Molti adulti riferiscono di usare cannabis per sentirsi più rilassati o per addormentarsi più facilmente. Un nuovo studio pubblicato su una rivista scientifica dedicata alla cannabis suggerisce però un segnale diverso a livello biologico: negli utilizzatori frequenti il livello di cortisolo, spesso definito “ormone dello stress”, risulta più alto già al momento del risveglio rispetto a chi non consuma cannabis.
Il lavoro ha misurato il cortisolo salivare in vari momenti della giornata, focalizzandosi in particolare sul valore al risveglio e sulla cosiddetta risposta di cortisolo al risveglio, cioè l’aumento che si osserva nei primi 30 minuti. I ricercatori propongono il cortisolo mattutino come possibile indicatore neurobiologico di un uso problematico di cannabis, pur sottolineando i limiti di uno studio osservazionale che non consente di dimostrare un rapporto di causa-effetto.
Cosa ha trovato lo studio su cannabis e cortisolo al risveglio
Lo studio ha confrontato adulti che facevano un uso frequente di cannabis con persone che non la utilizzavano, analizzando la curva quotidiana del cortisolo attraverso campioni di saliva. La differenza principale è emersa al momento del risveglio: nel gruppo dei consumatori abituali, il cortisolo salivare era più alto rispetto ai non consumatori, suggerendo un livello basale di attivazione dello stress già elevato appena aperti gli occhi.
Per valutare la cosiddetta cortisol awakening response, cioè la risposta di cortisolo al risveglio, i ricercatori hanno poi effettuato una seconda misurazione circa 30 minuti dopo. Il nuovo lavoro riferisce che l’ampiezza di questo incremento mattutino risultava simile tra consumatori e non consumatori, indicando che l’alterazione riguardava soprattutto il punto di partenza e non il rialzo successivo. Questo dato si collega al tema dell’ansia al risveglio in alcune persone.
Perché il ritmo del cortisolo è importante per stress, ansia e sonno
Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che segue un ritmo circadiano: di norma è più basso durante la notte, aumenta rapidamente dopo il risveglio e poi tende a diminuire nel corso della giornata. Questo andamento è strettamente legato al funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il principale sistema di risposta allo stress dell’organismo; alterazioni prolungate possono associarsi a disturbi dell’umore e del sonno.
Un cortisolo più alto già al risveglio può indicare un organismo cronicamente “in allerta”, anche quando non esiste uno stimolo acuto evidente. Nella pratica clinica questo si osserva in alcune condizioni di stress cronico, ansia persistente, turni di lavoro irregolari o sonno frammentato. La nuova evidenza su chi usa cannabis frequentemente apre quindi interrogativi su come l’assunzione ripetuta possa interagire con il ritmo naturale dell’ormone, con possibili impatti su vigilanza mattutina, qualità del sonno e benessere emotivo.
Uso frequente di cannabis: cosa sappiamo su ansia, sonno e dipendenza
Già prima di questo studio, la letteratura segnalava un rapporto complesso tra cannabis, ansia e sonno: alcune persone riferiscono sollievo dai sintomi ansiosi o una più rapida addormentabilità, altre sperimentano peggioramento dell’ansia, agitazione o insonnia, soprattutto con dosi elevate o varietà ad alto contenuto di tetraidrocannabinolo. L’alterazione del cortisolo al risveglio suggerita dal nuovo lavoro si inserisce in questo quadro, indicando una possibile interferenza con i meccanismi biologici dello stress.
Nei consumatori abituali si osservano anche fenomeni di uso problematico e dipendenza, con difficoltà a ridurre o sospendere l’assunzione nonostante effetti negativi sulla vita quotidiana. In questi casi possono presentarsi irritabilità, disturbi del sonno e ansia durante i periodi di astinenza, potenzialmente collegati a una regolazione alterata dell’asse dello stress. Chi ricerca strategie per “abbassare il cortisolo” ricorre talvolta a prodotti o integratori per il cortisolo, ma l’uso di cannabis non può essere considerato un surrogato di una gestione strutturata dello stress.
Come interpretare il dato: associazione, limiti e fattori confondenti
Gli stessi autori dello studio definiscono il cortisolo al risveglio un potenziale marker neurobiologico di uso problematico di cannabis, ma precisano che il lavoro è osservazionale. Ciò significa che non è possibile stabilire se sia la cannabis a causare il cortisolo più alto, se persone già esposte a stress elevato e con cortisolo alterato tendano più spesso a usare cannabis, oppure se agiscano contemporaneamente altri fattori, come stile di vita, sonno insufficiente o comorbilità psichiatriche.
Un altro elemento da considerare è che la risposta di cortisolo nei 30 minuti dopo il risveglio sembrava simile nei due gruppi, con differenze concentrate sul valore iniziale. Questo indica una possibile “riprogrammazione” del livello basale, più che del meccanismo di risposta allo stimolo del risveglio. Inoltre, la percezione soggettiva dello stress non coincide sempre con i marcatori biologici, come mostrano anche studi sulle alterazioni dell’umore indotte da corticosteroidi; ciò richiede prudenza nel trarre conclusioni su benessere psicologico a partire da un singolo parametro.
Quando è il caso di parlarne con il medico o con lo specialista
Il dato sul cortisolo al risveglio non è, di per sé, uno strumento diagnostico per i singoli individui, ma può aiutare a riflettere sul rapporto personale con la cannabis. È opportuno parlarne con il medico di medicina generale, con uno psichiatra o con uno psicologo quando l’uso diventa frequente o quotidiano, quando emergono difficoltà a ridurre le quantità, oppure quando compaiono o si aggravano ansia, insonnia, risvegli precoci con agitazione o altri sintomi che interferiscono con la vita diurna.
Un confronto specialistico è particolarmente indicato se coesistono disturbi d’ansia, dell’umore o del sonno già diagnosticati, o se si stanno assumendo altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale. In questi casi, la cannabis può modificare la percezione dei sintomi senza risolverne le cause e, nel tempo, contribuire a mantenere elevata l’“attivazione di base” dell’asse dello stress. Un inquadramento clinico consente di valutare percorsi di cura più strutturati, con interventi psicoterapeutici e farmacologici appropriati.
Nel complesso, il nuovo studio suggerisce che chi utilizza cannabis con frequenza si sveglia con un cortisolo più alto rispetto a chi non la usa, pur avendo una risposta mattutina simile nelle prime mezz’ore. Ciò indica un possibile stato di attivazione cronica dell’asse dello stress, che si intreccia con ansia, sonno e rischio di uso problematico, e che merita attenzione clinica senza allarmismi e senza semplificare il rapporto causa-effetto.





