Keytruda (pembrolizumab): riassunto EPAR EMA

Sintesi in linguaggio semplice di Keytruda e perché è autorizzato nell’Unione europea (UE)

Riassunto EPAR dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA)

Fonte: Agenzia europea per i medicinali (EMA), riassunto EPAR destinato al pubblico (PDF in italiano), ultimo aggiornamento della sintesi 07-2026. Numero EMA EMEA/H/C/003820. Pagina del medicinale sul sito EMA.

Testo riprodotto dal documento ufficiale EMA senza modifiche; consultato il 18/10/2026.

Sintesi in linguaggio semplice di Keytruda e perché è autorizzato nell’Unione europea (UE)

1. Cos’è Keytruda e per cosa si usa?

Keytruda è un medicinale antitumorale usato per il trattamento di:

  • melanoma, un cancro della pelle;
  • carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), un tipo di cancro del polmone;
  • mesotelioma maligno della pleura non epitelioide (un cancro della mucosa dei polmoni);
  • linfoma di Hodgkin classico, un cancro dei globuli bianchi;
  • carcinoma uroteliale, un cancro della vescica e del tratto urinario;
  • carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC), un cancro della testa e del collo;
  • carcinoma a cellule renali, un tipo di cancro del rene;
  • cancro esofageo, un cancro dell’esofago;
  • adenocarcinoma dello stomaco o della giunzione gastroesofagea, tipi di cancro rispettivamente dello stomaco e della giunzione tra l’esofago e lo stomaco;
  • carcinoma mammario triplo negativo, un tipo di cancro della mammella;
  • carcinoma dell’endometrio, un cancro della membrana dell’utero;
  • carcinoma della cervice, un cancro del collo dell’utero;
  • cancro epiteliale dell’ovaio (che si sviluppa nel tessuto che ricopre le ovaie), cancro della tuba di

Falloppio (cancro delle tube che collegano le ovaie all’utero) e carcinoma peritoneale primario (che si sviluppa nel tessuto che riveste la parete addominale e ricopre gli organi dell’addome);

  • carcinoma delle vie biliari, un cancro dei dotti biliari, che trasportano la bile dal fegato e dalla cistifellea all’intestino, o della cistifellea;
  • i seguenti carcinomi “con elevata instabilità dei microsatelliti” (MSI-H) o “con deficit di riparazione del mismatch” (dMMR):
  • carcinoma del colon-retto, un cancro del colon o del retto, la parte bassa dell’intestino;
  • carcinoma dell’endometrio;
  • carcinoma gastrico, carcinoma dell’intestino tenue o carcinoma delle vie biliari.

Keytruda è usato principalmente negli adulti per tipi di cancro in stadio avanzato, metastatico, recidivante, refrattario o non rimovibile chirurgicamente. Keytruda è anche utilizzato nei bambini di età pari o superiore a 3 anni con linfoma di Hodgkin classico e negli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni con melanoma.

Per alcune forme di cancro è somministrato unicamente a pazienti in cui il cancro produce determinati livelli di una proteina denominata PD-L1 o è di tipo MSI-H o dMMR.

Keytruda è altresì indicato per evitare recidive a seguito di intervento chirurgico (terapia adiuvante) per l’asportazione del melanoma, dell’NSCLC o del carcinoma a cellule renali. In alcuni pazienti con carcinoma mammario triplo negativo, NSCLC, HNSCC e carcinoma uroteliale, Keytruda può essere somministrato prima dell’intervento chirurgico (trattamento neoadiuvante) e dopo l’intervento chirurgico (trattamento adiuvante).

A seconda del cancro da trattare, Keytruda può essere utilizzato da solo o in associazione ad altri medicinali antitumorali, come lenvatinib, axitinib o enfortumab vedotin, con chemioterapia da sola o in associazione ai medicinali antitumorali trastuzumab o bevacizumab o ancora con chemioterapia in associazione a radioterapia.

Keytruda contiene il principio attivo pembrolizumab.

2. Come si usa Keytruda?

Keytruda può essere ottenuto soltanto con prescrizione medica e il trattamento deve essere iniziato e supervisionato da un medico esperto nel trattamento del cancro.

