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Mirtillo Nero

(Vaccinium Myrtillus L. – Fam. EricaceelVaccinioidee/Vacciniee) (Sin. – Vaccinia nigra Dod. – Vitis-Idaea Myrtillus Moench.)

Mirtillo Nero- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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mirtillonero

Etimologia – Vaccinium – Nome usato da Virgilio (Egl. II, 18). Sembra derivato da vacca, cioè pianta ricercata dalle vacche. Secondo altri da bacca, per il frutto, ed altri ritengono che sia vocabolo del latino antico, corrusione del greco uakinqos o uakinqinos = giacinto (?).

Myrtillus – nome creato nel XVI sec., diminutivo di Myrtus, cioè piccolo Mirto, allusione alla forma delle foglie e dei frutti.

Il V. Myrtillus non deve essere confuso col Vaccinium uliginosum L., il Mirtillo blu; la sua bacca è simile a quella del V. Myrtillus, esternamente; ma la polpa è bianco/rosea, gelatinosa, e non rosso/viola, un po’ dolce/acidula).

Nomi comuni (numerosi) – Baccule (antiq.), baceri (tosc.), curnagin (lig.), lambrune, osterie (piem.), canestrei, zinzerli (lom.), giasine, cesarelle (ven.), mirtell (em.), ecc.

Heidelbeere (ted.), common blea berry (ingl.), airelle (fr.), mirtilo, aràndano (spagn.), myrtillo (port.), borowkczerne (pol.), fekete àfonya (ungh.), cernika (russo).

Habitat – Sottobosco delle montagne dell’Europa, dell’Asia e dell’America del nord (U.S.A., Canada). In Italia, frequente nei luoghi freschi selvatici e torbosi delle Alpi, Appennino settentrionale e centrale, sino all'Abruzzo, dalla zona submontana alla montana, sino a 2600-2960.

Piccolo arbusto.

Parti usate I frutti (bacche) (racc. luglio/agosto) e le foglie (racc. durante l’estate).

I frutti si usano anche disseccati.

Componenti principali

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Tannino in quantità variabile secondo le segnalazioni di diversi AA.: 5,4% anche 12,2% secondo Kroger (1), 11,2% secondo Béguin e Mirimanoff (2), 15% secondo Litenskaja e Ceikovskaja (3). Inoltre zuccheri ca. 20%, pectine 8% (3), acidi organici, costituiti principalmente da acido citrico (4) [0,769% (5), anche 0,9% (5) di acido citrico nel succo del frutto fresco] e da piccole quantità di acido malico (4) [0,059% di acido malico nel succo (5)]; assenza di acido acetico (5). Negli acidi organici del succo del frutto fresco Kaiser (6) ha identificato i seguenti componenti: acido lattico 0,81 %, acido ossalico 0,16%, acido succinico 4,87%, acido malico 18,70%, acido citrico 72,38%, acido chinico 2,68% (?), acidi insaturi 0,4% (?).

Carotina 100 U.I., vitamina C (3) 3 mg % (7), sostanza colorante antocianica (mirtillina a e mirtillina b) (8) (9); ceneri, 1,84% (anche 4,32% in droga commerciale), contenenti ferro 0,04%, manganese 4%, P2O5 17% (1).

Nel frutto secco: acqua ca. 9%, zuccheri ca. 20%, acidi liberi ca. 7%, ceneri ca. 2,48 % (10).

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Nel frutto fresco: acqua 83-88,4%, in media 86,5%, zuccheri in media 5,79% di cui 0,22% di saccarosio, 2,3% di glucosio e 3,27% di fruttosio; sostanze proteiche 0,82%, acidi liberi 1,01 %, tannino 0,215%, ceneri 0,32% (10).

Dalla mirtillina, nome dato da Willstàtter e Zollinger (8) alla sostanza colorante delle bacche di Vaccinium Myrtillus, Reynolds e Robinson (9) hanno separato i glucosidi antocianici mirtillina-a e mirtillina-b. La mirtillina-a (cloruro: C21H21O12Cl) è stata identificata con la 3-glucosidodelfinidina e la mirtillina-b con un galattoside della delfinidina, in cui la posizione del galattosio nella molecola dell’aglucone non è stata definita.

mirtillonero Figura 1

Più recentemente Suomalainen e Eriksson (11) hanno segnalato nelle bacche mature la presenza di almeno 7 glucosidi antocianici derivati dalla delfinidina, malvidina, petunidina e dalla cianidina. Secondo Suomalainen e Kerànen (12), negli stadi iniziali della maturazione delle bacche, si formerebbero dapprima due glucosidi della cianidina, probabilmente 3-glucosido-cianidina ed una arabinosido-glucosido-cianidina.

