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Chi soffre di psoriasi si chiede spesso se abbia le “difese immunitarie basse” o un sistema immunitario più fragile rispetto alle altre persone. In realtà, la psoriasi è una malattia infiammatoria cronica in cui il sistema immunitario non è indebolito, ma funziona in modo alterato, come se fosse “iperattivo” e diretto contro strutture dell’organismo stesso, in particolare la pelle e, in alcuni casi, le articolazioni.
Comprendere il legame tra psoriasi e sistema immunitario è fondamentale per ridurre paure infondate (come il timore di essere contagiosi o di ammalarsi più facilmente di infezioni) e per capire meglio perché molti trattamenti moderni agiscono proprio modulando la risposta immunitaria. In questo articolo vedremo che cos’è la psoriasi, come coinvolge il sistema immunitario, quali sono le principali opzioni di cura e quando è importante rivolgersi al medico o al dermatologo.
Cos’è la psoriasi
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, caratterizzata dalla comparsa di chiazze o placche arrossate, ispessite e ricoperte da squame biancastre o argentee. Queste lesioni compaiono più spesso su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e regione lombare, ma possono interessare qualsiasi area cutanea, comprese unghie e pieghe cutanee. Il termine “cronica” indica che la malattia tende a durare nel tempo, con fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione, e non è una semplice irritazione passeggera. La psoriasi non è contagiosa: non si trasmette per contatto diretto, né tramite oggetti, né attraverso il sangue.
Dal punto di vista biologico, nella psoriasi le cellule della pelle (cheratinociti) si moltiplicano e maturano molto più rapidamente del normale, accumulandosi in superficie e formando le tipiche squame. Questo processo accelerato è guidato da un’infiammazione di fondo, sostenuta da cellule del sistema immunitario e da sostanze chiamate citochine, che agiscono come “messaggeri” dell’infiammazione. Per questo oggi la psoriasi viene considerata non solo una malattia della pelle, ma una condizione immuno-mediata, cioè in cui il sistema immunitario ha un ruolo centrale nello sviluppo e nel mantenimento delle lesioni.
Esistono diverse forme cliniche di psoriasi. La più frequente è la psoriasi a placche, con chiazze ben delimitate e squamose. La psoriasi guttata si presenta con piccole macchie a goccia, spesso dopo infezioni delle vie respiratorie. La psoriasi inversa interessa le pieghe (ascelle, inguine, sottomammaria) con lesioni meno squamose ma molto arrossate. Forme più rare e gravi sono la psoriasi pustolosa (con pustole sterili, cioè non infettive) e la psoriasi eritrodermica, che può coinvolgere quasi tutta la superficie cutanea e richiede un inquadramento urgente. La varietà delle manifestazioni spiega perché la diagnosi debba essere sempre posta da un medico, preferibilmente dermatologo.
Oltre alla pelle, la psoriasi può associarsi ad altre condizioni, in particolare all’artrite psoriasica, una forma di infiammazione articolare che può causare dolore, rigidità e gonfiore alle articolazioni e, se non trattata, danni strutturali. Inoltre, numerosi studi hanno evidenziato un aumento del rischio di alcune comorbidità sistemiche, come malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e obesità. Questo non significa che tutte le persone con psoriasi svilupperanno queste patologie, ma sottolinea l’importanza di un monitoraggio globale della salute e di uno stile di vita il più possibile sano.
Effetti della psoriasi sul sistema immunitario
Per capire se chi ha la psoriasi ha “difese immunitarie più deboli”, è utile chiarire che cosa succede nel sistema immunitario in questa malattia. Nella psoriasi, alcune cellule immunitarie, in particolare i linfociti T, si attivano in modo anomalo e riconoscono come “bersaglio” componenti della pelle che normalmente dovrebbero essere tollerate. Questa attivazione inappropriata porta al rilascio di citochine pro-infiammatorie, come il TNF-alfa e alcune interleuchine (ad esempio IL-17 e IL-23), che alimentano un circolo vizioso di infiammazione cronica. Il risultato è un sistema immunitario non indebolito, ma dis-regolato: reagisce troppo e nel modo sbagliato in alcuni distretti dell’organismo.
È importante distinguere tra immunodeficienza e malattia immuno-mediata. Nelle immunodeficienze, congenite o acquisite, le difese sono realmente ridotte e la persona è più esposta a infezioni ricorrenti o severe. Nella psoriasi, invece, il problema principale non è una carenza di difese, ma un’iperattivazione di specifiche vie immunitarie che causano infiammazione. Per questo, in assenza di altre patologie o terapie che riducano le difese, una persona con psoriasi non è automaticamente più soggetta a infezioni rispetto alla popolazione generale. La percezione di “essere più fragile” deriva spesso dal disagio legato alle lesioni cutanee e non da una reale immunodeficienza.