Keytruda è somministrato tramite un’infusione (flebo) in vena della durata di 30 minuti, ogni 3 o 6 settimane. È disponibile anche sotto forma di iniezione sottocutanea nell’addome o nella coscia; viene somministrato da un operatore sanitario con un’iniezione della durata di 1 minuto ogni 3 settimane o con un’iniezione della durata di 2 minuti ogni 6 settimane. I pazienti possono passare da una formulazione all’altra (infusione o iniezione sottocutanea) alla successiva somministrazione prevista. In caso di comparsa di determinati effetti indesiderati il medico può rinviare la somministrazione delle dosi o, se tali effetti sono gravi, interrompere del tutto il trattamento. In alcuni casi, prima dell’inizio del trattamento è necessario effettuare test per valutare i livelli di PD-L1 o lo stato tumorale MSI- H/dMMR.

Per maggiori informazioni sull’uso di Keytruda, vedere il foglio illustrativo o contattare il medico o il farmacista.

3. Come agisce Keytruda?

Il principio attivo di Keytruda, pembrolizumab, è un anticorpo monoclonale, ossia una proteina concepita per riconoscere e bloccare un recettore (“bersaglio”) denominato PD-1. Alcuni tipi di cancro sono in grado di produrre una proteina (PD-L1) che si lega al PD-1 per bloccare l’attività di determinate cellule del sistema immunitario (le difese naturali dell’organismo), impedendo loro di attaccare il cancro. Bloccando il PD-1, pembrolizumab impedisce al cancro di disattivare tali cellule immunitarie, aumentando così la capacità del sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali.

4. Quali benefici di Keytruda sono stati evidenziati negli studi?

Melanoma (cancro della pelle) Keytruda può ritardare il peggioramento del melanoma e migliorare la sopravvivenza. Dai risultati di uno studio su 540 pazienti con melanoma trattati in precedenza è emerso che, a distanza di 2 anni dall’inizio del trattamento, la malattia non era peggiorata nel 16 % dei pazienti trattati con Keytruda, rispetto a meno dell’1 % dei pazienti sottoposti a chemioterapia.

Un secondo studio ha esaminato 834 pazienti con melanoma ai quali era stato somministrato Keytruda o un altro medicinale, ipilimumab. I pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti per un periodo fino a 5,6 mesi senza progressione della malattia, rispetto ai 2,8 mesi dei pazienti trattati con ipilimumab. Inoltre, fino al 74 % dei pazienti trattati con Keytruda è sopravvissuto per almeno 12 mesi dall’inizio del trattamento, rispetto al 59 % di quelli trattati con ipilimumab.

Un terzo studio su 1 019 pazienti sottoposti a intervento chirurgico e ad alto rischio di recidiva ha messo a confronto Keytruda e placebo (un trattamento fittizio). Dopo un anno e mezzo, il 72 % dei pazienti che avevano ricevuto Keytruda non presentava segni della malattia, rispetto al 54 % dei pazienti cui era stato somministrato il placebo.

Un altro studio ha confrontato Keytruda con placebo in 976 pazienti che non avevano ricevuto precedenti trattamenti e che erano stati sottoposti a intervento chirurgico per l’asportazione del cancro. Dopo 14,3 mesi di trattamento, l’11 % dei pazienti trattati con Keytruda aveva avuto una recidiva o era deceduto, rispetto a circa il 17 % di quelli cui era stato somministrato il placebo. Data la similarità del melanoma negli adolescenti e negli adulti, negli adolescenti Keytruda dovrebbe essere efficace tanto quanto negli adulti. I dati ottenuti negli studi sugli adulti si applicano quindi anche agli adolescenti.

Carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) Keytruda è efficace nel ritardare il peggioramento della malattia e nel migliorare il tempo di sopravvivenza anche nei pazienti con NSCLC.

In uno studio su circa 1 000 pazienti trattati in precedenza, il tempo di sopravvivenza con Keytruda da solo (circa 11 mesi) è stato più lungo rispetto a quello registrato con docetaxel (circa 8 mesi), un altro medicinale antitumorale. Il tempo senza peggioramento della malattia è stato di circa 4 mesi con entrambi i trattamenti. Keytruda è risultato più efficace nel trattamento di pazienti i cui test relativi alla proteina PD-L1 sono risultati altamente positivi: questi pazienti sono sopravvissuti in media per 15 mesi, di cui 5 senza peggioramento della malattia.

In un secondo studio su 305 pazienti con NSCLC non trattati in precedenza in cui il cancro era risultato altamente positivo nei test relativi alla proteina PD-L1, quelli trattati con Keytruda sono sopravvissuti per circa 10 mesi senza peggioramento della malattia, rispetto ai 6 mesi dei pazienti sottoposti a chemioterapia a base di platino.

