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La pressione alta (ipertensione arteriosa) è una delle principali cause di infarto e ictus, spesso senza dare sintomi evidenti. Sapere quando un valore è semplicemente “un po’ alto” e quando invece rappresenta un’emergenza, cosa fare subito a casa e quali strategie adottare nel lungo periodo è fondamentale sia per chi è già iperteso, sia per chi ha avuto occasionali misurazioni elevate.
Questa guida spiega in modo pratico e basato sulle evidenze come interpretare i valori, quali manovre sono davvero utili (e quali rischiose) per abbassare la pressione, come funzionano i farmaci antipertensivi e quando è necessario rivolgersi al medico o al pronto soccorso. Non sostituisce il parere del curante e non fornisce indicazioni personalizzate, ma offre uno schema chiaro per orientarsi in sicurezza.
Quando la pressione è considerata alta e quando è un’emergenza
La pressione arteriosa si esprime con due numeri: la “massima” (sistolica) e la “minima” (diastolica). Secondo le principali linee guida internazionali, si parla di pressione normale quando è inferiore a 120/80 mmHg, “normale-alta” tra 120-129/80-84, e di ipertensione vera e propria quando è pari o superiore a 140/90 mmHg in misurazioni ripetute. È importante sottolineare che un singolo valore alto, magari in un momento di stress o dolore, non basta per fare diagnosi di ipertensione: servono controlli ripetuti, possibilmente in condizioni di riposo e con misurazioni corrette.
Dal punto di vista clinico, si distinguono diversi gradi di ipertensione (lieve, moderata, severa) in base a quanto i valori superano la soglia di 140/90 mmHg. Tuttavia, il rischio cardiovascolare non dipende solo dai numeri, ma anche da altri fattori come età, fumo, colesterolo, diabete, malattie renali o precedenti eventi cardiovascolari. Per questo, due persone con la stessa pressione possono avere rischi molto diversi. Il medico valuta sempre il quadro complessivo, non solo la singola misurazione, prima di proporre un percorso di controllo o terapia.
Si parla invece di “urgenza” o “emergenza” ipertensiva quando la pressione è molto elevata, in genere con valori sistolici ≥180-200 mmHg e/o diastolici ≥110-120 mmHg, soprattutto se compaiono sintomi come forte mal di testa improvviso, disturbi visivi, dolore toracico, difficoltà respiratoria, confusione, deficit di forza o sensibilità a un arto, difficoltà a parlare. In questi casi non è tanto il numero in sé a definire l’emergenza, quanto la presenza di segni di danno acuto a organi vitali (cuore, cervello, reni, occhi). Una pressione molto alta ma senza sintomi può richiedere un intervento rapido, ma di solito non un abbassamento “brusco” come in pronto soccorso.
È essenziale non farsi guidare solo dalla paura del numero sul misuratore. Alcune persone, vedendo valori come 160/95 mmHg, si allarmano e assumono farmaci “al bisogno” o rimedi improvvisati, rischiando cali eccessivi di pressione, svenimenti o ridotta perfusione di organi. Al contrario, altre sottovalutano valori molto alti perché non hanno sintomi. La regola pratica è: valori persistentemente ≥140/90 vanno discussi con il medico; valori ≥180/110, soprattutto se confermati dopo qualche minuto di riposo, richiedono un contatto medico urgente; valori molto elevati associati a sintomi neurologici, toracici o respiratori impongono di chiamare subito il 112/118.
Cosa fare subito se la pressione è molto alta in casa
Se a casa il misuratore rileva un valore di pressione insolitamente alto, il primo passo è mantenere la calma. L’ansia e il panico possono far salire ulteriormente la pressione. Sedersi in un ambiente tranquillo, con la schiena appoggiata e i piedi ben poggiati a terra, respirando lentamente e profondamente per 5-10 minuti, è spesso sufficiente per ridurre di qualche punto i valori. Dopo questo breve riposo, è opportuno ripetere la misurazione sullo stesso braccio, assicurandosi che il bracciale sia della misura corretta e posizionato all’altezza del cuore, evitando di parlare o muoversi durante la misurazione.
