L’ondata influenzale di inizio anno sta travolgendo i Pronto soccorso italiani, trasformando i corridoi in reparti improvvisati e mettendo a nudo, ancora una volta, le fragilità strutturali del sistema di emergenza-urgenza. Da Nord a Sud aumentano gli accessi per sindromi respiratorie, si moltiplicano i casi di polmonite e il 118 viaggia a ritmi da record, mentre il territorio fatica a fare da filtro verso gli ospedali (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, quotidianosanita.it, leggo.it, epicentro.iss.it).
Secondo i più recenti dati della sorveglianza integrata dei virus respiratori dell’Istituto Superiore di Sanità, nella prima settimana del 2026 la positività ai virus influenzali ha raggiunto il 17% nella popolazione generale e il 40,5% tra i pazienti ospedalizzati, confermando l’ingresso nella fase più intensa della stagione (epicentro.iss.it). Un quadro che si traduce immediatamente in pressione sugli ospedali: più richieste di soccorso, più ricoveri, più pazienti in attesa di un letto.
Nei Pronto soccorso la scena si ripete uguale in gran parte del Paese: sale d’attesa piene, barelle in fila nei corridoi e tempi di attesa che possono superare anche diverse ore, soprattutto per chi necessita di ricovero ma non è in immediato pericolo di vita (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, quotidianosanita.it, leggo.it). Gli accessi riguardano soprattutto anziani, pazienti fragili e bambini, con un aumento significativo delle complicanze respiratorie come le polmoniti (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, leggo.it).
Il fenomeno più critico, denunciato dalle società scientifiche dell’emergenza, è il cosiddetto boarding: pazienti che restano in barella per ore o giorni nei Pronto soccorso in attesa di un posto letto in reparto (tgcom24.mediaset.it, quotidianosanita.it, leggo.it). Il rallentamento delle dimissioni, legato alla maggiore complessità clinica dei ricoverati, genera un effetto domino: ogni barella occupata blocca l’ingresso dei nuovi pazienti e allunga le attese per triage, visite e trattamenti (tgcom24.mediaset.it, quotidianosanita.it, leggo.it).
A rendere ancora più evidente l’emergenza è la geografia dei sovraccarichi. La Sicilia è una delle regioni simbolo di questa ondata: in vari ospedali, soprattutto dell’area di Palermo, il sovraffollamento dei Pronto soccorso ha superato il 350%, con pazienti costretti ad attendere per ore sulle barelle prima di essere trasferiti in reparto (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, leggo.it). Situazioni analoghe sono segnalate anche in Calabria e Campania, dove i dipartimenti di emergenza hanno registrato un’impennata di accessi per influenza e polmoniti, spesso in pazienti anziani o con altre patologie croniche (tg24.sky.it, leggo.it).
Sul fronte pediatrico, l’afflusso è particolarmente intenso nei grandi ospedali di riferimento. All’Ospedale Santobono di Napoli durante le festività si sono toccati i 350 accessi al giorno, con il 70-80% dei bambini visitati per sintomi influenzali o respiratori e una quota non trascurabile di polmoniti (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it). Anche al Meyer di Firenze e in altri hub pediatrici si segnalano numeri giornalieri molto elevati di piccoli pazienti con febbre alta, tosse e difficoltà respiratorie (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it).
Nonostante la pressione sui reparti, una nota positiva arriva dal fronte delle bronchioliti nei lattanti, in particolare quelle causate dal virus respiratorio sinciziale (RSV). In diverse regioni, come la Toscana, i ricoveri per bronchiolite risultano in calo rispetto agli anni precedenti, grazie alle campagne di immunizzazione specifiche che hanno raggiunto una larga quota di bambini a rischio (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it). Meno bronchioliti significa meno letti occupati in terapia intensiva neonatale e pediatrica, ma questo alleggerimento non basta a compensare il peso dell’influenza sugli ospedali.
