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La very low calorie ketogenic diet (VLCKD) viene proposta sempre più spesso come strategia rapida di dimagrimento nelle donne con sovrappeso o obesità che stanno programmando un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA/IVF). Si tratta però di un intervento nutrizionale intensivo, con potenziali benefici ma anche rischi specifici in età fertile, che richiede un’attenta valutazione multidisciplinare (ginecologo, endocrinologo, nutrizionista, psicologo) e un monitoraggio ravvicinato. Comprendere cosa può realisticamente offrire la VLCKD, quali sono i limiti delle evidenze disponibili e in quali casi è preferibile orientarsi verso approcci meno restrittivi è fondamentale per prendere decisioni informate.
In questa guida analizzeremo il razionale della perdita di peso prima della PMA, i dati disponibili su obesità, fertilità e risultati dei trattamenti, e il ruolo possibile – ma non esclusivo né obbligatorio – della VLCKD. Verranno discussi rischi, controindicazioni e aspetti organizzativi (durata, timing rispetto ai cicli di stimolazione ovarica, controlli clinici e laboratoristici, transizione alla dieta di mantenimento), senza fornire schemi dietetici “fai da te”. L’obiettivo non è suggerire una soluzione valida per tutte, ma aiutare a capire quando la VLCKD può essere una delle opzioni da valutare e quando, invece, è più prudente scegliere percorsi nutrizionali più graduali e sostenibili.
Perché la perdita di peso prima della PMA può aiutare
Il sovrappeso e, soprattutto, l’obesità femminile sono associati a una riduzione della fertilità spontanea e a un peggioramento degli esiti dei trattamenti di PMA. L’eccesso di tessuto adiposo, in particolare viscerale, altera l’assetto ormonale (insulino-resistenza, iperinsulinemia, aumento degli androgeni), interferisce con l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio e favorisce cicli irregolari, anovulazione e sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Studi osservazionali e revisioni sistematiche mostrano che le donne con obesità hanno, in media, tassi più bassi di gravidanza e di nati vivi per ciclo di IVF, oltre a un rischio aumentato di aborto spontaneo e complicanze ostetriche.([mattioli1885journals.com](https://mattioli1885journals.com/index.php/actabiomedica/article/view/13466)) In questo contesto, una riduzione ponderale anche moderata (5–10% del peso iniziale) può migliorare parametri metabolici e ormonali, regolarizzare il ciclo e aumentare la probabilità di concepimento.
La VLCKD è una delle strategie più efficaci per ottenere un calo di peso rapido e significativo, con un marcato miglioramento di insulino-resistenza, profilo lipidico, pressione arteriosa e steatosi epatica.([bollettinoginendo.it](https://bollettinoginendo.it/2024/01/quali-sono-le-diete-efficaci-per-la-paziente-con-sindrome-dellovaio-policistico-pcos-sovrappeso-obesa)) In donne con PCOS e obesità, questi cambiamenti metabolici possono tradursi in una ripresa dell’ovulazione e in un miglioramento della qualità ovocitaria, riducendo talvolta il bisogno stesso di ricorrere alla PMA. Tuttavia, le evidenze specifiche sull’impatto della sola perdita di peso pre-IVF sui tassi di nati vivi sono meno nette: alcune meta-analisi non mostrano un chiaro aumento dei nati vivi dopo dimagrimento intensivo, pur evidenziando un incremento delle gravidanze totali e, soprattutto, delle concezioni spontanee.([pubmed.ncbi.nlm.nih.gov](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38486057)) Per approfondire benefici e limiti della chetogenica in sé, può essere utile una panoramica generale su benefici reali e rischi nascosti della dieta chetogenica, disponibile in questa analisi dedicata. approfondimento sui benefici reali e rischi nascosti della dieta chetogenica
Un altro aspetto cruciale è che la perdita di peso prima della PMA non agisce solo sui tassi di gravidanza, ma anche sulla sicurezza della futura gestazione. L’obesità materna è associata a un aumento del rischio di diabete gestazionale, ipertensione e preeclampsia, taglio cesareo, macrosomia fetale, complicanze tromboemboliche e problemi anestesiologici. Ridurre il peso prima del concepimento può contribuire a diminuire questi rischi, migliorando la salute della madre e del bambino.([betterhealth.vic.gov.au](https://www.betterhealth.vic.gov.au/health/conditionsandtreatments/weight-fertility-and-pregnancy-health)) La VLCKD, se ben condotta e limitata nel tempo, può favorire una rapida riduzione del grasso viscerale e un miglior controllo pressorio e glicemico, ma va sempre inserita in un percorso che preveda una successiva fase di rieducazione alimentare e mantenimento, essenziale per consolidare i risultati e arrivare alla gravidanza in condizioni stabili.