Nelle foglie del Vaccinium Myrtillus L. Tunmann (13) e Friedrich (14) non hanno trovato arbutina. Nella pianta anche Ramstad (15) non ha trovato arbutina, mentre Kuhn e Schaeffer (16), ne hanno determinato un contenuto pari all’1,20%. Ramstad (15) nella pianta stabilizzata ha rilevato la presenza dei seguenti componenti:

1) nell’estratto etereo della pianta: acidi oleanolico e ursolico, (3-amirina, idrochinone, acidi resinosi, gli acidi palmitico, oleico, linoleico e stearico, nonacosano, uno sterolo non identificato, denominato mirtillolo, ed una sostanza cristallina, pure non identificata.

2) nell’estratto idroalcoolico della pianta: gli acidi malico, succinico, citrico, tannini di tipo catechico, glucosio, fruttosio e saccarosio.

Nelle foglie: acido chinico (5), tannino (48) e flavonoidi (quercetina libera ed in forma glucosidica) (49).

Dai semi del Vaccinium Myrtillus L. Mironova (17) ha estratto il 29,1% di olio contenente carotene.

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Il Mirtillo (bacche) è dotato di un’azione astringente e tonica per la quale era noto nella medicina popolare di diversi paesi di Europa (Danimarca, Norvegia, Ungheria, Stiria, Polonia, Lettonia e anche Italia) ed è impiegato nella terapia di diverse forme di diarrea e di dissenteria (Weinmainn (18), Winternitz (19), ecc.). Già il Bernstein (20) nel 1903, notò le proprietà antisettiche delle bacche di Mirtillo, dimostrando che queste, in decozione, sono capaci di sterilizzare in 24 ore, colture di B. di Eberth, di B. di Gartner e di B. coli.

Più recentemente è stata da noi sperimentata l’attività antibiotica di estratti acquosi e idroalcoolici di Mirtillo su colture in piastra di coli e di stafilococchi, sulle quali venivano posti dischetti di carta bibula imbevuti dei suddetti estratti.

Gli estratti idroalcoolici si dimostrarono meno attivi di quelli acquosi e fra questi, si sono dimostrati più attivi quelli ottenuti con estrazione in ambiente acido. Con tali estratti si sono osservati aloni di 2-4 mm per i coli e di 3,5 per gli stafilococchi.

Il principio o i principi batteriostatici contenuti nelle bacche di Mirtillo, non solo sono termostabili, ma l’attività degli estratti acquosi (non ottenuti con liquido estrattivo acidificato) aumenta dopo ebollizione e in misura maggiore dopo permanenza in autoclave per 25’ a 110°. Sia nel primo che nel secondo caso, aumenta l’attività verso gli stafilococchi, mentre resta costante quella verso i coli.

Gli estratti ottenuti con liquido estrattivo acidificato, non subiscono invece notevoli variazioni di attività. Si potrebbe dedurre da ciò, che nelle bacche di Mirtillo, sono contenuti forse, due principi ad azione batteriostatica, ambedue termostabili, uno dei quali attivo verso i coli, non subisce variazioni di attività per successivo riscaldamento a 100° o in autoclave, mentre l’altro, attivo verso gli stafilococchi, potrebbe far parte di un complesso che si scinde per idrolisi acida o per azione della temperatura [Benigni (21)].

Verosimilmente, è a queste proprietà batteriostatiche delle bacche di Mirtillo, che è dovuta l’azione terapeutica notata anche da Schulz (22) e da Flury (23) oltre che dai succitati AA., nelle infezioni intestinali (diarrea, enterocoliti, tifo) casi nei quali i preparati di bacche di Mirtillo non eserciterebbero soltanto un’azione astringente ma anche antisettica.

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Gli stessi preparati sono stati impiegati con successo in alcune infezioni del cavo orale e in particolare nella leucoplachia, da Artault de Vevey (24) e da Winternitz, il quale li ha impiegati anche in impacchi, nella terapia di alcune infezioni cutanee (eczemi, sicosi),

Di un’attività del tutto diversa sono dotate le foglie di Mirtillo alle quali viene attribuita un’azione ipoglicemizzante nota anche popolarmente in alcune regioni delle Alpi austriache.

Quest’azione fu descritta forse per la prima volta nel 1893 da Weil (25) il quale impiegò le foglie raccolte dopo la fioritura, sotto forma di thè o un loro estratto in pillole (pillole di Jasper).