Keytruda è risultato efficace anche nel trattamento di combinazione di un tipo di NSCLC detto “non squamoso”. In uno studio su 616 pazienti con NSCLC non squamoso che si era diffuso, il 69 % di quelli trattati con Keytruda associato a pemetrexed e chemioterapia a base di platino era vivo dopo 11 mesi, rispetto a meno della metà dei pazienti trattati soltanto con pemetrexed e chemioterapia a base di platino. Inoltre, i pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per 8,8 mesi senza un peggioramento della malattia, rispetto ai 4,9 mesi dei pazienti non trattati con Keytruda.

In un ulteriore studio su 559 pazienti con NSCLC squamoso che si era diffuso, i pazienti cui era stato somministrato Keytruda in combinazione con carboplatino e paclitaxel o nab-paclitaxel sono sopravvissuti in media per 15,9 mesi, rispetto agli 11,3 mesi dei pazienti trattati con carboplatino e paclitaxel o nab-paclitaxel. I pazienti del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti in media per circa 6 mesi senza un peggioramento della malattia, rispetto ai 4,8 mesi dei pazienti del gruppo trattato con placebo.

In uno studio su più di 1 000 pazienti con NSCLC sottoposti a rimozione chirurgica e a chemioterapia successivamente all’intervento, i pazienti trattati per un periodo fino a un anno con Keytruda sono sopravvissuti in media 54 mesi senza recidive, rispetto ai 41 mesi dei pazienti che hanno ricevuto il placebo.

Un altro studio è stato condotto su quasi 800 pazienti con NSCLC che non si era diffuso e che poteva essere asportato chirurgicamente. I pazienti hanno ricevuto Keytruda con chemioterapia a base di platino prima dell’intervento e Keytruda da solo dopo l’intervento, oppure placebo con chemioterapia a base di platino prima dell’intervento e placebo da solo dopo l’intervento. I pazienti che hanno ricevuto Keytruda sono sopravvissuti in media per 47 mesi prima di un peggioramento o di una recidiva della malattia o del decesso, rispetto ai 18 mesi dei pazienti trattati con placebo. I pazienti che hanno ricevuto il placebo sono sopravvissuti in media per 52 mesi; non è stato possibile calcolare il tempo di sopravvivenza dei pazienti trattati con Keytruda a causa del basso numero di pazienti deceduti durante il periodo di follow-up.

Mesotelioma maligno della pleura non epitelioide Uno studio principale ha esaminato Keytruda in 440 adulti affetti da mesotelioma maligno della pleura non trattato in precedenza, avanzato o metastatico e non asportabile chirurgicamente. In un gruppo di 95 pazienti affetti da mesotelioma maligno della pleura non epitelioide, i pazienti trattati con Keytruda associato con chemioterapia (cisplatino e pemetrexed) sono sopravvissuti in media 12,3 mesi, rispetto agli 8,2 mesi dei pazienti trattati con la sola chemioterapia. Inoltre, i pazienti del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti in media per 7,1 mesi senza peggioramento della malattia, rispetto ai 4,5 mesi dei pazienti trattati con la sola chemioterapia.

Linfoma di Hodgkin Keytruda elimina parzialmente o completamente le cellule tumorali nel linfoma di Hodgkin classico che non è regredito o che si è ripresentato dopo precedenti trattamenti.

In uno studio principale su 210 adulti, con Keytruda si è avuta remissione parziale o completa del cancro nel 71 % dei pazienti; il 28 % dei pazienti ha avuto una remissione completa, ossia non presentava più segni della malattia. La durata media della sopravvivenza dei pazienti senza peggioramento della malattia è stata di circa 14 mesi.

Un altro studio principale su 304 adulti ha evidenziato che Keytruda era efficace anche nei pazienti che erano stati sottoposti a trapianto di cellule staminali e in quelli che avevano seguito altri due trattamenti e che non erano in grado di sottoporsi a un trapianto di cellule staminali. In questo studio i pazienti che hanno assunto Keytruda sono sopravvissuti in media per 13 mesi senza peggioramento della malattia, rispetto ai circa 8 mesi dei pazienti trattati con brentuximab vedotin.

I dati di uno studio sui bambini hanno evidenziato che il medicinale potrebbe essere efficace anche in questa fascia di età.