Detto questo, la psoriasi è oggi considerata una malattia infiammatoria sistemica immuno-mediata. “Sistemica” significa che l’infiammazione non riguarda solo la pelle, ma può coinvolgere, direttamente o indirettamente, altri organi e apparati. L’infiammazione cronica di basso grado può contribuire, nel lungo periodo, ad aumentare il rischio di alcune malattie cardiovascolari e metaboliche. Questo non equivale a dire che il sistema immunitario sia più debole, ma che è costantemente “acceso” in modo inappropriato, con possibili ripercussioni sull’equilibrio generale dell’organismo.
Un altro aspetto da considerare è l’effetto dei trattamenti sul sistema immunitario. Alcuni farmaci utilizzati nelle forme moderate-gravi di psoriasi agiscono proprio modulando o sopprimendo selettivamente alcune componenti della risposta immunitaria. In questi casi, a seconda del tipo di terapia, può esserci un aumento del rischio di alcune infezioni o la necessità di controlli specifici (per esempio per tubercolosi latente o epatiti). È quindi fondamentale che la gestione della psoriasi, soprattutto quando richiede terapie sistemiche o biologiche, avvenga sotto stretto controllo specialistico, con un’attenta valutazione del profilo di rischio individuale.
Trattamenti per la psoriasi
I trattamenti per la psoriasi hanno l’obiettivo di ridurre l’infiammazione, migliorare l’aspetto e i sintomi delle lesioni cutanee (come prurito, bruciore, dolore), prevenire le complicanze e migliorare la qualità di vita. La scelta della terapia dipende da diversi fattori: estensione e gravità della malattia, sedi interessate (per esempio cuoio capelluto, unghie, pieghe), presenza di artrite psoriasica o altre comorbidità, età del paziente, preferenze personali e risposta a trattamenti precedenti. Non esiste una cura definitiva che “guarisca per sempre” la psoriasi, ma oggi sono disponibili molte opzioni efficaci per controllarla a lungo termine.
Nelle forme lievi e localizzate, il trattamento di prima linea è spesso rappresentato dalle terapie topiche, cioè applicate direttamente sulla pelle. Tra queste rientrano corticosteroidi topici, derivati della vitamina D, retinoidi topici e, in alcuni casi, preparazioni a base di catrame o acido salicilico. Questi farmaci agiscono riducendo l’infiammazione locale, rallentando la proliferazione dei cheratinociti e favorendo il distacco delle squame. L’uso corretto (durata, frequenza, modalità di applicazione) è fondamentale per massimizzare l’efficacia e ridurre gli effetti indesiderati, motivo per cui è importante seguire le indicazioni del dermatologo e non prolungare autonomamente le terapie oltre quanto prescritto.
Quando la psoriasi è più estesa o non risponde adeguatamente alle terapie topiche, si può ricorrere alla fototerapia o a trattamenti sistemici. La fototerapia utilizza radiazioni ultraviolette (UVB a banda stretta o UVA in associazione a farmaci fotosensibilizzanti) in dosi controllate, somministrate in ambito specialistico. La luce UV ha un effetto immunomodulante sulla pelle, riducendo l’attività delle cellule immunitarie coinvolte nella psoriasi e rallentando la crescita dei cheratinociti. I trattamenti sistemici tradizionali includono farmaci come metotrexato, ciclosporina e retinoidi orali, che agiscono sull’intero organismo e richiedono monitoraggi periodici per valutare la tollerabilità e la sicurezza.
Negli ultimi anni si sono affermati i farmaci biologici e le piccole molecole mirate, che rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento delle forme moderate-gravi di psoriasi e dell’artrite psoriasica. I biologici sono proteine (spesso anticorpi monoclonali) progettate per bloccare in modo selettivo specifiche citochine o recettori coinvolti nell’infiammazione psoriasica, come TNF-alfa, IL-17 o IL-23. Le piccole molecole orali, come gli inibitori di alcune chinasi intracellulari, modulano vie di segnalazione all’interno delle cellule immunitarie. Questi farmaci non “azzerano” il sistema immunitario, ma lo regolano in modo mirato; tuttavia, proprio perché agiscono sulle difese, possono aumentare il rischio di alcune infezioni e richiedono un attento follow-up clinico e laboratoristico.
Accanto alle terapie farmacologiche, lo stile di vita gioca un ruolo importante nel controllo della psoriasi. Sovrappeso e obesità, fumo di sigaretta, consumo eccessivo di alcol, stress cronico e sonno insufficiente sono fattori che possono favorire le riacutizzazioni o ridurre l’efficacia dei trattamenti. Interventi su alimentazione, attività fisica, gestione dello stress e cura della pelle (per esempio evitando traumi ripetuti, irritanti o detergenti troppo aggressivi) non sostituiscono i farmaci, ma possono potenziarne l’effetto e contribuire a un migliore equilibrio del sistema immunitario e dell’infiammazione di fondo.