Ricerche sperimentali furono eseguite da Mark e Wagner (26) e da Eppinger, Mark e Wagner (27) i quali sperimentarono su cani normali a digiuno, in iperglicemia alimentare da zucchero o spancreatizzati, l’infuso di foglie e un loro estratto speciale, cui gli AA. dettero il nome di «mirtillina». Essi trovarono che questi preparati non modificano la glicemia normale, mentre influenzano nettamente la curva iperglicemica alimentare da zucchero e anche la sopravvivenza dei cani pancreasectomizzati dei quali viene prolungata la vita rispetto ai controlli.

Gli AA. insistono sull’importanza delle condizioni della somministrazione, col variare delle quali si possono ottenere effetti ipo- e iperglicemizzanti.

Questo fatto trova spiegazione nei risultati delle successive ricerche di Allen (28) il quale descrive un metodo di preparazione della «mirtillina» con il quale riuscì a separare il principio ad azione ipoglicemizzante da quello iperglicemizzante. Data la coesistenza dei due principi antagonisti, nel preparato usato dagli AA. precedenti, si può spiegare come con dosi diverse di esso si poteva ottenere il prevalere dell’uno o dell’altro, con effetti opposti.

I risultati ottenuti da Allen su cani normali, resi iperglicemici o pancreasectomizzati, confermarono per tutto il resto, quelli ottenuti dagli AA. precedenti, e vennero confemati in seguito anche dai risultati delle ricerche di altri AA. [Sherill (29), Morrell (30), Anderson (31), Shpiner (32)].

Allen inoltre e successivamente Shpiner, trovarono che la «mirtillina», mentre prolunga limitatamente la vita dei cani pancreasectomizzati, può prolungare indefinitamente quella dei cani cui sia stata praticata una pancreasectomia subtotale. In ogni caso, l’elfetto ipoglicemizzante può essere ottenuto sia per somministrazione orale che per via endovenosa.

Secondo questo A. la «mirtillina» sarebbe priva di tossicità e la sua dose terapeutica optimum, sia per il cane che per l’uomo, sarebbe pari a 1 g pro die. L’impiego di dosi anche molto più elevate, non condurrebbero ad un aumento di attività.

A risultati del tutto opposti giunse il Dietering (33) con ricerche eseguite circa 10 anni dopo, con estratti secchi di foglie di Mirtillo da lui stesso preparati e coi quali non riuscì mai ad ottenere modificazioni significative della curva glicemica, nel corso delle sue indagini condotte su oltre 50 animali (gatti, conigli). Egli nega quindi ogni azione ipoglicemizzante ai preparati di questa droga e ne sconsiglia l’uso nella terapia del diabete, ritenendoli anche dotati di una non trascurabile tossicità dovuta alla presenza di idrochinone che in alcuni preparati può trovarsi anche nelle proporzioni dell’1,3 %.

L’Edgars (34) estrasse dalle foglie di un’altra specie di Mirtillo, il Vaccinium corymbosum, un glucoside ipoglicemizzante, la «neo-mirtillina», la cui formula bruta corrisponderebbe a C24H36O18, la quale per idrolisi enzimatica si scinderebbe in glucosio e acido triossibenzoico. Anche questa sostanza sarebbe attiva per somministrazione orale, ma i suoi effetti sulla curva glicemica sarebbero più rapidi se somministrata parenteralmente.

Sendrail e coll. (35) più recentemente, studiarono comparativamente con la N-1-sulfanil-N-2-n-butilcarbamide, l’azione di alcuni principi vegetali che esercitano un leggero effetto ipoglicemizzante e sulla formula cellulare delle isole di Langerhans e trovarono che il Mirtillo e la Galega, più che la Juglans regia, determinano discreti segni di ipergenesi prevalentemente sulle cellule b correlate con la depressione glicemica.

I risultati delle prove cliniche eseguite con i diversi preparati di Mirtillo, analogamente a quelli sperimentali, non sono univoci, è indubbio però che a quelli ottenuti dall’Allen va attribuita una maggior attendibilità e ciò sia perchè derivano da un numero piuttosto elevato di pazienti diabetici (oltre 80), sia perchè ottenuti con «mirtillina» preparata dallo stesso A. e priva del principio iperglicemizzante, la presenza del quale nei preparati impiegati da altri AA. ha certamente potuto influire sui risultati da essi conseguiti.