Carcinoma uroteliale Keytruda migliora la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma uroteliale. Uno studio ha esaminato 542 pazienti precedentemente trattati con medicinali a base di platino cui era stato somministrato Keytruda o un altro medicinale antitumorale scelto dal medico (paclitaxel, docetaxel o vinflunina). I pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per circa 10 mesi, rispetto a circa 7 mesi con gli altri medicinali antitumorali. Keytruda non ha ritardato il peggioramento della malattia rispetto agli altri medicinali antitumorali (il tempo trascorso fino al peggioramento della malattia è stato rispettivamente di 2 e 3 mesi).

In un secondo studio su 370 pazienti che non potevano essere trattati con medicinali a base di cisplatino, Keytruda ha indotto una remissione parziale o completa del cancro in 108 di essi (29 %), dei quali 30 (8 %) hanno avuto una remissione completa, ossia non presentavano più segni della malattia.

Un terzo studio che ha coinvolto 886 pazienti con carcinoma uroteliale avanzato o metastatico non ancora trattato con una terapia sistemica (che interessa l’intero organismo) ha confrontato i benefici di Keytruda in combinazione con enfortumab vedotin con quelli della chemioterapia a base di platino e della gemcitabina (altri medicinali antitumorali). I pazienti trattati con Keytruda più enfortumab vedotin sono vissuti in media per circa 13 mesi senza un peggioramento della malattia e in media per 32 mesi complessivamente. I pazienti trattati con chemioterapia a base di platino e gemcitabina sono vissuti in media per circa 6 mesi senza un peggioramento della malattia e in media per circa 16 mesi complessivamente.

Un quarto studio è stato condotto su 344 pazienti che non potevano essere trattati con medicinali a base di cisplatino e il cui carcinoma uroteliale aveva invaso lo strato muscolare della vescica ed era asportabile chirurgicamente. I pazienti hanno ricevuto Keytruda ed enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento chirurgico oppure sono stati sottoposti unicamente a intervento chirurgico. Dopo circa 20 mesi, il 72 % dei pazienti trattati con Keytruda ed enfortumab vedotin era in vita senza peggioramento né recidiva della malattia, rispetto al 45 % di quelli sottoposti solo a intervento chirurgico. Inoltre, dopo circa 24 mesi, l’80 % dei pazienti trattati con Keytruda più enfortumab vedotin era in vita, rispetto al 63 % dei pazienti sottoposti solo a intervento chirurgico.

Cancro della testa e del collo Keytruda è efficace anche nel migliorare la sopravvivenza dei pazienti affetti da carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC) che si è diffuso o si è ripresentato. In uno studio su 495 pazienti, i pazienti trattati con Keytruda che avevano livelli elevati di PD-L1 sono sopravvissuti in media per 11,6 mesi, mentre quelli trattati con medicinali antitumorali standard sono sopravvissuti per 6,6 mesi.

Un altro studio su 882 pazienti con HNSCC ha evidenziato che Keytruda, da solo o in combinazione con chemioterapia a base di platino e 5-fluorouracile (5-FU), è efficace nel prolungare la sopravvivenza dei pazienti se l’HNSCC presenta un determinato livello di PD-L1. I pazienti che assumevano Keytruda nella terapia di associazione sono sopravvissuti in media per 13,6 mesi, rispetto ai 10,4 mesi dei pazienti sottoposti ad altri trattamenti standard. Inoltre, i pazienti che assumevano Keytruda da solo sono sopravvissuti in media per 12,3 mesi, rispetto ai 10,3 mesi dei pazienti che hanno seguito altri trattamenti standard.

In questo studio la malattia non è peggiorata per 5,1 mesi in media nei pazienti che hanno assunto la terapia di associazione con Keytruda, per 3,2 mesi nei pazienti che hanno assunto Keytruda da solo e per 5,0 mesi nei pazienti sottoposti ad altri trattamenti standard.

Un altro studio ha coinvolto 714 pazienti con HNSCC localmente avanzato (stadio III-IVA, in cui il tumore è cresciuto in modo significativo e può essersi diffuso nelle zone circostanti) asportabile chirurgicamente. La maggior parte dei pazienti presentava cellule tumorali che producevano un certo livello di PD-L1.

Un primo gruppo di pazienti ha ricevuto Keytruda prima dell’intervento chirurgico e successivamente, entro 6 settimane dall’intervento, ha proseguito il trattamento con Keytruda in associazione con radioterapia e chemioterapia se vi erano ancora segni della presenza di cellule tumorali o della diffusione della malattia o solo con radioterapia in assenza di tali segni. Un secondo gruppo di pazienti non ha ricevuto alcun trattamento prima dell’intervento chirurgico e, entro 6 settimane dall’intervento, ha effettuato radioterapia con chemioterapia oppure solo radioterapia, come nel primo gruppo, ma senza Keytruda.

