Riassunto generato con AI, aggiornato il 18/10/2026.
Fonti usate dall'AI: 1 scheda tecnica AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina effetti collaterali, 1 pagina principio attivo scorri →
- 1 Scheda tecnica AIFAGhemaxan
- 2 BugiardinoGhemaxan
- 3 Effetti collateraliGhemaxan
- 4 Principio attivoEnoxaparina Sodica
Il testo è generato solo da questi 4 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.
Ghemaxan è un farmaco a base di enoxaparina sodica, un’eparina a basso peso molecolare, indicata negli adulti per prevenire e trattare eventi trombotici venosi e per alcune situazioni cardiache acute, oltre che per la prevenzione dei trombi durante l’emodialisi.[1, 2] Prima di usarlo è importante sapere che non va usato in caso di sanguinamento attivo o di alto rischio emorragico, e che non è intercambiabile con altre eparine a basso peso molecolare.[1, 2] In gravidanza va usato solo se il medico ne vede una chiara necessità; durante l’allattamento può essere utilizzato.[1]
A cosa serve
Ghemaxan è indicato negli adulti per la profilassi del tromboembolismo venoso nei pazienti chirurgici a rischio moderato o alto, in particolare dopo chirurgia ortopedica o generale, compresa quella oncologica.[1] È indicato anche per la profilassi del tromboembolismo venoso nei pazienti non chirurgici con patologia acuta e mobilità ridotta, come insufficienza cardiaca acuta, insufficienza respiratoria, infezioni gravi o malattie reumatiche.[1]
Può essere usato nel trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare, con l’esclusione dei casi di embolia polmonare che richiedono terapia trombolitica o chirurgica.[1] È indicato inoltre nel trattamento prolungato della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare e nella prevenzione delle recidive nei pazienti con cancro attivo.[1]
Altre indicazioni comprendono la prevenzione della formazione di trombi nella circolazione extracorporea durante emodialisi e il trattamento della sindrome coronarica acuta, cioè angina instabile e infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST in associazione con acido acetilsalicilico orale, oltre all’infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST, anche nei pazienti trattati con sola terapia farmacologica o destinati a successivo intervento coronarico percutaneo.[1, 2]
Formulazioni e come si usa
La scheda tecnica AIFA riporta soluzione iniettabile e siringhe preriempite da 2.000 UI, 4.000 UI, 6.000 UI e 8.000 UI.[1] Il foglietto illustrativo segnala anche confezioni da 10.000 UI, 12.000 UI e 15.000 UI in siringa preriempita.[2]
Nella profilassi del tromboembolismo venoso nei pazienti chirurgici a rischio moderato, la dose raccomandata è 2.000 UI in un’unica somministrazione giornaliera per via sottocutanea.[1] Il trattamento può iniziare anche 2 ore prima dell’intervento e, in generale, deve proseguire per almeno 7-10 giorni, continuando finché la mobilità ridotta non si sia recuperata.[1]
Nei pazienti chirurgici ad alto rischio, la dose raccomandata è 4.000 UI in un’unica somministrazione giornaliera per via sottocutanea, preferibilmente iniziando 12 ore prima dell’intervento.[1] In questa situazione, se la somministrazione profilattica preoperatoria viene effettuata a meno di 12 ore dall’intervento, l’ultima iniezione deve essere fatta non oltre 12 ore prima e poi ripetuta 12 ore dopo l’intervento.[1] Dopo chirurgia ortopedica maggiore, si raccomanda una profilassi prolungata fino a 5 settimane, mentre dopo intervento addominale o pelvico per cancro si raccomanda una profilassi prolungata fino a 4 settimane.[1]
Nei pazienti non chirurgici, la dose raccomandata è 4.000 UI in un’unica somministrazione giornaliera per via sottocutanea, per almeno 6-14 giorni; il beneficio di un trattamento oltre 14 giorni non è stato stabilito.[1]
Per il trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare, la scheda tecnica indica schemi posologici diversi a seconda del quadro clinico e della valutazione del medico, ma non riporta qui un’unica dose standard valida per tutti i pazienti.[1] Per questo motivo, la scelta del regime deve essere fatta dal medico in base al rischio tromboembolico e al rischio di sanguinamento.[1]
Controindicazioni e avvertenze
Ghemaxan è controindicato in caso di ipersensibilità all’enoxaparina sodica, all’eparina o ad altre eparine a basso peso molecolare, o a uno qualsiasi degli eccipienti.[1, 2] È controindicato anche se il paziente ha avuto trombocitopenia immuno-mediata indotta da eparina negli ultimi 100 giorni o se sono presenti anticorpi circolanti.[1, 2]