È importante sottolineare che la perdita di peso non è un prerequisito assoluto per accedere alla PMA, ma in molti sistemi sanitari esistono soglie di BMI oltre le quali l’accesso ai trattamenti pubblici è limitato o subordinato a un percorso di dimagrimento.([ox.ac.uk](https://www.ox.ac.uk/news/2025-08-12-women-obesity-seeking-ivf-found-be-47-more-likely-conceive-naturally-after-weight)) In questi casi, un intervento intensivo come la VLCKD può aiutare a rientrare più rapidamente nei criteri di eleggibilità, ma la decisione deve tenere conto dell’età riproduttiva, della riserva ovarica e del tempo già trascorso in infertilità: in una donna di 40 anni, ad esempio, un lungo percorso di dimagrimento potrebbe non essere appropriato quanto in una donna di 30 anni. La valutazione personalizzata del rapporto rischio/beneficio, in termini sia riproduttivi sia metabolici, è quindi imprescindibile.
Rischi e controindicazioni in età fertile
La VLCKD è una dieta fortemente ipocalorica (generalmente <800 kcal/die) e molto povera di carboidrati, che induce uno stato di chetosi nutrizionale controllata. Questo comporta un carico metabolico non trascurabile, soprattutto in donne in età fertile che si apprestano a una gravidanza. Le linee guida italiane sull’obesità complicata e le raccomandazioni internazionali indicano la VLCKD come opzione per l’obesità severa o resistente, ma ne sottolineano l’uso limitato nel tempo (tipicamente fino a 12 settimane) e sempre sotto stretto controllo medico, con supplementazione di vitamine, minerali ed elettroliti.([nutrientiesupplementi.it](https://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/2356-obesita-complicata-iss-approva-linee-guida-dietetiche)) Tra le controindicazioni assolute figurano gravidanza e allattamento, disturbi psichiatrici non controllati, abuso di alcol o sostanze, diabete tipo 1 e alcune patologie renali o epatiche.
In età fertile, un rischio specifico è rappresentato dall’avvio di una gravidanza non programmata durante la fase chetogenica attiva. Poiché la VLCKD non è considerata sicura in gravidanza, è essenziale utilizzare una contraccezione efficace per tutta la durata del protocollo e sospendere la dieta non appena si sospetti un concepimento. Inoltre, la rapida perdita di peso può determinare alterazioni del ciclo mestruale, variazioni ormonali e, in alcune donne, peggioramento transitorio di sintomi ansioso-depressivi o disturbi del comportamento alimentare preesistenti.([link.springer.com](https://link.springer.com/article/10.1007/s40619-020-00796-y)) Per questo, la valutazione psichiatrica/psicologica preliminare è particolarmente importante nelle pazienti con storia di binge eating, bulimia o restrizioni estreme. Per comprendere meglio perché alcune persone non dimagriscono come atteso con la chetogenica, è utile anche analizzare i possibili errori e resistenze metaboliche descritte in un approfondimento dedicato. perché talvolta non si dimagrisce con la dieta chetogenica
Un altro elemento da considerare è l’impatto della VLCKD su organi e sistemi che saranno fortemente sollecitati in gravidanza. La restrizione calorica e la chetosi possono influenzare la funzione renale, l’equilibrio elettrolitico, la pressione arteriosa e il profilo lipidico; in genere in senso favorevole, ma in presenza di comorbilità (nefropatie, cardiopatie, epatopatie, diabete complicato) il margine di sicurezza si riduce.([link.springer.com](https://link.springer.com/article/10.1007/s40619-020-00796-y)) È quindi necessario uno screening accurato (esami ematochimici completi, funzionalità renale ed epatica, assetto lipidico e glicemico, valutazione cardiologica se indicata) prima di iniziare, e controlli periodici durante il percorso. In donne con PCOS e obesità, la VLCKD può migliorare nettamente insulino-resistenza e profilo androgenico, ma va sempre bilanciata con il rischio di ricadute sul comportamento alimentare e sulla qualità di vita.
