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“Sostituire la statina in modo naturale” è un’espressione che ricorre spesso nelle ricerche online, ma può essere fuorviante. Dieta, attività fisica e alcuni integratori possono aiutare a ridurre il colesterolo LDL (“cattivo”) e il rischio cardiovascolare, ma non sempre sono in grado di offrire la stessa protezione delle statine, soprattutto nei soggetti ad alto rischio. Comprendere bene i limiti e le potenzialità degli approcci non farmacologici è essenziale per prendere decisioni consapevoli insieme al medico.
In questa guida analizziamo quando è rischioso sospendere le statine, quale impatto realistico possono avere alimentazione e stile di vita, quali rimedi naturali sono supportati da evidenze e in quali situazioni le statine restano generalmente indispensabili. L’obiettivo non è spingere a interrompere farmaci, ma fornire strumenti per un dialogo informato con il cardiologo o il medico curante, evitando scelte autonome che potrebbero aumentare il rischio di infarto o ictus.
Quando è rischioso sospendere le statine
Le statine sono farmaci che riducono il colesterolo LDL agendo sul fegato e sono tra i pilastri della prevenzione cardiovascolare. Sospenderle senza supervisione medica può essere rischioso perché, nella maggior parte dei casi, il colesterolo tende a risalire ai valori di partenza o quasi, facendo perdere la protezione ottenuta negli anni. Il rischio non è solo “un po’ di colesterolo in più”, ma un aumento della probabilità di eventi come infarto miocardico, ictus ischemico o peggioramento di una malattia coronarica già presente, soprattutto se coesistono altri fattori di rischio come ipertensione, fumo, diabete o familiarità.
La sospensione è particolarmente delicata nei pazienti in prevenzione secondaria, cioè in chi ha già avuto un evento cardiovascolare (infarto, angioplastica, bypass, ictus, arteriopatia periferica). In queste persone, le linee guida internazionali considerano les statine una terapia di base, spesso a intensità moderata o alta, proprio perché la probabilità di un nuovo evento è elevata. Interrompere la statina in questi casi per affidarsi solo a dieta o integratori, senza un piano alternativo concordato, può tradursi in una perdita significativa di beneficio in termini di riduzione del rischio.
Un altro scenario in cui la sospensione autonoma è rischiosa riguarda chi ha valori di LDL molto elevati (ad esempio per forme ereditarie di ipercolesterolemia) o un profilo di rischio globale alto o molto alto: presenza di diabete, malattia renale cronica, marcata aterosclerosi documentata, o un punteggio di rischio cardiovascolare a 10 anni elevato. In questi contesti, la riduzione di LDL richiesta per ottenere una protezione adeguata è spesso importante, e gli interventi sullo stile di vita, pur fondamentali, raramente bastano da soli a raggiungere gli obiettivi raccomandati. Sostituire la statina con soli rimedi naturali può quindi non essere sufficiente a contenere il rischio.
Va considerato anche il rischio “silenzioso”: molte persone si sentono bene e, non percependo sintomi, sottovalutano il ruolo delle statine, viste come un farmaco “per un numero di laboratorio”. In realtà, l’aterosclerosi (l’accumulo di placche nelle arterie) progredisce spesso senza sintomi per anni, fino a manifestarsi con un evento acuto. Le statine non servono solo ad abbassare un valore, ma a rallentare la progressione della malattia aterosclerotica. Per questo, qualsiasi decisione di ridurre o sospendere la terapia dovrebbe essere presa solo dopo una valutazione accurata del rischio globale con il medico, e mai sulla base di informazioni frammentarie trovate online o di consigli non professionali.
Dieta e stile di vita per ridurre il colesterolo LDL
La dieta e lo stile di vita sono il primo pilastro della prevenzione cardiovascolare e della gestione dell’ipercolesterolemia, indipendentemente dall’uso di farmaci. Un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva e povera di grassi saturi (carni rosse grasse, insaccati, formaggi stagionati, burro) può contribuire a ridurre il colesterolo LDL e migliorare altri parametri metabolici. Anche la scelta di metodi di cottura più leggeri (vapore, forno, piastra) e la limitazione di zuccheri semplici e prodotti ultraprocessati aiutano a controllare peso, trigliceridi e glicemia, tutti fattori che si intrecciano con il rischio cardiovascolare.
L’attività fisica regolare è un altro tassello fondamentale. L’esercizio aerobico (camminata veloce, bicicletta, nuoto, corsa leggera) praticato con costanza, associato eventualmente a esercizi di forza, può contribuire a ridurre il colesterolo totale e i trigliceridi, aumentare il colesterolo HDL (“buono”) e migliorare la sensibilità all’insulina. Anche se la riduzione di LDL ottenibile solo con dieta ed esercizio è in genere moderata, l’effetto combinato su pressione, peso corporeo, infiammazione e funzione endoteliale si traduce in un beneficio globale sul rischio cardiovascolare. È importante che l’attività fisica sia adattata alle condizioni cliniche individuali e, nei pazienti cardiopatici, concordata con il cardiologo.