Nel Nord Italia, la pressione è ben documentata dai dati della Lombardia. Nella sola ultima settimana del 2025, i Pronto soccorso lombardi hanno registrato 6.018 accessi per sindromi simil-influenzali, su oltre 73.600 accessi complessivi (tg24.sky.it). Il dato è in crescita rispetto alla settimana precedente e vicino ai livelli del picco di dicembre (tg24.sky.it). Le fasce d’età più colpite sono i bambini da 0 a 9 anni e gli over 70, le categorie più vulnerabili alle complicanze respiratorie (tg24.sky.it). Nella stessa settimana, i ricoveri sono stati 591 e i soli accessi per polmonite sono arrivati a 2.244 casi, con oltre 640 pazienti ricoverati (tg24.sky.it).
Il carico sulle strutture ospedaliere si riflette direttamente anche sull’operatività del 118. Le centrali operative descrivono un incremento “rilevantissimo” delle chiamate, con richieste che riguardano sia quadri gravi (dispnea, saturazioni basse, peggioramento improvviso di pazienti fragili) sia situazioni che potrebbero essere gestite dal medico di base o dalla guardia medica (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, leggo.it). I responsabili del sistema di emergenza parlano apertamente di “distress” dei servizi di soccorso: la crisi del filtro territoriale – con medicina generale, guardia medica e servizi di continuità assistenziale non sempre facilmente accessibili – scarica di fatto sul 118 e sui Pronto soccorso una domanda che non è tutta di vera emergenza (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, quotidianosanita.it, leggo.it).
L’ondata influenzale, sottolineano gli esperti, non è solo un fenomeno stagionale prevedibile ma anche un test di tenuta per il sistema sanitario. L’assenza di percorsi alternativi strutturati al Pronto soccorso per gestire i casi a bassa e media complessità, la cronica carenza di posti letto in molti ospedali e la difficoltà nel potenziare l’assistenza territoriale – soprattutto per anziani soli e pazienti cronici – amplificano l’impatto di ogni picco di contagi (tgcom24.mediaset.it, quotidianosanita.it, leggo.it, epicentro.iss.it).
Al tempo stesso, i dati sulla circolazione virale mostrano che il picco non è ancora definitivamente superato (tg24.sky.it, epicentro.iss.it). L’intensa socialità del periodo natalizio, seguita dal ritorno a scuola e al lavoro, ha favorito la diffusione dei virus respiratori, e in alcune aree del Paese il massimo dei contagi è atteso tra la seconda e la terza settimana di gennaio (tg24.sky.it, epicentro.iss.it). Per questo i medici invitano alla prudenza, soprattutto tra le categorie più vulnerabili, e ricordano l’importanza di riconoscere tempestivamente i segni di aggravamento: difficoltà respiratoria, respiro affannoso a riposo, confusione mentale, febbre che non si riduce con la terapia, peggioramento improvviso di tosse e stanchezza.
In parallelo, le istituzioni sanitarie rilanciano il tema della prevenzione: vaccinazione antinfluenzale per anziani, fragili e operatori sanitari; immunizzazione contro il virus sinciziale nei bambini e nei soggetti a rischio; utilizzo del medico di famiglia e della guardia medica per i casi non urgenti; accesso al 118 e al Pronto soccorso solo in presenza di sintomi importanti o peggioramento rapido del quadro clinico (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, quotidianosanita.it, leggo.it, epicentro.iss.it). L’obiettivo è duplice: proteggere i pazienti più deboli e impedire che ogni inverno il sistema d’emergenza venga trascinato al limite.
In un Paese che invecchia rapidamente e in cui le malattie croniche sono sempre più diffuse, l’attuale “onda lunga” dell’influenza è il segnale di un problema strutturale: senza un vero rafforzamento dell’assistenza territoriale, della prevenzione e dei percorsi integrati tra medicina di base, 118 e ospedale, ogni stagione influenzale rischia di trasformarsi in un’emergenza annunciata.
Fonti principali: Istituto Superiore di Sanità – sorveglianza integrata virus respiratori (epicentro.iss.it); Società scientifiche dell’emergenza-urgenza e sistema 118 (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, quotidianosanita.it, leggo.it); rilevazioni regionali e ospedaliere in Sicilia, Campania, Calabria, Lombardia e Toscana (tgcom24.mediaset.it, tg24.sky.it, leggo.it).