Quando consultare un medico
È consigliabile consultare un medico, preferibilmente un dermatologo, ogni volta che compaiono lesioni cutanee sospette per psoriasi, soprattutto se persistono da settimane, tendono ad estendersi o causano fastidio significativo. Una diagnosi precoce permette di impostare rapidamente un trattamento adeguato, ridurre il rischio di peggioramento e affrontare eventuali fattori scatenanti o associati. Anche chi ha già una diagnosi di psoriasi dovrebbe rivolgersi periodicamente allo specialista per valutare l’andamento della malattia, l’efficacia delle terapie in corso e l’eventuale comparsa di nuove manifestazioni, come il coinvolgimento delle unghie o delle pieghe.
Un segnale importante da non sottovalutare è la comparsa di dolore, gonfiore, rigidità o limitazione del movimento a carico delle articolazioni, in particolare delle mani, dei piedi, delle ginocchia o della colonna vertebrale. Questi sintomi possono indicare un’artrite psoriasica, che richiede una valutazione reumatologica e un trattamento specifico per prevenire danni articolari permanenti. Anche la presenza di stanchezza marcata, calo di peso non intenzionale, febbricola prolungata o altri sintomi sistemici merita un approfondimento, per escludere altre patologie concomitanti o effetti collaterali dei farmaci.
Per quanto riguarda il rapporto tra psoriasi e difese immunitarie, è opportuno confrontarsi con il medico se si hanno infezioni ricorrenti o particolarmente severe, se si è in terapia con farmaci immunosoppressori o biologici, o se si devono effettuare vaccinazioni. Lo specialista può valutare il profilo di rischio individuale, consigliare eventuali esami di controllo (per esempio per tubercolosi latente, epatiti, funzionalità epatica e renale) e coordinarsi con il medico di medicina generale o altri specialisti. È importante non sospendere autonomamente i farmaci per timore di “abbassare le difese”, ma discutere sempre dubbi e preoccupazioni con il curante.
Infine, la psoriasi può avere un impatto significativo sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali. Sentimenti di vergogna, imbarazzo, ansia o depressione non sono rari, soprattutto quando le lesioni sono visibili o quando la malattia è presente da molti anni. Anche questi aspetti meritano attenzione medica: parlarne con il dermatologo o con il medico di famiglia può essere il primo passo per accedere a un supporto psicologico o a percorsi di educazione terapeutica. Prendersi cura della psoriasi significa infatti non solo controllare le lesioni cutanee, ma anche preservare la qualità di vita, la salute emotiva e la partecipazione alle attività quotidiane.
In sintesi, chi ha la psoriasi non ha di per sé “difese immunitarie basse”, ma un sistema immunitario che funziona in modo alterato e iperattivo, generando infiammazione cronica soprattutto a livello cutaneo e, talvolta, articolare. La malattia è cronica ma gestibile: grazie alle terapie topiche, alla fototerapia, ai farmaci sistemici tradizionali e ai trattamenti biologici mirati, è spesso possibile ottenere un buon controllo delle lesioni e migliorare in modo significativo la qualità di vita. Un follow-up regolare con il dermatologo, l’attenzione alle comorbidità e uno stile di vita sano sono elementi chiave per mantenere l’equilibrio del sistema immunitario e ridurre il peso complessivo della psoriasi sulla salute.
Per approfondire
Psoriasis as an Immune-Mediated and Inflammatory Systemic Disease – PubMed/NIH offre una panoramica aggiornata sulla psoriasi come malattia infiammatoria sistemica immuno-mediata e descrive i principali meccanismi immunitari coinvolti e le terapie mirate.
Ricerca Clinica per la cura della Psoriasi – ADIPSO spiega in modo accessibile il ruolo dei linfociti T e delle cellule immunitarie nella genesi della psoriasi, chiarendo perché si parli di malattia immuno-mediata.
Psoriasi – ADIPSO presenta una scheda completa sulla psoriasi come patologia autoimmune su base genetica, con informazioni su cause, fattori scatenanti e impatto sulla qualità di vita.
Psoriasi: le cause e come si cura – IRCCS Ospedale San Raffaele riassume le caratteristiche cliniche della psoriasi, le principali opzioni terapeutiche e il ruolo del sistema immunitario nella malattia.
Psoriasi, una malattia della pelle che non ha età – Fondazione IRCCS Ca’ Granda Policlinico di Milano descrive l’andamento cronico e recidivante della psoriasi, i fattori scatenanti e l’importanza di un inquadramento specialistico lungo tutto l’arco della vita.