Infine, occorre ricordare che la VLCKD non è l’unica via per dimagrire e non è necessariamente la più adatta a tutte le donne che si preparano alla PMA. Alcune pazienti possono sperimentare effetti collaterali fastidiosi (nausea, stipsi, cefalea, alitosi, crampi muscolari, affaticamento) che riducono l’aderenza e aumentano il rischio di abbandono precoce.([link.springer.com](https://link.springer.com/article/10.1007/s40619-020-00796-y)) In questi casi, insistere su un protocollo troppo rigido può essere controproducente, generando frustrazione e senso di fallimento. È preferibile valutare fin dall’inizio la “compatibilità” tra stile di vita, preferenze alimentari, storia di diete precedenti e caratteristiche della VLCKD, spiegando con chiarezza che esistono alternative meno drastiche ma comunque efficaci, soprattutto se integrate con attività fisica e supporto comportamentale.
Organizzare timing, controlli e transizione alla dieta mantenimento
La pianificazione temporale della VLCKD rispetto al percorso di PMA è un punto chiave. In linea generale, la fase chetogenica attiva dovrebbe essere completata prima dell’inizio della stimolazione ovarica, lasciando un intervallo sufficiente per la transizione a una dieta di mantenimento più equilibrata (ad esempio di tipo mediterraneo) e per stabilizzare peso e parametri metabolici. Studi osservazionali su donne infertili con sovrappeso/obesità trattate con VLCKD prima dell’IVF descrivono protocolli in più fasi: una fase intensiva di circa 8–12 settimane con forte restrizione calorica e sostituti del pasto, seguita da una fase di reintroduzione graduale dei carboidrati e aumento delle calorie, e infine una fase di mantenimento con schema mediterraneo ipocalorico.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12472907))
Durante la fase attiva, sono raccomandati controlli clinici e laboratoristici ravvicinati: monitoraggio del peso e della circonferenza vita, pressione arteriosa, esami ematici (elettroliti, funzionalità renale ed epatica, assetto lipidico, glicemia e insulinemia, eventuale chetonemia o chetonuria), valutazione di eventuali sintomi avversi.([nutrientiesupplementi.it](https://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/2356-obesita-complicata-iss-approva-linee-guida-dietetiche)) È utile concordare fin dall’inizio con il team di PMA una “finestra” temporale in cui programmare la stimolazione ovarica, tenendo conto dell’età, della riserva ovarica e del tempo necessario per completare la transizione dietetica. In alcune situazioni, può essere preferibile un dimagrimento più breve ma ben monitorato, piuttosto che prolungare eccessivamente la fase intensiva. Per farsi un’idea realistica delle entità di calo ponderale ottenibili in tempi brevi con una chetogenica strutturata, può essere utile consultare anche un’analisi su quanto si può perdere in una settimana di dieta chetogenica. quanto peso si può perdere in 7 giorni di dieta chetogenica
La fase di transizione dalla VLCKD alla dieta di mantenimento è cruciale per evitare il cosiddetto “effetto rimbalzo”. In questa fase, le calorie vengono gradualmente aumentate e i carboidrati reintrodotti in modo controllato, privilegiando fonti a basso indice glicemico (cereali integrali, legumi, frutta) e mantenendo un adeguato apporto proteico per preservare la massa magra.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12472907)) Parallelamente, è importante iniziare o intensificare l’attività fisica regolare, adattata alle condizioni cliniche della paziente, per consolidare il dimagrimento e migliorare la sensibilità insulinica. Questa fase può durare diversi mesi e dovrebbe idealmente sovrapporsi alla preparazione alla PMA, in modo che al momento dell’inizio della stimolazione ovarica il peso sia relativamente stabile e l’organismo non sia più in chetosi.
