Negli ultimi giorni molti over 70 hanno sentito parlare del trial STAREE, presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia 2026 e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha valutato atorvastatina 40 mg al giorno in quasi 10.000 persone di almeno 70 anni senza infarto, ictus, diabete o demenza. Il dato che ha attirato l’attenzione è una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo.
Questa riduzione del rischio non significa però che ogni anziano debba iniziare o proseguire una statina. Nel trial gli eventi avversi sono stati rari, ma il beneficio non si è tradotto in un aumento della sopravvivenza libera da disabilità. Nella pratica clinica entrano in gioco rischio cardiovascolare globale, aspettativa di vita, altre malattie e preferenze individuali. L’obiettivo è capire in quali profili il vantaggio supera davvero i potenziali effetti collaterali e quando invece può essere ragionevole non usarla o sospenderla.
Quanto riducono infarto e ictus le statine negli over 70 secondo STAREE
Nel trial STAREE sono stati arruolati 9.971 adulti di almeno 70 anni, senza malattia cardiovascolare, diabete o demenza. I partecipanti sono stati randomizzati ad atorvastatina 40 mg al giorno oppure placebo, con un follow-up mediano di 5,9 anni. Secondo il comunicato del Congresso ESC, gli eventi cardiovascolari maggiori si sono verificati nel 6,0% del gruppo atorvastatina e nell’8,3% del gruppo placebo.
Questi dati corrispondono a una riduzione relativa del rischio di circa il 30% (hazard ratio 0,70, intervallo di confidenza 95% 0,61–0,82). In termini assoluti significa circa 23 eventi cardiovascolari maggiori in meno ogni 1.000 persone trattate per quasi sei anni, con una riduzione assoluta del rischio di circa il 2,3%. Il numero necessario da trattare per prevenire un evento maggiore si colloca tra 37 e 43 pazienti secondo la sintesi NEJM.
Per interpretare questi numeri è utile ricordare che la riduzione relativa del 30% si applica al rischio di base. Un anziano con rischio elevato potrà ottenere un beneficio assoluto maggiore rispetto a chi ha rischio molto basso. Nel trial gli eventi avversi muscolari, epatici e correlati al diabete sono risultati più frequenti con atorvastatina, ma gli eventi avversi gravi complessivi sono comparsi nel 2,7% dei partecipanti in entrambi i gruppi.
Lo studio non ha mostrato differenze significative per l’endpoint composito di morte, demenza o disabilità fisica persistente, che si è verificato nel 12,8% del gruppo atorvastatina e nel 13,6% del gruppo placebo. Questo suggerisce che, negli over 70 senza patologie cardiovascolari note, la statina riduce infarto e ictus ma non allunga di misura la sopravvivenza libera da disabilità. Il beneficio è quindi soprattutto sulla prevenzione degli eventi cardiocerebrovascolari.
Quando iniziare una statina in prevenzione primaria dopo i 70 anni
Le indicazioni di società scientifiche internazionali e documenti divulgativi come quelli di Mayo Clinic e del servizio sanitario britannico convergono su un punto. Dopo i 70 anni, l’avvio di una statina in prevenzione primaria dipende dal rischio cardiovascolare globale, non da un singolo valore di colesterolo. Lo studio STAREE fornisce un supporto numerico concreto, ma non sostituisce il giudizio clinico individuale né le linee guida in vigore.
Secondo le revisioni su statine e rischio cardiovascolare negli anziani, occorre valutare età cronologica ed età biologica, presenza di ipertensione, fumo, familiarità, malattia renale, oltre ai livelli di colesterolo LDL. Nelle persone di almeno 70 anni in buona salute, con aspettativa di vita ragionevolmente lunga e rischio stimato elevato, l’evidenza STAREE rafforza la scelta di iniziare una terapia ipolipemizzante. Restano fondamentali dieta, attività fisica e controllo di tutti i fattori di rischio.
In altri profili il bilancio può essere diverso. Una persona anziana con rischio cardiovascolare basso, valori di LDL moderatamente aumentati e molte comorbidità potrebbe trarre beneficio limitato da una statina ad alto dosaggio. In questi casi alcune fonti, come ISSalute e materiali divulgativi italiani, sottolineano la necessità di una personalizzazione prudente, considerando alternative e integrando la terapia farmacologica con modifiche dello stile di vita e un controllo ravvicinato.
Per chi non può assumere o tollerare le statine, esistono strategie non farmacologiche e altri ipolipemizzanti, che includono anche approcci più naturali per gestire il colesterolo. Alcune risorse di educazione sanitaria illustrano, ad esempio, come gestire il colesterolo senza statine quando il rischio cardiovascolare lo consente e il medico valuta appropriata questa strada, sempre nel contesto di un percorso strutturato.
Continuare o sospendere le statine dopo i 75 anni: cosa valutare con il medico
Per chi assume già da anni una statina, la soglia dei 75 anni pone spesso la domanda se abbia senso continuare o sospendere. Una review del servizio sanitario britannico raccomanda una revisione periodica della terapia oltre questa età, valutando se i benefici prevengono ancora eventi cardiovascolari rispetto ai rischi cumulativi. Studi osservazionali pubblicati sul BMJ hanno associato l’interruzione delle statine dopo i 75 anni a un aumento di eventi cardiovascolari e mortalità.