Se il secondo valore resta alto ma inferiore a circa 180/110 mmHg e non ci sono sintomi importanti (dolore toracico, difficoltà a respirare, disturbi neurologici), nella maggior parte dei casi non è necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso. È invece consigliabile annotare i valori, l’orario, le eventuali circostanze (stress, dolore, sforzo fisico, consumo recente di caffè o alcol) e contattare il medico curante nelle ore successive o il giorno seguente per una valutazione. In attesa del parere medico, è prudente evitare sforzi intensi, alcol e fumo, e mantenere un’idratazione adeguata, salvo diverse indicazioni per altre patologie.
Se i valori sono molto elevati (ad esempio ≥180/110 mmHg) ma la persona è asintomatica, è comunque opportuno ripetere la misurazione dopo 5-10 minuti di riposo e, se confermati, contattare il medico o la guardia medica per indicazioni specifiche. Non è raccomandato assumere di propria iniziativa farmaci antipertensivi “avanzati” da precedenti prescrizioni o appartenenti a familiari, né raddoppiare dosi abituali senza indicazione: un abbassamento troppo rapido può essere pericoloso, soprattutto negli anziani o in chi ha malattie cardiovascolari o neurologiche. In alcuni casi il medico può consigliare, telefonicamente, un aggiustamento temporaneo della terapia, ma questa decisione deve sempre essere individualizzata.
Quando invece la pressione molto alta si associa a sintomi di allarme – come dolore toracico oppressivo, mancanza di respiro a riposo, improvvisa difficoltà a parlare o a muovere un braccio o una gamba, alterazione dello stato di coscienza, forte mal di testa improvviso “mai provato prima”, disturbi visivi acuti – si deve chiamare immediatamente il 112/118 o recarsi al pronto soccorso senza attendere che la pressione “scenda da sola”. In queste situazioni, l’obiettivo non è più “abbassare la pressione a casa”, ma far valutare rapidamente da un’équipe medica se è in corso un infarto, un ictus o un’altra emergenza tempo-dipendente, in cui ogni minuto conta per limitare i danni.
Stile di vita e dieta per abbassare la pressione nel tempo
Le modifiche dello stile di vita rappresentano la base del trattamento dell’ipertensione e sono raccomandate a tutti, anche a chi assume farmaci. Una delle misure più efficaci è la riduzione del consumo di sale (sodio) nella dieta. In Italia l’assunzione media di sale è spesso superiore alle raccomandazioni: gran parte del sodio non proviene solo dal sale aggiunto a tavola, ma da alimenti trasformati come salumi, formaggi stagionati, snack salati, piatti pronti, salse industriali. Ridurre gradualmente il sale, preferire erbe aromatiche e spezie per insaporire, leggere le etichette per scegliere prodotti a minor contenuto di sodio può portare, nel tempo, a una riduzione significativa dei valori pressori.
Anche il peso corporeo ha un ruolo cruciale: il sovrappeso e l’obesità aumentano il lavoro del cuore e la resistenza dei vasi sanguigni, favorendo l’ipertensione. Una perdita di peso anche modesta, se mantenuta nel tempo, può tradursi in un calo misurabile della pressione. Per questo è utile adottare un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, con un apporto moderato di carne rossa e grassi saturi, sul modello della dieta mediterranea. Limitare zuccheri semplici e bevande zuccherate aiuta anche a prevenire o controllare il diabete, che a sua volta aumenta il rischio cardiovascolare.
L’attività fisica regolare è un altro pilastro: camminare a passo svelto, andare in bicicletta, nuotare o praticare altre attività aerobiche per almeno 150 minuti a settimana (ad esempio 30 minuti al giorno per 5 giorni) contribuisce a ridurre la pressione, migliorare la funzione vascolare e il profilo lipidico, oltre a favorire il controllo del peso. È importante che l’esercizio sia adattato alle condizioni individuali e, in caso di ipertensione non controllata o altre patologie cardiache, concordato con il medico. Al contrario, sforzi intensi improvvisi e non abituali possono essere rischiosi, soprattutto in persone sedentarie con pressione elevata.