Un altro aspetto organizzativo riguarda il coordinamento tra i diversi specialisti coinvolti. Il ginecologo della PMA deve essere informato del protocollo dietetico in corso, delle tempistiche previste e degli eventuali effetti collaterali osservati; il nutrizionista/dietista clinico deve conoscere la storia riproduttiva, la riserva ovarica e le scadenze del percorso di PMA per modulare la durata delle varie fasi; l’endocrinologo o il medico dell’obesità può contribuire alla gestione delle comorbilità (diabete, ipertensione, dislipidemia, steatosi epatica).([nutrientiesupplementi.it](https://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/2356-obesita-complicata-iss-approva-linee-guida-dietetiche)) Una comunicazione chiara tra i professionisti riduce il rischio di sovrapposizioni inopportune (ad esempio stimolazione ovarica in piena chetosi) e permette di adattare il piano in base alla risposta clinica e alle preferenze della paziente.
Infine, nella definizione del timing è utile considerare anche eventuali pause fisiologiche o tecniche del percorso di PMA (attesa di esami, liste di attesa, tempi di preparazione dei protocolli). Questi intervalli possono rappresentare finestre favorevoli per completare o consolidare il percorso nutrizionale, evitando di sovrapporre momenti di massimo impegno dietetico con fasi particolarmente stressanti del trattamento riproduttivo. Una programmazione condivisa consente di ridurre la percezione di “corsa contro il tempo” e di vivere il dimagrimento come parte integrante, e non come ostacolo aggiuntivo, del progetto di gravidanza.
Supporto psicologico e strategie anti‑drop‑out
La VLCKD è un intervento impegnativo non solo sul piano metabolico, ma anche psicologico e sociale. La forte restrizione calorica, l’uso di sostituti del pasto e le limitazioni nelle occasioni conviviali possono generare senso di privazione, isolamento e conflitti con il proprio rapporto con il cibo. Nelle donne che affrontano contemporaneamente un percorso di infertilità e PMA, già di per sé carico di stress emotivo, il rischio di sovraccarico psicologico è elevato. Per questo, l’integrazione di un supporto psicologico strutturato (colloqui individuali, gruppi di sostegno, interventi di psicoeducazione) è una componente fondamentale dei programmi di dimagrimento intensivo in età fertile.([mattioli1885journals.com](https://mattioli1885journals.com/index.php/actabiomedica/article/view/13466))
Le strategie anti-drop-out devono essere pianificate fin dall’inizio. È utile definire obiettivi realistici e condivisi (ad esempio una perdita di peso del 5–10% in un certo arco di tempo, piuttosto che un numero di chili idealizzato), spiegare con chiarezza le fasi del percorso e i possibili effetti collaterali, e prevedere momenti di verifica regolari per ricalibrare il piano se necessario. Tecniche di counseling motivazionale e approcci cognitivo-comportamentali possono aiutare a gestire le aspettative, a riconoscere e prevenire le situazioni a rischio di “sgarro” e a ridurre il senso di colpa in caso di difficoltà.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10940611)) È importante anche coinvolgere, quando possibile, il partner, che può rappresentare una risorsa di sostegno pratico ed emotivo.
Un altro elemento chiave è la flessibilità del protocollo. Sebbene la VLCKD preveda schemi piuttosto rigidi, è possibile introdurre margini di adattamento (ad esempio nella scelta dei sostituti del pasto, nella gestione dei pasti sociali, nella modulazione della durata della fase intensiva) per aumentare l’aderenza senza compromettere la sicurezza. La percezione di avere un certo grado di controllo sul percorso, piuttosto che subirlo passivamente, riduce il rischio di abbandono.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12472907)) Allo stesso tempo, è essenziale evitare di trasformare la dieta in un ulteriore terreno di auto-giudizio severo: nelle donne che vivono già il fallimento riproduttivo, un eventuale insuccesso nel dimagrimento può amplificare sentimenti di inadeguatezza e colpa.
