Una perdita di sangue importante che non si arresta rapidamente può diventare pericolosa in pochi minuti, soprattutto se interessa un grande vaso o un arto. L’errore più comune è perdere tempo con manovre inutili (disinfettare, “far respirare” la ferita) invece di applicare subito pressione diretta, che è il gesto più efficace per ridurre un’emorragia esterna. Riconoscere i diversi tipi di sanguinamento e sapere cosa fare (e cosa evitare) nei primi istanti aiuta ad aumentare le probabilità che il paziente arrivi vivo e in condizioni migliori all’ospedale.
Tipi di emorragia
Si definisce emorragia la fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni, verso l’esterno o all’interno del corpo. Secondo ISSalute, un’emorragia può essere esterna, quando il sangue esce da una ferita visibile, oppure interna, quando il sangue si raccoglie in cavità o tessuti senza via di uscita all’esterno. In molti casi la sorgente è traumatica (tagli, ferite da punta, incidenti), ma il sanguinamento può anche derivare da malattie (ulcera gastrica, emorragia cerebrale) o da disturbi della coagulazione, inclusa l’assunzione di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.
Per il primo soccorso è utile distinguere anche il tipo di vaso coinvolto. Un’emorragia arteriosa dà sangue rosso vivo che può “zampillare” a getti sincroni con il battito cardiaco; quella venosa produce sangue più scuro che scorre in modo continuo; l’emorragia capillare appare come un “velo” di sangue dal letto della ferita. Le emorragie arteriose e venose di grossi vasi, specie agli arti, sono le più pericolose per la rapida perdita di volume ematico e richiedono manovre di controllo energiche e l’attivazione immediata dei soccorsi di emergenza.
Primo soccorso per emorragie
Le linee guida internazionali di primo soccorso (International Federation of Red Cross, American Heart Association, programmi “Stop the Bleed”) concordano su un punto: per ridurre un’emorragia esterna comprimibile la manovra chiave è la pressione diretta e continua sulla zona che sanguina. La Croce Rossa e ISSalute indicano di premere immediatamente con qualsiasi materiale disponibile (mani, tessuto, garza) direttamente sulla ferita, facendo pressione forte e mantenuta. La Mayo Clinic sottolinea che il primo strato di garza o panno non va rimosso se si imbeve di sangue: se necessario si devono aggiungere altri strati sopra, continuando a comprimere con decisione finché il sanguinamento rallenta o si ferma.
MedlinePlus ricorda che, mentre si applica pressione, l’arto colpito va, se possibile, sollevato sopra il livello del cuore per ridurre l’afflusso di sangue, soprattutto per ferite a mani, braccia o gambe. Se una persona, per esempio, si lacera profondamente il palmo con un vetro, chi presta aiuto dovrebbe sedarla, farle sollevare il braccio, posizionare un panno pulito sulla ferita e premere con il palmo della mano senza interrompere la compressione: se dopo vari minuti il sangue attraversa il panno, si aggiunge altro tessuto sopra ma non si toglie il primo, perché rimuoverlo romperebbe il coagulo in formazione e potrebbe riattivare l’emorragia.
È importante anche evitare manovre potenzialmente dannose, come l’applicazione di sostanze casalinghe direttamente nella ferita, il tentativo di “pulire in profondità” un taglio profondo o l’uso improvvisato di lacci troppo stretti senza adeguata formazione. Questi interventi possono peggiorare il danno ai tessuti, ostacolare il successivo lavoro dei sanitari e, nel caso di lacci applicati in modo scorretto, compromettere l’apporto di sangue a valle con rischio di lesioni ischemiche.
Quando consultare un medico
MedlinePlus indica che, se il sanguinamento non si arresta dopo diversi minuti di pressione costante e ben applicata, è necessario cercare assistenza medica urgente. Le linee guida di American Heart Association e American Red Cross del 2024 ribadiscono che qualunque sanguinamento potenzialmente letale – sangue che continua a fuoriuscire nonostante la compressione, che si raccoglie rapidamente a terra o che zampilla – richiede l’intervento dei servizi di emergenza e spesso manovre avanzate. Un consulto medico è indispensabile anche quando la ferita è profonda, ampia, contaminata (morsi, oggetti sporchi, ferite da arma) o localizzata in sedi critiche come collo, torace, addome o inguine, anche se il sanguinamento sembra inizialmente controllato.