Non deve essere usato in presenza di sanguinamento attivo clinicamente significativo o di condizioni ad alto rischio emorragico, tra cui recente ictus emorragico, ulcera gastrointestinale, neoplasie maligne ad alto rischio di sanguinamento, recente chirurgia cerebrale, spinale o oftalmica, varici esofagee note o sospette, malformazioni arterovenose, aneurismi vascolari o gravi anomalie vascolari endospinali o intracerebrali.[1, 2] È controindicato anche l’uso in associazione ad anestesia spinale, epidurale o locoregionale se enoxaparina è stata somministrata nelle precedenti 24 ore a dosaggio terapeutico.[1, 2]
La scheda tecnica sottolinea che enoxaparina sodica non può essere considerata intercambiabile, unità per unità, con altre eparine a basso peso molecolare, perché prodotti diversi hanno caratteristiche e profili clinici non sovrapponibili.[1] Nei pazienti con anamnesi di trombocitopenia indotta da eparina oltre 100 giorni prima, senza anticorpi circolanti, l’uso è possibile solo con estrema cautela e dopo attenta valutazione rischio-beneficio.[1]
Nei pazienti oncologici con conta piastrinica inferiore a 80 G/l, il trattamento anticoagulante può essere considerato solo caso per caso e con stretto monitoraggio.[1] Durante la terapia è raccomandato controllare la conta piastrinica prima di iniziare il trattamento e ripeterla regolarmente; se compaiono segni suggestivi di trombocitopenia indotta da eparina, come nuovi eventi tromboembolici, lesioni cutanee dolorose nel sito di iniezione o reazioni allergiche, occorre valutare subito le piastrine.[1]
Interazioni
L’uso concomitante con farmaci che influenzano l’emostasi non è raccomandato.[1] Tra questi rientrano salicilati sistemici, acido acetilsalicilico a dosi anti-infiammatorie, FANS incluso ketorolac, altri trombolitici e anticoagulanti.[1]
Con cautela possono essere associati altri farmaci che influenzano l’emostasi, come gli inibitori dell’aggregazione piastrinica, tra cui acido acetilsalicilico a dosi antiaggreganti, clopidogrel, ticlopidina e antagonisti della glicoproteina IIb/IIIa usati nella sindrome coronarica acuta, oltre a destrano 40 e glucocorticoidi sistemici.[1] Anche i medicinali che aumentano il potassio nel siero possono essere usati solo con attento monitoraggio clinico e di laboratorio.[1]
Gravidanza e allattamento
In gravidanza, enoxaparina sodica deve essere usata solo se il medico evidenzia una chiara necessità.[1] La scheda tecnica segnala che non vi è evidenza di passaggio attraverso la barriera placentare nel secondo e nel terzo trimestre, mentre per il primo trimestre non ci sono informazioni disponibili; gli studi sugli animali non hanno mostrato fetotossicità o teratogenicità.[1]
Le donne in gravidanza trattate con enoxaparina devono essere monitorate per sanguinamento o eccessiva anticoagulazione.[1] Se è prevista un’anestesia epidurale, il trattamento va interrotto prima secondo le indicazioni mediche.[1]
Durante l’allattamento Ghemaxan può essere utilizzato, perché non è noto se enoxaparina passi nel latte umano in forma immodificata e l’assorbimento orale del farmaco è improbabile.[1]
Effetti indesiderati
Le reazioni avverse riportate più spesso negli studi clinici sono state emorragia, trombocitopenia e trombocitosi.[1, 3] Tra le reazioni comuni figurano anche anemia emorragica, mentre tra quelle rare sono stati segnalati eosinofilia e casi di trombocitopenia immuno-allergica con trombosi.[3]
Se compare un sanguinamento importante o sospetto, è necessario contattare subito il medico.[1, 2] In caso di sovradosaggio, possono verificarsi complicanze emorragiche; l’attività anticoagulante può essere in gran parte neutralizzata con protamina per via endovenosa lenta, secondo il giudizio medico.[1]
Domande frequenti
Ghemaxan si può usare per prevenire i coaguli dopo un intervento? Sì, è indicato per la profilassi del tromboembolismo venoso nei pazienti chirurgici a rischio moderato o alto.[1]
Ghemaxan si può usare in gravidanza? Sì, ma solo se il medico ritiene che ci sia una chiara necessità.[1]
Ghemaxan si può usare durante l’allattamento? Sì, la scheda tecnica indica che può essere utilizzato durante l’allattamento.[1]
Ghemaxan è uguale ad altre eparine a basso peso molecolare? No, la scheda tecnica dice che non è intercambiabile unità per unità con altre eparine a basso peso molecolare.[1]
Qual è il problema principale da controllare durante la terapia? Il rischio di sanguinamento e la possibile trombocitopenia, per cui sono raccomandati controlli della conta piastrinica secondo valutazione medica.[1]
Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Ghemaxan: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.