La perdita di peso, quando è presente sovrappeso o obesità, ha un impatto significativo sul profilo lipidico. Anche una riduzione del 5–10% del peso corporeo può migliorare colesterolo, trigliceridi e glicemia. Per ottenere risultati duraturi, è preferibile puntare su cambiamenti graduali ma stabili, piuttosto che su diete drastiche e difficili da mantenere. Il supporto di un nutrizionista o di un centro dedicato alla prevenzione cardiovascolare può essere utile per costruire un piano personalizzato, soprattutto in presenza di altre patologie come diabete, insufficienza renale o malattie gastrointestinali che richiedono attenzioni specifiche.
Infine, non va dimenticato il ruolo del fumo, dell’alcol e del sonno. Smettere di fumare è uno degli interventi più potenti per ridurre il rischio cardiovascolare, indipendentemente dal colesterolo. Il consumo di alcol dovrebbe essere limitato e, in alcuni casi, evitato del tutto, perché può aumentare trigliceridi e pressione arteriosa. Un sonno di qualità e la gestione dello stress (attraverso tecniche di rilassamento, mindfulness, supporto psicologico quando necessario) contribuiscono a un migliore equilibrio ormonale e metabolico. Tutti questi aspetti non sostituiscono le statine nei soggetti ad alto rischio, ma ne potenziano l’efficacia e, in alcuni casi selezionati, possono permettere al medico di valutare nel tempo eventuali aggiustamenti della terapia.
Integratori e rimedi naturali: cosa dicono le evidenze
Molte persone cercano “alternative naturali” alle statine, spesso sotto forma di integratori. È importante distinguere tra prodotti con un razionale fisiologico e qualche evidenza, e prodotti proposti con promesse esagerate o non supportate da studi solidi. Tra i rimedi più discussi ci sono il riso rosso fermentato, i fitosteroli vegetali, le fibre solubili (come psillio e beta-glucani dell’avena), gli acidi grassi omega-3, oltre a sostanze come la niacina (vitamina B3) in formulazioni farmacologiche o parafarmaceutiche. Ognuno di questi ha un profilo diverso in termini di efficacia, sicurezza e ruolo nel contesto della prevenzione cardiovascolare.
Il riso rosso fermentato contiene monacolina K, una sostanza chimicamente molto simile alla lovastatina, una statina di sintesi. Questo significa che, pur essendo venduto come “naturale”, agisce di fatto come un farmaco ipolipemizzante, con potenziali benefici ma anche con possibili effetti collaterali simili alle statine (dolori muscolari, alterazioni degli enzimi epatici, interazioni con altri farmaci). Inoltre, il contenuto di monacolina può variare molto tra i diversi prodotti, e non sempre è chiaramente indicato o controllato. Per questi motivi, il riso rosso fermentato non dovrebbe essere assunto come sostituto “fai da te” delle statine, soprattutto nei pazienti ad alto rischio, ma eventualmente discusso con il medico come opzione in casi selezionati.
I fitosteroli vegetali, presenti naturalmente in piccole quantità in alcuni alimenti e aggiunti a margarine o yogurt “funzionali”, possono ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo e contribuire a una moderata riduzione dell’LDL. Le fibre solubili, come quelle dell’avena, dell’orzo e di alcuni integratori di psillio, legano il colesterolo e gli acidi biliari nell’intestino, favorendone l’eliminazione. Questi interventi, se inseriti in una dieta complessivamente equilibrata, possono dare un contributo aggiuntivo, ma difficilmente raggiungono da soli le riduzioni di LDL tipiche delle statine, soprattutto quando sono necessari cali marcati per rientrare nei target raccomandati dalle linee guida.
Gli omega-3 di origine marina (EPA e DHA) sono noti soprattutto per l’effetto sui trigliceridi, che possono ridurre in modo significativo a dosaggi adeguati. Il loro impatto sul colesterolo LDL è più variabile e, in alcuni casi, può non essere favorevole. Per questo, il loro ruolo è più spesso quello di complemento in presenza di ipertrigliceridemia o in contesti specifici, piuttosto che di sostituto delle statine. Anche la niacina, in passato utilizzata per migliorare il profilo lipidico, ha mostrato limiti in termini di benefici clinici aggiuntivi e possibili effetti indesiderati, motivo per cui il suo impiego va valutato con grande cautela e sempre in ambito medico. In sintesi, gli integratori possono avere un ruolo di supporto, ma non dovrebbero essere considerati, da soli, un rimpiazzo sicuro ed equivalente della terapia con statine.