I pazienti del primo gruppo sono sopravvissuti in media 60 mesi prima di una progressione della malattia, di una recidiva o del decesso, rispetto ai 30 mesi osservati in media nel secondo gruppo. Carcinoma renale In uno studio condotto su 861 pazienti con carcinoma a cellule renali, i pazienti ai quali è stato somministrato Keytruda in combinazione con un medicinale già autorizzato per tale affezione (axitinib) sono sopravvissuti per circa 15 mesi senza peggioramento della malattia, rispetto agli 11 mesi dei pazienti sottoposti a trattamento con un altro medicinale per il carcinoma a cellule renali (sunitinib). Keytruda è risultato efficace anche nel migliorare la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma a cellule renali. Dopo 18 mesi, l’81 % dei pazienti trattati con la combinazione di Keytruda e axitinib era in vita, rispetto al 71 % di quelli trattati con sunitinib.

Un altro studio su 1 069 pazienti con carcinoma a cellule renali ha confrontato gli effetti di Keytruda o everolimus in combinazione con lenvatinib con quelli di sunitinib. In questo studio i pazienti del gruppo cui è stato somministrato Keytruda più lenvatinib sono sopravvissuti per circa 24 mesi senza peggioramento della malattia, mentre quelli del gruppo che ha ricevuto sunitinib sono sopravvissuti per 9 mesi senza progressione.

Un terzo studio ha esaminato l’effetto di Keytruda dopo intervento chirurgico in 994 pazienti a maggior rischio di recidiva del carcinoma renale. Dopo un anno la probabilità di sopravvivenza senza ricomparsa della malattia era dell’86 % per i pazienti trattati con Keytruda, rispetto al 76 % dei pazienti che avevano assunto placebo. Dopo due anni tali valori erano del 77 % per i pazienti trattati con Keytruda e del 68 % per i pazienti cui era stato somministrato placebo.

Cancro esofageo Uno studio principale su 749 pazienti con carcinoma esofageo in stadio avanzato o metastatico ha messo a confronto Keytruda abbinato a chemioterapia e un placebo abbinato a chemioterapia.

Il trattamento con Keytruda è stato particolarmente benefico per i pazienti in cui il cancro presentava elevati livelli di PD-L1. Tra questi, i pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per circa 14 mesi, mentre quelli cui è stato somministrato placebo sono sopravvissuti per 9 mesi. Inoltre, quelli del gruppo in trattamento con Keytruda sono sopravvissuti per 8 mesi senza un peggioramento della malattia, rispetto ai 6 mesi di quelli del gruppo trattato con placebo.

Adenocarcinoma gastrico e della giunzione gastroesofagea Uno studio principale è stato condotto su 698 pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea in stadio avanzato HER2-positivo, che non erano stati trattati in precedenza e in cui il cancro non poteva essere asportato mediante intervento chirurgico. HER2-positivo significa che le cellule tumorali producono sulla loro superficie una proteina chiamata HER2. Lo studio ha confrontato Keytruda con placebo in pazienti che assumevano anche un altro medicinale antitumorale chiamato trastuzumab ed erano sottoposti a chemioterapia. Il trattamento con Keytruda ha mostrato benefici solo nei pazienti in cui il cancro era caratterizzato da un determinato livello di PD-L1. Tra questi, i pazienti ai quali è stato somministrato Keytruda sono sopravvissuti in media per 11 mesi senza che la malattia peggiorasse e circa 21 mesi in totale, a fronte dei 7 e 16 mesi rispettivamente dei pazienti ai quali è stato somministrato placebo.