Infine, è utile integrare nel percorso strumenti pratici che facilitino la gestione quotidiana: piani alimentari chiari ma non eccessivamente complessi, ricette semplici compatibili con la fase chetogenica, suggerimenti per organizzare la spesa e i pasti, indicazioni su come gestire le uscite al ristorante o le festività.([bollettinoginendo.it](https://bollettinoginendo.it/2024/01/quali-sono-le-diete-efficaci-per-la-paziente-con-sindrome-dellovaio-policistico-pcos-sovrappeso-obesa)) L’uso di diari alimentari, app di monitoraggio o gruppi online moderati da professionisti può favorire il senso di appartenenza e di “cammino condiviso”, ma va sempre bilanciato con l’attenzione a non alimentare confronti poco realistici o dinamiche di competizione sul peso. L’obiettivo finale non è solo perdere chili, ma costruire un rapporto più sano e stabile con il cibo e con il proprio corpo in vista della gravidanza.
Un ulteriore aspetto riguarda la gestione delle fasi critiche del percorso di PMA (attese degli esiti, eventuali fallimenti dei cicli, decisioni su come proseguire), che possono incidere fortemente sulla motivazione a proseguire la dieta. Preparare in anticipo, con l’aiuto del team, strategie di coping per questi momenti (ad esempio prevedere colloqui aggiuntivi, rivedere temporaneamente gli obiettivi, introdurre brevi pause strutturate dal regime più rigido) può prevenire abbandoni improvvisi e ridurre il rischio che un insuccesso riproduttivo venga vissuto come “colpa” della paziente per non aver seguito perfettamente la dieta.
Quando scegliere alternative meno restrittive
Non tutte le donne con sovrappeso o obesità che si preparano alla PMA sono buone candidate per una VLCKD. In presenza di controindicazioni mediche (patologie renali, epatiche, cardiache, disturbi psichiatrici non stabilizzati, disturbi del comportamento alimentare attivi, diabete tipo 1, gravidanza inaspettata) o di forte resistenza psicologica a un regime così restrittivo, è preferibile orientarsi verso approcci meno drastici ma più sostenibili nel medio-lungo termine.([nutrientiesupplementi.it](https://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/2356-obesita-complicata-iss-approva-linee-guida-dietetiche)) Anche l’età riproduttiva gioca un ruolo: in donne oltre i 38–40 anni, il tempo è una risorsa critica e un lungo percorso di dimagrimento intensivo potrebbe non essere compatibile con la necessità di non ritardare troppo l’inizio della PMA, rendendo più appropriati interventi dietetici moderati in parallelo ai trattamenti.
Le alternative includono diete ipocaloriche bilanciate (ad esempio di tipo mediterraneo), programmi strutturati di cambiamento dello stile di vita che combinano alimentazione, attività fisica e supporto comportamentale, e, in casi selezionati, l’uso di farmaci per l’obesità o la chirurgia bariatrica, sempre valutati in relazione alla tempistica riproduttiva.([nutrientiesupplementi.it](https://www.nutrientiesupplementi.it/attualita/item/2356-obesita-complicata-iss-approva-linee-guida-dietetiche)) Per molte donne, una riduzione ponderale del 5–7% ottenuta con un regime meno restrittivo può essere sufficiente a migliorare il profilo metabolico e ormonale, regolarizzare il ciclo e aumentare le probabilità di concepimento, senza gli oneri psicologici e organizzativi di una VLCKD. In particolare nelle pazienti con PCOS, anche interventi dietetici moderati ma costanti possono avere un impatto significativo sull’ovulazione e sulla risposta alla stimolazione ovarica.