Un ulteriore aspetto da considerare è che molti integratori non sono sottoposti agli stessi controlli rigorosi dei farmaci in termini di qualità, purezza e standardizzazione del contenuto. Questo può tradursi in una variabilità significativa tra lotti e produttori, con il rischio che il paziente assuma dosi inferiori o superiori a quelle dichiarate in etichetta. Inoltre, l’autoprescrizione di più prodotti “naturali” in contemporanea può rendere difficile capire l’origine di eventuali disturbi o alterazioni degli esami del sangue. Per queste ragioni, anche quando si tratta di rimedi di origine vegetale o “da banco”, è prudente coinvolgere il medico nella scelta e nel monitoraggio, inserendo gli integratori in un percorso strutturato e non in un fai-da-te scollegato dalla valutazione del rischio cardiovascolare.
Quando le statine restano indispensabili
Esistono situazioni cliniche in cui, alla luce delle evidenze e delle raccomandazioni delle principali linee guida, le statine restano generalmente indispensabili o comunque fortemente raccomandate. La prima è la prevenzione secondaria: chi ha già avuto un infarto, un ictus ischemico, una rivascolarizzazione coronarica (angioplastica o bypass), o presenta una malattia aterosclerotica documentata (ad esempio arteriopatia periferica) rientra in una categoria di rischio molto elevato. In questi casi, la terapia con statine a intensità adeguata è considerata un cardine per ridurre la probabilità di nuovi eventi, spesso in associazione ad altri farmaci come antiaggreganti, antipertensivi e, se necessario, altri ipolipemizzanti.
Un altro gruppo in cui le statine sono spesso fondamentali è rappresentato dai pazienti con LDL molto elevato, come nelle forme di ipercolesterolemia familiare. In queste condizioni, il rischio di sviluppare precocemente aterosclerosi e complicanze cardiovascolari è alto, anche in assenza di altri fattori di rischio. La sola modifica dello stile di vita, pur essenziale, raramente è sufficiente a riportare il colesterolo a livelli considerati accettabili. In molti casi, sono necessari regimi farmacologici combinati (statine più altri farmaci) per raggiungere gli obiettivi di LDL indicati dalle linee guida, e la sospensione della statina senza un’alternativa efficace può esporre a un rischio significativo.
Nei pazienti con diabete mellito, soprattutto se associato ad altri fattori di rischio o a segni di danno d’organo (come microalbuminuria o retinopatia), le statine sono spesso raccomandate anche in prevenzione primaria, cioè prima che si verifichi un evento cardiovascolare. Il diabete, infatti, accelera i processi aterosclerotici e aumenta la probabilità di infarto e ictus. In questi soggetti, la combinazione di controllo glicemico, gestione della pressione arteriosa, stile di vita sano e terapia ipolipemizzante è fondamentale per ridurre il rischio globale. Sostituire la statina con soli rimedi naturali, senza un’attenta valutazione del rischio e del profilo lipidico, può compromettere questa strategia integrata di protezione.
Infine, ci sono persone senza eventi cardiovascolari pregressi ma con un rischio globale elevato in base a calcolatori validati (che considerano età, sesso, pressione, colesterolo, fumo, ecc.). In questi casi, la decisione di iniziare o mantenere una statina è frutto di una valutazione condivisa tra medico e paziente, che tiene conto dei benefici attesi e delle preferenze individuali. Tuttavia, quando il rischio stimato è alto e l’LDL è significativamente sopra i valori raccomandati, le statine rappresentano spesso la scelta più efficace per ridurre la probabilità di eventi futuri. Anche qui, gli interventi sullo stile di vita sono imprescindibili, ma non sostitutivi, e l’eventuale riduzione o sospensione della terapia dovrebbe avvenire solo dopo un’attenta rivalutazione clinica.
In alcuni casi, quando la statina non è tollerata alle dosi standard per la comparsa di effetti indesiderati, il medico può valutare strategie alternative come la riduzione del dosaggio, la somministrazione a giorni alterni o l’associazione con altri farmaci ipolipemizzanti che consentano di mantenere un controllo adeguato dell’LDL. Anche in queste situazioni, tuttavia, l’obiettivo rimane quello di non rinunciare alla protezione cardiovascolare garantita da una riduzione efficace del colesterolo. La scelta del regime più adatto richiede una valutazione personalizzata, che tenga conto della storia clinica, delle comorbidità e delle preferenze della persona, evitando decisioni drastiche di sospensione completa senza un piano terapeutico alternativo ben definito.