Un ulteriore studio principale è stato condotto su 1 579 pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea in stadio avanzato HER2-negativo, che non avevano precedentemente ricevuto una terapia sistemica per la malattia metastatica. I pazienti hanno ricevuto Keytruda o un placebo, insieme a medicinali chemioterapici scelti dal medico (5-FU più cisplatino o capecitabina più oxaliplatino). Il trattamento con Keytruda ha mostrato benefici maggiori nei pazienti con cancro che produceva un determinato livello di PD-L1. Tra questi, i pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per 13 mesi, rispetto agli 11,4 mesi di quelli che hanno ricevuto il placebo. Carcinoma mammario triplo negativo Uno studio principale su 1 174 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in stadio iniziale a elevato rischio ha confrontato gli effetti della somministrazione di Keytruda sia prima dell’intervento chirurgico (trattamento neoadiuvante) sia dopo di esso (trattamento adiuvante) con gli effetti della somministrazione di placebo prima e dopo l’intervento. Tutti i pazienti che hanno preso parte allo studio, il cui cancro era localmente avanzato e a rischio di recidiva, sono anche stati sottoposti a chemioterapia prima dell’intervento. I risultati hanno evidenziato che il 64 % dei pazienti sottoposti a trattamento neoadiuvante con Keytruda non mostrava segni di cancro invasivo nel tessuto mammario asportato durante l’intervento chirurgico, rispetto al 55 % dei pazienti cui era stato somministrato il placebo. In aggiunta, dopo 24 mesi la probabilità di sopravvivenza senza ricomparsa della malattia era dell’88 % nei pazienti cui era stato somministrato Keytruda sotto forma di trattamento neoadiuvante e adiuvante, rispetto all’81 % dei pazienti cui era stato somministrato placebo.

Un altro studio principale ha messo a confronto Keytruda abbinato a chemioterapia con placebo e chemioterapia in 847 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo non trattato in passato, che non poteva essere asportato mediante intervento chirurgico o si era diffuso. Tra i pazienti con elevati livelli di PD-L1, quelli del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti per quasi 10 mesi senza peggioramento della malattia, mentre quelli del gruppo trattato con placebo sono sopravvissuti per 5 mesi senza progressione. Per quanto riguarda la sopravvivenza, dallo studio è emerso che i pazienti del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti più a lungo, ossia 23 mesi rispetto a 16. Carcinoma dell’endometrio Uno studio condotto su 827 pazienti con carcinoma dell’endometrio ha confrontato Keytruda in associazione a lenvatinib con trattamenti chemioterapici (doxorubicina o paclitaxel). I pazienti del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti per circa 7 mesi senza peggioramento della malattia, mentre quelli del gruppo trattato con chemioterapia sono sopravvissuti per quasi 4 mesi senza progressione. Inoltre, per quanto riguarda la sopravvivenza, dallo studio è emerso che i pazienti del gruppo trattato con Keytruda sono sopravvissuti per circa 18 mesi, rispetto agli 11 mesi dei pazienti del gruppo sottoposto a chemioterapia.

È stato effettuato anche uno studio su 810 pazienti con carcinoma endometriale in stadio avanzato o recidivante che presentava un deficit di mismatch repair (dMMR), in cui le cellule tumorali sono prive di determinate proteine che correggono gli errori intervenuti durante la copia del DNA nelle cellule che si dividono, o un mismatch repair proficient (pMMR), in cui le cellule tumorali non presentano questo problema di riparazione. I pazienti non erano stati precedentemente trattati con chemioterapia o lo erano stati dopo un intervento chirurgico antitumorale almeno 12 mesi prima dello studio. Nel corso dello studio ai pazienti sono stati somministrati Keytruda o placebo, entrambi in associazione a paclitaxel e carboplatino. Nel gruppo che presentava pMMR i pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media 13 mesi senza che la malattia peggiorasse, rispetto ai circa 9 mesi dei pazienti cui è stato somministrato placebo. Nel gruppo con dMMR i pazienti cui è stato somministrato placebo sono sopravvissuti in media 8 mesi senza che la malattia peggiorasse; non è stato possibile calcolare la durata della sopravvivenza nei pazienti trattati con Keytruda in quanto il numero dei pazienti con peggioramento della malattia è risultato insufficiente per il calcolo della sopravvivenza media. Tuttavia, al momento dell’analisi dei risultati è emerso che il 26 % (29 su 110) dei pazienti con dMMR trattati con Keytruda aveva registrato un peggioramento della malattia, rispetto al 54 % (60 su 112) di quelli ai quali era stato somministrato placebo.

Carcinoma della cervice Keytruda somministrato in associazione ad altri trattamenti antitumorali è efficace anche nei pazienti con carcinoma della cervice che si è ripresentato dopo un precedente trattamento o che si è diffuso ed è risultato positivo al test per la proteina PDL-1.