Altri aspetti dello stile di vita da considerare sono il consumo di alcol, il fumo e la gestione dello stress. L’alcol, se assunto in quantità eccessive, aumenta la pressione e il rischio di aritmie e altre complicanze; è quindi consigliabile limitarlo o evitarlo, seguendo le raccomandazioni del medico. Il fumo di sigaretta danneggia direttamente i vasi sanguigni e moltiplica il rischio di infarto e ictus nei soggetti ipertesi: smettere di fumare è uno degli interventi più importanti per la salute cardiovascolare. Infine, tecniche di gestione dello stress come training di rilassamento, respirazione diaframmatica, mindfulness o supporto psicologico possono contribuire a ridurre gli episodi di rialzo pressorio legati a tensione emotiva, pur non sostituendo le altre misure.
Farmaci antipertensivi: quando servono e come agiscono
I farmaci antipertensivi diventano necessari quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti a riportare la pressione entro valori accettabili, oppure quando il rischio cardiovascolare globale è elevato (per esempio in presenza di diabete, malattia renale cronica, pregresso infarto o ictus), anche con rialzi moderati. La decisione di iniziare una terapia farmacologica si basa su linee guida internazionali, ma viene sempre personalizzata dal medico in base all’età, alle comorbidità, ai valori pressori medi e alla tollerabilità individuale. È importante comprendere che, nella maggior parte dei casi, l’ipertensione è una condizione cronica: i farmaci non “guariscono” ma tengono sotto controllo la pressione, riducendo il rischio di complicanze nel lungo periodo.
Esistono diverse classi di antipertensivi, che agiscono con meccanismi differenti. Gli ACE-inibitori e i sartani (bloccanti del recettore dell’angiotensina) agiscono sul sistema renina-angiotensina, riducendo la costrizione dei vasi e la ritenzione di sodio e acqua. I calcio-antagonisti rilassano la muscolatura delle arterie, favorendo la vasodilatazione. I diuretici aumentano l’eliminazione di sodio e acqua attraverso i reni, riducendo il volume di sangue circolante. I beta-bloccanti rallentano la frequenza cardiaca e diminuiscono la forza di contrazione del cuore, riducendo la pressione. Spesso, per ottenere un controllo adeguato, è necessario combinare due o più farmaci a basse dosi, piuttosto che aumentare molto la dose di un singolo principio attivo.
La scelta del farmaco o della combinazione dipende da molte variabili: età, funzione renale, presenza di altre malattie (come scompenso cardiaco, coronaropatia, aritmie, diabete), eventuali effetti collaterali pregressi. Per esempio, in un paziente con ipertensione e diabete con danno renale, un ACE-inibitore o un sartano possono essere preferiti per il loro effetto protettivo sui reni; in chi ha angina o ha avuto un infarto, i beta-bloccanti possono offrire un duplice beneficio. È fondamentale non modificare autonomamente la terapia, non sospendere i farmaci quando “la pressione è a posto” e non assumere medicinali di altre persone: ogni schema terapeutico è calibrato su un singolo individuo.
Un aspetto spesso sottovalutato è l’aderenza alla terapia: dimenticare frequentemente le dosi, assumere i farmaci in orari molto variabili o sospenderli nei periodi in cui ci si sente bene può vanificare i benefici e favorire oscillazioni pericolose della pressione. In caso di effetti indesiderati (tosse secca persistente, gonfiore alle caviglie, stanchezza marcata, capogiri), è importante parlarne con il medico: nella maggior parte dei casi è possibile modificare il tipo o la dose del farmaco per migliorare la tollerabilità, senza rinunciare al controllo pressorio. L’obiettivo condiviso è trovare il miglior equilibrio tra efficacia, sicurezza e qualità di vita.