Come parlare con il cardiologo di eventuali cambiamenti di terapia
Chi desidera ridurre la dose di statina o valutare se sia possibile sospenderla a favore di un approccio più “naturale” dovrebbe innanzitutto parlarne apertamente con il proprio cardiologo o medico curante. Prepararsi al colloquio può aiutare a renderlo più efficace: è utile raccogliere gli ultimi esami del sangue (colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, glicemia, funzionalità epatica e renale), annotare eventuali sintomi o effetti indesiderati percepiti con la terapia, e chiarire le proprie aspettative (ad esempio, desiderio di ridurre il numero di farmaci, timori per effetti a lungo termine, interesse per integratori specifici). Questo permette al medico di avere un quadro completo e di discutere in modo concreto le opzioni disponibili.
Durante la visita, è importante chiedere al medico una spiegazione chiara del proprio rischio cardiovascolare globale: non solo il valore di colesterolo, ma anche come si combinano età, pressione, fumo, diabete, familiarità e altri fattori. Comprendere se si rientra in una categoria di rischio basso, moderato, alto o molto alto aiuta a capire quanto sia prudente modificare la terapia. Si possono porre domande come: “Qual è il mio rischio di infarto o ictus nei prossimi 10 anni?”, “Quanto contribuisce la statina a ridurre questo rischio?”, “Che margine abbiamo per lavorare su dieta e attività fisica e rivalutare in futuro?”. Un dialogo basato su numeri e scenari realistici è più utile di una discussione generica su “farmaci sì/farmaci no”.
Se si stanno assumendo o si desidera assumere integratori o rimedi naturali, è fondamentale informare il medico, indicando nomi commerciali, dosaggi e durata. Alcuni prodotti possono interagire con le statine o con altri farmaci, oppure avere effetti collaterali propri. Il medico può aiutare a distinguere tra integratori con un razionale plausibile e prodotti di efficacia dubbia, e a valutare se e come inserirli in un piano complessivo che includa dieta, attività fisica e, se necessario, terapia farmacologica. In alcuni casi, si può concordare un periodo di prova con intensificazione degli interventi sullo stile di vita, monitorando strettamente il profilo lipidico e il rischio globale prima di prendere decisioni definitive sulla statina.
Infine, è utile concordare fin da subito un piano di monitoraggio: ogni quanto ripetere gli esami del sangue, quando rivalutare la terapia, quali segnali devono indurre a contattare il medico prima del previsto. Questo approccio strutturato permette di evitare oscillazioni “a fisarmonica” nella terapia (sospensioni e riprese frequenti) e di prendere decisioni basate su dati oggettivi, non su impressioni momentanee o informazioni trovate casualmente online. Sentirsi parte attiva del processo decisionale, con la possibilità di esprimere dubbi e preferenze, aiuta anche a migliorare l’aderenza alle scelte condivise, che si tratti di mantenere la statina, ridurne la dose o, in casi selezionati e ben monitorati, valutarne una modifica.
In sintesi, “sostituire la statina in modo naturale” non è, nella maggior parte dei casi, una vera alternativa equivalente, soprattutto per chi ha un rischio cardiovascolare elevato o una malattia aterosclerotica già nota. Dieta, attività fisica, controllo del peso, stop al fumo e, in alcuni casi, integratori selezionati rappresentano strumenti preziosi per migliorare il profilo lipidico e la salute del cuore, ma vanno visti come complementi e non come sostituti automatici della terapia farmacologica. La scelta di modificare o sospendere una statina dovrebbe sempre nascere da un confronto informato con il medico, basato su una valutazione accurata del rischio globale, sugli obiettivi di LDL e sulle preferenze della persona, evitando decisioni autonome che potrebbero compromettere anni di prevenzione.
Per approfondire
AIFA – Linee guida AHA/ACC sul trattamento del colesterolo plasmatico Sintesi in italiano delle principali raccomandazioni internazionali su uso delle statine, gestione del colesterolo e ruolo degli stili di vita nella riduzione del rischio cardiovascolare.
AIFA – Nota 13: Ipolipemizzanti Documento regolatorio che inquadra le condizioni di utilizzo e rimborsabilità dei principali farmaci ipolipemizzanti, incluse le statine, in base al profilo di rischio cardiovascolare.
Efficacy of aerobic exercise and a prudent diet for improving selected lipids and lipoproteins in adults: a meta-analysis of randomized controlled trials Meta-analisi che valuta l’impatto combinato di dieta prudente ed esercizio aerobico su colesterolo e altri lipidi, utile per capire cosa aspettarsi dagli interventi sullo stile di vita.
Reduced or modified dietary fat for preventing cardiovascular disease Revisione sistematica che analizza gli effetti della riduzione o modifica dei grassi alimentari sul colesterolo sierico e sulla prevenzione degli eventi cardiovascolari.
Efficacy and safety of more intensive lowering of LDL cholesterol: a meta-analysis of data from 170,000 participants in 26 randomised trials Ampia meta-analisi che mostra come una riduzione più intensa dell’LDL con statine si associ a ulteriori riduzioni del rischio di eventi vascolari maggiori.