I pazienti trattati con Keytruda in associazione a chemioterapia, con o senza un altro medicinale antitumorale denominato bevacizumab, sono sopravvissuti in media per 10,4 mesi senza progressione della malattia (273 pazienti), rispetto agli 8,2 mesi dei pazienti trattati solo con chemioterapia, con o senza bevacizumab (275 pazienti). Inoltre, i primi dati dello studio hanno evidenziato che i pazienti trattati con Keytruda hanno vissuto più a lungo di quelli che non hanno assunto il medicinale. È stato effettuato anche uno studio su 1 060 pazienti con carcinoma cervicale localmente avanzato che in precedenza non erano stati sottoposti a intervento chirurgico di asportazione completa del carcinoma né a radiazioni o terapie sistemiche per carcinoma cervicale; in 601 di tali pazienti il carcinoma era stato classificato come stadio III-IVA secondo FIGO 2014, vale a dire che aveva iniziato a diffondersi a strutture vicine come la vagina, la vescica o l’intestino crasso (la parte finale dell’intestino). I pazienti sono stati trattati con Keytruda in associazione a chemioradioterapia (cisplatino e radioterapia esterna seguita da brachiterapia, un tipo di radioterapia interna) con in seguito Keytruda in monoterapia o hanno assunto placebo in associazione a chemioradioterapia. La durata del trattamento si è protratta fino a circa 2 anni. Nei pazienti con carcinoma in stadio III-IVA secondo FIGO 2014 il numero di quelli con peggioramento della malattia non è stato sufficiente per il calcolo della sopravvivenza media senza peggioramento della malattia e della sopravvivenza complessiva sia nel gruppo Keytruda che nel gruppo placebo. Tuttavia, dai risultati è emerso che è deceduto il 15 % dei pazienti (43 su 296) trattati con Keytruda e chemioradioterapia a fronte del 24 % (73 su 305) di quelli del gruppo al quale è stato somministrato placebo. Inoltre, il 27 % (79 su 296) dei pazienti trattati con Keytruda ha lamentato un peggioramento della malattia, rispetto al 41 % (125 su 305) di quelli ai quali è stato somministrato placebo.

Cancro dell’ovaio Uno studio principale ha dimostrato che Keytruda si è rivelato più efficace del placebo nel prolungare il tempo di sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro epiteliale dell’ovaio, cancro della tuba di Falloppio o cancro peritoneale primario senza peggioramento della malattia.

Lo studio è stato condotto su 643 donne affette da cancro epiteliale dell’ovaio, da cancro della tuba di Falloppio o da cancro peritoneale primario che non avevano risposto al trattamento con una o due terapie precedenti, tra cui una terapia a base di platino. Keytruda somministrato in associazione con paclitaxel, con o senza bevacizumab, è stato confrontato con placebo somministrato in associazione con paclitaxel, con o senza bevacizumab. I pazienti trattati con Keytruda e il cui tumore era risultato positivo alla PD-L1 hanno vissuto senza che la malattia peggiorasse per una media di 8,3 mesi, rispetto ai 7,2 mesi dei pazienti che avevano assunto placebo. I pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per 18,2 mesi rispetto ai 14 mesi dei pazienti che avevano assunto placebo. Carcinoma delle vie biliari In uno studio condotto su 1 069 pazienti con carcinoma delle vie biliari localmente avanzato non resecabile o metastatico che in precedenza non erano stati sottoposti a terapia sistemica per la malattia in stadio avanzato, i pazienti hanno ricevuto Keytruda o placebo, in associazione a gemcitabina e cisplatino. I pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti in media per 12,7 mesi, rispetto ai 10,9 mesi di quelli che hanno ricevuto il placebo.

Forme tumorali MSI-H o dMMR Uno studio principale ha confrontato Keytruda con il trattamento standard (inclusa la chemioterapia) in 307 pazienti con carcinoma del colon-retto MSI-H o dMMR che si era diffuso. Tali pazienti non erano stati sottoposti ad alcun precedente trattamento. I pazienti trattati con Keytruda sono sopravvissuti per circa 17 mesi senza peggioramento della malattia, rispetto agli 8 mesi dei pazienti sottoposti a trattamenti standard.

Due ulteriori studi hanno esaminato l’effetto di Keytruda in pazienti con altri tipi di carcinoma di tipo MSI-H o dMMR che si erano diffusi o si erano ripresentati dopo precedenti trattamenti. Tra i pazienti nello studio, 124 avevano un carcinoma del colon-retto, 83 un carcinoma endometriale, 51 un carcinoma gastrico, 27 un carcinoma dell’intestino tenue e 22 un carcinoma biliare.