La «mirtillina», secondo Allen, avrebbe sull’insulina il vantaggio di essere attiva per somministrazione orale, di essere innocua e di non determinare, anche se somministrata a dosi elevate, la sindrome ipoglicemica, la quale anzi verrebbe prevenuta allorché la mirtillina viene associata al trattamento insulinico. La «mirtillina» inoltre, può in qualche caso sostituire l’insulina o può ridurre notevolmente la dose in altri e più numerosi casi.

Fra gli svantaggi l’A. enumera l’instabilità del preparato, i limiti della sua attività, la sua inefficacia nelle forme acidosiche, nelle infezioni e spesso anche nel diabete giovanile.

I risultati ottenuti da Allen con la «mirtillina» vennero confermati da Anderson (31) e da Rathery e Levina (36), mentre a risultati contradditori pervennero altri AA. fra i quali Golder (37) e Salomon e von Norden (38) i quali però, come giustamente fa osservare Erspamer (39), non impiegarono per le loro prove cliniche la mirtillina, ma preparati non esenti dal principio iperglicemizzante.

La «mirtillina» di Allen e la «neo-mirtillina» di Edgars, rappresentano indubbiamente un progresso di fronte ai semplici preparati della droga e lo studio della loro azione meriterebbe, anche secondo Erspamer, di essere ulteriormente approfondito.

Più recentemente Sendrail e coll, (40), hanno studiato le modificazioni prodotte nel pancreas per somministrazione più o meno prolungata di estratto fluido di Mirtillo o di altre droghe ad azione ipoglicemizzante (Galega officinalis, Arctium lappa, Morus nigra, Juglans regia). Le esperienze furono eseguite su cavie che venivano trattate per un periodo variabile da una a sei settimane con una dose di 2,5 fino a 25 cc/kg al giorno di estratto fluido.

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Per quanto riguarda il Mirtillo, vennero sperimentati dagli AA. gli estratti fluidi delle bacche e delle foglie i quali venivano somministrati, rispettivamente, alla dose di 10 e 20 cc/kg. Dopo un determinato periodo di trattamento, gli animali venivano sacrificati e venivano esaminate istologicamente le eventuali modificazioni subite sia dalle cellule pancreatiche a funzione esocrina, sia da quelle a funzione endocrina.

In tutti i casi sono state osservate modificazioni di tre tipi, qualitativamente simili ma con più o meno marcate differenze di ordine quantitativo, che si manifestavano con alterazioni circolatorie e con alterazioni cellulari del pancreas endocrino ed esocrino.

Tutte le droghe studiate dagli AA. hanno provocato alterazioni profonde ed estese, caratterizzate da congestione vascolare, riordinamento del parenchima esocrino, con perdita della disposizione acinosa e, talvolta, da immagini a carattere degenerativo. La neogenesi insulare, in relazione al tessuto zimogeno e la predominanza del tessuto cellulare b era frequente anche se non costante. Queste modificazioni sono state riscontrate soprattutto, impiegando gli estratti di bacche e di foglie di Mirtillo e, in grado minore, con l’estratto di Galega.

Gli AA. concludono affermando che i danni osservati, anche se sfuggono ad una rigorosa ricerca sistematica, provano l’esistenza nelle droghe studiate, di principi attivi dotati di proprietà modificatrici dell’apparato insulare.

Terapia – Le principali applicazioni terapeutiche del Mirtillo (bacche) si basano tuttora sulla sua azione astringente e antisettica intestinale.

Galli-Valerio (41) in base ad una vasta esperienza fatta in alcune regioni delle Alpi italiane, dove questa droga è impiegata popolarmente nel trattamento di diverse forme di gastroenterite, specialmente infantile, si esprime molto favorevolmente, sulla sua attività terapeutica. Egli ha potuto constatare infatti, che alla somministrazione di bacche di Mirtillo, segue nella maggior parte dei casi, la normalizzazione delle scariche alvine e la diminuzione o la scomparsa dei fenomeni fermentativi e putrefattivi intestinali.

Secondo Schulz (22), le bacche di Mirtillo secche o sotto forma di marmellata, sarebbero particolarmente indicate nelle forme diarroiche infantili leggere, consecutive a gravi fatti enteritici.

Nelle enteriti catarrali degli adulti, Schulze consiglia invece l’uso del vino di mirtilli il quale, conservato con cura, acquisterebbe il sapore del vino di Borgogna.

Il decotto concentrato sarebbe consigliabile, secondo l’A., anche nella terapia del tifo addominale e Tropp (42) riferì di aver impiegato con successo il succo di mirtilli in molti casi di dissenteria cronica resistente a tutti gli altri trattamenti.