Questi dati riguardano soprattutto la prevenzione secondaria o gli anziani ad alto rischio, quindi non possono essere trasposti automaticamente su ogni paziente in prevenzione primaria. Le fonti istituzionali come ISSalute ricordano che decisioni di questo tipo vanno prese caso per caso. Una riduzione della dose, un cambio di molecola o una sospensione progressiva possono essere considerati solo dopo valutazione accurata di fragilità, cadute, interazioni e preferenze della persona.
Esistono situazioni in cui la continuità della terapia resta nettamente prioritaria, ad esempio in chi ha già avuto infarto, ictus o rivascolarizzazione coronarica. In altri scenari, come pazienti molto fragili con aspettativa di vita limitata, il beneficio cardiovascolare a lungo termine potrebbe essere meno rilevante rispetto al peso complessivo della politerapia. Alcuni articoli divulgativi italiani suggeriscono che in queste condizioni può essere ragionevole deprescrivere gradualmente, ma sempre sotto stretto controllo medico.
Per chi presenta effetti collaterali muscolari, epatici o timore per il rischio di diabete, possono essere discusse alternative come cambi di molecola, riduzione di dose o altri ipolipemizzanti. Alcuni materiali educativi illustrano cosa valutare quando si considera alternative farmacologiche alle statine, tenendo conto di efficacia sulla riduzione del colesterolo LDL, sicurezza e interazioni nella popolazione anziana.
Statine, qualità di vita e altre malattie negli anziani: come personalizzare la scelta
Un punto centrale del trial STAREE è la valutazione della qualità di vita e della sopravvivenza libera da disabilità. L’endpoint combinato di morte, demenza o disabilità fisica persistente non ha mostrato un miglioramento significativo con atorvastatina rispetto al placebo (12,8% contro 13,6%). Questo suggerisce che il principale beneficio della terapia è la prevenzione di infarto, ictus e rivascolarizzazioni, mentre l’impatto su autonomia e funzione cognitiva appare più limitato.
Le schede divulgative di MedlinePlus e ISSalute ricordano che le statine possono causare dolori muscolari, rialzo degli enzimi epatici e un lieve incremento del rischio di diabete di tipo 2. Questi effetti, seppur rari, assumono maggior peso negli over 70, spesso già in terapia con più farmaci. La presenza di patologie come insufficienza renale, epatopatie, malattie neurodegenerative o fragilità severa richiede quindi un’analisi accurata del rapporto beneficio-rischio individuale.
Le revisioni pubblicate su Nature e Cochrane indicano che il beneficio relativo delle statine sugli eventi cardiovascolari rimane significativo anche nelle fasce di età avanzata. Tuttavia, il guadagno assoluto dipende dal rischio iniziale e dall’orizzonte temporale di beneficio. Per alcune persone attive, con aspettativa di vita lunga, prevenire un infarto o un ictus nei prossimi sei anni può tradursi in qualità di vita migliore. In altre, l’obiettivo prevalente può essere ridurre il carico farmacologico quotidiano.
Nella personalizzazione rientra anche la possibilità di puntare con più decisione su misure non farmacologiche, soprattutto nei profili a rischio moderato o con intolleranza ai farmaci. Alcune risorse spiegano strategie alimentari e integrative che possono aiutare chi si chiede alternative naturali alle statine, sempre nel contesto di un percorso concordato con il curante e di un monitoraggio regolare di colesterolo LDL e altri fattori di rischio.
Nel complesso, i dati STAREE indicano che atorvastatina riduce in modo significativo gli eventi cardiovascolari maggiori negli over 70 senza malattia cardiaca nota, con un beneficio assoluto moderato e un profilo di sicurezza accettabile. La decisione di iniziare, continuare o sospendere una terapia con statine dopo i 70 anni resta però individuale. Deve integrare rischio cardiovascolare globale, aspettativa di vita, comorbidità, qualità di vita attesa e valori personali di chi assume il farmaco.
Questo contenuto ha finalità informative generali e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. Ogni decisione su inizio, modifica o sospensione di una terapia con statine deve essere presa insieme al curante, sulla base della situazione clinica individuale.
Per approfondire
New England Journal of Medicine, studio STAREE offre i dettagli metodologici e i risultati completi del trial su atorvastatina in prevenzione primaria negli over 70, incluse le analisi sugli endpoint cardiovascolari e sulla sopravvivenza libera da disabilità.
Revisione su statine e rischio cardiovascolare negli anziani analizza in modo sistematico i dati disponibili prima e dopo STAREE, discutendo le implicazioni per la pratica clinica nelle diverse fasce di età avanzata.
Articolo sullo stop delle statine in età avanzata valuta l’impatto della sospensione della terapia ipolipemizzante su mortalità ed eventi cardiovascolari negli over 75, con particolare attenzione ai contesti di polipatologia e fragilità.
Revisione Cochrane sulla prevenzione primaria con statine sintetizza l’efficacia e la sicurezza di questi farmaci per ridurre infarto e ictus negli adulti, includendo analisi specifiche per le fasce di età più avanzate quando disponibili.
Per approfondire
- Statins: MedlinePlus (medlineplus.gov)
- Cholesterol Medicines: MedlinePlus (medlineplus.gov)
- STAREE trial atorvastatin 70 primary prevention - Search Results - PubMed (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
- statin older adults primary prevention guideline - Search Results - PubMed (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)