La percentuale dei pazienti in cui il cancro ha risposto al trattamento con Keytruda è stata di circa il 34 % per il carcinoma del colon-retto, del 51 % per il carcinoma endometriale, del 37 % per il carcinoma gastrico, del 56 % per il carcinoma dell’intestino tenue e del 41 % per il carcinoma biliare. Gli studi effettuati con Keytruda sono descritti più dettagliatamente nelle relazioni di valutazione del medicinale.

5. Quali sono gli effetti indesiderati e le limitazioni di Keytruda?

Per l’elenco completo delle limitazioni e degli effetti indesiderati rilevati con Keytruda, vedere il foglio illustrativo.

Gli effetti indesiderati di Keytruda sono correlati soprattutto all’attività del sistema immunitario, che può provocare l’infiammazione di organi e tessuti, e possono essere gravi, sebbene si risolvano per la maggior parte con un trattamento adeguato o con l’interruzione della terapia con Keytruda. Gli effetti indesiderati più comuni di Keytruda somministrato da solo (che possono riguardare più di 1 persona su 5) comprendono stanchezza, nausea e diarrea. Gli effetti indesiderati più gravi comprendono reazioni immunitarie e reazioni gravi correlate all’infusione.

Inoltre, quando Keytruda viene somministrato mediante iniezione sottocutanea può verificarsi una reazione nel sito di iniezione.

Ulteriori effetti indesiderati possono verificarsi quando Keytruda è usato in combinazione con altri medicinali antitumorali, con chemioterapia o chemioradioterapia.

6. Perché Keytruda è autorizzato nell’UE?

Keytruda è efficace nel migliorare la sopravvivenza o nel ritardare il peggioramento della malattia nei pazienti con cancro in stadio avanzato, cancro che si è diffuso o ripresentato o cancro che non può essere asportato mediante intervento chirurgico. In alcuni pazienti il cancro deve produrre un certo livello di PD-L1 o deve essere di tipo MSI-H o dMMR affinché il medicinale sia efficace.

Keytruda è anche efficace nella prevenzione della ricomparsa del melanoma, dell’NSCLC o del carcinoma renale nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico; inoltre, migliora l’esito nei pazienti con carcinoma mammario triplo negativo, NSCLC, HNSCC e carcinoma uroteliale quando è somministrato prima e dopo l’intervento chirurgico.

È stato inoltre dimostrato che i benefici di Keytruda in aggiunta alla chemioterapia sono superiori ai rischi negli adulti affetti da mesotelioma maligno della pleura non epitelioide e da alcune forme di cancro ovarico.

Gli effetti indesiderati di Keytruda sono gestibili e simili a quelli di vari altri trattamenti antitumorali. L’Agenzia europea per i medicinali ha deciso che i benefici di Keytruda sono superiori ai rischi e che il suo uso può essere autorizzato nell’UE.

7. Quali sono le misure prese per garantire l’uso sicuro ed efficace di Keytruda?

La ditta che commercializza Keytruda fornirà ai pazienti una scheda di allerta per informarli sui rischi di potenziali effetti indesiderati correlati al sistema immunitario e per fornire istruzioni su quando contattare il medico in caso di sintomi.

Inoltre, la ditta deve fornire i risultati degli studi con Keytruda per confermare i suoi benefici, anche nel lungo periodo, nel trattamento del melanoma negli adulti e negli adolescenti a partire da 12 anni di età, nonché nel trattamento del linfoma di Hodgkin e dell’NSCLC negli adulti.

Le raccomandazioni e le precauzioni che gli operatori sanitari e i pazienti devono osservare affinché Keytruda sia usato in modo sicuro ed efficace sono state riportate anche nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglio illustrativo.

Come per tutti i medicinali, i dati sull’uso di Keytruda sono costantemente monitorati. Gli effetti indesiderati riportati con Keytruda sono valutati attentamente e qualsiasi azione necessaria alla salvaguardia dei pazienti è intrapresa.

8. Altre informazioni su Keytruda

Keytruda ha ricevuto un’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’UE il 17 luglio 2015.

Ulteriori informazioni su Keytruda, compresi il foglio illustrativo e la relazione di valutazione, sono disponibili sul sito web dell’Agenzia: ema.europa.eu/medicines/human/EPAR/keytruda.

Per informazioni sulla disponibilità di questo medicinale nel proprio paese, contattare l’autorità nazionale competente.

Ultimo aggiornamento della presente sintesi: 07-2026.

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