Secondo Gronau (43), il thè preparato con foglie secche di Mirtillo, o di bacche, ove non sia possibile disporre di foglie fresche, costituisce un buon astringente nella terapia di alcune forme diarroiche.

Si è discusso sul principio attivo cui attribuire l’attività del Mirtillo e se esso poteva essere identificato col tannino. Secondo Haas (44) la quantità di questa sostanza, contenuta tanto nelle bacche quanto nelle foglie, appare insufficiente per giustificarne l’azione. Altri AA. al contrario, fra i quali Kroger (45), ritengono che in base a più recenti dati analitici, la quantità di tannino contenuta nella droga potrebbe essere ritenuta terapeuticamente sufficiente.

Occorre riconoscere invero, che molte droghe le quali contengono una percentuale di sostanze tanniche molto più elevata di quella contenuta nelle bacche e nelle foglie di Mirtillo, non esplicano la stessa attività terapeutica, anche se la loro azione astringente pura, può essere ritenuta superiore.

Il fatto è che nel considerare l'azione di questa droga, occorre tener conto anche della sua non trascurabile attività batteriostatica di cui si è detto, attività atta a modificare favorevolmente la flora patogena intestinale e che, associandosi all’azione astringente, può influenzare in maniera più completa degli astringenti puri, quelle forme enteritiche ed enterocolitiche di origine bacillare.

Ed è quindi alla combinazione di questa attività astringente e quindi antiflogistica, con quella batteriostatica, cui si deve anche l’impiego del Mirtillo, sotto forma di colluttori e di gargarismi, nelle affezioni del cavo oro-laringo-faringeo, sotto forma di infuso per irrigazioni della mucosa nasale nella terapia del raffreddore (Winternitz) e, per impacchi, nel trattamento di diverse forme piodermitiche (acne, sicosi, impetigine, ecc.) di cui si è già detto.

Per quanto riguarda l’attività delle foglie di Mirtillo, abbiamo parlato della loro azione ipoglicemizzante per la quale vengono impiegate con un certo successo nella medicina popolare di alcune regioni d’Italia e di altri paesi d’Europa. I risultati delle ricerche sperimentali e cliniche eseguite successivamente e in particolare quelle eseguite con preparati più razionali («mirtillina», «neo-mirtillina») hanno in linea di massima confermata la possibilità di utile impiego terapeutico in alcune forme di diabete leggero ed anche nelle forme più gravi in associazione con l’insulina, al fine di ridurne il dosaggio.

Abbiamo già ricordato che i preparati di foglie di Mirtillo sono impiegati anche come antisettici delle vie urinarie, ma essendo dovuta questa azione alla presenza di idrochinone, si preferisce di solito, ricorrere all’uso delle foglie di una pianta congenere, il Vaccinium vitis idaea (Mirtillo rosso) o a quelle di Uva ursina in cui l’idrochinone vi è contenuto, sotto forma del glicoside arbutina, in più elevata percentuale.

Il Genevoix (46) attribuisce alle foglie di Mirtillo una marcata attività nella terapia della gotta e del reumatismo, attività questa che, a nostro parere, potrebbe essere collegata con la presenza nelle foglie, di alcune sostanze triterpeniche (acido ursolico, acido oleanolico, b-amirina) recentemente accertata dal Ramstad (15). In questo caso il meccanismo di azione potrebbe essere ricondotto a quello ipotizzato a proposito della Agrimonia, dell’Elicriso e di altre droghe contenenti sostanze steroidiche e triterpeniche.

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Nella tecnica galenica le bacche di Mirtillo, sotto forma di estratti, sono impiegate per le loro proprietà di edulcorante acidulo aromatico, per la correzione di preparati astringenti, di sostanze debolmente acide e di sostanze saline, alcaline o neutre (47).

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido frutti (g 1 = XXXI gtt).

Dosi: g 2 o più pro dose.

b) Estratto secco acquoso frutti (1 p. = 4 p. circa di droga).

Dosi: g 0,30 o più pro dose.

c) Estratto secco acquoso foglie (1 p. = 5 p. circa di droga).

Dosi: come sopra.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido mirtillo frutti …………………………. g 20

Alcool di 20°………………………………………………………………. g 80

(g 10 o più pro dose).

Sciroppo

Estratto fluido mirtillo frutti…………………………. …..g 10

Sciroppo semplice F.U………………………………………. g 90

(a cucchiai).

BIBLIOGRAFIA

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