Nel caso di possibili emorragie interne, come ricordato da ISSalute per le emorragie gravi (ad esempio cerebrali o addominali), non esistono manovre di primo soccorso in grado di arrestare direttamente la perdita di sangue: occorre riconoscere segni indiretti come peggioramento rapido dello stato di coscienza, pallore marcato, sudorazione fredda, dolore intenso o addome duro e teso, e attivare senza ritardo il sistema di emergenza territoriale. Se, per esempio, dopo un incidente stradale un paziente appare confuso, estremamente pallido e lamenta forte dolore addominale senza sanguinamenti esterni evidenti, si deve sospettare un’emorragia interna e non tentare spostamenti non necessari, ma attendere i soccorsi qualificati.
Trattamenti medici per emorragie
Nelle strutture sanitarie, il controllo di un’emorragia segue protocolli strutturati. Le linee guida sul trauma del servizio sanitario britannico raccomandano per le emorragie degli arti di iniziare con elevazione dell’arto e pressione manuale diretta, eventualmente associata a garze emostatiche, proseguendo poi – se il sanguinamento rimane incontrollato – con sistemi più invasivi come lacci emostatici o dispositivi di compressione, secondo protocolli specifici. Nelle emorragie non comprimibili (ad esempio addominali o toraciche) la gestione prevede procedure chirurgiche o interventi endovascolari per chiudere il vaso sanguinante, insieme alla correzione dell’eventuale shock con fluidi e prodotti del sangue.
Una review pubblicata su PubMed Central illustra il concetto di damage control resuscitation nei pazienti con emorragia traumatica grave: oltre al controllo meccanico del sanguinamento, la rianimazione prevede una somministrazione mirata di fluidi e componenti ematici per limitare la triade letale di ipotermia, acidosi e coagulopatia. Nel quotidiano clinico, i trattamenti possono includere trasfusioni, farmaci procoagulanti e interventi specialistici (neurochirurgici per emorragie cerebrali, endoscopici per sanguinamenti digestivi, ginecologici per emorragie uterine), scelti sulla base della sede e della causa del sanguinamento e delle condizioni generali del paziente.
In pronto soccorso e nei reparti dedicati, il monitoraggio continuo di parametri come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno e livelli di emoglobina consente di valutare l’efficacia dei trattamenti emostatici instaurati. In alcuni casi si ricorre a esami di laboratorio specifici della coagulazione e a tecniche di imaging per individuare con precisione il punto di sanguinamento, guidando il team multidisciplinare nella scelta degli interventi più appropriati e nella prevenzione delle complicanze a breve e lungo termine.
Per gestire in modo più sicuro le emorragie esterne gli enti sanitari internazionali forniscono documenti dettagliati: la Mayo Clinic descrive le fasi del primo soccorso nelle emorragie gravi, MedlinePlus riassume le indicazioni di base per vari scenari di primo soccorso, mentre le linee guida sul trauma del servizio sanitario britannico, disponibili sul portale dell’NHS di Worcestershire, specificano i passaggi per il controllo del sanguinamento negli arti e in altre sedi, e una review su PubMed Central approfondisce le strategie di rianimazione nei sanguinamenti massivi. ISSalute offre inoltre una scheda dedicata alle emorragie con spiegazioni divulgative su cause, sintomi e possibili complicanze.
Per approfondire
Mayo Clinic – Severe bleeding: First aid: scheda pratica in inglese che descrive passo per passo come riconoscere un’emorragia grave, applicare correttamente la pressione diretta e quando attivare i soccorsi di emergenza.
MedlinePlus – First Aid: panoramica ufficiale statunitense sulle principali manovre di primo soccorso, con una sezione dedicata al controllo del sanguinamento e ai segnali che richiedono valutazione medica.
NHS Worcestershire – Trauma guidelines: documento tecnico che illustra l’approccio ospedaliero al trauma, includendo il trattamento delle emorragie degli arti con elevazione, compressione e altri dispositivi.
PubMed Central – History of Fluid Resuscitation for Bleeding: review in inglese che analizza l’evoluzione dei protocolli di rianimazione nei pazienti con sanguinamento massivo e il concetto di damage control resuscitation.
ISSalute – Emorragia: scheda divulgativa dell’Istituto Superiore di Sanità che spiega cosa sono le emorragie, le principali cause e le possibili complicanze per la salute.





