattica, il paziente venga dimesso dal percorso ospedaliero con un auto-iniettore di adrenalina e un dispositivo di allerta medica, come braccialetto o tessera, che informi tempestivamente i soccorritori in caso di emergenze successive.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che ogni struttura sanitaria disponga di personale formato alla gestione dell’anafilassi e di un kit di emergenza sempre accessibile con adrenalina, materiale per la gestione delle vie aeree, accessi venosi e soluzioni endovenose. Per il personale infermieristico questo significa partecipare periodicamente a corsi di aggiornamento, simulazioni di casi di anafilassi e verifiche della corretta conservazione e disponibilità dei farmaci di emergenza in ambulatori, reparti e aree vaccinali.
Una componente importante della prevenzione è anche l’educazione del paziente e dei caregiver. In presenza di allergie note a farmaci, alimenti o punture di insetti, l’infermiere può spiegare l’importanza di riconoscere i primi segnali di reazione, di portare sempre con sé l’auto-iniettore, di verificarne la data di scadenza e di informare il personale sanitario di eventuali sensibilità prima di procedure o somministrazioni. Tale educazione riduce il rischio di nuovi episodi gravi e migliora la rapidità di intervento nelle situazioni inevitabili.
L’attenzione alla gestione del rischio allergico include anche procedure interne, come la corretta identificazione dei pazienti in reparto, la verifica delle allergie prima di ogni terapia e l’uso di sistemi di allerta nella cartella clinica. Quando si verificano eventi di shock anafilattico, una revisione strutturata del caso da parte del team può evidenziare margini di miglioramento in termini di tempi di riconoscimento, somministrazione di adrenalina, comunicazione e formazione, contribuendo a una cultura di sicurezza più solida.
Dal punto di vista farmacologico, oltre al ruolo chiave dell’adrenalina, risulta utile conoscere in dettaglio quali medicinali possono essere impiegati nel contesto dell’anafilassi e delle allergie, includendo cortisonici e altri supporti sintomatici, così come la disponibilità e l’uso corretto delle penne autoiniettabili.
Per approfondire
Istituto Superiore di Sanità – Anafilassi fornisce una descrizione aggiornata dello shock anafilattico come emergenza e dei principali sintomi e cause, utile per inquadrare il contesto clinico delle reazioni allergiche gravi.
NHS – First aid, sezione anafilassi descrive gli interventi immediati di primo soccorso, inclusa la posizione del paziente, l’uso dell’adrenalina e la necessità di assistenza continua fino all’arrivo dell’ambulanza.
NHS – Anaphylaxis presenta informazioni strutturate su cause, sintomi e gestione ospedaliera dell’anafilassi, con indicazioni su monitoraggio, trattamenti aggiuntivi e prevenzione delle recidive.
Clinical Practice Guideline for Emergency Management of Anaphylaxis analizza in dettaglio le raccomandazioni internazionali per il trattamento di emergenza, confermando il ruolo dell’adrenalina intramuscolare come prima scelta terapeutica.
OMS – Field guide for emergency management of anaphylaxis propone una guida pratica per operatori sanitari su riconoscimento rapido, posizionamento del paziente, valutazione ABC e uso tempestivo dell’adrenalina in diversi contesti assistenziali.
Per un approfondimento sulla scelta dei farmaci nelle reazioni allergiche gravi e nelle allergie alimentari, compresi i ruoli di adrenalina, cortisonici e altri medicinali, risultano utili le schede su cosa prendere in caso di shock anafilattico e su farmaci per l’allergia alimentare, mentre per comprendere meglio i cortisonici sistemici si può consultare la pagina dedicata all’uso del Bentelan nello shock anafilattico.
Informazioni specifiche sulle penne autoiniettabili di adrenalina, sul loro utilizzo corretto e sulla denominazione commerciale possono essere trovate nelle sezioni dedicate all’adrenalina autoiniettabile e su come si chiama la penna per lo shock anafilattico, utili sia per il personale sanitario sia per i pazienti.
Per approfondire
- EAACI guidelines: Anaphylaxis (2021 update) (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
- Anaphylaxis definition, overview, and clinical support tool: 2024 consensus report-a GA(2)LEN project (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
- Anaphylaxis | Anaphylactic Shock | MedlinePlus (medlineplus.gov)