Un altro scenario in cui le alternative meno restrittive sono da preferire è quello delle donne con storia di diete yo-yo, forte insoddisfazione corporea e tendenza a passare da periodi di controllo rigido a episodi di abbuffate. In questi casi, un ulteriore protocollo estremo rischia di alimentare il circolo vizioso restrizione–abbuffata, con possibili ricadute sul peso e sulla salute mentale. Approcci più graduali, centrati sulla regolarità dei pasti, sulla qualità degli alimenti e sulla costruzione di abitudini sostenibili, possono portare a risultati più stabili e a un miglior benessere complessivo, anche se il calo ponderale iniziale è meno spettacolare.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10940611))
Infine, è importante ricordare che la decisione non è mai “VLCKD sì o no” in astratto, ma va inserita in un percorso personalizzato che tenga conto di storia clinica, obiettivi riproduttivi, tempi disponibili, risorse personali e supporti esterni. In alcuni casi, può essere ragionevole iniziare con un approccio moderato e valutare successivamente, insieme al team, se intensificare il percorso con una fase chetogenica breve e ben monitorata; in altri, la VLCKD può rappresentare una “spinta iniziale” seguita da una lunga fase di mantenimento con dieta mediterranea.([pmc.ncbi.nlm.nih.gov](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12472907)) L’elemento centrale resta la condivisione informata delle scelte, evitando sia l’idealizzazione della VLCKD come soluzione miracolosa, sia il rifiuto pregiudiziale di uno strumento che, in contesti selezionati, può offrire benefici reali.
In prospettiva, la scelta di un approccio meno restrittivo può favorire anche una migliore continuità tra la fase pre-concezionale, la gravidanza e il post-partum, facilitando il mantenimento di abitudini sane nel lungo periodo. Un percorso nutrizionale che la donna percepisce come compatibile con la propria vita quotidiana, con il lavoro, con la gestione familiare e con le future esigenze del neonato ha maggiori probabilità di essere mantenuto nel tempo, contribuendo non solo all’esito della PMA, ma anche alla salute materna e del bambino negli anni successivi.
In sintesi, la VLCKD prima di un percorso di PMA/IVF può rappresentare, per alcune donne con sovrappeso o obesità, una strategia efficace per ottenere un rapido miglioramento del profilo metabolico e, talvolta, della fertilità spontanea, oltre che per ridurre i rischi ostetrici legati all’obesità. Tuttavia, si tratta di un intervento intensivo, con controindicazioni specifiche in età fertile e la necessità di un attento coordinamento con il team di PMA, di controlli clinici ravvicinati e di un robusto supporto psicologico. Le evidenze disponibili suggeriscono benefici soprattutto in termini di aumento delle gravidanze totali e spontanee, mentre l’effetto sui nati vivi da IVF resta meno chiaro. La scelta di intraprendere una VLCKD deve quindi essere sempre individualizzata, valutando attentamente rischi, benefici, tempi riproduttivi e alternative meno restrittive, con l’obiettivo di arrivare alla gravidanza nelle migliori condizioni possibili di salute fisica e mentale.
Per approfondire
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Portale istituzionale con linee guida e documenti tecnici su obesità, nutrizione clinica e salute riproduttiva, utile per inquadrare il ruolo degli interventi dietetici, inclusa la VLCKD, nel trattamento dell’obesità complicata.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Informazioni aggiornate su farmaci per l’obesità e documenti di sicurezza, rilevanti quando si valutano percorsi di dimagrimento farmacologici alternativi o complementari alla dieta prima della PMA.
ESHRE – European Society of Human Reproduction and Embryology – Linee guida e raccomandazioni su infertilità, PMA e gestione delle pazienti con obesità, utili per comprendere come il peso corporeo influenzi l’accesso e gli esiti dei trattamenti.
Endocrine Society – Linee guida internazionali su obesità, sindrome dell’ovaio policistico e disturbi metabolici, con sezioni dedicate agli interventi sullo stile di vita e alle diete a basso contenuto di carboidrati.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Documenti e report globali su obesità, salute materna e riproduttiva, che aiutano a collocare l’uso di strategie di dimagrimento intensivo, come la VLCKD, nel più ampio contesto di salute pubblica.