Errori da evitare e quando rivolgersi al pronto soccorso
Nel tentativo di “abbassare subito” la pressione, molte persone commettono errori potenzialmente pericolosi. Uno dei più frequenti è l’uso fai-da-te di farmaci antipertensivi, magari avanzati da vecchie prescrizioni o presi da familiari, senza indicazione medica. Questo può portare a cali eccessivi di pressione, con rischio di svenimenti, cadute, ridotta perfusione cerebrale o renale, soprattutto negli anziani. Un altro errore è misurare la pressione in modo scorretto (subito dopo uno sforzo, parlando, con bracciale inadatto) e prendere decisioni sulla base di valori poco affidabili. Anche l’abuso di alcol o sedativi “per calmarsi” in caso di pressione alta è sconsigliato: può mascherare sintomi importanti e interferire con i farmaci.
È inoltre importante non sottovalutare la pressione alta “perché non dà sintomi”. Molte persone scoprono l’ipertensione solo dopo anni, in occasione di un controllo casuale o, peggio, dopo un evento acuto come un infarto o un ictus. Affidarsi solo al “sentirsi bene” non è un criterio sicuro: la pressione va misurata periodicamente, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di fattori di rischio. Allo stesso modo, non bisogna farsi condizionare eccessivamente da singoli valori isolati: misurare la pressione molte volte al giorno, allarmarsi per ogni piccola variazione e modificare continuamente la terapia senza indicazione medica può alimentare ansia e peggiorare il controllo pressorio.
Rivolgersi al pronto soccorso è indicato quando la pressione molto alta si associa a sintomi che fanno sospettare un danno acuto a organi vitali. Tra questi: dolore toracico oppressivo o costrittivo che dura più di qualche minuto o si irradia a braccio, mandibola, schiena; difficoltà respiratoria a riposo o peggioramento improvviso di una dispnea preesistente; improvvisa debolezza o paralisi di un lato del corpo, difficoltà a parlare o a comprendere, perdita di equilibrio o coordinazione; alterazione dello stato di coscienza, confusione marcata, convulsioni; forte mal di testa improvviso, diverso dal solito, eventualmente associato a nausea, vomito o disturbi visivi. In questi casi, non bisogna attendere che la pressione “scenda”: è necessario chiamare il 112/118.
In assenza di questi segni di allarme, ma con valori persistentemente elevati (ad esempio ≥180/110 mmHg confermati dopo riposo) è comunque opportuno un contatto medico urgente (medico di base, guardia medica, ambulatorio dedicato) per valutare la necessità di un aggiustamento rapido della terapia o di accertamenti. Per la gestione di lungo periodo, invece, è fondamentale programmare controlli regolari con il medico curante o lo specialista, portando con sé un diario delle misurazioni domiciliari, l’elenco aggiornato dei farmaci assunti e segnalando eventuali sintomi o difficoltà nell’aderenza alla terapia. Un approccio strutturato e condiviso riduce il rischio di emergenze e migliora la prognosi complessiva.
In sintesi, per gestire in modo sicuro la pressione alta è essenziale distinguere tra rialzi occasionali e ipertensione cronica, tra situazioni gestibili a domicilio e vere emergenze. Misurare correttamente la pressione, adottare uno stile di vita favorevole (poco sale, peso sotto controllo, attività fisica regolare, niente fumo, alcol moderato), seguire con costanza la terapia prescritta e sapere quando chiedere aiuto medico sono i pilastri per ridurre il rischio di complicanze gravi come infarto e ictus. La collaborazione attiva tra paziente, medico di base e, quando necessario, specialista, permette di personalizzare gli obiettivi e le strategie, mantenendo nel tempo un buon controllo pressorio e una migliore qualità di vita.
Per approfondire
Ministero della Salute – Ipertensione arteriosa Schede informative istituzionali su definizione, fattori di rischio, prevenzione e trattamento dell’ipertensione.
Istituto Superiore di Sanità – Ipertensione Approfondimenti epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica sulla pressione alta in Italia.
Humanitas – Ipertensione arteriosa Panoramica clinica su cause, sintomi, diagnosi e terapie dell’ipertensione, rivolta a pazienti e caregiver.
World Health Organization – Hypertension Dati globali, raccomandazioni e strategie di prevenzione dell’ipertensione a livello mondiale.
PubMed – Hypertension guidelines Accesso alle principali linee guida internazionali e revisioni scientifiche sulla gestione dell’ipertensione.
